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martedì, Gennaio 26, 2021
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E se postare sui social aiutasse a smettere di fumare?

Ormai i social media sono parte integrante della nostra quotidianità: da un lato rappresentano un nuovo modo di comunicare ed interagire, più veloce e meno stigmatizzato dai canoni delle conversazioni, dall’altro permettono di sviluppare una vasta gamma di interessi personali, oltreché essere uno strumento indispensabile per lavoro e studio.

E proprio questa estrema digitalizzazione potrebbe rivelarsi utile per targetizzare le campagne antifumo, andando ad interagire proprio quella fasce di età che, a seconda dello strumento digitale considerato, più utilizzano la piattaforma.

Gruppi, pagine, canali di ex-fumatori: il mondo digitale si trasforma e abbatte alcune della barriere che la campagne antifumo si trovano ad affrontare, in primis la possibilità di raggiungere il maggior numero di persone, indipendentemente dal fattore antropologico o geografico.

Il fattore aggregativo assume una connotazione diversa: possiamo interagire e trovare sostegno nelle persone fisicamente a noi più lontane, al sicuro negli ambienti famigliari.

Cadono anche i muri che dividevano i pazienti o coloro che vogliono smettere di fumare dagli esperti del settore: la possibilità di associare un contenuto visivo a un testo scritto, di commentare una notizia, avvicina le persone.

Quali sono i canali social più usati?

Facebook

La forza di Facebook, primo grande predecessore dell’aggregazione sui social, risiede nella possibilità di entrare a far parte di “gruppi”, all’interno dei quali i membri condividono passioni o suggerimenti. E non stupisce sapere che si trovano centinaia di gruppi e di pagine espressamente dedicate a sostenere chi sta cercando di smettere di fumare. Questo genere di supporto permette di accedere a contenuti motivazionali ogni giorno diversi, contando sul sostegno di persone che sono riuscite a mettere oppure stanno cercando di farlo. 

Avere a propria disposizione un pubblico che condivide i nostri stessi fallimenti o applaude i successi garantisce il rafforzamento positivo di un abitudine, e dunque spiana la strada del percorso intrapreso.

Instagram

Immagine, foto, emoticon: ormai la comunicazione verbale si nutre e si espande grazie alla possibilità di associare una foto al testo. Colpisce chi legge e veicola un messaggio in maniera più diretta, garantendone la interiorizzazione.

La memoria fotografica, molto spesso inconsapevolmente attivata dalle immagini da cui siamo bombardati, sopperisce alla voglia di leggere un articolo di giornale o una notizia.

La community di instagram, inoltre, attraverso un’identità in cui si riconosce, permette di condividere anche attraverso le storie, le proprie esperienze, raggiungendo un target di età che va maggiormente dai 16 ai 35 anni con un pubblico interattivo e più pronto a trasformare gli incipit in azioni di cambiamento. 

Canali YouTube 

La comunicazione attraverso il video è diretta ed intuitiva: non stupisce dunque che molti ex fumatori decidano di convogliare il proprio messaggio attraverso questa piattaforma. La possibilità di utilizzare la mimica, la gestualità e le immagini, oltre che impostare il proprio discorso utilizzando strumenti di editing, permette di arrivare può facilmente rispetto alle forme scritte. 

Il potere dell’animazione risiede anche nel tono che si può utilizzare: un filmato divertente e scanzonato, con effetti sonori o interludi musicali cattura, avvince e fa riflettere. 

Nella nostra esperienza, molti esperti di sigaretta elettronica utilizzano in contenuti video, in forma breve su instagram e in forma più lunga su youtube, per valutare prodotti o dare consigli sui percorsi di smoking cessation.

TWITTER

Twitter molto spesso viene associato al mondo giornalistico e dell’informazione. Twittare velocemente e ovunque con un numero di caratteri limitato sembra cozzare con la complessità di un percorso di cessazione. In realtà, la possibilità di assistere in diretta al commento di una notizia, o allo scambio di opinioni diverse tra esperti del settore dell’Harm reduction, vincolati al numero di caratteri da usare e al tono sicuramente più stringato, permette alla news di circolare in maniera più facile e, considerata l’autorevolezza dei profili presenti su questo particolare social, i tweet di medici, esperti ed opinion leader riscuotono quasi sempre particolare successo.

Linkedin

Linkedin è il social del lavoro. Ci si chiede dunque cosa possa centrare un social più serioso con un percorso emotivo e difficile come quella legato all’abbandono del fumo. Ebbene, molte istituzioni aggiornano i propri profili con notizie e informazioni di qualsiasi natura. I personaggi del mondo dell’Harm Reduction e della cessazione da fumo, condividono dati e ricerche, anche circa i dispositivi a rischio ridotto, come le ecig, ormai oggetto di una costante e fruttuosa evoluzione scientifica. 

Tutte le forme di cui abbiamo parlato sono da valutare come opportunità a nostra disposizione. Come canali di informazione spesso riconoscibili e autorevoli che, se analizzati nella giusta prospettiva, e selezionati nel modo corretto, possono contribuire ad accompagnarci in un buon percorso di cambiamento. 

Non dimentichiamoci però che non parliamo di aiuti professionali: dobbiamo credere nella forza di un approccio mirato, costruito ad hoc su di noi, da professionisti della smoking cessation, che ci aiutino ad individuare le strade a noi più congeniali, anche attraverso l’utilizzo di strumenti alternativi. 

I social media sono una risorsa in più, una freccia nel nostro feretro.

Insomma cosa aspettate a postare?

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