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sabato, Luglio 11, 2020
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Sigaretta elettronica: tutta una questione di interessi finanziari

Siamo rimasti positivamente sorpresi nell’apprendere del voto dei membri del Parlamento Europeo contro la regolamentazione farmaceutica delle sigarette elettroniche, proposta dalla Commissione europea, durante la prima lettura della Direttiva sui Prodotti del Tabacco (TPD), lo scorso 8 ottobre 2013. Sembrava che i parlamentari avessero finalmente compreso i rischi derivanti da un eccesso di regolamentazione di un prodotto pensato per ridurre i danni alla salute causati dal fumo di tabacco. Ci sbagliavamo.

Dall’oggi al domani, a porte chiuse, e con una consultazione ristretta a pochi, i legislatori europei sono infatti riusciti a introdurre modifiche sostanziali al TPD approvato in Ottobre, stravolgendo le norme del documento relative alle e-cigs. Il nuovo documento appena approvato è pieno di misure arbitrarie e sproporzionate. E avrebbe potuto essere molto peggio, se non fosse stato per l’intervento determinato di alcuni deputati coraggiosi che si sono battuti duramente in sede di consultazione per limitare i danni.

In buona sostanza, questo nuovo documento rende le sigarette elettroniche molto meno attraenti per quei fumatori di sigarette convenzionali indecisi se passare o meno ad un prodotto con un rischio per la salute nettamente ridotto. Nel dettaglio, il nuovo testo introduce il limite arbitrario di 20 mg/ml per la massima concentrazione di nicotina consentita nei liquidi, divieti pubblicitari rigorosi quanto quelli attualmente in vigore per le sigarette convenzionali, oltre a svariate prove di laboratorio (per nulla dettagliate), monitoraggio e requisiti di conformità.

Purtroppo, nessuna considerazione è stata riservata all’opportunità di mettere le basi per norme di sicurezza per i liquidi o per standard operativi per i dispositivi. Un semplice quadro normativo che garantisce la protezione dei consumatori e la qualità del prodotto, e che può disciplinare anche le e-cig, esiste già. Ad esempio, i liquidi possono essere commercializzati o come integratori alimentari o come cosmetici, mentre la vendita delle parti elettroniche, batterie e parti di ricambio sono già disciplinate dalle direttive vigenti per i prodotti di consumo elettronici.

Le eccessive (e perlopiù inesistenti) preoccupazioni per la salute che hanno costituito la principale ossessione dei legislatori dell’UE nel corso delle negoziazioni sull’e-cigs possono sembrare stupide scuse. Ma in realtà non sono affatto stupide. A dire il vero, sono scuse intelligenti. Così intelligenti che sono riuscite nel loro scopo di far valere regole restrittive in sintonia con una maldestra applicazione del principio di precauzione. Quindi, il fatto che il nuovo documento miri a rendere le e-cigs molto meno attraenti per i fumatori è del tutto intenzionale…

Guardiamo in faccia la realtà, le decisioni in materia di prodotti del tabacco sono sempre ed esclusivamente ispirate da ragioni finanziarie e non dalla preservazione dello stato di salute. Dopo settimane e settimane di snervanti tira e molla con i “legislatori” dell’EU, siamo arrivati alla conclusione che tutto questo ha ben poco a che fare con la medicina o la scienza, è tutta una questione politica e finanziaria. Abbiamo affrontato brevemente questo punto  nell’articolo pubblicato sul Lancet dai nostri consulenti scientifici, Prof. Riccardo Polosa e Dott. Pasquale Caponnetto:

Simili conclusioni si possono trarre dall’attuale situazione in Italia. Dal 1 Gennaio 2014, le e-cigs saranno regolamentate come prodotti del tabacco. Le misure includeranno: accise, un lungo iter burocratico per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio da parte dell’autorità nazionale del tabacco (i.e. Monopolio di Stato), divieto di svapare nei luoghi pubblici, e sostanziali limitazioni della pubblicità. Nessun dibattito scientifico è stato consentito, nessun parere degli svapatori e delle loro famiglie è stato preso in considerazione: in testa all’ordine del giorno dell’agenda politica italiana vi è stato l’obiettivo di “distruggere le e-cigs il più presto possibile”. Queste misure draconiane stanno già spingendo all’esodo in terra straniera un settore che in pochi anni aveva dato segni di prosperità e attività, migliaia di negozi stanno chiudendo, e coloro che attualmente svapano non avranno altra scelta che quella di rivolgersi al mercato nero, oppure di ritornare a fumare. L’Italia è ben conosciuta per i suoi processi legislativi lunghie laboriosi. Per la sigaretta elettronica, l’intero iter è stato completato in meno di 6 mesi! A buon intenditore…

Chiaramente, la crescente popolarità delle e-cigs rappresenta una minaccia per gli interessi di molti, compresi i governi nazionali – per via dei grossi ricavi generati dalle accise sul tabacco. Solo se questi ostacoli saranno superati, una regolamentazione realmente sensata e razionale delle e-cigs potrà essere concordata, e milioni di vite salvate.

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