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martedì, Dicembre 6, 2022
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Il fumo è associato a 56 diverse malattie

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I risultati chiave di uno studio condotto dai ricercatori dell’Oxford Population Health (Regno Unito), dell’Università di Pechino e dell’Accademia cinese delle Scienze mediche, sono stati pubblicato su The Lancet Public Health.

Il 40% dei fumatori a livello mondiale è concentrato in Cina, dove il principale aumento del consumo di sigarette confezionate si è verificato tra il 1980 e il 2010.

I risultati dello studio dimostrano che:

  • Di quasi 85 cause di morte e 480 malattie studiate, il fumo è associato a un’aumentata incidenza di 56 malattie specifice (50 per gli uomini e 24 per le donne) – in particolare 10 malattie cardiovascolari, 14 respiratorie, 14 tumorali, 5 digestive e 13 altre malattie -, e a un maggiore rischio di morte per 22 cause specifiche (17 per gli uomini e 9 per le donne);
  • Rispetto ai non fumatori, i fumatori regolari hanno circa il 10% in più di rischio di sviluppare qualsiasi malattia, che va dal 6% di rischio in piu’ di diabete al 216% di rischio in piu’ di cancro alla laringe;
  • I fumatori abituali che vivono in aree urbane tendono a iniziare a fumare in giovane età, fumano una quantità maggiore rispetto a quelli nelle aree rurali, e sono a più alto rischio di morte;
  • Il 19,6% dei decessi degli uomoni (24,3% di quelli residenti in contesti urbani e il 16,2% di quelli residenti in contesti rurali) e il 2,8% dei decessi femminili sono stati attribuiti al fumo regolare;
  • E’ stato riscontrato che le persone che hanno smesso di fumare volontariamente (cioè prima di sviluppare malattie gravi) hanno livelli di rischio simili a quelli di persone che non hanno mai fumato, 10 anni dopo aver smesso;
  • Nonostante la minore prevalenza e intensità del fumo nelle donne fumatrici, queste hanno maggiori rischi di sviluppare malattie respiratorie, mostrando di avere una particolare vulnerabilità ai danni del tabacco rispetto agli uomini;
  • I ricercatori stimano che i fumatori di entrambi i sessi muoiano 3,5 anni prima dei non fumatori, e sostengono che questo divario di sopravvivenza tra fumatori e non fumatori aumentera’ significativamente nei decenni futuri.

I tassi di fumo in Nuova Zelanda scendono ai minimi storici

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alcoholism, alcohol addiction and people concept - male alcoholic with smartphone drinking beer and smoking cigarette at night

Il tasso complessivo di fumo scende all’8% poiché il Paese persegue l’obiettivo di eliminare totalmente questa percentuale entro il 2025, molti consumatori però potrebbero passare allo svapo.

Articolo di Melania Torrisi

Il numero di persone che fumano in Nuova Zelanda è sceso ad un minimo storico, mentre il Paese avanza con piani ambiziosi per eliminare il fumo nella new generation. I dati rilasciati giovedì 17 novembre, infatti, hanno mostrato che il numero di persone che hanno il vizio del fumo è sceso all’8%, il tasso più basso dall’inizio delle registrazioni, rispetto al 9,4% dello scorso anno.

Il Ministro della Salute Neo Zelandese, la Dott.ssa Ayesha Verrall, ha attribuito questa diminuzione agli interventi del Governo affermando che: “Il piano attuato per ridurre il fumo sta funzionando. Il numero di persone che fanno uso di sigarette è diminuito di 56.000 unità nell’ultimo anno, nonostante le pressioni e lo stress della pandemia, i tassi risultano essere la metà di quelli di 10 anni fa“. A differenza degli altri Paesi che hanno visto un aumento dei tassi di fumo durante la chiusura pandemica, la Nuova Zelanda ha dimostrato avere un’ottima tendenza positiva con un trend decisamente in calo.

La media OCSE Neo Zelandese più recente è stata del 16,5%, mentre il tasso dell’Australia è del 10,7% e quello del Regno Unito è del 13,8%. È probabile, tuttavia, che una parte sostanziale del Paese che ha deciso di smettere stia passando alla sigaretta elettronica. Secondo gli ultimi dati, l’aumento degli utenti giornalieri di svapo è stato maggiore del calo dei fumatori: infatti l’8,3% degli adulti ha dichiarato di utilizzare quest’ultima quotidianamente, rispetto al 6,2% dello scorso anno.

Ad agosto, il Governo della Nuova Zelanda ha presentato un disegno di legge, come prima legislazione al mondo, contenente l’impedimento alla futura generazione di poter acquistare sigarette in maniera legale. Queste, che hanno superato la loro prima lettura, stabiliscono un’età di acquisto in costante aumento in modo tale che gli adolescenti non possano mai acquistare legalmente quest’ultime, dando vita così ad una “generazione senza fumo”. Queste misure sono considerate una novità mondiale e hanno attirato da un lato un misto di elogi per l’innovazione e dall’altro preoccupazioni per la loro natura non testata.

Alcuni dati dicono che i maggiori cali di quest’anno sono stati tra i Māori, che in genere hanno tassi di fumo molto elevati rispetto alla popolazione complessiva. La Verrall ha affermato che un quarto delle fumatrici Māori ha smesso negli ultimi 12 mesi, passando così dal 24,1% al 18,2% di quest’anno. 

Oltre all’aumento dell’età da fumo, le leggi della Nuova Zelanda prevedono una riduzione di nicotina nelle sigarette che potranno essere vendute solo attraverso tabaccherie specializzate, piuttosto che in botteghe o supermercati come avveniva negli anni precedenti. Suddetta legislatura dovrebbe entrare in vigore dal prossimo anno e fa parte del “piano” per rendere la Nuova Zelanda il primo Paese al mondo in cui non si potrà fare utilizzo di fumo dal 2025, come comunicato dalla stessa Verrall. 

Censis: gli italiani fumano ancora, ma pensano che le elettroniche siano meno dannose

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Articolo di Melania Torrisi

Nonostante l’informazione “fai da te” la maggior parte degli utilizzatori di sigarette tradizionali è convinto che i prodotti nuovi, “smoke free” facciano meno danni alla salute. Ma cosa ci dice il primo rapporto del Censis sul fumo di sigaretta e prodotti senza combustione?

Il focus dell’indagine ha coinvolto ben 1300 utenti italiani dai 18 anni in su e ha riguardato, da un lato il rapporto tra innovazione e sostenibilità, dall’altro il processo di metamorfosi del rapporto tra cittadini e sigarette tradizionali o prodotti senza combustioni. 

La Responsabile dell’Area Welfare e Salute del Censis, Ketty Vaccaro, sottolinea che l’indagine svolta per il 2021 ha voluto indagare sull’opinione e sulle conoscenze dei nuovi prodotti da una parte e la percezione su tutti i prodotti da fumo dall’altra. Il target a cui ci si è rivolti può essere poi individuato ed analizzato attraverso due fasce: la prima che comprende i fumatori abitudinari di lungo corso, che vanno dai 20 ai 30 anni di fumo; la seconda ingloba quelli tradizionali, che hanno oltre i 64 anni di età, e che in maggioranza sono donne, le quali sembrano preferire le classiche sigarette ai prodotti senza combustione, di cui ne usufruiscono di più gli uomini. 

La percezione del rischio segue il trend graduato della pericolosità dei dispositivi presi in analisi. Oltre la metà della popolazione sondata pensa che i prodotti senza combustione siano meno pericolosi delle classiche sigarette, ma in realtà questi vengono percepiti come utili per smettere progressivamente di fumare. 

Giorgio Vittadini, della Fondazione per la Sussidiarietà sostiene che “I piaceri, entro certi limiti, sono positivi” e che “Stare da soli fa fumare di più” sottolineando così la centralità dei comportamenti individuali e la dannosità e la gravità della frequenza. 

Ma perché si fuma e si inizia a fumare? 

“Purtroppo, su coloro che dovrebbero smettere di fumare dobbiamo convenire che soltanto il 10% ci riesce. La lotta che il medico compie deve essere quella dell’abolizione totale del fumo, perché questo è il nostro ideale, anche se non sempre gli ideali si raggiungono. Molto spesso, anche in altri campi come nella gestione dell’ipertensione, del colesterolo o del diabete, non riusciamo a raggiungere i target che ci siamo proposti. Quindi non vedo perché non si debba quantomeno valutare l’ipotesi di una riduzione del rischio, attraverso strade che aspettano il nostro lavoro per una dimostrazione clinica efficace e che riducono le componenti tossiche. Dalla ricerca Censis emerge che del 20% che è passato ai prodotti smoke free un 4-5% è poi riuscito a smettere; quindi, potrebbe essere una via da prendere in considerazione, certamente da non demonizzare”. 

Queste sono le parole del Presidente di Fondazione Fadoi, Andrea Fontanella, riportate da AdnKronos, a margine della presentazione al Cnel del primo Rapporto Censis su fumo di sigaretta e prodotti senza combustione in Italia. 

Ciò che emerge è che tutti i fumatori intervistati riferiscono che almeno una volta il medico ha detto loro di smettere, in alcuni casi di ridurre il fumo, però solo il 7% è stato indirizzato a un centro antifumo. L’informazione al riguardo dovrebbe essere potenziata, anche tramite i new media, così da poter prendere in considerazione tutte le fasce d’età. Inoltre, bisognerebbe cercare di dare concretezza all’ipotetico desiderio di concludere il rapporto con le sigarette, anche tramite il passaggio a prodotti smoke free, che indica proprio questa intenzione: avere un prodotto che fa meno male e aiuta a smettere. Essere, dunque, indirizzati su strategie di riduzione del danno ed avere un giusto sostegno potrebbe salvare qualche vita in più.

Elettroniche usa e getta tra i giovani: un trend da capire e fermare

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Stati Uniti
Stati Uniti

I dati mostrano che dispositivi elettronici usa e getta a rilascio di nicotina stanno riscuotendo ampio successo tra i più giovani: i dati sul consumo giovanile però devono essere letti alla luce della tendenza generale e dei dati di diffusione del tabagismo tra gli adolescenti, ancora troppo alti.

Il boom delle sigarette elettroniche tra i giovani è un fenomeno che deve essere osservato e monitorato attentamente: ultima in ordine di tempo, la moda che spopola tra gli adolescenti è quella delle sigarette elettroniche usa e getta, ovvero piccoli dispositivi che consentono circa 600-700 puffate, alla fine delle quali, le usa e getta possono essere smaltite (il come farlo è un altro tema da affrontare, e lo faremo).

L’aumento del consumo adolescenziale ha comunque iniziato a preoccupare gli esperti che ritengono questi dispositivi piccoli, facili da maneggiare e con diversi colori e aromi particolarmente pericolosi per i giovani consumatori, portando a sostegno delle proprie teorie alte percentuali di consumo e di dipendenza.Purtroppo, però, si parla di una categoria particolarmente a rischio e influenzabile: lo stesso campione di giovani che un tempo fumava e, per imitazione o per distinzione dal gruppo, aveva accesso ai pacchetti di sigarette è attratto oggi anche dai dispositivi di nuova generazione che, seppur meno dannosi, devono comunque essere vietati ai minori. 

Il punto è, come spiega bene il direttore del CoEHAR, prof. Giovanni Li Volti: “Partiamo dall’assioma che il vaping giovanile è e rimane sempre assolutamente sconsigliato, un fenomeno che dobbiamo fermare immediatamente, così come il fumo di sigaretta. L’accesso a dispositivi elettronici (usa e getta o no) per i giovani sotto i 18 anni deve essere monitorato e vietato. Come? Aumentando le restrizioni e promuovendo una cultura della salute nelle fasce di età scolastica, scoraggeremmo i comportamenti che posso instaurare una nuova dipendenza“.

Se parliamo di dati scientifici, però, bisogna anche sottolineare che sono ormai diverse le pubblicazioni che hanno sviscerato il tema del consumo giovanile: sebbene siano necessari studi sia nel breve che nel lungo termine per valutare effettivamente se l’abitudine allo svapo tra i più giovani possa avere conseguenze dirette di salute e di dipendenza in età adulta, analizzando i dati sul vaping giovanile in America si osserva come negli ultimi anni, a partire dal picco del 2019, assistiamo ad un trend in costante diminuzione. E, analogamente, nello stesso periodo sono diminuiti drasticamente i tassi di fumo tra la popolazione.

Due osservazioni preliminari che suggeriscono come l’avvento di dispositivi elettronici sia riuscito ad arginare parzialmente l’utilizzo di sigarette combuste. L’abitudine allo svapo tra giovani però va analizzata, non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi: ovvero valutare la durata e la tipologia di utilizzo e monitorare se l’utilizzo intermittente sia foriero di problemi di salute una volta raggiunta l’età adulta. 

Fermo restando che è ormai smentita l’asserzione per cui lo svapo sia un precursore del fumo combusto, poiché gli stessi ragazzi che avrebbero approcciato, per imitazione o desiderio di trasgressione, la sigaretta, ora provano quelle elettroniche, l’allarme sul fumo rimena ancora alto tra i giovani.

Secondo i dati di uno studio italiano del 2021, in un campione di 382 soggetti tra i 18 e i 34 anni di età, la prevalenza del fumo era del 25%, una percentuale staticamente maggiore è stata poi osservata tra chi consumava caffè o bevande alcoliche. Solo il 7% utilizzava ecig: dati che dimostrano come i giovani italiani ancora indugino in comportamenti dannosi per la salute, moto più elevati rispetto al campione di ragazzi che utilizzano le sigarette elettroniche. 

In merito all’uso di ecig ai sali di nicotina, una ricerca americana più recente, del 2022, conclude  che i fumatori che passano alle sigarette elettroniche con i pod ricaricabili mantengono inalterati i livelli di nicotina e riescono al contempo a trasferire la propria dipendenza, eliminando l’uso di sigarette combuste.

In conclusione, spiega Li Volti: “I dati dimostrano che l’abitudine tabagica è ancora notevolmente eradicata tra i giovani e che, sebbene si debba monitorare attentamente l’abitudine allo svapo, si è ancora in tempo per invertire la tendenza, investendo in politiche adatte alla fascia di età di riferimento che possano fermare questa nuova tendenza“.

Per quanto riguarda i sistemi usa e getta, sono necessarie studi per valutare l’utilizzo nel breve e lungo termine a livello di salute, ma, sicuramente, non si hanno dati certi che possano indicare una direzione o l’altra come più probabili. Il problema dei sistemi usa e getta dovrebbe riguardare attentamente il possibile smaltimento e l’impatto ecologico, oltre che essere oggetto di una regolamentazione più stringente per evitare che diventino una moda tra gli adolescenti

Nuove frontiere nell’assistenza a persone affette da schizofrenia: il fumo per loro ha effetti devastanti

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schizofrenia ecig tutto chiede salvezza

Catania, 14 Novembre 2022 – Secondo un’analisi qualitativa che ha coinvolto il personale sanitario responsabile di accompagnare pazienti affetti da schizofrenia nei percorsi terapeutici, la dipendenza tabagica è altamente dannosa e diffusa tra i pazienti affetti da tali disturbi: medici, psicologi e personale sanitario in generale hanno una visione positiva degli strumenti senza combustione, ritenuti eccellente sostituto al fumo

Per tutti i fumatori smettere di fumare è un percorso duro e difficile ma per i pazienti affetti da schizofrenia “fumare” è a volte un “bisogno vitale” come “una fame continua e costante di sigarette” che difficilmente può essere saziata completamente.

In questo contesto, la sigaretta per i pazienti acquisisce un valore imprescindibile: fumare scandisce la quotidianità, rappresentando momenti di condivisione e socializzazione.

La persona affetta da disturbo dello spettro della schizofrenia, che spesso si sente esclusa e non accettata dalla società, cerca di attuare delle pratiche comportamentali socialmente accettabili per sentirsi più vicina a coloro che la circondano.

La sigaretta diventa così il mezzo attraverso il quale è possibile manifestare una maggiore vicinanza nei confronti del gruppo sociale, nonché un modo per raggiungere uno stato di calma e di concentrazione.

Lo racconta bene la nuova serie di Netflix “Tutto chiede salvezza” diretta da Francesco Bruni e tratta dal romanzo dall’omonimo titolo di Daniele Mencarelli, vincitore del premio Strega Giovani 2020.

Daniele, Nina, Madonnina, sono solo alcuni dei protagonisti di questa serie (interpretata tra gli altri da Federico Cesari, Ricky Memphis, Lorenzo Renzi, Andrea Pennacchi, Filippo Nigro e Carolina Crescentini) che racconta il periodo di ricovero in TSO (trattamento sanitario obbligatorio) di un giovane ventenne alle prese con disturbi e disagi personali che “richiedono salvezza”. 

Storie diverse accomunate da una dipendenza, ben analizzata in tutta la serie, che è quella da fumo di sigaretta. Una sigaretta regalata da Pino (l’infermiere), rubata, donata, cercata in ogni modo nel tentativo malsano di trovare pace è l’elemento che congiunge quasi tutti i protagonisti nel percorso di trovare pace. La stessa pace che “Madonnina” (uno dei protagonisti) trova in una scena importante del film che richiama al paradosso legato alla dipendenza da fumo “dammi pace”, ma con una sigaretta.

Purtroppo, l’alto consumo di sigarette ha effetti devastanti sulla salute dei pazienti, molto spesso non in grado di comprendere pienamente quanto il consumo elevato incida sulla loro salute: rispetto ai dati sulla popolazione generale, la dipendenza da sigarette è molto più diffusa tra i pazienti con tali problematiche.

Secondo uno studio pubblicato da Callaghan, le condizioni patologiche derivate dal fumo di tabacco comprendevano circa il 53% di tutte le morti nel campione considerato di pazienti affetti da tale patologia.

Una popolazione a rischio, spesso lasciata ai margini della società e affidata alle mani di operatori sanitari e medici di specifiche comunità terapeutiche, che hanno il gravoso compito di affiancare i pazienti non solo nei percorsi terapeutici, ma di indirizzarli anche nelle loro scelte di vita e di salute, cercando di fare breccia in un mondo estremamente solitario e alienante. 

Qual è dunque la percezione dei professionisti del settore sanitario nei confronti del fumo e quali sono le soluzioni efficaci che potrebbero aiutarli con i pazienti affetti da disturbi dello spettro della schizofrenia?

All’interno di setting psicoriabilitativi, i ricercatori del CoEHAR hanno condotto una ricerca qualitativa pubblicata sulla rivista internazionale Healthcare dal titolo Smoking addiction in patients with Schizophrenia Spectrum Disorders and its perception and intervention in Healthcare Personnel assigned to psycho-rehabilitation programs: A Qualitative Research

E’ stato possibile comprendere l’interazione tra fumo di sigaretta e comportamento dei pazienti e le ripercussioni in termini di qualità di vita.

Inoltre, è stato somministrato anche un questionario sull’utilità delle sigarette elettroniche come sostituto delle sigarette tradizionali.

Tutti i partecipanti hanno confermato l’impatto dannoso del fumo e le sue implicazioni negative, quali dita ingiallite e odore persistente e sgradevole su vestiti e nelle stanze, senza considerare effetti secondari particolarmente spiacevoli, come i mozziconi spesso causa di bruciature su vestiti, lenzuola, tende e divani.

E’ emerso inoltre come i pazienti abbiano poca resistenza fisica, siano molto stanchi durante la giornata e riportino fastidi collegati al fumo, come nausee e mal di testa.

Ma il dato più significativo riguarda la percezione dei pazienti sull’accendersi una sigaretta: purtroppo, non vi è una piena comprensione della quantità di sigarette fumate e dei danni che queste causano al fisico, aumentando esponenzialmente le chance di sviluppare patologie gravi, quali tumori e condizioni respiratorie debilitanti. 

Sebbene dalle interviste non sia emersa alcuna correlazione tra il fumo e un peggioramento dei sintomi della schizofrenia, si è rilevato che molti pazienti dimostrano alti livelli di dipendenza, maggiori rispetto ai tassi di diffusione nella popolazione generale. 

È emerso anche che la voglia di fumare cresce in periodi o momenti in cui il desiderio di nicotina è più alto, spesso coincidenti con stress, cambi di stagione o modifiche nelle terapie farmacologiche.

Sorprendentemente, nonostante nel nostro paese manchi una regolamentazione specifica nei confronti delle e-cig all’interno di percossi di cessazione o di percorsi terapeutici, tra gli operatori sanitari intervistati il giudizio rimane generalmente positivo: le sigarette elettroniche sono un ottimo sostituto del fumo tradizionale, non producendo cattivi odori, riducendo i problemi legati alla resistenza e non comportando fastidiosi effetti secondari, come bruciature di vestiti e lenzuola.

