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mercoledì, Dicembre 7, 2022
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COLD TURKEY: riusciresti a smettere solo volendolo?

Smettere di fumare con la sola forza di volontà è prima di tutto un atto di fede verso se stessi e le proprie possibilità: il metodo cosiddetto “cold turkey” però presenta degli innegabili svantaggi. Quali sono?

Nel classico video promozionale stile oltreoceano, un entusiasta motivatore saprebbe raccontarti per almeno un’ora il potere della forza di volontà nel raggiungimento di qualsiasi obiettivo, compreso smettere di fumare.

È indubbio che moltissime persone riescano a smettere di punto in bianco con un’abitudine o una dipendenza: scelte personali, cambi di vita, situazioni intense possono far scattare una lampadina nel cervello e costringere a ripensare chiaramente al proprio stile di vita.

Un metodo che in inglese viene definito “quitting smoking cold turkey”, ovvero la decisione repentina e immediata di smettere del tutto con una sostanza, in questo caso il fumo, senza ripensamenti. 

Una classica scena da blockbuster, dove l’aver toccato il fondo da parte del protagonista suscita un’improvvisa voglia di redenzione e cambiamento.

Un punto di svolta romantico venato da riflessi tipici dell’umanesimo, quando l’uomo era considerato il centro dell’Universo.

In realtà il cold turkey non è uno dei metodi più di successo in circolazione: secondo ricerche degli ultimi 25 anni, su un campione di 100 persone che provano a smettere con questo metodo, solo dai tre ai cinque riescono con successo a smettere per più di sei mesi.

Significa che circa il 95% delle persone che ci provano falliscono.

Chiaramente la forza di volontà gioca un ruolo fondamentale nelle nostre scelte di vita: senza, non abbatteremmo limiti, non ci spingeremmo sempre un passo più in là. 

Un atleta cercherà ogni giorno di battersi, uno scienziato non rimarrà a domandarsi se quello che ha imparato è sufficiente per il progresso tecnologico. 

Ma la dipendenza da un’abitudine o da una sostanza sottintende dei retroscena alquanto difficili da scardinare.

La dipendenza si inserisce gradualmente in questa relazione simbiotica tra “essere” e “fare” e mina la base della nostra forza di volontà.

Non parlando di fumo, ma per esempio di dipendenza da cibo, molto spesso viene da chiederci come mai i protagonisti di noti show televisivi raggiungano un limite estremo di peso, senza riuscire a fermarsi. 

Carenze emotive? Eventi traumatici? Assolutamente, ma nel caso di sostanze stupefacenti o del fumo, i componenti presenti agiscono apportando cambiamenti a livello strutturale in quelle aeree deputate al controllo delle proprie abitudini, dei processi decisionali e dell’apprendimento.

A rendere decisamente ostico il compito di un fumatore, esistono poi stimoli specifici che innescano la voglia di accendersi una sigaretta: ad esempio, fattori sociali, emotivi o abitudini che nel loro insieme rendendo l’abitudine al fumo un nemico assai resiliente.

Il COLD TURKEY: pro e contro

Il metodo del cold turkey, il taglio drastico nei confronti del fumo simboleggiato egregiamente dal gesto di una sigaretta spezzata o di uno sciacquone tirato, ci mette di fronte a statistiche poco incoraggianti.

Esistono altri metodi per smettere di fumare, come le terapie sostitutive a base di nicotina, dalle classiche gomme ai cerotti, oppure i farmaci (vareniclina) o i dispositivi elettronici a rilascio di nicotina.

Uno degli indubbi vantaggi di questo metodo risiede nel riuscire in breve tempo a liberarsi di una dipendenza, senza sostituirla e intraprendere un percorso più lungo.

Purtroppo, però, smettere tutto d’un colpo porterebbe ad un numero elevato di insuccessi, che a loro volta potrebbero generare un vortice di scoraggiamento che impedirebbe al fumatore di decidere di riprovarci, magari seguendo metodi più efficaci.

Come qualsiasi dipendenza, inoltre, l’interruzione drastica dell’uso di sigaretta genera sintomi da astinenza molto più intensi che tendono a svanire nel giro di una settimana, con un picco tra le 48 e le 72 ore dopo l’ultima sigaretta.

Depressione, irritabilità, desiderio di fumare, difficoltà nel dormire, problemi di concentrazione e appetito aumentato sono alcuni dei sintomi più comuni che si possono sperimentare anche con altri metodi per smettere, ma che nel caso di un’interruzione volontaria totale si manifestano prepotentemente e senza nessun paracadute.

Dunque se veramente il cold turkey è la vostra scelta, si deve partire preparati: è fondamentale avere una rete di supporto su cui contare a partire dai vostri curanti di riferimento. 

Ormai l’accesso ai social media permette di contare sul supporto a distanza di persone che sperimentano la stessa situazione e crea quel network di aiuto che aumenta le possibilità di successo.

Attività sportive e ricreative sono necessarie per distrarsi, così come avere a disposizione snack sani per non rischiare di lievitare di peso in maniera incontrollata, uno dei possibili effetti collaterali della cessazione. 

Ma uno dei punti fondamentali di cui tenere conto è riconoscere quegli schemi emotivi, sociali e comportamentali che innescano irreversibilmente la voglia di fumare.

Quando ho voglia di fumare?

Generalmente, l’inizio della giornata, il fine pasto, prima di andare a letto o il post-sesso sono momenti critici per un fumatore. Così come la televisione, la guida per un lungo periodo e le pause dal lavoro. 

Se ci facciamo caso sono tutti momenti legati anche a specifici trigger emotivi o sociali.

Stress, ansia, solitudine, noia, eccitazione, felicità: potrebbe sembrare un guazzabuglio di emozioni, ma si parla di stati d’animo intensi che innescano la voglia di accendersi una sigaretta. Senza contare poi i trigger sociali, come feste, club, concerti, cene, insomma le occasioni di convivialità dove è semplice trovare altri fumatori.

Come andare oltre?

Beh, la soluzione più facile per non affrontare un scelta repentina sarebbe affidarsi ai professionisti della cessazione: saper gestire emozioni e occasioni e contare sul supporto non solo di chi ci conosce ma di esperti preparati, permette di creare un piano su misura.

Una possibile alternativa è passare alle sigarette elettroniche o ai prodotti a tabacco riscaldato: la mimica simile e la ritualità connessa al fumo rimangono invariate, ma attraverso dispositivi molto meno dannosi delle sigarette. 

Ma attenzione: non si tratta di sostituire un dipendenza con un’altra. Quando si decide di smettere, qualunque sia il metodo scelto, bisogna avere in mente un obiettivo finale e fissare una data può aiutare a raggiungere il risultato.

Il primo passo è sempre decidere di cambiare rotta. Una volta fatto, pazienza, forza di volontà e conoscenza di tutte le possibilità per smettere diventano i capisaldi del nostro percorso.

Smettere si può e sono migliaia le storie di chi ci riesce quotidianamente, per la salute propria e di chi ci circonda.

Giornalista praticante, collabora con LIAF, dove scrive di salute e attualità. Appassionata di sport, con un passato da atleta agonista di sci alpino, si diletta nell'indagare le nuove frontiere della comunicazione e della tecnologia, attenta alla contaminazione con generi e linguaggi diversi.

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