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martedì, Agosto 11, 2020
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“Ma che sei scemo?”. “Ma scemo a chi?”. La nuova campagna del Ministero contro il fumo

Al via la nuova campagna del Ministero della Salute, targata Beatrice Lorenzin. Il claim è ironico ma pungente, “Ma che sei scemo? Il fumo fammale”, è la frase volutamente sgrammatica che l’attore Nino Frassica – testimonial della campagna di comunicazione istituzionale – pronuncia durante lo spot per rimproverare scherzosamente un ragazzino intento ad accendere una sigaretta.

Il target di riferimento dovrebbe essere proprio quello: gli adolescenti. Ma in realtà non è scontato. Secondo le stime pubblicate dall’Istat, una percentuale altissima di fumatori varca la porta del tabagismo proprio nell’età adolescenziale. Ed è proprio lì che il Governo dovrebbe arrivare con questa nuova campagna che – come si legge sul sito del Ministero: “Ha come obiettivo quello di responsabilizzare direttamente i fumatori alla cura della propria salute e di quella di chi gli sta vicino (in particolare a tutela dei bambini contro il fumo passivo). Ma con un approccio nuovo”. E ancora, lo spot ha come pubblico di riferimento, ovvero come target primario, la popolazione generale e come target secondario: le donne, le donne in gravidanza, i genitori di minori ed infine, in ultimo, i giovani.

Siamo certamente ben lontani dallo stile americano, e ormai anche europeo, che vuole ed usa campagne pubblicitarie contro il fumo realistiche e per questo molto aggressive. La romantica Italia è ancora distante dal mostrare ai fumatori quali siano le reali conseguenze del fumo per la salute dell’individuo. Conseguenze che causano la morte a 70 mila persone ogni anno, solo in Italia. E anche se il Ministro Lorenzin ci ha tenuto a spiegare così lo stile dello spot: “Noi abbiamo voluto usare un metodo più ironico e delicato, ma non per questo meno efficace“, per la prof.ssa Lidia Proietti, presidente LIAF: “Il fumo provoca conseguenze che non possono essere spiegate con graffiante ironia ma in maniera seria, diretta e realistica”.

Ciò nonostante – ha aggiunto il presidente: “Siamo contenti che un segnale importante sia arrivato da parte delle istituzioni e di certo apprezziamo l’intervento del Ministro Lorenzin che già più volte ha dimostrato di voler combattere il fumo a pugni stretti. E proprio per questo – ha continuato – che ci auguriamo che passi ancor più importanti vengano presto compiuti. I divieti servono ma sarà l’informazione vera e basata su evidenze scientifiche a convincere davvero i fumatori a non aprire quella porta nera del fumo”.

“Le legge Sirchia ha dato i suoi frutti – ha aggiunto il prof. Riccardo Polosa – è stata importante e rivoluzionaria ma adesso è il momento di implementarla. Introdurre nuovi divieti può servire ma può anche essere inutile se non si prevedono le misure corrette di controllo e verifica dell’applicabilità delle norme”.

imagesPer commentare il nuovo spot del Ministero della Salute, abbiamo invitato ai nostri microfoni un esperto di comunicazione pubblica, Alessandro Papini, autore di numerosi testi sull’argomento e docente di Comunicazione pubblica presso l’Università IULM di Milano: “Tendenzialmente io non sono un grande sostenitore delle campagne governative di sensibilizzazione o di educazione dei cittadini. Credo che debbano essere altri i soggetti atti a dare educazione in un Paese – ci ha spiegato il professore milanese – come la scuola, la famiglia, il sistema dell’associazionismo e in misura molto minore lo Stato. La mia impressione è che con i nuovi media la capacità pervasiva della società civile sia molto più ampia rispetto anche solo un decennio fa. In questo senso, forse si sarebbero potuti affiancare ad un media tradizionale come la pubblicità – ha aggiunto – ambiti di comunicazione social e digital probabilmente più vicini al target di riferimento“.  
AnhnzI31Per la responsabile comunicazione di LIAF, la dott.ssa Valeria Nicolosi: “L’obiettivo dei comunicatori sembrerebbe non essere abbastanza chiaro. Ci si rivolge alle donne in gravidanza parlando ai giovani adolescenti. E anche se possiamo essere pronti ad accettare lo stile graffiante, quello ironico ci spaventa un po’ di più. Stiamo lavorando alla formazione di una nuova consapevolezza riguardo alle conseguenze alle quali il fumo può portare. Una nuova opinione pubblica che probabilmente non sarà così consapevole, per come invece dovrebbe essere, soprattutto se si fa ironia per spiegare loro che il fumo può portare alla morte”.

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