Aiutare queste persone a smettere o ridurre di fumare è un processo complesso e difficoltoso ma le nuove tecnologie possono cambiare la loro vita – afferma il prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR – alcune delle strategie riportate dagli intervistati si concentrano sull’aiutare i pazienti a focalizzarsi su altro, attraverso momenti ricreativi o attività come dipingere o camminare, che aiutano a distrarsi”.

Secondo Pasquale Caponnetto primo autore dello studio, professore di Psicologia clinica del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Catania e membro del CoEHAR, per le persone non motivate a smettere: “L’uso di prodotti a basso rischio, come ad esempio sigarette elettroniche, associato a supporto psicologico basato sul colloquio motivazionale, può rappresentare una nuova frontiera nel promuovere health empowerment in questa popolazione fragile e non motivata a smettere. Nonostante permangano le perplessità in merito agli effetti prolungati dell’utilizzo dell’elettronica, gli intervistati ritengono che siano sicuramente meno dannose delle sigarette convenzionali e che siano validi sostituti a basso rischio per la salute”.

Smettere di fumare entro i 35 anni riduce il rischio di morte del 90%

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Articolo di Melania Torrisi

“Il fumo uccide”, un’affermazione che fin dalla giovane età amici o genitori ci hanno ripetuto almeno una volta nella vita, ma la ricerca statunitense comporta una svolta specialmente per gli under 35. 

La sigaretta, che contiene circa 5.000 sostanze dannose, si trasforma da un gioco ad un’abitudine condizionando la quotidianità della maggior parte degli esseri umani. I danni provocati da quest’ultima al nostro organismo sono irreversibili, non solo sull’apparato respiratorio, ma anche sul sistema cardiocircolatorio, determinando un deterioramento dei vasi sanguigni, ictus o ancora insufficienza cardiaca e aneurisma aortico.

In base a studi recenti è stato scoperto che smettere di fumare entro i 35 anni potrebbe ridurre il rischio di morte prematura.

L’analisi sviluppatasi dal Gennaio 1997 al Dicembre 2018, che vede protagonisti l’American Cancer Society di Atlanta, il Dipartimento di Nuffield dell’Università di Oxford e l’UKM Medical Molecular Biology Institute della Malesia, ha messo a confronto il tasso di mortalità e il vizio del fumo di un campione di popolazione di 550mila americani di età compresa tra i 25 e gli 84 anni. Questa ha rivelato che, durante il periodo di monitoraggio, i decessi verificatesi ammontano a ben 75mila, circa il 13,7% del totale del pubblico preso in considerazione. Per coloro, invece, che hanno deciso di interrompere questo comportamento, il dato risulta essere pari al 2,80% rispetto a chi non ha mai iniziato. 

In questa ricerca, il fumo viene associato a una mortalità sostanzialmente maggiore tra fumatori attuali di sesso femminile e maschile rispetto a quella dei non fumatori, ma cessare di fumare comporta dei rischi sostanzialmente invertiti per tutti i gruppi presi in esame.

Infatti, dire addio definitivamente alla sigaretta prima dei 45 anni farebbe si che il trend del tasso di letalità venga ridotto di circa il 90% rispetto a quello del fumatore duraturo; per quanto concerne la fascia che comprende l’età tra 45-65 anni l’abbassamento sarebbe, invece, di circa il 66% del rischio in questione. 

Il Prof. Pierce, facente parte degli scienziati dello studio in questione e docente dell’Università della California di San Diego, presso il Dipartimento di Medicina di Famiglia e Salute Pubblica, ritiene che il 30-50% dei fumatori statunitensi appartenenti alla campionatura ha provato ad eliminare il vizio, ma che solamente il 7,5% è riuscito nell’ardua impresa. Anche l’OMS dichiara che ogni anno, nel mondo, più di 8 milioni di persone muoiono a causa del consumo di tabacco e che la maggior parte si verifica nei Paesi a basso e medio reddito. 

Dunque, se la ricerca in questione dice il vero ed abbandonare il fumo prima della fatidica data dei 35 anni può salvare qualche vita in più, ogni consumatore di sigarette nel suo piccolo dovrebbe provare a vincere questa sfida per niente impossibile, cercando così di vivere seguendo uno stile sano e di prevenzione, sia dal punto di vista fisico che salutistico, evitando di incorrere in malattie più o meno gravi nell’età avanzata. 

Credete in voi stessi, vogliatevi bene e smettete di fumare finché siete in tempo, la vostra salute va messa al primo posto.

Riduzione del Rischio in Italia: se ne discute a Roma con il nuovo Governo

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La riduzione del rischio come strategia di salute pubblica nell’eliminazione del fumo di sigaretta“, se ne discuterà a Roma questo mercoledì 9 Novembre nell’ambito di un convegno promosso da Motore Sanità nella “Sala Cristallo” dell’Hotel Nazionale a Piazza Montecitorio.

Tra i partner di questo importante e decisivo momento di confronto, anche il CoEHAR, il Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università degli Studi di Catania.

Come per tutte le dipendenze anche per il tabagismo è necessario attivare delle strategie di sostegno per smettere di fumare: in primis aiutare i fumatori a smettere definitivamente, ridurre gradualmente per chi non è in grado di farlo da solo e passare a prodotti meno dannosi per i fumatori che non riescono a smettere.

Allo stato attuale delle conoscenze l’approccio della riduzione del rischio non è ancora adottato quale strategia di salute pubblica in Italia. Sarebbe auspicabile invece poter disporre di sempre maggiori studi indipendenti. La realtà dei fumatori globali e nazionali induce ad un riesame sul potenziale minor impatto in termini di salute dei prodotti alternativi rispetto al tabacco combusto.

Oltre agli illustri esperti in ambito scientifico (come il prof. Riccardo Polosa, il prof. Fabio Beatrice ed il prof. Umberto Tirelli) interverranno anche gli esponenti del nuovo Governo: Maurizio Casasco, Onorevole XIX Legislatura; Marcello Gemmato, Sottosegretario Ministero della Salute; Francesco Zaffini Senatore della XIX Legislatura; Ketty Vaccaro, Responsabile Area Welfare e Salute Censis (Centro Studi Investimenti Sociali).

Scarica il programma

In Giappone è crollato il mercato delle sigarette convenzionali

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La metà del mercato delle sigarette in Giappone è stata cancellata in pochissimi anni. L’introduzione dei prodotti senza combustione ha distrutto la storia di uno di uno dei più grandi mercati del mondo. A vincere è la salute.

La multinazionale più importante del Giappone ha di recente rilasciato i risultati economici di proprio settore: la vendita di sigarette è scesa di più dell’18% nel 2022, un incremento che supera anche l’11% di vendite in meno del 2021.

Per dirlo in prospettiva, le vendite di sigarette in Giappone che erano 144,8 miliardi nei primi 9 mesi del 2016 sono 72,9 miliardi nello stesso periodo del 2022.

In Giappone il mercato di sigarette convenzionali si è dimezzato negli ultimi 6 anni. Una rivoluzione epocale che ci fa capire come il percorso mondiale verso un mondo Smoke Free stia correndo veloce verso la meta.

Secondo i dati economici di Japan Tobacco, il mercato complessivo del tabacco, compreso i prodotti a rischio ridotto, è diminuito drasticamente.

Nonostante l’ostilità di alcuni governi, la tassazione, i divieti e la mancanza di politiche pubbliche lungimiranti, la lotta alla combustione sta seguendo il suo percorso naturale. A vincere è la prospettiva dei fumatori che scelgono una strada più sana e intraprendono percorsi verso la cessazione definitiva. Il dato giapponese è emblematico” – ha detto il prof. Riccardo Polosa, commentando la notizia.

CNBC: Polosa a Dubai per parlare di salute e riduzione del danno

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Si è conclusa la kermesse internazionale organizzata dalla prestigiosa CNBS a Dubai e dedicata all’Harm Reduction. Tra gli illustri relatori, anche l’atteso intervento del prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR.

CNBC è leader mondiale nelle notizie economiche e di rilevanza sociale e fornisce copertura delle news in tempo reale a circa 400 milioni di persone nel mondo.

L’evento dedicato all’Harm Reduction si è tenuto al Conrad Hotel di Dubai e ha visto la partecipazione di esperti del mondo dell’Harm Reduction ma anche della ricerca clinica.

Tra loro: prof.ssa Tara Rampal, Medico Anestesista ed esperto di politiche pubbliche in Inghilterra; Prof. David Khayat, Direttore di Oncologia presso l’ospedale Pitié-Salpétrière di Parigi e il Dr. Harry Shapiro, Direttore di DrugWise in Inghilterra.

Per maggiori informazioni, clicca qui

Con il contributo del CoEHAR, in Spagna 170 esperti firmano la dichiarazione “Smoke-Free Spain”

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Il sostanziale fallimento dell’approccio tradizionale alla dipendenza da tabacco che causa oltre 55.000 morti l’anno in Spagna, ha portato 170 esperti a firmare la prima “Dichiarazione Internazionale per una Spagna libera da fumo”, nata con lo scopo di aiutare i fumatori e riconsiderare l’approccio dell’harm reduction.

La guerra al fumo di sigaretta in Spagna sta entrando in una nuova e delicata fase. Nel paese mediterraneo, l’atteggiamento prevalente nei confronti dei fumatori che vogliono smettere si è basato negli ultimi decenni su due direttrici fondamentali, prevenzione e cessazione, “o smetti o muori”, insomma.

Guarda il video della presentazione

Una linea che ha portato il governo spagnolo a varare un piano antifumo per il periodo 2021-2025, chiamato “Comprehensive Plan for Prevention and Control of Smoking” per aggiornare la legge antifumo del 2005. 

Una strategia che prevede di ridurre la percentuale di fumatori al 10% tra il 2030 e il 2040, attraverso una serie di norme tra cui l’aumento della tassazione, la revisione di immagini e loghi sui pacchetti di sigarette e l’aumento delle restrizioni in luoghi pubblici e spiagge.

Peccato che la suddetta legge stia ancora terminando il lungo processo amministrativo e decisionale.

Nel frattempo, nel paese, secondo il sondaggio EDADES del 2019/2020, la Spagna ha una percentuale di fumatori del 32.3% nella popolazione tra i 15 e i 64 anni, non tanto dissimile dal dato del lontano 2005, poco prima dell’introduzione della prima legge antifumo spagnola, quando i dati si attestavano al 32.8%.

Una situazione di stallo che sostanzialmente sigla il fallimento delle politiche antifumo cosiddette tradizionali, basate principalmente su una line aggressiva e autoritaria che chiede ai fumatori la semplice astinenza, attraverso norme he rendano difficile l’acquisto e l’uso delle sigarette.

Ed è in questa delicata fase che un gruppo di 170 esperti spagnoli ed internazionali ha voluto firmare e inviare alle autorità spagnole la “Dichiarazione Internazionale per una Spagna libera dal fumo”. Un documento essenziale che chiede di rivedere le norme sul controllo del tabacco e riconsiderare approcci non tradizionali, che si basino anche sulle strategie di riduzione del danno per aiutare coloro che non possono o non vogliono smettere di fumare.

Un documento che ha visto il supporto di diversi membri del CoEHAR, il Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università di Catania, non nuovo ad iniziative similari.

Come si legge nel testo, i firmatari ritengono “che le autorità spagnole abbiano un’occasione d’oro per applicare nuove misure nella lotta contro le malattie causate dal fumo che stanno dando risultati significativi nei paesi in cui sono già applicate”.

Less harm: International Declaration for a Smoke-Free Spain

Il testo integrale contiene una serie di proposte che tengano conto della reale situazione dei fumatori e delle possibili strategie alternative che possano dare risultati postivi nella lotta al fumo.

  1. Cessazione e prevenzione devono continuare ad essa i pilastri della lotta al fumo di sigaretta, ma da sole non possono più bastare.
  2. Circa 4.5 milioni di fumatori non riescono a smettere nonostante i diversi tentativi e solo il 35% riesce a rimanere astinente con i metodi convenzionali. Per ammortizzare l’impatto di questi danni, si deve tenere conto dell’utilizzo di strumenti e strategie che riducano il danno da fumo, come sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato.
  3. Bisogna dare ascolto alla scienza e ai risultati della ricerca e non a opinioni, preconcetti o titoli sensazionalistici.
  4. Servono più training per i professionisti del settore sanitario e più informazioni per i fumatori.
  5. I prodotti delle strategie di harm reduction necessitano di regolamentazioni diverse.
  6. Bisogna stringere le normative in merito al consumo di tabacco.
  7. E’ importante seguire l’esempio di nazioni che si sono già aperte alle strategie di riduzione del danno, come l’Inghilterra. 
  8. E’ necessario promuovere ed implementare la ricerca di settore.

Le leggi che tutelano la salute dei non fumatori nei luoghi di lavoro

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Fumare in ufficio o comunque nei luoghi in cui è vietato non è mai reato; lo può diventare, però, non adottare i dovuti provvedimenti nel caso in cui il divieto venga violato.

Qualche giorno fa abbiamo ricevuto una singolare richiesta di aiuto da parte di un dipendente degli uffici pubblici della Regione Siciliana. La richiesta: Sono un funzionario della Regione Siciliana e sono qui a richiedere il vostro intervento in quanto cardiopatico causa fumo passivo. Ancora oggi i miei due colleghi di ufficio fumano in stanza e io non so più che fare anche perchè gli altri colleghi non sono complici passivi“.

Prof. Rapisarda

Oggi, il prof. Venerando Rapisarda, docente di Medicina del Lavoro dell’Università degli Studi di Catania e membro del CoEHAR, risponde secondo come segue:

Se è stato denunciato al responsabile che qualcuno fuma in ufficio e questi non ha fatto nulla, questo potrebbe essere denunciato a sua volta per omissione o rifiuto di atti d’ufficio. Secondo il codice penale, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.

Quindi, il responsabile o il dirigente che non fa rispettare il divieto di fumo negli uffici rischia un processo penale se non adempie al suo compito. Tuttavia, il reato appena menzionato si applica solamente a chi ricopra la carica di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, qualifica che difficilmente potrebbe rivestire il datore di lavoro privato. In questa ipotesi, cioè se il divieto di fumo non viene rispettato in un ufficio privato, allora si potrebbe fare causa al datore o al responsabile che non fa rispettare il precetto, potendo giungere a chiedere il risarcimento del danno derivante da fumo passivo.

La salute dei non fumatori, sul luogo di lavoro, è tutelata dai seguenti provvedimenti di carattere normativo, cronologicamente elencati: 

  • a. legge n. 584 dell’11 novembre 1975; 
  • b. direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 dicembre 1995; 
  • c. art. 52, comma 20, della legge n. 448 del 2001;
  • d. art. 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3;
  • e. accordo Stato-Regioni del 24 luglio 2003;
  • f. decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 dicembre 2003;
  • g. art. 19 del decreto-legge 9 novembre 2004, n. 266.

Nelle strutture pubbliche e private soggette al divieto di fumare, i soggetti incaricati della vigilanza, dell’accertamento e della contestazione delle infrazioni:

  • vigilano sull’osservanza dell’applicazione del divieto;
  • accertano le infrazioni, contestando immediatamente al trasgressore la violazione;
  • redigono in triplice copia il verbale di contestazione;
  • forniscono l’indicazione dell’autorità cui far pervenire scritti difensivi;
  • notificano il verbale ovvero.

 La violazione del divieto di fumo non comporta una sanzione penale ma una amministrativa di tipo pecuniario. La denuncia andrà fatta alla persona designata come responsabile all’interno della struttura. 

Ogni cartello che segnala il divieto di fumare riporta, oltre alla legge di riferimento e all’importo da pagare nel caso di trasgressione, anche il nominativo di colui che è tenuto a garantire il rispetto del divieto stesso.

In particolare, i dirigenti preposti alle strutture della pubblica amministrazione sono tenuti ad individuare i soggetti cui spetta vigilare sull’osservanza del divieto di fumare, accertare e contestare le infrazioni; ove non vi abbiano provveduto, spetta ad essi stessi esercitare tale attività di controllo e di successiva sanzione.

A Roma, World Vapers Alliance presenta i 7 passi per combattere l’epidemia di fumo 

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I rappresentanti della World Vapers Alliance presentano al nuovo governo un piano in 7 punti per combattere il fumo in Italia.

Foto: SigMagazine

Comunicato Stampa: World Vapers Alliance

Roma, 25 Ottobre — Oggi il più grande gruppo a difesa dei consumatori di sigarette elettroniche al mondo ha presentato al nuovo governo italiano una strategia in 7 fasi per ridurre il tasso di fumo. 

All’indomani della nomina del nuovo governo in Italia, World Vapers’ Alliance (WVA), insieme alla sua organizzazione partner italiana, ANPVU, ha consegnato ai rappresentanti della nuova maggioranza delle raccomandazioni per ridurre il tasso di fumatori e combattere le morti causate dal fumo. 

La “strategia in 7 fasi” è stata annunciata anche durante una conferenza stampa a Roma, mentre il nuovo governo riceveva il voto di fiducia del Parlamento. 

Alla conferenza stampa hanno partecipato il direttore della World Vapers’ Alliance Michael Landl, l’europarlamentare Gianna Gancia (Lega), Barbara Mennitti, caporedattore di SigMagazine, e la vicepresidente dell’Associazione Nazionale Vapers Uniti (ANPVU), Anna Corbosiero.

Sono convinta che il nuovo governo appena insediato abbia tutte le carte in regola per affrontare il tema della legislazione sul tabacco con un approccio scientifico e basato sui fatti. Nella proposta di revisione della Direttiva sui prodotti del tabacco, è necessario che il governo italiano insista su alcuni punti fondamentali riguardanti la normativa sulle sigarette elettroniche“, ha dichiarato l’europarlamentare della Lega Gianna Gancia. 

“In particolare, l’Italia dovrebbe mantenere un’ampia gamma di aromi, che aiuterebbe il consumatore nella transizione dal fumo tradizionale a quello elettronico, scoraggiando al contempo la formazione di un mercato parallelo illegale, e avere un sistema di tassazione più equo per evitare la nascita di un mercato nero”, ha concluso l’eurodeputata Gancia.

“Solo in Italia ci sono ancora più di 12 milioni di fumatori. I costi diretti e indiretti del fumo ammontano a quasi 26 miliardi di euro. Pertanto, il nuovo governo deve attuare un nuovo approccio: invece di stigmatizzare e proibire, l’Italia deve abbracciare l’innovazione come il vaping. Seguendo le evidenze scientifiche e l’esperienza dei consumatori, il nuovo governo italiano ha il potenziale per diventare un leader nella riduzione del danno da tabacco. La nostra “strategia in 7 fasi” offre una linea guida completa per raggiungere gli obiettivi di liberazione dal fumo”, ha dichiarato il direttore della WVA Michael Landl. 

Le raccomandazioni includono i seguenti punti: 

  • Abbracciare la riduzione dei danni del tabacco;
  • Promuovere il vaping come strumento per smettere di fumare;
  • Consentire il vaping nelle aree esterne non fumatori;
  • Abbassare la tassazione sui prodotti del vaping e adeguarla al rischio relativo;
  • Rifiutare i divieti sugli aromi;
  • Mantenere il vaping disponibile, applicando al contempo norme intelligenti per prevenire il vaping tra i minorenni;
  • Promuovere la riduzione del danno da tabacco nelle istituzioni e nelle legislazioni dell’UE.

La strategia in 7 fasi per la riduzione del danno in Italia fa parte della campagna europea della World Vapers’ Alliance sulla riduzione del danno, presentata con lo slogan #BackVapingBeatSmoking.

SIMI: al congresso di Medicina Interna si parla di riduzione del danno da fumo di tabacco

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Le strategie di riduzione del danno da fumo saranno oggetto di un intervento del prof. Polosa durante il Congresso nazionale della Società Italiana di Medicina Interna: focus dell’edizione di quest’anno, la gestione del paziente complesso e la possibilità di intraprendere nuove strategie per constatare anche i fattori di rischio modificabili, come il fumo.

Il prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR, in occasione del congresso nazionale SIMI, che si svolgerà a Roma dal 21 al 23 ottobre presso il Rome Cavalieri Hotel, condurrà il panel “Il concetto di Harm Reduction e le strategie per ridurre il fumo di tabacco”.

Il primo approccio del fumatore con uno specialista è un momento importante nella creazione di un percorso terapeutico che indirizzi il paziente verso scelte di salute consapevoli.

