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lunedì, Ottobre 25, 2021
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Sigaretta in pausa lavoro? Seguire il gruppo può essere l’inizio

Stare in gruppo molto spesso si traduce nel condividere momenti e situazioni oppure adottare abitudini nuove, che alcune volte non sono così salutari.

Il prof. Venerando Rapisarda ci racconta la sua esperienza nel progetto che ha fatto smettere di fumare i dipendenti di Eurospin, una delle catene di supermercati più grandi d’Italia.

Pensa che io ho iniziato a fumare proprio in pausa: tutti i miei colleghi lo facevano e dopo un po’ è diventata un’abitudine, un modo per stare con gli altri senza tenere le mani in tasca”.

A parlare è Salvatore, un cameriere di un ristorante di pesce sul lungomare di San Leone, vicino ad Agrigento, con cui abbiamo parlato un po’ per caso, mentre si accendeva la una sigaretta alla fine del turno.

All’inizio si chiacchierava, dopo un po’ ho voluto anche io provare e, senza rendermene conto, sono diventato un fumatore, per stemperare la tensione di giornate di lavoro intense”.

La storia di Salvatore non è un caso isolato o particolarmente strano: il gruppo, che sia in un contesto lavorativo o di svago personale, agisce in maniera profonda sulle scelte che si intraprendono.

Mentre da un alto le aziende si fanno promotrici di percorsi di prevenzione e di consapevolezza sui danni del fumo, approvando limitazioni sugli spazi destinati a tale pratica all’interno dei luoghi di lavoro, dall’altro il fattore aggregativo può giocare in maniera determinante nella lotta al tabagismo.

E non solo: basti pensare ai ragazzi arrivati all’università che iniziano a fumare, perché tra una lezione e l’altra o prima egli esami chiedono una sigaretta ai propri compagni.

Le motivazioni? Simili in tutti i casi: alleviare ansia o stress, stare in gruppo, non essere esclusi.

Serve davvero la nicotina per ridurre la carica ansiogena di certe situazioni?

Il fattore “gruppo”, al pari di quello imitativo, è uno di quegli elementi che rende il fumo un’abitudine difficile da combattere: una volta che si innescano determinati comportamenti ritualistici, nonostante si inizi per noia, per sperimentare o con noncuranza, è difficile smettere.

E la dipendenza causata dalla nicotina rende il percorso ancora più ostico.

Il fumo contiene una forte componente aggregativa: le persone sono propense a provare a fumare se vivono in un ambiente dove tale pratica è diffusa, che sia al lavoro o in un’università” ci spiega il prof. Venerando Rapisarda.

E proprio per valutare gli effetti del fumo sul luogo di lavoro, che la LIAF, grazie alla collaborazione con il Centro Prevenzione e Cura del Tabagismo dell’Università di Catania coordinato dal prof. Pasquale Caponnetto, aveva avviato un progetto in collaborazione con Eurospin.

L’obiettivo era avviare una serie di interventi che promuovessero percorsi di sensibilizzazione e cessazione tra i dipendetti della catena, traslando nel positivo lo spirito di gruppo.

Un percorso primo nel suo genere in Italia, che ha permesso di entrare in contatto con persone che non avevano intenzione di smettere e rivolgersi ai centri antifumo.

Dando alle persone la possibilità di aprirsi, di raccontare i propri problemi o le proprie difficoltà e cercando di far capire i benefici che sono legati allo smettere di fumare, allora assisteremo a un cambiamento significativo” ci racconta il prof Rapisarda.

Se anche il mio collega non fuma, il percorso diventa condiviso. L’energia del gruppo viene usata per proporre un cambiamento in positivo, e il fattore aggregativo gioca un ruolo fondamentale”.

La motivazione dello stress o la necessità di rimanere nel gruppo non possono compensare la mole di rischi provocati dal fumo:  esistono comportamenti e azioni che possono aiutarci a contrastare ansia o periodi difficili e che non prevedano per forza l’assunzione di tossine e composti chimici dannosi.

E perchè non pensare che Salvatore avrebbe potuto, da non fumatore, essere un esempio positivo invece di assumere un’abitudine deleteria?

Giornalista praticante, collabora con LIAF, dove scrive di salute e attualità. Appassionata di sport, con un passato da atleta agonista di sci alpino, si diletta nell'indagare le nuove frontiere della comunicazione e della tecnologia, attenta alla contaminazione con generi e linguaggi diversi.

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