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sabato, Luglio 11, 2020
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La classifica dei prodotti contenenti nicotina: e-cig fra i meno pericolosi

In tutto il mondo, le autorità sembrano orientate a limitare la commercializzazione della sigaretta elettronica, se non a bandirla del tutto. Il proverbio “La prudenza non è mai troppa” sembra ispirare le loro decisioni, e con sondaggi che indicano un 44% di persone incerte circa il grado di sicurezza delle e-cig non deve sorprendere che i legislatori siano così diffidenti. E se invece l’essere troppo prudenti li trattenesse dal vincere la decennale lotta contro il tabagismo e dal salvare milioni di vite umane?
Un nuovo studio condotto da un team di esperti in diverse aree della salute pubblica, del diritto e dell’economia, pubblicato questa settimana nella rivista European Addiction Research, e sovvenzionato da LIAF e da Euroswiss Health, è giunto a una conclusione che insegna come i proverbi talvolta non dovrebbero essere presi troppo sul serio.
Nello scorso luglio, il Comitato scientifico indipendente sulle droghe – Drug Science – ha convocato presso la Royal Society di Londra un pool di esperti internazionali con competenze professionali variegate, dalla psicologia alla tossicologia, dalla farmacologia alla clinica, dal diritto all’economia, per confrontare i diversi profili di rischio degli attuali prodotti contenenti nicotina.
La metodologia utilizzata sfrutta le differenti competenze e conoscenze degli esperti (procedimento di “conferencing process”) che vengono collettivamente rielaborate da software informatici dedicati. Questo modo di procedere è stato già utilizzato con successo dai decisori britannici per risolvere importanti questioni di salute pubblica tra cui quella dello stoccaggio delle scorie nucleari e quello della diffusione delle droghe leggere e pesanti.
Gli esperti hanno preso in considerazione in totale 14 fattori di rischio per 12 prodotti, tra cui sigarette, narghilè, tabacco da masticare, E-cig, e cerotti alla nicotina. Tra i diversi fattori di rischio, oltre alla mortalità e alla morbilità correlate all’uso del prodotto, sono stati anche considerati la dipendenza, l’incidenza sul reddito, le avversità familiari, l’avvelenamento accidentale, gli incendi domestici e persino il rischio di conflitti internazionali e il contrabbando. Ovviamente, questi fattori non hanno lo stesso peso per i diversi prodotti contenenti nicotina, come dimostrano le valutazioni individuali ponderate e considerando il loro impatto sia sul singolo che sulla collettività. Il risultato è una classifica di questi prodotti basata su stime del loro livello di rischio.
Contrariamente ai timori espressi da autorità di sanità pubblica, giornalisti e politici, il rischio rappresentato dalle e-cig è solo una frazione di quello delle “bionde” a dimostrazione del fatto che non tutti i prodotti contenenti nicotina sono ugualmente pericolosi. Infatti, il loro rischio relativo si riduce in misura impressionante lungo una ripida pendenza, al cui estremo più alto si collocano le sigarette convenzionali.
scaladirischio
Come si evince dai dati elaborati nello studio, i prodotti combustibili come sigarette e cigarilli risultano molto più dannosi rispetto a tutti gli altri. Cerotti, gomme e inalatori contenenti nicotina non sono completamente esenti da rischi, ma a confronto dei prodotti combustibili la minaccia che possono rappresentare per la salute pubblica è irrilevante. Le e-cig sono collocate in questo gruppo a bassa pericolosità, con un indice di rischio pari a 4, considerato 100 quello delle “bionde”. Il valore 4 è principalmente imputabile al rischio di perpetuare nel tempo una dipendenza. Nessun rischio di mortalità o malattie correlate, né rischi economici o incidentali sono stati ascritti alla e-cig.
Il primo autore dello studio, il prof. David Nutt dell’Imperial College di Londra, ha dichiarato che: “Ogni metodo che permette di ridurre drasticamente il numero di vittime da fumo di tabacco è un grande trionfo per la salute pubblica. Questo studio indica che passando da prodotti ad alto rischio, come le sigarette convenzionali, a prodotti a basso rischio, come l’e-cig o i cerotti, si può ridurre in modo sostanziale l’impatto sul danno sostenuto dal singolo e dalla collettività.”
Il prof. Riccardo Polosa, tra i 12 esperti autori dello studio, ha così commentato: “Che non tutti i prodotti contenenti nicotina sono ugualmente pericolosi è un fatto evidente a tutti. Ma finalmente ora è disponibile una scala del rischio oggettiva che ne illustra in modo immediato e intuitivo il loro reale livello di pericolosità. LIAF è orgogliosa di offrire al mondo uno strumento utilissimo per i consumatori, per i medici, e per i legislatori. Quale prodotto usare, quale raccomandare, quale regolamentare, quale bandire, contro quale esercitare restrizioni commerciali: a queste e ad altre domande questo studio risponde, in un’ottica di politica innovativa del controllo della diffusione del tabacco e della riduzione del danno espositivo.”
Il documento, pubblicato nella rivista European Addiction Research, è consultabile gratuitamente qui: http://www.karger.com/Article/FullText/360220

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