Creare un network informato di specialisti a livello nazionale e territoriale è una delle priorità per tutti coloro che si occupano di riduzione del danno da fumo, sulla scia degli esempi positivi condotti in Inghilterra.

Ancora oggi troppi medici non conoscono le possibilità offerte dal passaggio ai dispositivi senza combustione per i pazienti che non riescono a smettere di fumare da soli. Una soluzione alternativa di riduzione del danno che potrebbe aiutare i pazienti ad uscire da percorsi difficili di tabagismo. Dati internazionali e significativi dicono addirittura che ci sono ancora tantissimi medici che fumano sigarette convenzionali. Dobbiamo lavorare di più su prevenzione e informazione” – dice il prof. Polosa.

Il congresso nazionale SIMI

Dopo due anni di edizioni virtuali, il congresso nazionale SIMI torna a svolgersi in presenza presso il  Rome Cavalieri Hotel.

Il programma di quest’anno, includerà letture, simposi, mini-simposi, le Tane del GIS, il Gymnasium delle Scuole Ecografiche SIMI, comunicazioni orali e discussioni poster.

Il Congresso sarà preceduto da un Corso pre-meeting su “Urgenze in Medicina Interna” incentrato su temi pratici e di frequente riscontro nella clinica.

L’evento SIMI sarà anche teatro di discussione per la stesura di un piano di rinascita post-pandemia, con attenzione particolare al paziente cronico multimorbido, affinché non vengano commessi errori gravi e l’assistenza al paziente complesso e fragile nella fretta di operare cambiamenti, non ne risulti indebolita, anziché rafforzata e razionalizzata.

Per ricevere ulteriori informazioni, visitare il link

“Make it make sense”: basta confusione di termini, diamo un senso

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Leggiamo e pubblichiamo l’articolo firmato da Helen Redmond su Filter

Le sigarette elettroniche non contengono tabacco, eppure sono regolarmente chiamate “prodotti del tabacco.” La guerra della disinformazione contro la riduzione del danno da tabacco si basa su una serie di termini imprecisi e del tutto fuorvianti che lasciano il pubblico a chiedersi: “Make it make sense” ovvero “Dai un senso compiuto”.  

Quindi ben venga che un gruppo di ricercatori del Regno Unito, guidato dalla dott.ssa Sharon Cox, abbia creato una versione iniziale di un’ontologia del tabacco, nicotina e prodotti da svapo con l’obiettivo di ridurre l’ambiguità e la confusione nel campo. “Ontology” (in inglese) è il modo di classificare un insieme di concetti in una categoria precisa di in un’area disciplinare per mostrarne le proprietà precise e le relazioni tra i concetti.

La dott.ssa Cox ha spiegato: “Le persone usano gli stessi termini per riferirsi a cose diverse o usano termini diversi per indicare  la stessa cosa“. Grazie al finanziamento del Cancer Research UK, il suo gruppo sta ora sviluppando un’ontologia della sigaretta elettronica (E-CigO).

I nuovi dispositivi di somministrazione della nicotina hanno rivoluzionato il campo e reso necessario lo sviluppo di una nomenclatura logica e coerente. Attualmente viene utilizzato un numero vertiginoso di termini. C’è la riduzione del danno da tabacco (THR), i sistemi elettronici di somministrazione della nicotina (ENDS), i prodotti e-vapor, i prodotti alla nicotina a rischio ridotto e più sicuri (SNP) e i prodotti a tabacco riscaldato. Le “sigarette elettroniche” includono vaporizzatori “a sistema aperto”, che possono essere ricaricati con liquidi elettronici, e le ultime e già diffuse “usa e getta”. Altre opzioni THR includono snus, buste e pastiglie di sale alla nicotina per uso farmaceutico, e prodotti del tabacco riscaldati contenenti una lama in ceramica. 

<<Le persone che fumano avrebbero la stessa probabilità di utilizzare terapie sostitutive della nicotina se fossero etichettate come “prodotti del tabacco”?>> 

Se si stima che la combustione uccide 8 milioni di persone ogni anno, si capisce che una classificazione corretta e chiara ha parecchia importanza. Se i fumatori vogliono passare dalle sigarette convenzionali a quelle senza combustione, hanno bisogno di descrizioni chiare ed accurate. Inoltre, “l’etichettatura dei prodotti correlati al tabacco influenza l’interpretazione dei risultati della ricerca scientifica. La mancanza di chiarezza sui prodotti ha portato a incomprensioni e controversie sull’interpretazione dei dati”, hanno osservato i ricercatori .

Nel mondo controverso e divisivo del controllo del tabacco negli Stati Uniti, i termini standard possono essere completamente confusi e spesso completamente sbagliati. La Food and Drug Administration (FDA) statunitense classifica i vaporizzatori di nicotina come “prodotti del tabacco” perché la nicotina in essi contenuta è derivata dalla pianta del tabacco. Ma non classifica cerotti, gengive e inalatori (regolati come farmaci con un percorso completamente diverso dai vaporizzatori) in quanto tali, anche se la loro nicotina proviene dalla stessa fonte. Le persone che fumano avrebbero la stessa probabilità di utilizzare queste terapie sostitutive della nicotina se fossero etichettate come “prodotti del tabacco”?

Allora perché la FDA non ha corretto questo ovvio termine improprio? Non farlo ha consentito alle organizzazioni anti-vaping come la Campaign for Tobacco Free Kids (CTFK) di perpetuare, implicitamente, la menzogna secondo cui i vaporizzatori contengono tabacco. I gruppi anti-vaping hanno armato questa potente bugia per creare confusione, aumentare il sostegno pubblico per i divieti di svapo, approvare restrizioni su vendite e aromi e scatenare una guerra alla droga contro i consumatori di nicotina. CTFK ha sfruttato questa categorizzazione errata per inquadrare la fine dello svapo giovanile come una lotta per ridurre il consumo di tabacco da parte dei giovani. “Suona davvero brutto quando dici che i giovani usano un prodotto del tabacco”, ha detto Cox in un’intervista .

Nel 2019 il CDC ha contribuito alla disinformazione dilagante quando alcune persone si sono ammalate per una misteriosa lesione polmonare. In origine l’agenzia la chiamò “lesione polmonare associata allo svapo” (VAPI), poi adottò il termine irritante e altrettanto impreciso, EVALI. È integrato nell’etichetta che una delle cause di questa condizione polmonare è correlata ai vaporizzatori di nicotina. Ma la colpa era nelle cartucce di THC, adulterate con acetato di vitamina E acquistate per strada. Non c’erano e non ci sono prove che qualcuno si fosse ammalato o fosse morto a causa dell’uso di vaporizzatori di nicotina.

Una lettera dell’agosto 2021 firmata da 75 esperti multidisciplinari chiedeva al direttore del CDC, la dott.ssa Rochelle Walensky, di rinominare la malattia. Hanno scritto: “… il nome EVALI è inefficace e fuorviante in quanto non fornisce agli operatori sanitari o al pubblico chiarezza e specificità riguardo alle fonti di rischio di questa malattia”. Suggerendo la definizione più appropriata: “Adulterated THC Vaping Associated Lung Injury” (ATHCVALI). Walensky rispose no.

E come mostra questo sondaggio, Juul (il capro espiatorio preferito dai media), è stato accusato di EVALI.

La creazione di un’ontologia accurata consentirà alle persone di scegliere alternative più sicure, prevenendo le malattie legate al fumo e la morte prematura.

Chelsea Boyd ha affermato in un articolo per Filter: “L’incapacità del CDC di distinguere tra le sigarette elettroniche che rilasciano nicotina e quelle che forniscono composti di cannabis, insieme all’insistenza sul fatto che siano coinvolti prodotti legali a base di nicotina, nonostante la mancanza di prove convincenti pubblicamente disponibili, rende difficile credere che le sue azioni non siano motivate politicamente”. Boyd ha ragione. L’HIV era originariamente chiamato “deficit immunitario correlato ai gay” (GRID). Ora ci sono appelli per rinominare “monkeypox” per evitare qualsiasi insinuazione razzista.

La disinformazione sui vaporizzatori danneggia le persone che fumano. Uno studio ha suggerito che la legislazione derivante da dichiarazioni errate su EVALI e sui vaporizzatori in Massachusetts ha portato a un aumento del consumo di sigarette. Un altro studio ha concluso che i messaggi dei CDC su EVALI hanno contribuito a far si che “una parte sostanziale dei consumatori crede che le sigarette elettroniche siano più dannose delle sigarette“. Quante volte bisogna dirlo? Non lo sono. Una revisione ufficiale del Regno Unito delle prove pubblicate quest’anno ha affermato ancora una volta: “A breve e medio termine, lo svapo rappresenta una piccola parte dei rischi del fumo“.

Un importante esempio dell’utilizzo di una serie di terminologie chiare può essere trovato nel rapporto Burning Issues: The Global State of Tobacco Harm Reduction 2020 , pubblicato da Knowledge-Action-Change (KAC). Gli autori non descrivono più i dispositivi per lo svapo della nicotina come “sigarette elettroniche”, scrivendo: “Il termine è fuorviante per gli operatori sanitari, i politici e il pubblico in generale, poiché associa strettamente questi nuovi prodotti alle sigarette”. Invece, il rapporto usa il termine “prodotti a base di nicotina più sicuri. Abbandonando il termine EVALI, gli autori ne hanno creato uno nuovo: “danno polmonare correlato alla vitamina E” (VITERLI).

Un altro nuovo giornale propone intanto di abbandonare la parola “fumatore”. La creazione di un’ontologia che classifichi in modo accurato e inequivocabile l’ampia gamma di prodotti a base di nicotina più sicuri è di vitale importanza e attesa da tempo. Questo consentirà alle persone di scegliere alternative più sicure, prevenendo le malattie legate al fumo e la morte prematura.

Maxi review UK su 400 studi internazionali: ecig meno dannose 

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uk review 400 ecig

Una review indipendente condotta dai ricercatori inglesi del King’s College di Londra su oltre 400 studi internazionali conferma che i prodotti privi di combustione, come le ecig, sono meno dannosi rispetto alle sigarette convenzionali

La domanda “le ecig sono meno dannose delle sigarette convenzionali?” non ha più margine di interpretazione: numerose review internazionali dimostrano che i prodotti a rischio modificato presentano una minor percentuale di rischio rispetto alle sigarette tradizionali.

Ultima in ordine di tempo a confermare l’asserzione, una review indipendente dei ricercatori del King’s College di Londra, che hanno portato a termine una delle più vaste e, fino ad ora, più approfondite review in materia di fumo elettronico.

I ricercatori inglesi hanno incluso nel report, commissionato dall’Office for Health Improvement and Disparities del Dipartimento della salute e dell’assistenza sociale, oltre 400 studi condotti a livello mondiale. 

I risultati?

Sebbene il vaping non sia totalmente privo di rischi, soprattutto per chi non ha mai fumato, comporta una piccola percentuale di rischio nel breve e medio termine se paragonato al ben più tossico fumo di sigaretta.

La review ha indagato diversi aspetti legati al vaping, compresi tipologie diversi di soggetti e di prodotti utilizzati, gli effetti sulla salute (sia in termini assoluti che quando paragonati al fumo convenzionale) e la percezione dei consumatori in merito ai rischi relativi.

Secondo i ricercatori, i fumatori che decidono di passare al vaping sperimentano una “riduzione sostanziale” nell’esposizione alle sostanze tossiche causa di cancro, patologie polmonari e cardiovascolari, ma avvertono comunque chi non ha mai fumato di non iniziare con nessuna delle alternative del consumo di tabacco.

Uno tra i maggior volumi di ricerca evidenziati dalla review, e dove quindi vi erano più prove a sostegno, riguarda i biomarcatori di esposizione: i livelli di nitrosammine specifiche del tabacco, composti organici volatili e altri componenti tossici implicati nelle principali malattie causate dal fumo sono stati trovati a livelli significativamente più bassi tra i vapers.

Tra chi svapa, i livelli complessivi di nicotina erano inferiori o simili a quelli dei fumatori.

Un dato interessante emerso dal report è sicuramente quello relativo alla percezione da parte dei consumatori dei rischi connessi allo svapo: nel 2021, solo il 34% degli adulti che fumavano percepiva che lo svapo era meno dannoso del fumo, mentre solo l’11% dei fumatori adulti sapeva che la nicotina non era la causa principale dei rischi per la salute legati al fumo di tabacco.

Per quanto riguarda l’abitudine tabagica in Inghilterra tra gli adulti, si evidenzia come i tassi del fumo siano diminuiti con l’aumento del vaping, ma la stessa tendenza non si sta verificando tra i più giovani.

Secondo il rapporto, il fumo tra gli 11 e i 18 anni di età è passato dal 6,3% nel 2019 al 6% nel 2022, mentre lo svapo è passato dal 4,8% all’8,6%.

Nell’ultimo anno, i tassi di svapo sono raddoppiati tra i giovani tra i 16 e i 18 anni, ma l’aumento più sorprendente riguarda l’uso dei nuovi dispositivi per il vaping usa e getta, che ora sono utilizzati da più della metà dei giovani vapers, rispetto al 7,8% dell’anno scorso.

La pubblicità, il packaging e la commercializzazione di prodotti usa e getta per i giovani dovrebbero essere attentamente valutati e, laddove sia necessario, si devono adottare misure proporzionate per ridurre l’attrattiva verso i giovani“, dichiarano gli autori dello studio, che mettono in guardia dell’aumento nell’uso di questi dispositivi tra le fasce più giovani della popolazione. 

Dovremmo garantire ai fumatori adulti il giusto supporto, che includa informazioni accurate sul minor rischio del vaping rispetto al fumo e su come i dispositivi privi di combustione possano aiutarli a smettere di fumare, offrendo al contempo il giusto supporto educativo ai giovani che non avrebbero mai fumato, per scoraggiarli dall’iniziare a svapare, oltre che migliorare le norme sull’età di vendita e sulle restrizioni pubblicitarie”, ha affermato Lion Shahab, professore di psicologia della salute e co-direttore del Tobacco and Alcohol Research Group, presso l’University College di Londra

Se questo equilibrio può essere raggiunto, le sigarette elettroniche possono svolgere un ruolo importante nel relegare le sigarette convenzionali ai libri di storia nel Regno Unito“.

Polosa a GTFN: “Adesso il Governo si occupi di riduzione del rischio”

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Fonte: Adnkronos

“Un confronto aperto, qualificato, maturo, e non pregiudiziale non può che essere un vantaggio per i fumatori e per la società. Bisogna andare oltre la circolazione di notizie sensazionalistiche, che molto spesso non rispecchiano alcuna solidità scientifica”. Non ha dubbi Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR, intervistato dall’Adnkronos in occasione della dodicesima edizione del Global Tobacco and Nicotine Forum, il meeting più importante al mondo dedicato alla discussione delle politiche e del futuro delle industrie del tabacco e della nicotina, in programma a Washington del 27 al 29 settembre.

“Il dato Istat a Maggio 2022 – ricorda Polosa – ci ha detto che i fumatori in Italia sono circa 10 milioni, ovvero quasi il 19% della popolazione. I dati sembrano inoltre indicare un lieve aumento rispetto al 2019, che probabilmente dipende dal difficile periodo legato alla pandemia, che ha inciso pesantemente nelle abitudini di fumatori ed ex-fumatori”. A fonte di questo dato allarmante, però, non si registrano risultati incisivi nella lotta al tabagismo e anzi, sebbene smettere di fumare rimane la migliore scelta possibile che non tutti i fumatori vogliono o riescono a perseguire, Polosa osserva come “si tende a snobbare l’unica vera innovazione nel campo del controllo del tabagismo: il vapagismo e l’uso di prodotti combustion-free a tabacco riscaldato”.

“In Inghilterra – spiega l’esperto – una politica liberale nei confronti della sigaretta elettronica ha determinato un crollo nel numero di fumatori in quel Paese. Cosa stiamo aspettando in Italia? Bisogna ripartire da una cultura della salute consapevole, che includa la riduzione del rischio come soluzione integrante del problema tabagismo. In tempi di nuovi riassetti politici, credo proprio che al prossimo governo sia dato il compito di ristabilire le linee guida delle politiche di salute pubblica e determinare finalmente la strada verso la corretta prevenzione e l’adozione di politiche della riduzione del rischio”, aggiunge.

“Le politiche di riduzione del danno non riguardano solamente il mondo del tabagismo, ma le vediamo applicate con successo in altri settori, anche nella vita di tutti i giorni”, ricorda Polosa citando alcuni esempi concreti: “L’uso del casco in motorino, o della cintura in macchina, sono un esempio comune di situazione di vita reale dove si cerca di mitigare il rischio derivante da una situazione”.

“Parliamo quindi di un approccio multisettoriale, che permette di mitigare le conseguenze dannose a livello sociale, di salute ed economico di un’azione. Strategie che da anni vengono impiegate per quanto riguarda il consumo e la dipendenza da sostanze stupefacenti”, aggiunge.

“Purtroppo, per quanto riguarda il mondo del tabagismo e del controllo del tabacco, esistono differenze abissali a livello mondiale: ci sono paesi, come l’Inghilterra, dove le sigarette elettroniche sono parte integrante dell’attività promossa dagli organi di salute pubblica e vengono consigliate dal personale sanitario, e paesi meno tolleranti, dove vige tutt’ora un approccio “o smetti o muori”, che ormai sappiamo non portare ai risultati sperati”, puntualizza l’esperto.

Anche sul fronte della ricerca scientifica ci sono risultati significativi e l’Italia è pioniera in questo campo, come spiega Polosa: “Ormai le evidenze scientifiche che dimostrano la ridotta tossicità dei dispositivi elettronici rispetto al fumo combusto sono solide e ciò dipende da diversi fattori: in primis, il progresso tecnologico ha portato alla creazione e alla commercializzazione di prodotti più efficaci, con un impatto sicuramente diverso in termini di salute rispetto ai primi prototipi. In secondo luogo, abbiamo a disposizione dati nel lungo periodo che dimostrano il potenziale di questi strumenti anche nella diminuzione nelle comorbidità di determinate patologie, come ad esempio malattie polmonari, quali la Bpco o l’asma o malattie cardiovascolari”.

“Inoltre, le metodologie della ricerca di settore sono cambiate- aggiunge l’esperto -. Al Coehar abbiamo portato avanti un progetto che conta la partecipazione di svariati laboratori internazionali che hanno replicato in maniera indipendente e standardizzata alcuni tra i più noti studi del settore, per ovviare a uno dei principali punti deboli della ricerca di settore: la mancanza di replicabilità”.

“Siamo i primi al mondo ad aver valutato scientificamente i prodotti a rischio ridotto stabilendo imprescindibilmente alcuni criteri di efficacia che sono ormai ripetuti in tutti i Paesi”, continua Polosa: “Al Coehar siamo quasi a quota 100 pubblicazioni sul tema. L’Italia, con Catania in testa, ha scritto la storia di questo settore di ricerca e che le ecig siano molto meno dannose delle sigarette convenzionali è ormai un dato scientifico consolidato. Quello su cui adesso dobbiamo è l’azione sanitaria. Servono urgentemente interventi di salute pubblica che mirino a promuovere i prodotti a rischio ridotto come strumenti efficaci nella lotta al fumo”, conclude.

A Catania, anche “Sharper” sarà contro il fumo

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Il 30 Settembre l’Europa festeggia la ricerca. Si terrà infatti come ogni anno in molte città d’Europa la “Notte dei Ricercatori”, un’iniziativa promossa dalla Commissione Europea fin dal 2005 che coinvolge ogni anno migliaia di ricercatori e istituzioni di ricerca in tutti i paesi europei.

In Italia le città coinvolte sono: Ancona, Cagliari, Camerino, Catania, Genova, L’Aquila, Macerata, Nuoro, Palermo, Pavia, Perugia, Sassari, Terni e Trieste.

SHARPER è coordinato dalla società di comunicazione scientifica Psiquadro, in collaborazione con un consorzio che comprende l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – INFN, cinque Università: l’Università Politecnica della Marche, l’Università di Cagliari, l’Università di Catania, l’Università di Palermo, l’Università di Perugia, il museo Immaginario Scientifico di Trieste, l’associazione Observa Science in Society. Partecipano inoltre come partner associati l’Università di Camerino, l’Università di Genova, l‘Università di Macerata e l’Università di Sassari.

L’obiettivo è di creare occasioni di incontro tra ricercatori e cittadini per diffondere la cultura scientifica e la conoscenza delle professioni della ricerca in un contesto informale e stimolante

L’Università di Catania ha preparato un programma che spazia dai temi di frontiera della ricerca di base alle applicazioni tecnologiche nei campi più disparati. Interdisciplinarietà e sfide per il futuro sono il filo conduttore del programma.

