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Vacanze post lockdown: quali rischi si corrono a viaggiare ai tempi del COVID-19?

Da studi preliminari emerge che le probabilità di contrarre il COVID-19 su aerei e mezzi di trasporto pubblici sono in realtà molto basse, complici le misure di sicurezza adottate e le norme igieniche da rispettare quando si viaggia.

Fine della quarantena. Tempo di sfrenata celebrazione? Non proprio. Sebbene siamo decisamente lontani dai giorni drammatici di Marzo e Aprile, il virus circola ancora. Ci stiamo piano piano riappropriando del nostro quotidiano e ritornando a uno stile di vita normale.

Ma dobbiamo imparare a convivere con il rischio del contagio per un altro po’ di tempo e senza dimenticare che igienizzare frequentemente le mani, usare la mascherina e mantenere un minimo di social distancing rimangono ancora oggi le migliori armi a difesa dal coronavirus. Soprattutto su aeroplani, treni, navi e mezzi pubblici.

Le vacanze estive hanno però riacutizzato alcune preoccupazioni sopite e il tema della sicurezza è prepotentemente ritornato alla ribalta mediatica con l’annuncio della comparsa di nuovi contagi e focolai in diverse aree turistiche, in particolare modo località marinare. In molti si sono interrogati se fossero più sicure le spiagge o i sentieri di montagna e a quali rischi si è esposti durante il viaggio. Non sorprende che i motori di ricerca del web siano intasati dalle parole chiave “areo”, “mascherina”, “viaggiare” e “sicurezza”.

Tutti abbiamo cercato di districare la massa di informazioni contrastanti che ci sono state fornite, chiedendoci quale fosse il mezzo migliore per i nostri spostamenti estivi. Una buona parte avrebbe comunque optato per l’aeroplano.

Vien da sé che l’ambiente ristretto e il contatto ravvicinato hanno destato qualche perplessità.

Ma quante probabilità ci sono effettivamente di contrarre il COVID-19 in viaggio? E al nostro rientro come ci comporteremo sui mezzi pubblici?

VIAGGIARE IN AEREO

Da quando i vari stati hanno allentato le misure restrittive e consentito gli spostamenti, l’attenzione primaria di molte compagnie è diventata garantire la “sicurezza sanitaria”. Garantire ai passeggeri igiene pulizia significa avere la possibilità di riprendere al più presto la piena operatività.

Le norme di accesso all’aeroporto sono diventate più rigide: in molte strutture, l’accesso all’area interna è consentito solo ai passeggeri in partenza. Passeggeri a cui viene rilevata la temperatura con i termoscanner e che, nelle sala d’attesa, possono sedersi alla distanza di un posto ciascuno dall’altro. Complici anche il numero esiguo di voli internazionali e la marcata riduzione nel numero di viaggiatori, la vita caotica e frenetica degli aeroporti sembra quasi sospesa e il viaggiare si svolge con molta più lentezza.

Ma veniamo al viaggio vero e proprio: molte compagnie aeree hanno deciso di adottare le norme di distanziamento, lasciando un sedile vuoto tra un passeggero e l‘altro. A bordo dell’aereomobile, inoltre, è stata vietata la vendita sia di cibo che di prodotti da duty free, limitando così le possibilità di contatto tra i passeggeri e i membri dell’equipaggio, tutti sempre dotati di mascherina.

Ma a rendere sicuro il viaggio non sono solo le norme comportamentali: la compagnia Swiss ha pubblicato un video in cui viene spiegato il funzionamento dei filtri HEPA ( Filtro Particolato ad Alta Efficienza). Questi filtri sono creati appositamente per filtrare le particelle di grandezza di 10 nanometri, molto al di sotto dunque dei 125 nanometri del coronavirus. La stessa circolazione dell’alto al basso del sistema di aerazione e il cambio frequente dell’aria filtrata dall’esterno (circa ogni 3 minuti) rendono la situazione all’interno dell’aereo relativamente sicura.

Molti hanno però hanno notato che non tutte le compagnie lasciano un posto libero tra i passeggeri. Le probabilità di contrarre il virus in questo caso sono diverse?

