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USA: durante il lockdown più fumatori ma anche più svapatori

Comprendere le abitudini di fumatori e svapatori durante i periodi acuti di stress, attraverso ricerche e questionari, permette di capire quali fattori esasperano il ricorso alle sigarette e quali soluzioni possono essere d’aiuto.

I ricercatori del CoEHAR sono stati tra i primi al mondo a realizzare una questionario online che ha tracciato le abitudini di fumatori e svapatori durante il lockdown italiano di Marzo 2020.

Un periodo di forte stress, coinciso con alcune decisioni, per fortuna temporanee, di chiusura di alcuni esercizi commerciali essenziali, come i vapeshops.

Ad oggi, anche in altre nazioni sono stati pubblicati i risultati di questionari simili.

Ad Agosto 2020, infatti, è stata condotta una ricerca simile dai ricercatori del Massachusetts General Hospital, in USA, per monitorare i cambiamenti nelle abitudini di fumatori e svapatori durante il lockdown.

È chiaro che questo studio va inserito nel contesto legato al tabagismo negli Stati Uniti: sappiamo che in questo paese vi è una forte opposizione a qualsiasi forma di assunzione del tabacco, sigarette elettroniche incluse, rifiutando le prove scientifiche che indicano invece la relativa pericolosità dei dispositivi elettronici rispetto alle sigarette tradizionali.

Lo studio “Smoking and Vaping Among a National Sample of U.S. Adults During the COVID-19 Pandemia” è stato condotto su un campione di 1024 adulti con una storia di più di sei mesi di fumo o di uso di ecig.

In USA molti correlavano fumo e svapo all’aumento del rischio di contrarre forme gravi di coronavirus: per questo motivo, il 26% di fumatori e ben il 41% di svapori ha dichiarato il tentativo di voler smettere di fumare.

Tra i fumatori, il 45% non ha riportato alcun cambiamento nelle proprie abitudini, mentre il 33% ammette di aver incrementato il consumo di sigarette a causa dello stress e dell’ansia dovuto alla situazione generale.

Tra gli svapatori, il 41% non ha avvertito alcun tipo di cambiamento nelle proprie abitudini, mentre il 23% ha riportato un aumento di consumo di ecig.

Mentre da un alto i ricercatori si auspicano un aumento dei servizi di assistenza per aiutare questi fumatori a smettere di fumare definitivamente, poco viene detto riguardo alla possibilità di consigliare ad un numero purtroppo alto di fumatori che non riesce a smettere di provare a switchare verso prodotti meno dannosi.

Purtroppo, la differente comunicazione e conseguente regolamentazione in materia di vaping tra stati crea un’alone di pregiudizi abbastanza difficile da scalfire, il che impedisce che gran parte dei fumatori possa passare alle ecig e, dunque, ridurre significativamente i rischi correlati alla lora abitudine.

Questionari di questo tipo, in ogni caso, rimangono un ottimo punto di osservazione per capire le abitudini di fumatori e svapatori nel mondo e creare programmi e percorsi ad hoc che possano aiutare tutti coloro che vogliono smettere di fumare .

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