Come ogni anno, anche il CoEHAR, Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università di Catania, in collaborazione con la Lega Italiana Anti Fumo LIAF, saranno partner ufficiali dell’evento.

Nello specifico, a Piazza Università – Palazzo San Giuliano – LIAF accoglierà i fumatori che vogliono ricevere informazioni per smettere di fumare con i consulenti dedicati.

Alle ore 18.30 a Palazzo San Giuliano si terrà il CoEHAR Talk, un momento dedicato alla scienza e alla ricerca da condividere con gruppi di ricercatori e famiglie. A condurre il talk ci saranno il prof. Pasquale Caponnetto, coordinatore del CPCT Centro di Prevenzione e Cura al Tabagismo del Policlinico di Catania, ed il prof. Massimo Caruso, co-project leader del CoEHAR.

In UK è vaping revolution: obiettivo paese senza fumo entro il 2030

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Lo svapo è aumentato rapidamente negli ultimi dieci anni fino a raggiungere livelli record in Gran Bretagna con circa 4,3 milioni di persone che sono vapers regolari. A dimostrarlo è il report pubblicato da Action on Smoking and Health (Ash) che spiega come l’8,3% degli adulti in Inghilterra, Galles e Scozia svapa, rispetto all’1,7% di dieci anni fa, che equivaleva a circa 800.000 persone.

Dei 4,3 milioni di vapers attualmente presenti in Gran Bretagna, circa 2,4 milioni sono ex fumatori, 1,5 milioni sono fumatori attuali e 350.000 non hanno mai fumato una sigaretta.

Le cifre mostrano anche che la percentuale degli attuali vapers che non hanno mai fumato è aumentata dal 4,9% dello scorso anno all’8,1% di quest’anno.

Nel 2022, anche il 35% degli attuali vapers fumava. Ma in questo gruppo, coloro che svapano quotidianamente fumano meno sigarette rispetto ai dual user che svapano meno frequentemente.

Il rapporto ha mostrato che le sigarette elettroniche stanno diventando particolarmente popolari tra i giovani, con i giovani tra i 18 ei 24 anni i maggiori consumatori nel 2022, con l’11%. Un dato preoccupante che si riferisce alla commercializzazione illegale tra i minori.

Hazel Cheeseman, vice amministratore delegato di Ash, ha affermato che l’aumento dei fumatori che passa allo svapo è una notizia epocale: “Le ecig – si legge in una nota – sono strumenti salvavita per coloro che lottano contro il fumo di sigaretta convenzionale“.

Allo stesso tempo, spiega Cheeseman: “Dobbiamo affrontare il recente aumento dello svapo giovanile e mettere in atto tutti gli sforzi più ampi per affrontare il problema. Il momento per l’azione del governo è ora“.

Oggi in Inghilterra ci sono cinque volte più vapers rispetto al 2012, con milioni di persone che hanno avuto accesso allo strumento per smettere di fumare con facilità e su consiglio regolare degli operatori sanitari.

Secondo gli autori, la rivoluzione dello svapo che si sta attuando in Gran Bretagna aiuterà il paese a raggiungere l’obiettivo di un “paese senza fumo entro il 2030”.

Ricerca ecig: Polosa e Goniewicz sono gli autori più influenti al mondo

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Una nuova analisi bibliometrica ha sancito che nella top ten degli studiosi più autorevoli nel campo della ricerca sulle sigarette elettroniche rientra a pieno titolo il lavoro svolto dal prof. Riccardo Polosa, eletto tra gli scienziati più influenti e prolifici del settore. Un riconoscimento della carriera professionale, ma anche una testimonianza dell’incredibile lavoro svolto dal CoEHAR e dall’Università di Catania.

La ricerca nel campo delle sigarette elettroniche è cambiata radicalmente nel corso di questo decennio, complice l’innovazione tecnologica e la necessità di fornire risposte chiare ed esaustive agli interrogativi che circondano questi prodotti.

Un trend che rispecchia l’animato dibattito sulle alternative a rischio ridotto al fumo tradizionale, che divide l’opinione pubblica e quella istituzionale tra chi ritiene sia giusto vietare in toto questi strumenti e chi invece li vede come un’alternativa efficace e salvavita per milioni di fumatori.

Nel 2013, il progetto ECLAT, condotto da un team di scienziati guidati dalla lungimiranza del prof. Riccardo Polosa, è stato il primo studio al mondo a valutare l’efficacia delle sigarette elettroniche come metodo alternativo per smettere di fumare

Da allora, la rete di collaborazioni tra l’Università di Catania e il CoEHAR, il Centro di eccellenza internazionale per la ricerca sulla riduzione del danno da fumo, ha contribuito ad alimentare il panorama scientifico con studi all’avanguardia che hanno aiutato sia i fumatori a smettere, sia le autorità di salute pubblica internazionali a decidere “secondo scienza”.

Una recente analisi “The Mapping of Global Research on Electronic Cigarettes: A Bibliometric Analysis”, ha cercato di fornire una panoramica completa del mondo della ricerca delle sigarette elettroniche tra il 2000 e il 2021.

Analizzando un totale di 7,979 risultati nel database, si è notato che il numero di ricerche è aumentato incredibilmente a partire dal 2010, raggiungendo il picco nel 2020.

Prese nel loro insieme, le pubblicazioni coinvolgono un totale di 19.837 ricercatori, e gli studiosi nella top ten della ricerca di settore contribuiscono da soli all’8.71% di tutta la produzione scientifica

Secondo la “Mapping of Global Research on electronic cigarettes”, il prof. Riccardo Polosa (CoEHAR, Centro di Eccellenza Internazionale per la Ricerca sulla Riduzione del Danno da Fumo, Università di Catania) e il prof. Maciej L. Goniewicz (Roswell Park Comprehensive Cancer Center, USA) sono gli autori più influenti e autorevoli nel campo della ricerca sulle sigarette elettroniche

Per il prof. Polosa: “L’emergere di prodotti alternativi a rischio ridotto, come le sigarette elettroniche, sta portando nuova speranza per milioni di fumatori in tutto il mondo. È ormai imperativo accelerare gli sforzi per ridurre la morbilità e la mortalità dovute al fumo di sigaretta, sovvenzionando i farmaci approvati per i percorsi di smoking cessation e promuovendo tecnologie innovative per la sostituzione dei prodotti da fumo“.

Nella top ten deli autori co-citati rientrano Konstantinos Farsalinos, in testa con 2281 citazioni, seguito da Maciej L. Goniewicz (2070, 1.88%), Jean-François Etter (1738, 1.60%), Peter Hajek (996, 0.90%), Riccardo Polosa (949, 0.86%), Christopher Bullen (936,0.85%), Jessica K. Pepper (886,0.81%), Neal Benowitz (823,0.74%). 

Anafe: “Allarme contrabbando ecig monouso. Tuteliamo gli adolescenti”

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L’estate 2022 si sta caratterizzando per il preoccupante aumento della diffusione tra i giovani di sigarette elettroniche monouso di contrabbando, commercializzate illegalmente sia tramite i social media sia attraverso alcune attività di distribuzione e rivendita all’ingrosso e al dettaglio. Si tratta di dispositivi non conformi alla normativa vigente in quanto presentano un serbatoio contenente un volume di prodotto liquido superiore a 2 ml e con una concentrazione nicotinica maggiore al livello massimo consentito dalla legge (fissato dalla normativa in 20 mg/ml, ovvero 2%), oltre a non avere affrontato le rigide analisi tecniche, tossicologiche e sulle emissioni a cui sono sottoposti i prodotti legali. È quanto avvertono con preoccupazione i produttori riuniti in Anafe Confindustria, l’Associazione Nazionale dei produttori di Fumo Elettronico.

“Siamo di fronte ad un fenomeno nuovo e allarmante. Per questo motivo stiamo segnalando costantemente da giorni alle autorità di Polizia tutti i casi di contrabbando di sigarette elettroniche, in particolare monouso. Questi prodotti illegali sono potenzialmente dannosi per la salute perché non corrispondono ai rigidi standard di qualità e alle verifiche di sicurezza previsti dalla normativa, in particolare per il contenuto di nicotina spesso ben oltre i limiti di legge. Un fenomeno pericoloso su cui è urgente porre l’attenzione soprattutto perché il target principale di questo commercio è rappresentato dai giovani, che vengono raggiunti anche tramite canali difficili da controllare come i social media”, dichiara Umberto Roccatti, presidente di Anafe.

Anafe Confindustria si pone come presidio di legalità e di lotta al consumo minorile e lavora al fianco delle forze dell’ordine per contrastare il contrabbando e prevenire situazioni che possano nuocere alla salute pubblica. “Oltre alla costante attività di segnalazione dei casi di contrabbando, l’Associazione ha pubblicato sul proprio sito un vademecum normativo che rappresenta un’indicazione chiara a tutti quegli operatori seri che vogliono continuare a operare nella legalità”, prosegue Roccatti.

Il vademecum descrive le principali violazioni di legge che si possono riscontrare sui prodotti liquidi da inalazione e rammenta che possono essere compravenduti solo e soltanto per il tramite di: rivendite di generi di monopolio (Tabaccai), esercizi autorizzati (negozi di sigarette elettroniche, farmacie e parafarmacie debitamente autorizzati), e-commerce da parte di depositari autorizzati nel territorio italiano.

“Pur essendo stato ampiamente dimostrato che l’utilizzo delle e-cig rappresenta un’alternativa preferibile per i 12 milioni di fumatori che non riescono o non vogliono smettere di fumare, in ogni caso non vogliamo che i giovani inizino a fumare, neanche le e-cig. La legislazione è molto restrittiva e parla chiaro: la vendita di e-cig ai minori di 18 anni è assolutamente vietata e va impedita con ogni mezzo”, conclude Roccatti.

Il CoEHAR pubblica il primo studio al mondo che valuta l’efficacia e la sicurezza della vareniclina tra i fumatori con diabete 

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Un trial clinico randomizzato ha valutato l’utilizzo della vareniclina (Chantix), in combinazione con supporto psicologico professionale, tra i fumatori affetti da diabete: il farmaco ha aumentato in maniera significativa le possibilità di riuscita nei percorsi di smoking cessation per 300 fumatori affetti da diabete mellito di tipo 2 

LINK ALLO STUDIO 

Il fumo può avere ripercussioni rilevanti tra le persone affette da diabete mellito di tipo 2. L’interazione tra l’iperglicemia tipica della condizione patologica e delle sostanze tossiche inalabili prodotte dal fumo di sigaretta può accelerare il decorso delle complicazioni relative al diabete (ad esempio, malattie coronariche, infarto, malattie arteriose periferiche, retinopatia e nefropatia).

Inoltre, nei percorsi di cessazione per pazienti di questo tipo, bisogna considerare risvolti unici e tipici a livello metabolico e comportamentale: ad esempio, i fumatori con diabete potrebbero dimostrare una bassa motivazione a smettere, dovuta al timore di incorrere in uno degli effetti più tipici del dire addio alla sigaretta, ovvero l’aumento di peso, con un conseguente aumento del rischio di ricadute.

Tuttavia, molti studi hanno dimostrato come smettere di fumare si traduca in un miglior controllo glicemico e un ridotto rischio cardiometabolico: aiutare i fumatori affetti da diabete mellito di tipo 2 è una priorità assoluta.

Le terapie comportamentali e i farmaci per la cessazione spesso sono utilizzati in combinazione per aumentare l’efficacia dei trattamenti antifumo, ma i dati in merito a questi interventi tra i fumatori affetti da diabete sono limitati. Nello specifico, non è stata valutata attentamente l’efficacia e la relativa sicurezza della vareniclina (Chantix) tra i fumatori affetti da diabete.

Una lacuna colmata dal trial clinico randomizzato condotto dai ricercatori del CoEHAR, Centro di Eccellenza internazionale per la riduzione del danno da fumo dell’Università di Catania in collaborazione con il Mossakowski Medical Research Institute (Polonia), che ha indagato l’utilizzo della vareniclina tra i fumatori con diabete che avevano intenzione di smettere di fumare.

Lo studio “Efficacy and safety of varenicline for smoking cessation in patients with type 2 diabetes: A multicenter double-blind randomized placebo-controlled trial”, primo nel suo genere, ha dimostrato che l’utilizzo della vareniclina è particolarmente efficace durante tutto il percorso di cessazione, con dati interessanti attestati alla settimana 12, 24 e 52 del trattamento.

“L’obiettivo che dovrebbero avere tutti i fumatori è quello di raggiungere l’astinenza da fumo e di mantenerla, in particolare i fumatori affetti da diabete “ ha dichiarato la dott.ssa Cristina Russo, prima autrice dello studio “I fumatori con diabete sono a conoscenza che il fumo di sigaretta aumenta il rischio di danni al sistema cardiovascolare e vascolare, oltre che il rischio di insufficienza renale, ma molto spesso non riescono a smettere da soli. È nostro dovere aiutare questi fumatori a smettere sia attraverso la consulenza professionale sia grazie a trattamenti più efficaci. Siamo lieti nel dimostrare come la vareniclina, combinata al supporto psicologico, abbia aiutato un numero significativo di pazienti affetti da diabete a dire addio al fumo”.

LO STUDIO

Lo studio è stato condotto tra una popolazione di fumatori affetti da diabete con un media di 10 sigarette fumate al giorno: sono stati reclutati 300 partecipanti da cinque differenti ospedali dall’area di Catania.

Scopo dello studio era valutare l’efficacia e la relativa sicurezza della vareniclina, paragonata a un placebo, nei percorsi di smoking cessation. 

Una volta attestata la storia clinica dei pazienti e la loro abitudine tabagica, i partecipanti hanno ricevuto un supporto professionale per indirizzarli nel percorso. Divisi in seguito in due gruppi differenti, è stata loro fornita una scorta sufficiente sia di vareniclina sia del placebo.

Dopo la prima visita, tutti pazienti sono stati rivisti su base settimanale per le successive 12 settimane. Al termine della fase di trattamento, gli incontri sono stati programmati alle settimane 13, 24 e 52 per rilevare i dati in merito all’astinenza da fumo e all’uso dei farmaci.

La prima fase è stata completata da un totale di 215 partecipanti (il 73.3% nel gruppo della vareniclina e il 70% nel gruppo del placebo). Durante la fase successiva, 201 partecipanti hanno completato la visita alla settimana 24 ( 66.6% nel gruppo vareniclina e 67.3% nel gruppo placebo) e alla settimana 52 hanno completato il percorso 195 pazienti (66.6% e 63.3% rispettivamente nei due gruppi).

In tutte le fasi, le percentuali di astinenza da fumo erano più alte tra il gruppo di utilizzatori di vareniclina rispetto al gruppo placebo. Secondo i dati rilevati, i fumatori affetti di diabete mellito di tipo 2 inseriti nel gruppo della vareniclina avevano circa 3 volte più possibilità di smettere rispetto al gruppo placebo durante tutto lo studio.

Per quanti riguarda gli esiti avversi del trattemnto a base di vareniclina, in generale sono stati rilevati sintomi lievi o moderati. I più comuni che hanno portato all’interruzione del trattamento sono stati ansia e depressione. Se compariamo i dati presi dai due gruppi, quello che ha utilizzato la vareniclina e quello che invece ha utilizzato il placebo, i sintomi più comuni sono stati nausea (27.3% nel gruppo vareniclina e 11.4% nel gruppo placebo ), insonnia (19.4% vs. 12.7%), sogni anormali (12.7% vs. 3.4%), ansia (11.4% vs. 7.3%) e irritabilità (9.4% vs. 5.4%).

Per quanto riguarda la relativa sicurezza dell’uso di vareniclina tra i pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2, i dati sono simili a quanto già rilevato in precedenti studi condotti su campioni di fumatori tra la popolazione. Per quanto riguarda i parametri metabolici e cardiovascolari non state attestate differenze significative tra o all’interno dei due gruppi. In particolare, non è stato rilevato aumento di peso durante lo studio tra i partecipanti.

I fumatori affetti da diabete dovrebbero avere accesso a metodi di cessazione efficaci e sicuri. Più lunga è l’abitudine al fumo e la pregressa condizione di fumatori, più basse saranno le possibilità di raggiungere l’astinenza nel lungo periodo. L’utilizzo combinato della vareniclina e del supporto psicologico abbassano il rischio connesso al diabete e aumentano le possibilità di cessazione” – così conclude il prof. Riccardo Polosa.

Diasmoke: la letteratura su fumo e diabete ha ancora grandi lacune

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Smettere di fumare riduce il rischio di problemi cardiovascolari e di insufficienza renale. Allo stesso tempo, però, comporta una serie di effetti secondari per i pazienti affetti da diabete, tra cui l’aumento di peso. Sebbene la cessazione per i pazienti affetti da diabete che fumano siano perentoria, molti di loro hanno grandi difficoltà a smettere da soli, senza supporti o strumenti terapeutici.

Una review condotta da un team di ricercatori europei facenti parte del progetto di ricerca DIASMOKE (coordinato dal CoEHAR dell’Università di Catania) ha rivelato lacune nella letteratura scientifica di settore, soprattutto in merito agli effetti a livello metabolico del fumo e dello smettere di fumare sulla patologia.

È ormai noto come il fumo rappresenti un fattore di rischio per diverse patologie e aumenti anche il rischio di morte per i fumatori. Le persone affette da diabete potrebbero però incorrere in un rischio ancora maggiore, dovuto non solo all’effetto sinergico del fumo e della patologia stessa sul sistema cardiovascolare e i possibili danni vascolari, ma anche agli esiti avversi che il fumo comporta in termini di controllo glicemico e livelli lipidici.

A livello internazionale, i ricercatori concordano sul fatto che smettere di fumare riduca il rischio di effetti avversi sul sistema cardiovascolare. Allo stesso tempo, smettere può comportare anche effetti collaterali, come l’aumento del peso, che potrebbe a sua volta indurre effetti metabolici imprevisti tra chi soffre di diabete.

La mancanza di dati e di ricerche in merito, ha spinto un gruppo internazionale di ricercatori, appartenenti all’Università di Catania, al Mossakowski Medical Research Institute di Varsavia e all’Ashford and Saint Peter’s Hospitals (Inghilterra), a condurre una review per descrivere lo stato dell’arte e i dati certi in merito ai percorsi di cessazione tra i pazienti affetti da diabete e ai risvolti in termini di controllo glicemico, resistenza all’insulina, secrezione di insulina, anomalie lipidiche e parametri biochimici della nefropatia.

Lo studio Impact of stopping smoking on metabolic parameters in diabetes mellitus: A scoping reviewafferisce al progetto Diasmoke, il primo studio internazionale a valutare e attestare l’impatto in termini di salute generale delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato nei pazienti affetti da diabete.

Smettere di fumare si traduce in benefici immediati per chi soffre di questa patologia, riducendo il rischio di mortalità e di problematiche cardiovascolari. Ma i ricercatori hanno notato delle lacune nelle ricerche scientifiche sugli effetti metabolici dello smettere di fumare: i risultati attesi non sono stati uniformemente dimostrati. Le ricerche hanno infatti dimostrato sia dei miglioramenti sia dei peggioramenti temporanei nel controllo glicemico dopo che il soggetti avevano deciso di smettere di fumare. 

“Nel valutare la quesitone dei possibili effetti metabolici della cessazione del fumo sui pazienti affetti da diabete, abbiamo notato lacune sorprendenti per quanto riguarda i dati scientifici a disposizione” ha dichiarato la prima autrice dello studio, Magdalena WalickaSolo pochissimi studi a livello internazionale hanno valutato l’impatto dei percorsi di cessazione sui parametri metabolici di persone con il diabete. Studi che riportano risultati incoerenti. È necessario che venga studiato e attestato l’impatto dei percorsi di cessazione tra i fumatori affetti da diabete, per creare e adottare percorsi su misura di cessazione dal fumo”.

Leggi il comunicato stampa completo sul sito CoEHAR

Online la consultazione europea su fumo ed ecig: come partecipare?

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consultazione europea fumo ecig

La Commissione Europea apre ai cittadini e alle organizzazioni di settore la valutazione del quadro legislativo per la lotta al tabagismo. L’obiettivo è conoscere la situazione relativa al consumo di tabacco, all’efficacia o meno delle strategie antifumo e soprattutto valutare in che contesto si collocano i prodotti privi combustione, sia in termini di produzione e commercializzazione che per quanto riguarda la comunicazione e la diffusione online.

