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martedì, Luglio 14, 2020
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La nuova “malattia” dei più piccoli si chiama “abuso da schermi”

Oltre 50% in più di tempo speso su digital device, la nuova “malattia” dei più piccoli si chiama abuso da schermi.

Si parla spesso in questo periodo delle possibili soluzioni per la ripartenza delle scuole da Settembre: divisori in plexiglass, frequentazione alternata nelle classi, divisioni in gruppi sono alcune delle possibili iniziative. Un fenomeno però sta prendendo piede in maniera decisa negli ultimi mesi e che potrebbe avere effetti enormi nello sviluppo soprattutto dei più piccoli: l’abuso da schermi.

Una ricerca statunitense segnalata da Axios svela un lato nascosto delle conseguenze della pandemia, a causa delle diverse limitazioni di socialità e dello “smart learning” con lezioni in videoconferenza: i bambini hanno aumentato notevolmente il loro tempo trascorso sui digital device (tv, pc, smartphone e tablet) e questo è dovuto in parte agli strumenti di condivisione delle lezioni ma soprattutto dall’isolamento sociale.

Con le scuole chiuse ed i genitori in smart working, che provano a portare avanti il loro lavoro nonostante alcuni non siano preparati adeguatamente, i bambini, passando molto più tempo a casa e non avendo molto da fare hanno iniziato ad abusare dei digital device: si stima un incremento del 50% del loro tempo passato davanti ad uno schermo rispetto all’inizio dell’isolamento. Le bambine, secondo la ricerca, sono più interessate alle app come TikTok e a quelle conversazionali mentre i bambini sono attratti dai giochi online. Questo utilizzo chiarisce la necessità intrinseca: si tratta infatti di forme di socializzazione che permettono un’interazione continua con i propri amici online o con i personaggi delle loro avventure.

Queste nuove abitudini hanno effetti dannosi sullo sviluppo neuro-cognitivo, l’apprendimento, il benessere, la vista, l’udito e le funzioni metaboliche e cardiocircolatorie. Le particolari luci degli schermi hanno conseguenze anche su tempi e qualità del sonno.

Stimolare la fantasia senza usare il digitale: l’approccio di Lunii “La fabbrica delle storie”

Un trend importante, già confermato dal report di PwC (Kids Digital Media Report 2019) che rivelava come il 40% dei nuovi fruitori di internet fossero bambini dai 6 ai 12 anni, per questo bisogna adottare delle soluzioni che tengano impegnati i più piccoli attraverso una componente interattiva sana, che non comprometta il loro sviluppo evolutivo.

Lunii, la startup focalizzata sul cambiare l’approccio al gioco dei bambini, ha creato “La fabbrica delle storie”, un piccolo dispositivo per i piccoli dai tre anni in su, privo di onde elettromagnetiche e schermi, in grado di sviluppare delle vere e proprie favole attraverso tasti multifunzione che consentono di intervenire nello sviluppo narrativo. Il bambino può infatti selezionare l’eroe che preferisce, il secondo protagonista e l’ambientazione, dando il via allo sviluppo della storia. Si possono ascoltare quarantotto favole ottenibili dai diversi incroci narrativi e se ne possono scaricare di nuove tramite l’applicazione per PC, MAC o Linux Luniistore. Il dispositivo consente l’interazione di cui i piccoli hanno ormai molto bisogno, stimolandone la fantasia e la creatività senza costringerli a tenere lo sguardo incollato ad uno schermo.

“Non è possibile fare finta di nulla sul problema dell’abuso da schermi, come Lunii ci sentiamo direttamente responsabili nella sensibilizzazione su questa tematica e vogliamo dare una soluzione alternativa ai genitori che a causa anche della chiusura di scuole ed attività si ritrovano senza reali alternative per gestire i più piccoli durante lo smartworking” spiega Lorenzo Asuni, Communications Manager di Lunii.

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