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Royal Society di Londra: l’annuncio della CDC potrebbe invertire la rotta negativa

Cio che emerge dai rapporti delle personalità riunite all “The E-cigarette Summit. Science, regulation & public Health” che si è svolto il 14 novembre (e al quale è intervenuto anche il direttore del CoEHAR, prof. Riccardo Polosa) alla Royal Society di Londra,è che il mercato delle sigarette elettroniche subirà una flessione a causa del vapingate degli Stati Uniti.

L’allarmismo USA ha generato un trend negativo nel mercato della sigaretta elettronica

Il valore del mercato delle sigarette elettroniche a livello mondiale è stimato per il 2020 in 14,4 miliardi di dollari. La crescita però sta rallentando e tra il 2019 e il 2020 “sarà quasi nulla” per le conseguenze dei decessi e dei casi di malattie al polmone registrate in Usa tra i giovani ‘svapatori’. Prima dell’allarme, la crescita del settore era del 14% ogni anno.

Secondo gli esperti giunti a Londra, le conseguenze di quanto sta accadendo negli Stati Uniti “avrà ricadute anche in Europa” con una riduzione della crescita del mercato. “Francia, Belgio e Italia stanno già registrando un calo nelle vendite da quando la crisi è esplosa. Il 2019 – hanno evidenziato – è stato un anno drammatico a livello mondiale per le e-cig“.

L’annuncio, la scorsa settimana, dei Cdc (Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) americani, che ha rilevato come una causa “molto rilevante” delle malattie al polmone che hanno colpito molti
giovani americani che usano la sigaretta elettronica, è la vitamina E acetato
(un ingrediente aggiunto ai prodotti a base di Thc, il principio attivo della cannabis) potrebbe cambiare l’atteggiamento “allarmistico” che si sta generando nei confronti delle e-cig. Almeno questo è l’auspicio di molti esperti intervenuti.

Per il New York Times il bando dei prodotti da svapo non rappresenta una soluzione

Oggi un editoriale pubblicato sul ‘New York Times’ ribadiva che “il proibizionismo sulle e-cig non è una soluzione per il lungo periodo“.

“L’epidemia di casi in Usa ha generato una pubblicità negativa per il settore e portato molti Paesi a decidere di alzare l’allerta su questi dispositivi o proibirne alcune tipologie“, sottolineano gli esperti. “In questo modo però, senza evidenze scientifiche certe sulle cause, c’è stato un ritorno alla sigaretta tradizionale da parte di chi aveva provato a smettere – ricordano – peggiorando così anche il lavoro fatto per incoraggiare i fumatori ad abbandonare gradualmente le sigarette”.

La Brexit “sarà un’opportunità per liberalizzare le regole che oggi esistono riguardo i prodotti a rischio ridotto, e puntare anche su dispositivi a tabacco riscaldato, garantendo la popolazione dai rischi relativi ma aumentando le possibilità per aiutarli a smettere di fumare”.

Lo ha spiegato Dan Pryor, direttore dell’Adam Smith Institute, che ha curato la ricerca ‘Up in smoke‘ presentata a Londra in un focus nell’ambito del ‘The E-cigarette summit-Science, regulation & public health‘.

Un’analisi della situazione attuale delle politiche sul contrasto al fumo e una serie di raccomandazioni al governo inglese su quali passi fare per arrivare all’eliminazione del fumo nel 2030. Oggi tutto il mercato del tabacco nel Vecchio continente è regolato dalla direttiva Ue ‘Tobacco products directive’ che risale al 2014.

Secondo il ricercatore, “se il Governo vuole raggiunge l’obiettivo di una società senza fumo deve sviluppare avvisi comparativi sui singoli prodotti, dalle e-cig ai dispositivi a tabacco riscaldato, che evidenziano il minor danno rispetto alle sigarette. E poi – aggiunge- creare commissioni indipendenti sui prodotti a tabacco riscaldato per dare informazioni corrette anche su questi ultimi dispositivi arrivati sul mercato e che possono aiutare i fumatori a smettere. Infine, mettere dei ‘bugiardini’ nei pacchetti di sigarette che illustrano le possibilità che esistono oggi per provare ad abbandonare le sigarette”.



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