Le politiche tradizionali di lotta al tabagismo devono essere aggiornate: la scarsità di informazioni a livello istituzionale, la difficoltà nel cercare una linea d’azione comune, gli esempi agli antipodi di paesi europei e la necessità di creare una regolamentazione comune per i nuovi prodotti del tabacco richiede che i cittadini e le organizzazioni condividano i propri pareri e le proprie opinioni. 

Secondo la commissione europea “il consumo di tabacco è il principale rischio evitabile per la salute e nell’UE rappresenta ancora la principale causa di morte prematura, responsabile di quasi 700 000 decessi ogni anno. Circa il 50 % dei fumatori muore prematuramente (in media 14 anni prima dei non fumatori). Allo stesso tempo, il consumo di tabacco, determinato, insieme ad altri fattori, dalle disuguaglianze socioeconomiche, continua a essere la principale causa di cancro prevenibile: il 27 % di tutti i tumori è infatti riconducibile al tabagismo, la cui eliminazione permetterebbe di evitare nove casi su dieci di cancro ai polmoni”.

La confusione normativa e ideologica nei confronti del apporto rischio-beneficio tra sigarette convenzionali e sigarette elettroniche e l’urgenza di limitare l’accesso delle fasce più a rischio ai nuovi prodotti del tabacco, richiede, ormai da tempo, che Bruxelles intraprenda una linea di azione diversificata.

Le evidenze scientifiche puntano ormai da anni verso una direzione ben precisa: le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato sono una valido sostituto del sigarette convenzionali, sono il 95% meno dannose e la capacità di replicare l’azione del fumo crea le condizioni per aiutare tutti quei tabagisti resistenti alla cessazione, che non trovano beneficio con i metodi convenzionali.

Metodi che, anche osservando i dati recentemente pubblicati che confermano l’aumento nel numero di fumatori in Italia, sembrano attestare un trend che necessita di un’ulteriore spinta, di un’innovazione per poter frenare la dipendenza da sigaretta.

A causa di fattori quali il rapido aumento dei prodotti emergenti e i recenti sviluppi tecnologici nel mondo del consumo di tabacco, la Commissione ha aperto a cittadini e organizzazioni la consultazione per la valutazione del quadro legislativo per la lotta al tabagismo.

La valutazione riguarderà la regolamentazione dei prodotti, la pubblicità, la promozione e la sponsorizzazione, nel più ampio contesto delle relative politiche di lotta al tabagismo.

Una consultazione nata anche sulla scia del parere del Piano europeo per la lotta contro il cancro, che si è soffermato particolarmente sui rischi connessi al fumo di sigaretta: la strategia d’azione prevede di ridurre il tasso di fumatori in Europa al 5% entro il 2040, creando cosi “una generazione senza fumo”. 

Un progetto ambizioso che deve valutare qualsiasi strategia a disposizione, comprese quelle di riduzione del danno, considerando che gli attuali tassi di fumatori all’interno del territorio comunitario si attestano intorno al 25%.

cio sul mercato europeo e i servizi online sorti contestualmente che promuovono i prodotti dal tabacco, dai negozi virtuali e alle strategie di comunicazione attraverso i social media.

Per inviare un commento, basta semplicemente registrarsi e seguire le indicazioni per la consultazione a questo link: https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/13481-Valutazione-del-quadro-legislativo-per-la-lotta-al-tabagismo_it

Un murales contro il fumo: LIAF e CoEHAR colorano Catania

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É stato svelato oggi il murales realizzato grazie alla collaborazione di LIAF, CoEHAR, Comune di Catania, BCC Banca di Credito cooperativo di Regalbuto, gruppo PPG Italia e riprodotto dal collettivo artistico MaleTinte.

Perché tutte le immagini portano scritto più in la”: una suggestione di Montale che racconta il  potere che un’immagine, un’istantanea sul mondo reale sanno evocare in maniera molto più rapida di un intero scritto.

La città di Catania, da anni riconosciuta come la capitale mondiale della ricerca antifumo, sede del CoEHAR e della LIAF, impegnate nel creare un network di relazioni sul territorio e a livello internazionale attraverso al promozione di una sana cultura della cessazione basata sui dati della ricerca scientifica, da oggi annovera tra le sue opere un murales realizzato per promuovere la cultura antifumo.

CoEHAR e LIAF, grazie al sostegno del Comune di Catania, della BCC di Regalbuto e del gruppo PPG Italia, hanno voluto regalare a una città che gli ha dato tanto un segno tangibile, che sia una cassa di risonanza per lanciare un messaggio chiaro e inequivocabile: a Catania, quando si parla di salute, non si scherza.

Erano presenti: Francesco Priolo, Rettore dell’Università di Catania; Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR; Giovanni Li Volti, direttore del CoEHAR; Pippo Arcidiacono, assessore alla salute del Comune di Catania; Sara Pettinato, presidente della Commissione Sanità del Comune di Catania; Giuseppe Ferraro, capo di gabinetto del sindaco; Claudia Corona e le artiste del collettivo “MaleTinte”; Ezio Campagna, presidente LIAF Lega Italiana Anti Fumo; Arturo La Vignera e Giuseppe Calabrese, rispettivamente presidente e direttore della BCC Banca di Credito Coo-perativo di Regalbuto (sponsor del murales); Alfio Platania, responsabile PPG Italia.

“La ricerca scientifica, in cui il nostro Ateneo primeggia, va sempre abbinata ad un’intensa e corretta attività di comunicazione, relativa sia al trasferimento tecnologico verso il tessuto economico e imprenditoriale sia all’indicazione di comportamenti, stili di vita e strategie terapeutiche per i cittadini – così il rettore dell’Università di Catania, Francesco Priolo – Un’iniziativa come il murales sicuramente fa leva su dei linguaggi che più facilmente raggiungono i giovani, mettendo in loro quella pulce nell’orecchio che può mostrare la strada per smettere di fumare o ridurre i danni correlati al fumo. Ed è molto importante che questo progetto sia stato ispirato dai suggerimenti creativi degli stessi ragazzi delle scuole superiori, in maniera tale da essere ancora più efficace.”

Lasciamo alla nostra città una eredità unica e preziosa, una tangibile testimonianza del nostro impegno nella lotta contro il fumo e nella promozione della riduzione del rischio. Celebriamo il No Tobacco Day con un murales che auspica al cambiamento e che invita ad intraprendere uno stile di vita più sano” – ha dichiarato il prof. Polosa. 

L’idea che abbiamo sposato con piacere è quella di abbellire la città con opere artistiche in grado di promuovere messaggi positivi per invogliare i cittadini ad intraprendere stili di vita più sani. Un murales che nasce grazie alla proficua collaborazione tra Comune, Università e associazioni” – così Pippo Arcidiacono, assessore alla salute del Comune di Catania. 

Il disegno racconta graficamente il percorso verso un mondo libero dal fumo. Natura, colori, sorrisi e persone cambiano radicalmente. “Un mondo mortifero, severo, greve, triste di solitudini grigie e alberi scheletrici, fabbriche e fumo da un lato. Dall’altro un mondo nuovo, di sensi liberi di afferrare i dettagli e i colori dell’esistente, trasposizioni possibili di una collettività rinata. La visione di un futuro e di una realtà, del verosimile e del possibile, in un murales che sembra disegnato da artiste, bambini e scienziati insieme.” – ha spiegato Lydia Giordano, portavoce delle “MaleTinte”. 

In questo contesto, in occasione del No Tobacco Day promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, Martedì 31 Maggio dalle ore 9 alle ore 17 nell’Aula Magna del Palazzo Centrale dell’Università si svolgerà la “Conferenza nazionale CoEHAR sulla riduzione del danno: rischi e benefici dei prodotti senza combustione”. Al convegno parteciperanno tutti i più importanti ricercatori italiani nel campo della ricerca sulla riduzione del danno da fumo e tutti gli esponenti delle associazioni di settore. Moderano i giornalisti nazionali: Irma D’Aria e Stefano Caliciuri. Per i saluti istituzionali, saranno presenti anche il Rettore dell’Università di Catania, Francesco Priolo e l’Assessore della Salute della Regione Siciliana, Ruggero Razza.

In questo contesto, in occasione del No Tobacco Day promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, Martedì 31 Maggio dalle ore 9 alle ore 17 nell’Aula Magna del Palazzo Centrale dell’Università si svolgerà la “Conferenza nazionale CoEHAR sulla riduzione del danno: rischi e benefici dei prodotti senza combustione”.

No Tobacco Day 2022: a Catania due eventi che segnano la storia dell’Harm Reduction (27 e 31 Maggio)

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Inizia la settimana più movimentata dell’anno per la Lega Italiana Anti Fumo. Eventi, ospiti importanti, novità e tante news per il No Tobacco Day 2022 che si appresta a scrivere una pagina importante per la storia della ricerca sulla riduzione del danno.

Questi gli appuntamenti in calendario:

VENERDI’ 27 MAGGIO ore 10 INAUGURAZIONE “COEHAR MURALES”

viale A. Doria (circonvallazione di Catania – altezza accesso via S. Sofia)

Il “COEHAR MURALES” è stato realizzato dal collettivo artistico MaleTinte con il patrocinio del Comune di Catania, della BCC Roma – Banca di Credito Cooperativo di Regalbuto e della Liaf Lega Italiana Antifumo. L’iniziativa rientra nell’ambito delle attività previste dal progetto “Catania: capitale mondiale della ricerca contro il fumo

MARTEDI’ 31 MAGGIO 2022 ore 9 CONFERENZA NAZIONALE COEHAR

Palazzo Centrale dell’Università di Catania – Piazza Università

Convegno nazionale sulla ricerca per la riduzione del danno promosso dall’ateneo di Catania in collaborazione con LIAF.

Programma disponibile qui.

Interverranno gli esponenti più illustri del panorama scientifico italiano.

Moderano: Irma D’Aria e Stefano Caliciuri.

Ospite internazionale: Hiroya Kumamaru, vice direttore di AOI International Hospital in Kawasaki che discuterà dell’incredibile diminuzione del numero dei fumatori in Giappone dopo l’ingresso nel Paese dei prodotti senza combustione.

Durante il convegno si terrà un talk dedicato alle associazioni italiane a tutela del settore dell’Harm Reduction. Saranno, inoltre, premiati gli studenti che hanno realizzato i progetti creativi nell’ambito dell’iniziativa “Catania capitale della ricerca antifumo”.

Conduce i lavori del convegno: il fondatore del CoEHAR, prof. Riccardo Polosa.

Catania capitale mondiale della ricerca antifumo: un murales contro il fumo

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Secondo un recente articolo pubblicato su BMC Public Health, l’Università degli Studi di Catania è considerata l’ateneo più produttivo al mondo nel campo della ricerca applicata agli strumenti utili per ridurre i danni da fumo. 

Un riconoscimento ottenuto grazie ai ricercatori dell’Università di Catania e del CoEHAR, il Centro di Eccellenza internazionale per la Riduzione dei danni da fumo fondato dal prof. Riccardo Polosa nel 2018, la cui attività ha attirato a Catania centinaia di ricercatori da tutto il mondo, avviando numerosi progetti di ricerca che hanno reso il centro catanese un punto di riferimento internazionale.

Per questi motivi, Catania, una delle città più belle in Italia, nata sul mare all’ombra dell’Etna, può essere definita a pieno titolo la “capitale mondiale della ricerca antifumo”.

Come sappiamo, però, nonostante esistano linee guide che aiutano i fumatori a intraprendere un percorso di abbandono del fumo, dire addio alla sigaretta non è facile e, molto spesso, gli sforzi non portano a risultati tangibili. È necessario che, accanto all’attività di centri come il CoEHAR dove vengono studiati strumenti alternativi che riducono il danno da fumo e, allo stesso tempo, rappresentano un metodo alternativo per smettere, si diffonda una sana cultura antifumo a livello sociale, che prevenga, soprattutto tra i più giovani, il desiderio di iniziare a fumare.

Il CoEHAR, in collaborazione con la Città Metropolitana di Catania e LIAF Lega Italiana Anti Fumo, ha deciso dunque di lanciare un contest tra gli studenti delle scuole di Catania per realizzare una sorta di manifesto visivo al fine di tradurre in linguaggio creativo una sana cultura antifumo, da condividere a scuola o in qualsiasi altro contesto sociale.

I ragazzi delle classi coinvolte hanno realizzato un bozza grafica del progetto seguendo le indicazioni richieste dal centro di ricerca, ma non hanno avuto limiti alle idee da presentare.

I progetti pervenuti sono tutti disponibili qui.

Le scuole che hanno partecipato al contest sono: il liceo artistico Emilio Greco di Catania e il liceo F. De Sanctis di Paternò. Gli studenti presenteranno e racconteranno l’elaborazione delle loro idee durante il convegno annuale dedicato al No Tobacco Day 2022 che si terrà presso Palazzo dell’Università martedì 31 Maggio 2022 alla presenza di scienziati, medici e giornalisti di tutta Italia.

Nel frattempo, lungo il viale A. Doria, l’arteria di collegamento principale della provincia etnea, è appena stato allestito il ponteggio nell’area in cui da domani inizieranno i lavori per la realizzazione del murales della cultura antifumo. Si tratta di un nuovo manifesto del cambiamento internazionale che prenderà vita grazie al genio e alla collaborazione artistica del collettivo siciliano delle “Maletinte“, un gruppo di 13 donne impegnate da anni nell’arte e nella cultura ed unite dalla comune passione per il colore.

Maletinte: “Aria rovente, il mare, le pietre e il fuoco. Tinteggi acrobatici di donne sognatrici e volitive. Contaminazioni fluttuanti di stili e percorsi diversi; un unico comune obiettivo: colorare il mondo.

Smettere di fumare in gravidanza: anche le ecig aiutano

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Durante la gravidanza, le donne che fumano non sempre riescono nell’ardua impresa di smettere del tutto. Solitamente, alcune riescono a dire addio al fumo durante la fase dell’allattamento, ma sarebbe più indicato smettere molto prima. Il fumo, nemico per eccellenza della salute di tutti, lo è anche per il feto e per la fertilità.

Sono diverse le ragioni per cui si dovrebbe evitare questa cattiva abitudine, ma quando si tratta di una vita che sta venire la mondo, smettere di fumare è un obbligo. Quando davvero non si riesce a smettere, passare a soluzioni meno dannose come i cosiddetti prodotti a rischio ridotto, risulta essere una valida alternativa.

Tra le alternative a disposizione per quelle donne che durante la gestazione fumano gli esperti hanno preso in considerazione l’utilizzo dei cerotti alla nicotina, anche se in maniera notevolmente ridotta.

Questo perché in passato è emerso, da diversi studi, che i cerotti alla nicotina potevano aiutare le donne a ridurre il fumo durante la gravidanza senza danneggiare lo sviluppo del bambino.

Secondo uno studio condotto dai ricercatori della Queen Mary University di Londra, le donne che hanno scelto come alternativa le sigarette elettroniche, hanno mostrato tassi di abbandono migliori alla fine della gravidanza rispetto al gruppo delle donne che hanno scelto i cerotti alla nicotina (6,8% contro 4,4%).

Lo studio consisteva nel dividere casualmente 1.140 fumatrici in gravidanza in due gruppi, al primo sono state somministrate sigarette elettroniche, mentre al secondo sono stati somministrati cerotti alla nicotina. Alcune delle donne partecipanti al gruppo dei cerotti alla nicotina hanno utilizzato anche le sigarette elettroniche.

Ma perché non bisogna fumare durante la gravidanza? Quali sono i rischi che si corrono? Tra i rischi più comuni c’è quello dell’aborto, della gravidanza extrauterina e la morte prematura, ma anche una lenta e scorretta crescita del feto. Il fumo in gravidanza è alla base di problematiche molto serie.

Intraprendere un percorso di smoking cessation può essere molto lungo e difficile, ma dal momento che i rischi sono diversi e molto gravi, è il primo passo da compiere per affrontare serenamente la gravidanza anche quando non è ancora arrivata.

Il nuovo studio ha dimostrato che, come per le fumatrici non incinte, le sigarette elettroniche possono essere più efficaci dei cerotti alla nicotina e non rappresentano rischi maggiori per le madri o i bambini durante la gravidanza.

Leggi anche: Non ci sono più dubbi: le sigarette elettroniche sono meno tossiche delle convenzionali

Un liquido nobile che sostiene la ricerca contro il fumo

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“Il nuovo liquido dell’azienda Tstar, denominato Nobile, nasce con l’obiettivo di sostenere concretamente la ricerca contro il fumo in Italia” – così Ivan Cernetti, responsabile dell’azienda, ha presentato questa mattina a Vapitaly 2022 il nuovo progetto frutto della collaborazione tra l’azienda di liquidi italiani e LIAF – Lega Italiana Anti Fumo.

Da anni, LIAF si batte per sconfiggere i danni collegati all’abitudine al tabagismo. “Sappiamo – ha spiegato il presidente LIAF, Ezio Campagna – che per chi non riesce a smettere definitivamente di fumare da solo, soprattutto se affetto da particolari patologie, scegliere di passare a prodotti senza combustione consente di ridurre i danni fumo correlati. Per questo, ogni iniziativa volta a sostenere la ricerca in questo campo è per LIAF di grande importanza“.

Grazie al nuovo progetto targato “LIAF – Tstar” parte del ricavato della vendita del “nobile liquido” potrà essere devoluto direttamente a LIAF con l’obiettivo di sostenere tutte le sue attività di ricerca collegate alla promozione di stili di vita più sani.

In foto: Ivan Cernetti, Marco Cernetti, Alessandro Genovese, Francesco Butera

Vogliamo dare il nostro contributo per sostenere la promozione di questo settore come ambito di ricerca innovativa per la riduzione del danno collegato al fumo di sigaretta convenzionale – ha aggiunto Cernetti – Realizzare un prodotto ideale per POD e MTL indirizzato all’Entry Level in grado anche di soddisfare i Vapers più esperti alla ricerca di un gusto fedele e raffinato, ci è sembrata la soluzione più idonea. Il Nobile è il risultato di un’estesa ricerca, durata oltre un’anno, volta a trovare la giusta composizione in grado di equilibrare aromi e mixture di tabacchi“.

Anche LIAF partecipa a Vapitaly 2022

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Dal 14 al 16 maggio, imprenditori e rivenditori, ma anche vape lovers si ritroveranno a Verona per l’atteso appuntamento con Vapitaly 2022, la sesta edizione della fiera del vaping dedicata alle novità di mercato e agli ultimissimi trend di settore. Nel padiglione 12 di Veronafiere sono attese migliaia di persone, tra operatori ed appassionati delle e-cig e dei liquidi da svapare, in una superficie espositiva di 8.000 metri quadri.

Tra i partecipanti, come ogni anno, anche i ricercatori della LIAF – Lega Italiana Anti Fumo, con la speciale partecipazione per questa nuova edizione anche della redazione di LIAF Magazine.

Presso lo stand di LIAF sarà possibile scoprire tutte le novità nel campo della ricerca applicata agli strumenti a rischio ridotto e tutte le soluzioni utili per aiutare i fumatori a smettere definitivamente di fumare. LIAF presenterà diversi progetti che consentono ai vapers italiani di partecipare attivamente alla ricerca sulla riduzione del danno da fumo. Occasione unica per sostenere la ricerca e combattere una delle piaghe mortali più diffuse nel mondo.

Siamo davvero emozionati per questa rinnovata presenza a Vapitaly – ha detto il presidente LIAF, Ezio Campagna – ancora una volta mostreremo agli svapatori italiani che raccontare la propria storia è di fondamentale importanza per tutti i fumatori. L’esempio di chi ha cambiato vita, passando a strumenti a rischio ridotto può aiutare milioni di fumatori a smettere, soprattutto se affetti da malattie fumo correlate, a gestire meglio la propria vita e a condurre uno stile di vita più sano“.

Vapitaly, per il 2022, conferma il format delle precedenti edizioni: sabato 14 e domenica 15, l’accesso è pensato per far conoscere a vapers, imprenditori e appassionati (ingresso consentito solo ai maggiorenni) le novità proposte al mercato dalle aziende, mentre lunedì 16 la fiera è riservata agli operatori del settore. Una manifestazione, quindi, che affianca opportunità concrete di business ad eventi dedicati agli appassionati del vaping, con un’area esterna coperta, riservata al relax e al food&drink.

