8.6 C
Catania
giovedì, Aprile 2, 2020
Home News Per lo studio "Global burden of Disease" il fumo è il fattore...

Per lo studio “Global burden of Disease” il fumo è il fattore di rischio numero 1 nei paesi nordici

Lo studio “Global Burden of Diseases, Injuries and Risk Factors” del 2017 ha analizzato sia i fattori di rischio, letali e non, sia il tasso di incidenza delle malattie nelle regioni del Nord Europa.

Nonostante differenze socio-culturali, Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia mostrano similitudini in termini di qualità della vita, economia e parità di genere. Il modello nordico si sviluppa intorno alla “sicurezza sociale”, termine che comprende un sistema a 360° di assistenza al cittadino, dall’istruzione gratuita a un sistema sanitario nazionale accessibile da tutti. Le differenze di sviluppo sociale determinano fattori di rischio e di incidenza delle patologie diversi da stato a stato.

Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale The Lancet, si basa sulla classificazione dei fattori di rischio e della cause di malattia in quattro livelli distribuiti in ordine crescente. In particolare, i risultati presi in oggetto riguardano 167 cause dirette e 39 fattori di rischio generali della popolazione appartenenti al livello 3.

Analizzando sia la popolazione maschile che quella femminile, è emerso che il fumo è il fattore di rischio numero uno per l’incidenza di patologie di diverso tipo per entrambi i sessi in tutte le nazioni studiate, a parte per i maschi in Svezia (secondo posto) e per uomini e donne in Finlandia (quarto posto). 

Politiche sociali e di prevenzione relative al fumo più o meno efficaci determinano tassi di incidenza di patologie fumo-correlate diversi: in Danimarca, ad esempio, dove tali politiche sono meno restrittive che in altri paesi nordici, il fumo rappresenta uno dei fattori di rischio da tenere maggiormente sotto controllo, a differenza della Norvegia, dove la regolamentazione del tabacco passa attraverso norme più severe.

Secondo lo studio, il fumo, in tutte queste nazioni, è causa del 16,4% delle patologie cardiovascolari e del  23,7% di tumori. Tassi che si alzano se si considera la sola popolazione femminile danese.

In Svezia, invece, l’utilizzo di snus diminuisce il tasso di incidenza delle patologie direttamente correlate al vizio del fumo. 

Fumo che risulta essere molto meno diffuso tra i giovani che tra gli adulti: se le regioni nordiche continueranno con successo nelle loro politiche di smoking cessation e prevenzione a livello giovanile, il tasso sembra destinato ad diminuire.

Danimarca, Norvegia, Finlandia, Islanda e Svezia sono tra le 13 nazioni al mondo a mostrare un declino nel tasso di diffusione del fumo tra il 1990 e il 2015.

Storicamente oggetto di una storia simile e geograficamente vicine, queste nazioni si prestano a poter condividere tra loro sistemi di assistenza sanitaria e lotta al fumo , soprattutto alla luce dei dati che riguardano la Danimarca, dove il fumo risulta essere un problema sanitario e sociale più allarmante che negli altri paesi. 

3,230FansLike
173FollowersFollow
543FollowersFollow
0SubscribersSubscribe

Ultimi articoli

Teenager e vaping: la moda e i social media

Essere teenager significa doversi rapportare con il gruppo, con la moda, con la necessità di sentirsi accettati. E che le relazione intercorre tra il vaping e i soggetti più giovani?

APPELLO di LIAF e CoEHAR: Aiutateci ad aiutare i nostri medici

LIAF e CoEHAR, considerato lo stato di emergenza causato dal COVID-19, lanciano un appello per affrontare l’elevato numero di morti e la devastazione che la pandemia sta causando in tutto il mondo, ed in particolare in Italia. Scopri come donare.

Stress e fumo, come affrontare questi giorni in casa?

Per i fumatori, purtroppo, assistiamo ad un aumento della richiesta di prodotti da tabacco combustibili considerate forme di sollievo dallo stress. Smettere definitivamente ma se non si riesce da soli, almeno passate a prodotti a rischio ridotto.

Un anno nello spazio: ora vi spiego come superare l’isolamento

Per Scott Kelly vivere quasi un anno su una navicella spaziale non è stato facile. Stare e “vivere” nello spazio è un’attività che va avanti senza interruzione. Oggi, Scott, ha deciso di condividere con il mondo alcuni suggerimenti perché crede che possano tornare utili considerato che a causa del COVID-19 siamo bloccati all’interno delle nostre abitazioni.