Arnold Barnett, Professore di Statistica alla Scuola di Management Sloan del noto Massachusetts Institute of Technology, ha tentato di quantificare le probabilità di contagio sugli aeromobili con un modello matematico di tipo probabilistico.

Secondo i risultati della sua ricerca, considerando un volo non molto lungo, su un aereo con due file di tre sedili ai lati del corridoio centrale, con tutti i passeggeri che indossano la maschera, le probabilità di contrarre il virus sono 1 su 4300, probabilità che salgono a 1 su 7,700 se il posto in mezzo è lasciato libero.

Anche la casistica sembra confermare tale ricerca: nel caso di un volo dagli Stati Uniti a Taiwan del 31 marzo scorso, tutti i 328 passeggeri e i membri dell’equipaggio sono stati testati dopo che si è saputo che a bordo vi erano 12 passeggeri positivi al coronavirus. Tuttavia nessuno dei passeggeri o dei membri dello staff è risultato positivo.

Uno studio pubblicato su JAMA Network Open invece ha riportato di un possibile contagio durante un volo di quattro ore da Tel Aviv a Francoforte. Due passeggeri hanno sviluppato l’infezione dopo essere entrati in contatto con un gruppo di turisti seduti vicino a loro e risultati positivi al coronavirus. Tuttavia non si può escludere che il contagio sia avvenuto da un’altra parte.

L’insieme di variabili da considerare sono molteplici e le possibilità di combinazione tra le stesse innumerevoli: indossare i dispositivi di sicurezza e rispettare le nome di distanziamento, anche sugli arei, ci permette di ridurre drasticamente il rischio di eventuali contagi.

VIAGGIARE SUI TRASPORTI PUBBLICI

Situazione diversa, invece, quella del trasporto pubblico, dalle metro ai treni, passando per gli autobus. Sia i turisti che i lavoratori dovranno interfacciarsi con gli spostamenti sui mezzi pubblici per raggiungere i luoghi di interesse o il proprio luogo di lavoro. E sulla questione si sono interrogati soprattutto i cittadini delle grandi metropoli, che utilizzano quotidianamente la metropolitana, gli autobus o i treni per viaggiare.

A New York, ad esempio, i timori iniziali avevano frenato i cittadini dall’assalire i treni sotterranei. Dati alla mano, risulta invece che il traffico sulla rete metropolitana è triplicato da aprile a giugno, sintomo della necessità delle persone di spostarsi.

Secondo ricerche preliminari, pare che il rischio di contrarre l’infezione sui mezzi pubblici sia relativamente basso. La durata del viaggio è uno dei fattori che influenzano maggiormente l’equazione. I ricercatori dell’Università di Southampton hanno recentemente tentato di stabilire con un modello probabilistico i tassi di infezione tra i viaggiatori di un treno ad alta velocità cinese seduti entro tre file da un passeggero infetto. In media, il tasso di infezione era molto basso e pari allo 0.32%; questo tasso aumentava dello 0.15% ogni ora di viaggio in più. Lo studio non teneva conto del fatto che i passeggeri indossassero o meno una mascherina.

Il tracking dei contagi effettuato a Parigi tra aprile e giugno ha rilevato che nessuno dei 386 focolai identificati era collegabile al sistema di trasporto pubblico. Anche uno studio condotto in Austria sulla falsariga di quello francese ha portato alle medesime conclusioni.

Sia per le metropolitane che per i treni vale dunque lo stesso discorso degli aerei: un buon sistema di ventilazione, sommato a una durata del viaggio piuttosto contenuta, unito alla buona volontà dei passeggeri di indossare i sistemi di protezione personale sembrerebbe contenere il rischio di infezione, riducendo le probabilità di contrarre il virus.

L’effetto combinato delle norme adottate nei mezzi di trasporto e del nostro buon senso ci permetteranno di viaggiare in sicurezza e di riguadagnare piano piano la massima fiducia negli spostamenti, siano questi per motivi turistici o di lavoro. 

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