“Finalmente si torna alla normalità – afferma Mosè Giacomello, presidente di Vapitaly –. Dopo questi due anni a distanza, siamo pronti a ripartire, con tanti espositori italiani e molti provenienti dall’estero. Torna la più importante fiera italiana del settore e noi siamo orgogliosi di essere la manifestazione di riferimento per un comparto che si dimostra vitale e in crescita. Da Verona, siamo pronti a guardare al futuro. Questa tre giorni sarà l’occasione per fare il punto sulle novità del mercato, sugli ultimi trend così come sulle normative e gli aspetti medico-giuridici che riguardano il vaping. Un’opportunità non solo per gli operatori del settore, ma anche per vaper e appassionati”.

GFN 2022: a Varsavia anche il prof. Polosa

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Come ogni anno, dal 16 al 18 giugno, si terrà l’incontro annuale del Forum Globale della Nicotina (GFN). Il Summit mette insieme esperti del tabacco e del vaping per discutere della Riduzione del Danno da Tabacco, del futuro riguardante i rispettivi settori e delle sue implicazioni sulle politiche di salute pubblica. Un appuntamento annuale atteso ed importante per il settore delle politiche contro il fumo.

L’evento che si terrà presso il Marriott di Varsavia metterà insieme il successo dell’evento ibrido dello scorso 2021 e offrirà una ricca esperienza online utilizzando la nuova piattaforma GFN•TV per lo streaming di apposite sezioni. 

Il tema di quest’anno avrà come focus “Tobacco Harm Reduction – here for good”, perché ancora una volta bisogna puntare sul giusto messaggio, ovvero come attraverso prodotti a base di nicotina più sicuri, la Riduzione del Danno può accelerare la fine del fumo e dei rischi legati al tabacco. Gli esperti si ritroveranno ad esplorare ed analizzare la scienza che c’è dietro l’approccio alla Riduzione del danno, le politiche e i cambiamenti normativi necessari per massimizzare il suo potenziale e gli ostacoli alla sua attuazione in tutto il mondo. 

La Michael Russell Oration (MRO) onorerà il lavoro e la memoria del professor Michael Russell, un pioniere nello studio del comportamento dei fumatori, degli interventi clinici e delle azioni di politica pubblica, morto nel 2009.

Tra i relatori di questa edizione, come sempre una lunga lista di esperti del settore provenienti da tutto il mondo, anche il Prof. Riccardo Polosa, fondatore del Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo (CoEHAR).

Gli organizzatori del Summit offriranno l’opportunità di presentare anche quest’anno i GFN Five (brevi presentazioni multimediali della durata massima di cinque minuti come presentazioni video PowerPoint, video descrittivi che dimostrano nuove tecnologie e brevi interviste), per contribuire alla conferenza.

Lo scopo è quello di promuovere una regolamentazione efficace e proporzionata dei prodotti di nicotina più sicuri e del loro uso. Il Summit esamina, infatti, la scienza in rapido sviluppo in relazione alla Riduzione del Danno e al suo approccio, comprese le risposte politiche e normative.

I partecipanti possono registrarsi ora e iniziare a seguire tutti gli aggiornamenti sul Forum Globale della Nicotina.

Per registrarti clicca qui https://gfn.events/register-now

Studio CoEHAR su liquidi italiani: totale assenza di contaminanti da plastiche

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Catania, 21 Aprile 2022 – Il dibattito scientifico sull’efficacia e la sicurezza dei dispositivi elettronici a rilascio di nicotina ha richiesto alla comunità scientifica di produrre informazioni sempre più accurate sulla relativa sicurezza di questi mezzi. Dibattito che si è esteso non solo allo strumento e alle differenze rispetto alle normali sigarette a combustione, ma anche ai liquidi utilizzati dagli svapatori di tutto il mondo, differenti per quantità di nicotina contenute all’interno, per tipologia e per gli aromi utilizzati. 

Come sappiamo, infatti, i liquidi in commercio sono composti da glicole propilenico e glicerina vegetale, aromi e, non sempre, nicotina. Queste sostanze sono contenute e miscelate in quantità e composti diversi in base alla qualità o alla specifica commercializzazione del liquido venduto.  

Il rischio correlato all’utilizzo dei liquidi è dato dalla presenza o meno di residui metallici o microplastiche che potrebbero creare effetti nocivi sulla salute e che spesso sono dovuti ad un mancato o inefficace controllo nel processo di produzione.

Mettendo alla prova alcuni liquidi commercializzati in Italia e abbastanza presenti anche nei mercati esteri, i ricercatori del CoEHAR hanno di recente analizzato i liquidi (aromatizzati con diverse varietà di tabacco) della società Dreamods

I risultati dello studio pubblicati dalla rivista scientifica “Drug Testing & Analysis” dimostrano la totale assenza di contaminanti da plastiche (micro e nano-plastiche) e un contenuto di metalli al di sotto dei livelli consentiti dall’OMS per le acque minerali. 

Gli autori dello studio ritengono che, una volta accertata la riduzione del danno dei prodotti senza combustione, il miglior modo per tutelare la salute degli svapatori sia quello di prediligere prodotti di alto profilo qualitativo. 

Durante lo studio condotto nei laboratori del CoEHAR di Catania, grazie alla collaborazione dello spin off ECLAT e all’utilizzo dei sistemi di valutazione più innovativi al mondo, i ricercatori, oltre a escludere la presenza di contaminanti derivati dai metalli e dalle micro- e nano-plastiche, hanno indagato l’effetto tossico sul metabolismo cellulare dei vapori di questi liquidi su cellule epiteliali bronchiali umane, confrontandolo con il fumo di una sigaretta convenzionale. Il sistema di esposizione al fumo di sigaretta ed al vapore di e-cig utilizzato nei laboratori catanesi consente di riprodurre l’esposizione umana delle cellule polmonari all’utilizzo quotidiano di sigaretta e sigaretta elettronica, riportando dunque risultati certi e inconfutabili. 

Per generare il fumo di sigaretta e l’aerosol delle ecig, sono state utilizzate rispettivamente una smoking machine e una vaping machine. L’esposizione delle cellule bronchiali al fumo di sigaretta ed al vapore delle e-cig è stata effettuata utilizzando una camera di esposizione biologica contenete le cellule e collegato alle macchine in modo da simulare una esposizione fisiologicamente rilevante per un fumatore o uno svapatore. 

In seguito, è stata valutata la citotossicità utilizzando due tecnologie differenti: la tecnologia Real-Time Cell-based Assay (strumento xCELLigence) e la tecnologia High Content Screening (strumento Operetta). Quest’ultima è stata utilizzata anche per la valutazione del danno mitocondriale (ricordiamo che i mitocondri sono le centrali energetiche della cellula).

In seguito, i ricercatori hanno valutato l’effetto dell’aerosol sullo stress ossidativo, misurando la produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) direttamente nei vapori di e-cig prodotti dai 4 liquidi analizzati (“Dolce Bacco”, “Red Bacco”, “Deciso” e “Otello”) e da una sigaretta tradizionale. 

Il Prof. Massimo Caruso dell’Università di Catania e autore dello studio si è detto: “soddisfatto del significativamente ridotto (circa l’80% in meno) effetto citotossico dell’aerosol di tutti e quattro i liquidi rispetto al fumo di sigaretta” .

Dato confermato anche dal prof. Giovanni Li Volti, direttore del CoEHAR che ha aggiunto: “Le cellule esposte ai vapori di e-cig mantenevano anche un’ottima integrità dei mitocondri, evidenziando un effetto irrisorio, non significativo anche sul metabolismo cellulare. Inoltre, non è stata rilevata alcuna produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e dunque di stress ossidativo nell’aerosol di sigaretta elettronica”. 

Risultati che supportano sempre di più i dati internazionali che confermano la ridotta tossicità delle sigarette elettroniche rispetto al fumo convenzionale e i benefici, in termini di salute, per quei fumatori che decidono di utilizzarle per smettere di fumare.

Smettere dopo un infarto fa guadagnare 4 anni di vita

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giovanni li volti ecig

ANSA – Anche dopo aver avuto un infarto, smettere di fumare può salvarti la vita. Secondo una ricerca coordinata dall’Amsterdam University Medical Centre e presentata al congresso scientifico dell’Esc (Società Europea di Cardiologia), smettere di fumare dopo un infarto fa guadagnare oltre 4 anni di vita senza malattie cardiache senza neanche ricorrere all’assunzione di una terapia preventiva.

Lo studio ha utilizzato i dati di 989 pazienti dai 45 anni in su che avevano continuato a fumare nei sei mesi successivi ad un infarto o a un intervento per l’impianto di stent o bypass.

I pazienti etrano generalmente trattati con farmaci per prevenire altri eventi cardiaci, in particolare con antiaggreganti, statine e farmaci per abbassare la pressione. “Questo gruppo è particolarmente a rischio di avere un altro infarto o un ictus. Per loro smettere di fumare è potenzialmente l’azione preventiva più efficace”, ha affermato Tinka Van Trier, tra gli autori dello studio.

Nel dettaglio, i ricercatori hanno utilizzato un modello in grado di stimare il guadagno in anni di vita passati in salute, cioè senza infarto o ictus, per i pazienti che smettono di fumare. Ne è emerso che il beneficio derivante dall’abbandono del fumo era sovrapponibile a quello derivante dalla terapia con tutti e tre le classi di farmaci. In particolare smettere di fumare avrebbe comportato ai pazienti un guadagno di 4,81 anni senza infarto o ictus, mentre l’assunzione dei tre farmaci insieme avrebbe fornito un guadagno di 4,83 anni.

“Questo indica che smettere di fumare è molto importante per aggiungere anni in salute alla propria vita”, ha commentato Van Trier. “È importante sottolineare che la nostra analisi non ha tenuto conto degli altri vantaggi sulla salute derivanti dalla rinuncia al fumo, ad esempio sulle malattie respiratorie e il rischio di cancro. Sappiamo che il fumo di sigaretta è responsabile del 50% di tutti i decessi evitabili tra i fumatori, di cui la metà è dovuta a malattie cardiovascolari”. 

“Se non si riesce a smettere di fumare – ha concluso il dottor Fabio Bandini, direttore dell’unità operativa complessa di neurologia dell’ospedale Villa Scassi di Genova – le alternative al fumo di sigaretta possono non portare al rischio zero ma sicuramente ad una riduzione del rischio perché i prodotti nocivi della combustione sono quelli più dannosi in generale per l’organismo. D’accordo che la nicotina ha un effetto di dipendenza ma quantomeno gli aspetti più tossici, più nocivi per le arterie e per il resto dell’organismo vengono sicuramente ridotti in maniera significativa. Quindi non rischio zero ma rischio diminuito”. 

Giornata Mondiale della Salute, si inizia cambiando stile di vita

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Oggi, 7 Aprile, si celebra la Giornata Mondiale della Salute, un evento internazionale istituito dall’OMS, il cui scopo è sensibilizzare l’umanità su argomenti riguardanti la salute pubblica e il bene comune. Slogan di quest’anno è “Il nostro pianeta, la nostra salute”. Un claim scelto per mettere in luce le problematiche legate all’inquinamento atmosferico che ogni anno, come afferma l’OMS, causa più di 13 milioni di vittime.

L’inquinamento atmosferico, infatti, è responsabile di tumori ai polmoni, malattie cardiache, asma e ictus. Oltre all’inquinamento da rifiuti, traffico, impianti per la produzione di energia e attività industriali, anche la cattiva abitudine al fumo contribuisce all’inquinamento atmosferico.

I nostri mari e l’intero suolo terrestre, ogni anno, vengono inquinati da numerosissimi mozziconi di sigaretta che vengono incivilmente gettati con estrema indifferenza.

Anche il fumo di sigaretta è dannoso per l’ambiente, poichè rilascia biossido di azoto, anidride carbonica e metano, inquinando, così, l’atmosfera terrestre.

Inoltre, esso libera residui che, depositandosi sulle superfici, possono nuocere a bambini e animali.

La produzione di sigarette è anche una delle tante cause di deforestazione: ogni anno, infatti, milioni di alberi vengono abbattuti, ricavando così terreno per la realizzazione di piantagioni di tabacco.

La coltivazione del tabacco richiede anche l’utilizzo di pesticidi, fertilizzanti e sostanze chimiche che alimentano l’inquinamento ambientale.

Smettere di fumare contribuisce a migliorare in modo significativo sia le condizioni ambientali marittime e terrestri che la speranza di vita di chi li abita, garantendo una migliore qualità dell’aria.

Meno fumo nell’aria ridurrebbe il rischio dell’insorgere di malattie cardiovascolari e tumori.

Non è mai troppo tardi per intraprendere uno stile di vita sano, soprattutto smettendo di fumare, per migliorare le problematiche legate all’ambiente e alla nostra salute.

Articolo scritto dalle studentesse dell’Università di Catania, Alessia Cali e Irene Campisano

Terapie tramite app e sostegno psicologico online: la lotta al fumo in digitale risulta sempre più efficace 

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Catania, 5 aprile 2022 – Lo sviluppo di algoritmi sempre più complessi, interfacce grafiche elaborate e applicazioni evolute dell’intelligenza artificiale, hanno permesso di compiere progressi molto rapidi nell’individuazione e nel trattamento delle dipendenze e delle patologie mentali, anche a distanza. Applicazioni per smartphone, videogiochi e Realtà Virtuale sono oggi strumenti su cui poter contare nella gestione di determinate condizioni cliniche, laddove non sia possibile intervenire a causa della distanza, di costi elevati o di indisponibilità del paziente. 

Interventi terapeutici la cui applicazione è stata valutata dallo studio “Update on Cyber Health Psychology: Virtual Reality and Mobile Health Tools in Psychotherapy, Clinical Rehabilitation, and Addiction Treatment”, coordinato dal professore Pasquale Caponnetto, docente a contratto di psicologia clinica delle dipendenze dell’Università di Catania e membro del CoEHAR, Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università di Catania. 

Scopo della ricerca è stato valutare quanto, nel corso degli ultimi anni, le nuove tecnologie hanno influenzato l’approccio alla psicoterapia, alla riabilitazione clinica e al trattamento delle dipendenze. A differenza di quanto si possa pensare, infatti, l’impiego di strumenti digitali avanzati non si basa semplicemente sull’evoluzione dei software impiegati, ma richiede studi scientifici che valutano risposte e risultati delle moderne tecnologie utilizzate, soprattutto nei casi in cui i metodi tradizionali sembrano non sortire effetto.

Tra i vari metodi analizzati, la Realtà Virtuale sembra essere quello di maggior impatto perché consente di creare un’esperienza immersiva complessa e totale, in cui l’interazione con l’ambiente circostante avviene anche attraverso controller o tastiere, rivelandosi particolarmente utile, ad esempio, con pazienti affetti da disturbi dello spettro schizofrenico o affetti dal morbo di Parkinson.

Ma è soprattutto con lo smartphone e le applicazioni in esso contenute che emergono dati interessanti: considerato che circa il 92% degli italiani possiede un telefono cellulare, le app vengono usate sempre più spesso in trattamenti riabilitativi specifici, in particolare se rivolti alla dipendenza da fumo o da alcol.

Su un totale di oltre 3556 articoli in materia, lo studio dei ricercatori del CoEHAR ha incluso nella revisione un totale di 28 ricerche. Quello che è emerso è un quadro scientifico in rapida evoluzione: software sempre più avanzati permettono di ricreare ambienti dettagliati e avatar realistici, garantendo al paziente un’esperienza completa e facendolo interagire con simulazioni di esperienze di vita reale, stimolando comportamenti o abitudini diverse. Inoltre, la drastica riduzione dei costi e la mancanza di ricorso ai farmaci rappresenta un valido motivo per arrivare prima al risultato. 

I ricercatori consigliano sempre di affiancare l’uso degli strumenti digitali ad un percorso di psicoterapia, sfruttando dunque un approccio clinico integrato e mettendo in risalto il fatto che l’uso di tali strumenti permette di creare percorsi terapeutici focalizzati sui bisogni dei singoli pazienti, intervenendo anche nei casi di condizioni cliniche non trattabili con farmaci.

Prof. Pasquale Caponnetto

Permettere ai pazienti di entrare digitalmente in esperienze di vita reale con il sostegno di un terapeuta significa aumentare le possibilità di riuscita” spiega Pasquale Caponnetto, autore dello studio “Non solo, ma l’accesso immediato a sostegni di supporto online o su telefono rompe gli schemi classici della terapia, garantendo una supporto costante nella lotta alle dipendenza, soprattutto quando il paziente si trova a gestire fattori di stress o situazioni che innescano il bisogno di fumare. Costi bassi, elevata replicabilità e accesso internazionale: la lotta al fumo deve passare anche dal mondo digitale”.

Con un’applicazione si mette letteralmente nelle mani del paziente un percorso di guarigione, con accesso a un supporto immediato e costante, aumentando le possibilità di monitoraggio delle abitudini, riducendo lo stigma connesso alla terapia e rendendo il percorso molto più personalizzabile. Sorprendentemente, ciò che è emerso dalla review è che non esistono, al momento, app studiate per il supporto al trattamento di dipendenza da droghe o sostanze stupefacenti: molto probabilmente, una volta che i risultati nel trattamento del tabagismo saranno standardizzati, la ricerca e lo sviluppo si rivolgeranno anche a questo settore. 

Continua “LIAF nelle scuole”, stamane incontro al Liceo Artistico “Emilio Greco”

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articolo di Alessia Calì e Irene Campisano, studentesse dell’Università di Catania

Catania 30 Marzo 2022 – Si è tenuto questa mattina presso il Liceo Artistico Statale “Emilio Greco” di Catania un altro appuntamento con “LIAF nelle scuole“, il progetto che nelle prossime settimane vedrà la realizzazione di un murales in una delle vie più trafficate del territorio etneo.

A scuola, con i 200 ragazzi del liceo (alcuni di loro collegati in remoto) erano presenti gli esponenti del CoEHAR, il Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università di Catania, e i rappresentanti di LIAF, Lega Italiana Anti Fumo.

Tra loro il prof. Giovanni Li Volti, direttore del CoEHAR; il prof. Marco Palumbo, ordinario di ginecologia e ostetricia dell’Università di Catania; il dott. Toti Urso, project manager del progetto “Smile Study” del CoEHAR; la dr.ssa Marilena Maglia, psicologa del CPCT Centro per la Prevenzione e Cura al Tabagismo del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania e la dr.ssa Valeria Nicolosi, responsabile comunicazione del consorzio CoEHAR.

All’inizio dell’incontro il prof. Li Volti ha presentato ai discenti i singoli progetti in corso e gli obiettivi dell’attività di ricerca del centro universitario e si è poi soffermato sui danni provocati dalle sigarette convenzionali: “Il fumo di sigaretta causa problemi gravissimi – ha detto Li Volti – il CoEHAR studia soluzioni alternative per chi non riesce a smettere di fumare da solo. Si muore per la combustione delle sostanze tossiche e non per la nicotina”.

Come hanno ricordato i rappresentanti ed esperti delle due organizzazioni, i danni provocati dal fumo sono molti. Oltre alle patologie più comuni come quelle cardiovascolari e polmonari, come ha spiegato il prof. Palumbo: “Il fumo incide negativamente sulla sessualità maschile e femminile ed è una delle maggiori cause di impotenza e infertilità. Peraltro, studi dimostrano che il fumo in gravidanza provoca enormi rischi per la salute del feto“.

Fumare inoltre è un fattore di rischio anche per la salute della bocca. Baci e sorrisi sono messi a dura prova. Per questo il progetto “Smile Study”, coordinato dal CoEHAR in collaborazione con 5 Paesi diversi nel mondo, intende studiare l’utilizzo di strumenti meno dannosi per la salute dentale al fine di produrre dati scientifici rilevanti in uno dei settori meno studiati in ambito HArm Reduction. A presentare Smile, il project manager dello stesso progetto, dr. Toti Urso.

Ricordiamo che il progetto “LIAF nelle scuole” nasce con l’obiettivo di diffondere tra gli adolescenti la cultura antifumo, informandoli sui danni causati dall’abitudine al tabagismo sulla salute del corpo e anche sulle relazioni interpersonali.

Il tour di LIAF e CoEHAR nelle scuole continua anche nei prossimi mesi.

Per maggiori informazioni su questo progetto o per fissare un incontro anche nella tua scuola, invia email a: info@liaf-onlus.org

Smettere di fumare può migliorare la sopravvivenza anche quando è già stato diagnosticato un tumore del polmone

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Un caso di cancro su tre è dovuto al fumo. In questi ultimi due anni la paura di contrarre il Covid-19 ha spostato l’attenzione per la prevenzione e la cura di malattie spesso più letali come il cancro ed i tumori fumo correlati.

Il tumore del polmone continua a rimanere una delle neoplasie più letali. Oggi nel mondo si registrano ogni anno oltre 2,2 milioni di casi di questa malattia, mentre in Italia le nuove diagnosi annue sono circa 41.000 (27.550 negli uomini e 13.300 nelle donne), con una sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi del 16% circa negli uomini e 23% nelle donne. Per quel che riguarda uno dei tumori più aggressivi e in rapida crescita come quello al polmone la prevenzione è fondamentale.

Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Journal of Thoracic Oncology dai ricercatori guidati da Saverio Caini dell’Istituto per la ricerca sul cancro di Firenze, afferma che smettere di fumare può migliorare la sopravvivenza anche quando è già stato diagnosticato un tumore del polmone. Anche nel caso in cui si sia smesso poco prima della diagnosi. 

I tumori del polmone causati dal fumo di sigaretta possono essere trattati con cure meno invasive se presi per tempo, ma evitare di fumare sarebbe significativo per prevenire questo tipo di cancro. 

Ciò che emerge dallo studio e dai 21 articoli pubblicati sulla ricerca è che la sopravvivenza generale aumenta del 29% in chi ha smesso di fumare appena prima o dopo la diagnosi di tumore del polmone rispetto a chi invece ha proseguito.

Questa specifica osservazione riguarda tutti i tipi di tumore del polmone, i tumori non a piccole cellule e anche i tumori a piccole cellule. A spiegarlo, Saverio Caini, che mette in evidenza come il fumo di sigaretta possa sostenere crescita, progressione e disseminazione della malattia. Da non sottovalutare anche la riduzione dell’efficacia della chemioterapia e della radioterapia se si continua a fumare durante le cure. 

Non fumare, fare movimento, seguire una corretta alimentazione sono fondamentali nella lotta ai tumori perché rappresentano l’arma più potente per sconfiggerli.

Spiegare ai pazienti l’importanza di smettere di fumare e dare loro consigli su come fare sono momenti di fondamentale importanza e condivisione, soprattutto durante gli screening medici.

Difetti metodologici e dati non affidabili: molti studi su ecig non all’altezza

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difetti errori ecig

I risultati dei più noti studi nel campo delle ecig sono necessari per impostare le linee guida delle principali politiche di salute pubblica.

Notando una crescente disinformazione nel campo delle sigarette elettroniche e della riduzione del danno e accorgendosi che molti organizzazioni internazionali, in prima l’OMS, non recepiscono correttamente i messaggi lanciati dagli esperti di settore, un gruppo di ricercatori internazionali, guidati dal CoEHAR, ha voluto valutare se alcuni tra i principali studi del settore fossero condotti nella giusta maniera.

Il risultato?

Gran parte delle ricerche nel campo del vaping contengono errori metodologici importanti, da cui discende un flusso di informazioni fuorvianti che alimenta il caos e la disinformazione soprattutto tra coloro che sono timorosi nell’approcciare il vaping per smettere di fumare.

Un problema che determina una diffusione capillare di notizie cosiddette “acchiappaclick”, basate su studi che contengono rilevazioni errate o soggetti di studio di cui non si considera la pregressa storia clinica o il precedente status di fumatori: insomma, un guazzabuglio metodologico che non facilita il compito di chi invece conduce seriamente le ricerche nel campo del vaping.

Sotto la supervisione della dott.ssa Cother Hajat, dell’Università degli Emirati Arabi Uniti, i ricercatori hanno analizzato i 24 studi più popolari sul vaping e pubblicati sulle più autorevoli riviste internazionali di medicina.

Gli scienziati hanno notato una pletora di errori disastrosi: ogni lacuna è stata identificata, categorizzata e accuratamente studiata.

Lo studio “Analysis of common methodological flaws in the highest cited e-cigarette epidemiology research” non lascia spazi a fraintendimenti: la quasi totalità delle ricerche più note del settore ha rilevato difetti metodologici, mancando di una chiara ipotesi, utilizzando un metodo inadeguato, non rilevando dati essenziali e non correggendo i risultati considerando ovvi fattori di confondimento. 

Molti degli studi analizzati contenevano informazioni soggettive e, analizzando nel dettaglio i lavori che valutavano la possibilità che lo svapo fosse o meno uno strumento valido nei percorsi di harm reduction o cessazione, sono emerse problematiche legate a metriche valutative poco idonee.

La maggior parte degli studi inclusi nella ricerca non ha beneficiato di una appropriata progettazione e non ha dato risposta alle ipotesi e alle domande iniziali presentate. Nel nostro lavoro offriamo delle raccomandazioni pratiche che possono migliorare enormemente la qualità e il rigore della ricerca futura nel campo della riduzione del danno” spiega la dott.ssa Hajat.

Gli autori concludono che molte delle ricerche più influenti sulle sigarette elettroniche sono di scarsa qualità e inadeguate a indirizzare le scelte di salute pubblica e offrire raccomandazioni  pratiche per migliorare al ricerca in questo campo.

“Siamo orgogliosi di annunciare l’analisi più completa mai pubblicata sui difetti metodologici comuni nella ricerca sulla sigaretta elettronica!” dichiara il prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR.

“Invitiamo ricercatori, revisori, redattori scientifici e responsabili politici di tutto il mondo a leggere questo articolo e imparare come prevenire la propagazione di errori comuni che generano una distorsione della verità scientifica.

La reiterazione sistematica degli stessi errori che conducono a una scienza priva di informazioni utili è la nuova pandemia! Sono sbalordito che studi di così bassa qualità abbiano passato la revisione editoriale di prestigiose riviste scientifiche. È in gioco la credibilità degli scienziati nel campo del controllo del tabacco e della loro attività di ricerca!”

Emoji su Whatsapp: perchè l’app potrebbe essere contro il fumo?

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Secondo un’interessante teoria, l’associazione tra gruppi di emoji sul famoso servizio di messaggistica istantanea potrebbe non essere del tutto casuale.

Tra i disagi causati dal fumo di sigaretta, ce n’è uno che riguarda in maniera particolare le persone che ci stanno vicino. La puzza di sigaretta, che precede il tabagista, è tra i principali fastidi che chi non fuma può subire.

E se anche lo smartphone, il braccio armato della comunicazione e delle relazioni sociali odierne, avesse qualcosa da ridire in merito?

Sì, stiamo parlando di tecnologia. Sappiamo che tra i tanti aiuti per avviare la propria crociata contro il fumo, se ne trovano diversi anche sul versante tecnologico, in particolare se parliamo di cellulari.

Esistono infatti varie applicazioni per smartphone che si propongono come validi strumenti per aiutare i fumatori a smettere definitivamente di fumare.

Ma i telefonini potrebbero essere portatori di una valida, quanto inaspettata, campagna antifumo, soprattutto per i più giovani.

La teoria che Whatsapp sia contro le sigarette, e il fumo in generale, nasce dall’osservazione della disposizione delle emoji all’interno dell’applicazione di messaggistica. Avete mai notato che la maggior parte delle emoji sono disposte in modo da mettere vicine quelle che hanno una particolare correlazione? Questa impostazione nasce per facilitare il più possibile la persona nella ricerca quando scrive un messaggio.

La teoria è interessante perché alla base di questa osservazione c’è la vicinanza tra due emoji correlate sulla base di un principio di correlazione concettuale: nel caso della sigaretta, l’emoji è associata a quella della bara, che richiama a sua volta il concetto di morte.

Altro fattore interessante è che, dopo l’ultimo aggiornamento dell’applicazione, si è aggiunta un’altra icona ad arricchire il tutto: una lapide. Sembrerebbe non esserci alcun dubbio sul messaggio che si vuole veicolare.

Messaggi ironici e leggeri come questi veicolati da app ormai famosissime come Whatsapp potrebbero riuscire ad accendere una sana riflessione sui danni fumo correlati?

Denti meno bianchi causa fumo? Smettere può invertire il trend

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odon denti

Se fosse proprio quella sigaretta in più ad aver rovinato l’aspetto di un semplice sorriso? Secondo uno studio dei ricercatori del CoEHAR, i denti dei fumatori sono molto meno bianchi rispetto a chi non ha mai fumato. Ma smettere può invertire la tendenza

Sin dall’antichità, la necessità di prendersi cura del proprio sorriso ha richiesto capacità di inventiva e di adattamento: sono giunti fino a noi reperti risalenti all’epoca egizia, e anche precedenti, che ritraggono antiche tecniche odontoiatriche.

Basilari, chiaramente, ma che denotano la volontà di prendersi cura dei propri denti con miscele di erbe e spezie, per contrastare l’alito cattivo e limitare la diffusione di batteri nel cavo orale.

Sebbene esistano testimonianze storiche di precursori dello spazzolino in Cina già attorno al 1500, per ottenere un prodotto più resistente dobbiamo saltare direttamente al XIX secolo.

Eppure, nonostante la lotta per avere denti più bianchi sia stata una vera e propria conquista del genere umano, ad oggi esistono cattive abitudini che ne pregiudicano la salute e il colore.

Quali? Il fumo in primis.

Secondo una ricerca condotta dai ricercatori del CoEHAR, intitolata “Repeatability of dental shade by digital spectrophotometry in current, former, and never smokers“, condotta in collaborazione con i ricercatori dell’Università di Bologna coordinati dal prof. Giovanni Zucchelli, docente di Paradontologia, i denti dei fumatori sono significativamente meno bianchi di quelli dei non fumatori.

Tuttavia, l’aspetto del sorriso migliora dopo aver smesso di fumare.

L’obiettivo finale di migliorare il colore dei denti può diventare un motivo molto più convincente per smettere di fumare, soprattutto tra coloro che ritengono che la questione dell’aspetto dei loro denti sia di fondamentale importanza (aspetto generale rovinato a causa dello scolorimento dei denti e delle macchie di catrame o di tabacco).

In genere, la valutazione del colore dei denti viene eseguita “ad occhio”, mediante il confronto visivo con scale di colore predefinite: un metodo soggettivo ed impreciso.

Durante lo fase di ricerca è stata invece utilizzata la tecnica della spettrofotometria digitale di ultima generazione è stata utilizzata per misurare con grande precisione gli indici di tonalità del bianco dei denti, al fine di confrontarli tra fumatori, ex-fumatori e non fumatori.

Siamo orgogliosi dei risultati della nostra ricerca che dimostrano che i denti dei fumatori sono molto meno bianchi di quelli dei non fumatori. Inoltre, l’indice di tonalità del bianco dentale degli ex-fumatori si è collocato in una posizione intermedia tra fumatori e non fumatori” – spiega il prof. Giovanni Zucchelli, docente di Paradontologia dell’Università di Bologna.

Le discromie dentali causate dal fumo di sigaretta non sono permanenti e il processo può essere invertito smettendo di fumare.

Secondo la ricerca, la spettrofotometria digitale potrebbe risultare vantaggiosa anche per altre valutazioni, in quanto può misurare con precisione le alterazioni nelle tonalità del bianco dei denti.

In termini di salute pubblica, questi studi potrebbero avere un impatto enorme, secondo Riccardo Polosa, professore di Medicina e fondatore del CoEHAR dell’Università di Catania. Le persone che ritengono che problemi quali l’alito cattivo o l’aspetto del proprio sorriso siano questioni importanti, potrebbero essere fortemente influenzate da considerazioni estetiche nella loro decisione di smettere di fumare.

Per esempio, che differenze esistono nel sorriso di chi passa dalle sigarette convenzionali ai prodotti senza combustione? Passando a strumenti a rilascio di nicotina prive di catrame (come sigarette elettroniche o prodotti a tabacco riscaldato) è possibile migliorare la salute orale e il bianco dei denti dei fumatori?

Per dare risposta a queste domande, i ricercatori del CoEHAR stanno conducendo uno studio internazionale che mira a valutare l’impatto dell’utilizzo delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato sulla salute orale e sull’estetica del sorriso su un campione di oltre 600 persone.

Associazione SCOHRE: rischio norme europee troppo stringenti

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Al centro dell’ultimo incontro online promosso nei giorni scorsi da Scohre, l’Associazione Internazionale per il Controllo del Fumo e la Riduzione del Danno, “Un nuovo sguardo sulla salute pubblica” (A new gaze of public health), temi come la tassazione o il divieto dei prodotti tradizionali del fumo.

Fonte: adnkronos.com (link)

La sessione prevista per il 2 marzo e promossa in forma mista sia in presenza che online, era inserita all’interno del PANHELLENIC CONGRESS OF PUBLIC HEALTH 2022, evento durante il quale è stata messa in risalto la necessità di un approccio più ampio e meno frammentato alle politiche di riduzione del danno anche in Europa, dove il fumo di nuova generazione rischia di andare incontro a norme europee più stringenti.

A coordinare l’evento la prof.ssa Anastasia Barbouni, docente di salute pubblica e prevenzione delle malattie all’Università “West Attica” di Atene e il prof. Ignatios Ikonomidis, docente di cardiologia presso la National and Kapodistrian University di Atene.

Tra gli ospiti, alcuni tra i maggiori esperti di salute pubblica a livello internazionale: Dimitri Richter, capo del dipartimento di cardiologia presso l’Euroclinic Hospital di Atene, Karl Fagerström, professore emerito e membro fondatore di SCOHRE, e Andrzej Fal, presidente della Polish Society of Public Health.

Cosa ne sarà dell’utilità dei prodotti a basso rischio?

Ad emergere è la questione del ruolo dei dispositivi alternativi al fumo tradizionale nelle politiche di controllo del fumo come le sigarette elettroniche o i prodotti a tabacco riscaldato, che hanno un diverso profilo di rischio, indubbiamente più basso.

Andrej Fal, Presidente della Polish Society of Public Health e membro di Scohre, ha affermato: “Garantire a questi prodotti una tassazione inferiore rispetto a quella delle sigarette tradizionali può aiutare nel percorso di abbandono del fumo tradizionale”.

Secondo gli esperti, si pensa che possa risultare vincente seguire l’esempio della FDA (Food and Drug Administration) americana, che adotta già un riferimento alla riduzione del danno, ovvero un approccio che considera i prodotti alternativi alle sigarette tradizionali come mezzo meno tossico e nocivo per affrontare il problema della dipendenza dal fumo.

L’Europa dovrebbe fare lo stesso e non mantenere un approccio così frammentato.

Questo risulta essere un limite per i prodotti a rischio ridotto perché secondo gli esperti della Riduzione del Danno, tanti approcci tutti diversi risultano molto limitanti.

Richter riporta come validi esempi da seguire i casi del Regno Unito e della Svezia, dove nel primo caso le sigarette elettroniche vengono offerte come strumento complementare alle terapie sostitutive con la nicotina per smettere di fumare e nel secondo perché si parla del primo Paese europeo che ha raggiunto l’obiettivo di abbassare il tasso di fumatori sotto la soglia del 5 per cento, proprio grazie all’utilizzo dei prodotti da fumo alternativi.

Quello che si evince da quest’ultimo confronto è che mantenere una pressione fiscale elevata sui dispositivi alternativi al fumo tradizionale può disincentivare chi vuole smettere di fumare.

Fumo all’Università, un questionario della Statale di Milano racconta l’andamento dopo il Covid

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L’Università Statale di Milano ha pubblicato i risultati del questionario sulle abitudini al fumo in università somministrato agli studenti dell’ateneo milanese nei mesi scorsi.

Lo studio rientra nell’ambito del progetto “La Statale smoke-free per stili di vita liberi dal fumo” condotto dalla prof.ssa Silvia Fustinoni, docente di Medicina del Lavoro dell’Ateneo, e dalla ricercatrice Laura Campo. Si tratta di una campagna per diffondere conoscenza e consapevolezza sull’abitudine al fumo da parte della sua comunità studentesca.

Il questionario, che ha avuto più di 7mila risposte è solo il primo step di questa campagna e i risultati sono stati di grande impatto.

Ecco come hanno risposto gli studenti:

Il 64% dei partecipanti si è dichiarato non fumatore, il 19% fumatore di sigarette tradizionali, il 10% ex-fumatore, il 3% utilizzatore di sigaretta elettronica o prodotti a base di tabacco riscaldato e il 4% utilizzatore duale.

Si sono osservate notevoli differenze tra le facoltà: si fuma di più a Scienze Politiche Economiche e Sociali (SPES) (35%) e Giurisprudenza (33,6%) e di meno a Medicina e Chirurgia (19%) e Scienze del Farmaco (20,2%).

La pandemia da Covid-19 ha cambiato le abitudini al fumo del 18% degli studenti: tra questi, il 58% ha smesso di fumare o ha diminuito il numero di sigarette convenzionali o elettroniche al giorno, mentre il 33% ha iniziato a fumare o ha aumentato il numero giornaliero di sigarette tradizionali o elettroniche.

Le sigarette elettroniche o i prodotti base di tabacco riscaldato sono utilizzate principalmente perché ritenute dai più giovani un’alternativa alla sigaretta tradizionale (43 e 46%), perché sono di moda o per curiosità (35 e 29%) e perché sono ritenute meno pericolose per la salute rispetto alla sigaretta tradizionale (43%).

Il 41% dei partecipanti ha dichiarato di essere stato esposto a fumo passivo nell’ultima settimana. Il fumo passivo di sigaretta tradizionale è ritenuto dannoso per la salute dal 94% dei rispondenti.

Altrettanto importante, oltre questi dati, è quello che emerge dal questionario riguardo le normative nazionali. Gli studenti sono a conoscenza delle normative nazionali sul fumo, ma risultano invece poco conosciute le normative che riguardano la scuola. Interessante, però, che partecipanti si sono dimostrati favorevoli ad accogliere nuove iniziative dell’Ateneo per proteggere la salute dei non fumatori e per aiutare chi vuole smettere di fumare.

No Tobacco Day 2022, iniziano i lavori

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Il World No Tobacco Day 2022 si avvicina. Il 31 Maggio, come ormai i nostri lettori sanno bene, si celebra la Giornata mondiale contro il fumo organizzata dall’Oms con l’obiettivo di sensibilizzare il mondo sugli effetti che il fumo di sigaretta convenzionale ha sulla salute.

Oltre all’impatto devastante che ha sulla nostra salute, il consumo di tabacco ha conseguenze estremamente gravi anche dal punto di vista ambientale e sociale. 

Lo slogan della campagna globale di quest’anno: “Il tabacco: una minaccia per il nostro ambiente”, ha lo scopo di sensibilizzare i fumatori sull’impatto ambientale del tabacco, dalla coltivazione, dalla produzione, dalla distribuzione e dai rifiuti. L’obiettivo sarà quello di dare ai consumatori di tabacco un motivo in più per smettere.

Con un contributo annuale di gas serra di 84 megatoni equivalenti di anidride carbonica, l’industria del tabacco contribuisce al cambiamento climatico e riduce la resilienza climatica, sprecando risorse e danneggiando gli ecosistemi.

Ogni anno vengono distrutti circa 3,5 milioni di ettari di terreno per la coltivazione del tabacco. La coltivazione del tabacco contribuisce alla deforestazione, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

“L’impatto ambientale dell’uso del tabacco aggiunge una pressione non necessaria alle già scarse risorse e agli ecosistemi fragili del nostro pianeta. Questo è particolarmente pericoloso per i paesi in via di sviluppo, poiché è lì che avviene la maggior parte della produzione di tabacco”, ha affermato il dottor Ruediger Krech, Direttore della promozione della salute. “Ogni sigaretta che fumi, sta letteralmente bruciando risorse, risorse da cui dipende la nostra stessa esistenza”.

L’industria del tabacco ha investito molto per “pulire” le loro pratiche dannose per l’ambiente segnalando l’impatto ambientale e finanziando progetti e organizzazioni di responsabilità sociale delle imprese ambientali. Per questo la riduzione del consumo di tabacco deve essere identificata come una leva fondamentale per il raggiungimento di tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile, non solo quelli direttamente correlati alla salute.

Il CoEHAR e LIAF quest’anno torneranno in aula con un evento che metterà insieme esperti di ogni settore e di ogni ambito accademico. Ma non solo: novità in arrivo.

Presto su www.coehar.it

Riparte “LIAF nelle scuole”, ieri il primo incontro con gli studenti

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Catania 2 Marzo 2022 – Riparte il progetto LIAF nelle scuole. Dopo i due anni di pandemia che hanno impedito l’organizzazione di seminari in presenza, finalmente anche la promozione della salute torna tra gli adolescenti. Ieri mattina, infatti, alcuni rappresentanti della LIAF, insieme agli esperti del CoEHAR hanno tenuto il primo seminario post-pandemia presso il Liceo Linguistico e delle Scienze umane “F. de Sanctis” di Paternò, in provincia di Catania.

Presenti all’incontro il prof. Giovanni Li Volti, direttore del CoEHAR; il dott. Toti Urso, project manager dell’Università di Catania; il prof. Massimo Caruso, ricercatore del CoEHAR; il prof. Pasquale Caponnetto, del CPCT del Policlinico di Catania e la ginecologa dr.ssa Elisa Caruso. Con loro, a moderare la giornalista, Valeria Nicolosi.

Obiettivo del ciclo di seminari “LIAF nelle scuole” è illustrare ai ragazzi i danni tangibili causati dal fumo su tutto il corpo e l’incidenza delle patologie fumo correlate sulla qualità della vita.

Vogliamo invitare i ragazzi a non iniziare a fumare e a smettere se hanno già iniziato. Ma vogliamo anche illustrare loro le possibilità che il mondo della ricerca può aprire per il futuro. Si tratta di un mondo in continua evoluzione che può condurre a percorsi accademici di successo su ogni ambito della conoscenza scientifica” – così il presidente LIAF, Ezio Campagna.

I vari lockdown, l’ansia e gli stati d’animo contrastanti provocati dal diffondersi della pandemia hanno riacceso le luci sull’allarme tabagismo sia per gli adulti, sia per i giovani.

La sigaretta convenzionale sprigiona una enorme quantità di sostanze tossiche che sono responsabili di molte gravi patologie” ha spiegato il prof. Li Volti. “Fare ricerca significa trovare risposte efficaci per debellare una delle piaghe peggiori dell’ultimo secolo e per trovare soluzioni alternative utili a far smettere di fumare milioni di persone” ha aggiunto.

Test e giochi di società condotti dal prof. Caponnetto hanno permesso ai ragazzi di partecipare al seminario in maniera attiva e coinvolgente.

Per partecipare al progetto “Liaf nelle scuole”: scrivere a info@liaf-onlus.org

Fumare compromette le tue relazioni sociali e sentimentali. Ecco perché

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Articolo di Irene Campisano e Alessia Calì, studentesse dell’Università di Catania

L’abitudine al fumo incide molto sulle relazioni sentimentali tra individui, per via dei suoi effetti negativi relativi all’alitosi, all’impotenza maschile e all’infertilità sia maschile che femminile. Viene in questo modo compromessa non solo la sfera fisica della vita di un individuo, ma anche la sfera sociale e relazionale e smettere di fumare non è che l’unica soluzione.

Il fumo è una delle principali cause dell’alito cattivo questo perché esso provoca cambiamenti all’interno della cavità orale, come la riduzione di produzione di saliva da parte delle ghiandole salivari che rende la bocca più secca, luogo ideale per la moltiplicazione di batteri.

Per questa ragione l’alitosi potrebbe influire sulla possibilità di baciare e la vita di coppia potrebbe esserne compromessa, soprattutto quando si tratta di una relazione tra un fumatore e un non fumatore. Il non fumatore potrebbe essere infastidito dall’alito del proprio partner, e la possibilità di conflitti di coppia potrebbe indurre il fumatore a smettere di fumare o passare all’uso di sigarette elettroniche.

Il fumo, oltre agli effetti già noti come il tumore ai polmoni, problemi cardiovascolari e invecchiamento precoce della pelle, incide anche sulle prestazioni sessuali soprattutto per gli uomini perché può causare impotenza e infertilità. 

Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Catania, il fumo blocca la mobilità e altera il DNA  degli spermatozoi. Per constatare questa tesi i ricercatori hanno esposto per 24 ore degli spermatozoi prelevati da non fumatori al condensato di fumo di sigaretta, arrivando in questo modo a notare la non mobilità degli spermatozoi e l’alterazione del loro DNA. 

Quest’alterazione non compromette solo i processi di fecondazione ma può provocare anche ripercussioni negative sulla vitalità dell’embrione, come l’arresto dello sviluppo e la conseguente interruzione spontanea di gravidanza.

Come detto in precedenza, il fumo è anche una delle principali cause d’impotenza. 

Esso peggiora la qualità dell’erezione, danneggia la fase di mantenimento dell’erezione e allunga il periodo refrattario.

Secondo il Massachusetts Male Aging Study, che è stato il primo studio effettuato su scala globale sulla popolazione, il fumo di sigaretta aumenta il rischio di disfunzione erettile a causa di danni ai vasi sanguigni che comportano un ridotto afflusso di sangue. 

In particolare l’impotenza è uno dei problemi maggiormente riscontrati in Cina essendo il paese con più fumatori a livello mondiale. Questo quanto emerse mesi fa dopo l’incontro in Cina tra il prof. Polosa, il prof. Jannini ed un gruppo di sessuologi e andrologo dell’Università cinese.

L’impotenza potrebbe essere la causa della carenza d’intesa sessuale all’interno di una coppia che, molte volte, viene considerata uno dei pilastri più importanti in una relazione.

Le sostanze tossiche che sono contenute all’interno della sigaretta incidono anche sulla fertilità femminile, perché provocano una riduzione degli ovociti; di conseguenza una donna che fuma impiega più tempo a rimanere incinta rispetto ad una donna non fumatrice.

Inoltre, il fumo danneggia il DNA degli ovociti maturi ed è in grado di invecchiare le ovaie anche di 10 anni.

Nelle donne incinte, poi, il vizio del fumo aumenta il rischio di aborti, di nascite e morti premature, di riduzione del latte materno con presenza di nicotina in esso.

Una donna incinta che fuma, infatti, mette fortemente a rischio la salute del suo bambino; questo perchè fumando sottrae ossigeno al feto, facendogli giungere monossido di carbonio e impedendogli un’assunzione adeguata di nutrienti.

Data l’infertilità che il fumo causa sia negli uomini che nelle donne e le problematiche provocate dal fumo durante la gravidanza, nel caso in cui si desideri formare una famiglia le possibilità si riducono di molto.

Le relazioni sociali sono alla base della vita di individuo, ma il fumo potrebbe compromettere relazioni stabili e durature allontanando chi si ama. L’invito che si dà è sempre quello di smettere di fumare per salvaguardare non solo sè stessi ma anche le persone che si hanno vicino e che si amano.

Anafe: evitata la catastrofe ma il settore resta colpito

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La rimodulazione della tassa sui prodotti liquidi da inalazione, dal 1° aprile al 31 dicembre 2022, approvata con un emendamento al DL Milleproroghe, soddisfa solo in parte ANAFE, l’Associazione Italiana Produttori Fumo Elettronico aderente a Confindustria. Il decreto, infatti, pur disinnescando per soli 9 mesi gli aumenti entrati in vigore dal 1° gennaio 2022 (+ 200% sui liquidi senza nicotina e +100% sui liquidi con nicotina), dispone comunque un raddoppio del carico fiscale rispetto al 2021. Le accise infatti aumenteranno in ogni caso del +100% sui liquidi senza nicotina e del +50% sui liquidi con nicotina. Il tutto mentre le sigarette tradizionali, la principale causa di morte al mondo, restano ancora una volta esenti da qualsiasi rincaro.

“Come fa un’Associazione di imprese a esprimere soddisfazione rispetto a un raddoppio delle tasse sui propri prodotti? Senz’altro sentiamo il dovere di ringraziare il Senatore Matteo Salvini, il Sottosegretario Federico Freni e l’On. Massimo Bitonci, per aver capito la gravità della situazione: un aumento del 200% della tassazione è in grado di distruggere qualunque filiera. Forse l’intenzione di alcuni è proprio questa. Sicuramente abbiamo evitato una catastrofe, ma restiamo sconfortati e perplessi da vari elementi. In primis, dal fatto che i prodotti liquidi da inalazione – cioè prodotti innovativi a rischio ridotto che ormai anche l’Unione europea ha riconosciuto come validi strumenti per smettere di fumare – siano ancora puniti dalle scelte di politica fiscale di questo Paese che, in questo modo, potrebbe indurre 1.5 milioni di utilizzatori di e-cig a preferire le sigarette tradizionali, prodotti che al contrario sono senza alcun dubbio dannosi per la salute”. Ha dichiarato Umberto Roccatti, il Presidente di ANAFE Confindustria.

“L’altro elemento che desta preoccupazione” – ha proseguito Roccatti – “è l’impianto normativo generale: tra dieci mesi infatti, senza un ulteriore intervento del legislatore, scatteranno nuovi aumenti per il settore che raddoppieranno ulteriormente il carico fiscale (circa +100%). Tale contesto obbliga tutti gli operatori e l’intera filiera – composta da oltre 45.000 persone –a vivere nella più completa incertezza, senza aver modo di poter pianificare attività e investimenti”.

“In tutto questo contesto, continuiamo a leggere sui vari giornali notizie completamente errate sull’entità degli aumenti fiscali, che sarebbero solo del 5%. Ebbene, non tutti hanno ancora capito che questa percentuale rappresenta l’aumento dell’aliquota, che – nonostante l’emendamento di rimodulazione – passa dal 10% al 15% sui prodotti con nicotina (ovvero un aumento in termini assoluti di tassazione del +50%) e sui prodotti senza nicotina – cosa ancor più assurda – passa dall’aliquota del 5% al 10% (ovvero un aumento in termini di tassazione del +100%). C’è una differenza colossale!”. “Infine – ha concluso Roccatti – siamo stanchi di essere utilizzati dalle multinazionali del tabacco come veicolo per portare avanti i loro obiettivi commerciali, cosa accaduta anche in quest’ultimo provvedimento in cui nottetempo sono spuntate in coda all’emendamento sulle sigarette elettroniche norme che nulla avevano a che vedere con il nostro settore”.

Quanto costa fumare?

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Che le sigarette facciano male alla salute è cosa risaputa ma quanto fanno male esattamente al portafoglio?

Secondo un recente sondaggio, il 55% dei fumatori non sa effettivamente quanto potrebbe risparmiare se smettesse di fumare. Un dettaglio, quello economico, che spesso viene sottovalutato ma che a conti fatti riserva un notevole risparmio specie se in famiglia ci sono più persone con questa cattiva abitudine.

Si calcola che acquistando un pacchetto al giorno, in un anno un fumatore spende circa 2000 euro (in base alla marca delle sigarette). Se invece in una settimana si consumano 2 pacchetti di sigarette, la spesa annuale è di circa 576 euro mentre 4 pacchetti a settimana, circa 10 sigarette al giorno, corrispondono ad una spesa mensile di circa 96 euro, e annuale di quasi 1200 euro.  

Insomma, smettendo di fumare ci si paga più di metà di un affitto medio. Si può un bel viaggio all’anno, si possono scegliere due bellissime borse costose, si possono pagare serenamente le bollette … e potremmo continuare ancora per molto.

Ricordiamo infatti che proprio LIAF insieme a Skyscanner nel 2016 ha pubblicato una ricerca che dimostra come dopo solo un mese senza fumare si risparmia l’equivalente di un volo in Ungheria o a Malta, e con due mesi ci si può andare in Grecia, Spagna, Regno Unito e moltissime altre destinazioni europee. Ma con un anno di risparmi da fumo, si può volare in Thailandia!

Ci siamo chiesti anche: ma quanto costa in media svapare in Italia?

Per iniziare è sufficiente una spesa di 50 euro, un kit e-cig base ha dei costi che si aggirano tra 33 e 84 euro a seconda del modello e per i liquidi il prezzo sfiora i 6 euro con la durata della ricarica di circa una settimana.

Il costo al mese per svapare è mediamente di 40 euro, ovvero meno di 500 euro l’anno. Sostituendo scomposti ed aromi ai liquidi pronti si ottiene questo conteggio: scomposti 36 euro al mese ovvero 431 € all’anno. Aromi concentrati 21,6 € al mese ovvero 259 € all’anno.

In conclusione, passare a prodotti meno dannosi, riduce il danno in innumerevoli modi.

Il giorno cruciale delle ecig: attesa per il report BECA

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Il prossimo 15 febbraio, a Bruxelles, la commissione BECA presenterà il report contenente le direttive per il piano europeo di lotta al cancro. Il fronte del vaping europeo trattiene il fiato, in attesa di scoprire la posizione ufficiale sul fumo elettronico in materia di tassazione e produzione

Lo stigma che circonda le sigarette elettroniche sembra essere incredibilmente radicato all’interno delle scelte sanitarie comunitari, anche quelle non direttamente correlate alle politiche antifumo, come nel caso del Beating Cancer Plan, un insieme di direttive comunitarie da sviluppare per combattere una delle patologie più aggressive dei nostri tempi, il cancro.

La Commissione speciale denominata BECA ha lavorato sulle linee guida per arginare una malattia che nel corso del 2022 si prevede causerà la morte di circa 1 milione e 300 mila europei: per farlo, si stanzieranno circa 4 miliardi di euro da destinare a prevenzione, trattamento e cura.

Proprio riguardo la prevenzione, l’idea è intervenire su quei comportamenti e su quelle abitudini, alimentari e di salute in generale, che concorrono nello sviluppo di diverse forme di cancro, in primis il fumo, con l’obiettivo di raggiungere la percentuale del 5% di consumatori di tabacco entro il 2040.

In una bozza presentata a nel corso degli ultimi mesi del 2021, il fumo di sigaretta è stato equiparato al vaping e all’utilizzo di prodotti a rischio ridotto, alimentando il coacervo di fraintendimenti che regna nel settore del consumo di tabacco.

E proprio questa errata concezione aveva sollevato le critiche degli esperti di harm reduction che sostenevano la necessità di regolamentare non l’uso del tabacco in generale, quanto insistere sul danno causato dal fumo combusto a differenza di quello elettronico. La commissione ha dovuto così ammettere la necessità di valutare attentamente le sigarette elettroniche alla luce delle ricerche ne dimostrano la relativa sicurezza rispetto al fumo di sigarette.

Un chiaro tentativo di non riconoscere formalmente le sigarette elettroniche e i dispositivi elettronici a rilascio di nicotina, nonché le altre forme di consumo del tabacco alternative al fumo, come strumenti utili nella lotta al tabagismo.

Le direttive contenute nel documento saranno necessarie per sviluppare ulteriori aggiornamenti all’interno di due documenti principali, la TPD (Tobacco Products Directive), incentrata sulla vendita dei prodotti legati al tabacco, e la TED ( Tobacco Excise Directive), relativa alla tassazione dei prodotti da fumo.

Relativamente al dato produttivo, il settore alternativo al fumo combusto è stato oggetto di una crescita costante nell’ultimo decennio, complice l’innovazione tecnologica e la ricerca scientifica. Una limitazione dei meccanismi produttivi comporterebbe non solo la contrazione del mercato, ma, come dimostrato da precedenti storici, alimenterebbe i canali sottobanco illegali, con conseguenti ripercussioni in termini di salute.

Se da un lato la prevenzione e le politiche di cessazione debbano essere mantenute come cardine dell’azione della lotta alla piaga del fumo, di fronte a percentuali stabili di fumatori negli ultimi decenni, ci si dovrebbe interrogare quali possano essere le strade da battere per combattere lo zoccolo duro di tabagisti che non riescono a smettere per conto proprio o grazie ai metodi tradizionali.

Il lato più amaro della situazione è il trattamento riservato agli svapatori e a coloro che con fatica cercano di smettere di fumare” ha dichiarato il Prof. Riccardo Polosa, Fondatore del CoEHAR “Essere trattati come cittadini di serie B crea disinformazione e disillusione, a fronte di una montagna di evidenze scientifiche che puntano in tutt’altra direzione. Non solo, ma subito al di la del canale della Manica, non così distante da Bruxelles, l’esempio inglese ci potrebbe insegnare molto sul fumo elettronico e sulla cessazione e invece preferiamo rimanere nella sicurezza delle politiche fallimentari degli ultimi dieci anni“.

Clive Bates: la disinformazione sulle ecig come una scena del crimine americana

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Le percezioni legate al rischio delle sigarette elettroniche sembrano quasi una “scena del crimine americana– questo è il titolo di uno degli ultimi articoli firmati dall’esperto internazionale di Harm Reduction, Clive Bates che sul suo blog “The Counterfactual” ha pubblicato una interessante disamina della disinformazione dilagante sulla questione “riduzione del danno”.

La maggior parte degli americani oggi crede erroneamente che le sigarette elettroniche siano altrettanto o più dannose delle sigarette convenzionali. Le organizzazioni sanitarie statunitensi hanno coltivato in modo immorale questo equivoco e si sono confrontate sfavorevolmente con gli equivalenti britannici“.

Questo è quanto emerge da un sondaggio del National Cancer Institute degli Stati Uniti con cui sono state confrontate le comunicazioni sui rischi del vaping di quattro importanti organizzazioni sanitarie americane e quattro organizzazioni simili del Regno Unito. Il risultato del confronto è schiacciante.

Ma cosa emerge esattamente dal grafico?

  • Il 27,7% degli americani pensa che le e-cig siano più dannose o molto più dannose delle sigarette, e il 62% pensa che siano altrettanto o più dannose anche su questo non c’è alcuna base sostanziale;
  • Solo il 2,6% ha una percezione approssimativamente accurata di “molto meno dannosa”;
  • “Meno dannoso” si trova solo all’8,6%;
  • “Non so” in questo contesto è probabilmente una barriera significativa al cambiamento. Date le informazioni contrastanti e confuse che circolano, non sapere sarebbe una risposta ragionevole e una ragione per non rischiare di cambiare.
  • L’epidemia di lesioni polmonari del 2019 negli Stati Uniti, ufficialmente nota come EVALI, ha indubbiamente influenzato i risultati del 2020.

Come sono nate queste percezioni errate?

Le ragioni immediate del disallineamento tra le percezioni pubbliche sul rischio e le valutazioni degli esperti non sono difficili da capire. Alcuni fattori importanti come EVALI e forse le affermazioni relative alla pandemia COVID-19, il modo in cui queste sono state giocate nelle campagne anti-vaping. Ma anche gli infiniti spaventi mediatici e comunicazioni di rischio che sono stati falsi (come il vaping che provoca attacchi di cuore o ossa rotte) o, più comunemente, tecnicamente corretti ma fuorvianti – vedi le varie forme di narrazione “non è un’alternativa sicura”, “si presume che sia più sicuro”, “commercializzato come più sicuro”, “non sappiamo effetti a lungo termine” (come se non sapessimo nulla), e naturalmente sempre lo spettro dell’industria del tabacco.

Da non sottovalutare anche l’enorme proliferazione di studi scientifici spesso condotti con metodi ortodossi e lontani da standard condivisi, gli studi infatti spesso non ripetono le normali condizioni d’uso delle sigarette elettroniche e portano a risultati e dati discordanti. Il progetto Replica, uno dei progetti di ricerca del CoEHAR, ha invece confermato in questi due anni i risultati ottenuti dai maggiori studi internazionali, validandoli con tecniche innovative e testandoli in diversi laboratori internazionali, in condizioni indipendenti, confermando la minor tossicità dei dispositivi elettronici a rilascio di nicotina

Si tratta di una comunicazione dannosa come quella delle Big Tobacco degli anni 70?

Quello che sta succedendo non è etico e non eliminerà il fumo, anzi porterà più morti e malattie.

Qual è la posizione del Regno Unito?

La percentuale di britannici che crede che le sigarette elettroniche siano più o ugualmente dannose delle sigarette era del 37% nel 2020 e del 32% nel 2021. Per gli Stati Uniti nel 2020, quella cifra è del 62%. Quindi molto più sbagliato negli Stati Uniti, ma un livello comunque allarmante nel Regno Unito. Solo l’11-12% degli inglesi crede (correttamente) che le sigarette elettroniche siano molto meno dannose, ma questo si confronta con solo il 2,6% negli Stati Uniti nel 2020.

Una delle sfide che la comunicazione scientifica deve affrontare è equilibrare la necessità di dare informazioni chiare e precise con lo scopo di rassicurare le persone.

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Mal di testa da svapo, tutto quello che c’è da sapere

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La ricerca sugli effetti a lungo termine del vaping mette in evidenza che uno dei possibili effetti collaterali dello svapo è il mal di testa. Ma cosa si intende con il mal di testa da vaping?

Il mal di testa da svapo è un effetto collaterale del vaping abbastanza comune e di solito poco rilevante che viene riscontrato da alcuni neo vapers come effetto collaterale. I mal di testa accusati dagli svapatori, infatti, in genere passano da lievi a moderati ma senza quasi mai diventare acuti.

Come si manifesta il mal di testa da vaping?

La maggior parte delle persone che sperimentano il mal di testa da vaping hanno un dolore sordo, ma i sintomi possono variare.

In alcuni casi, il mal di testa è l’unico effetto collaterale sgradevole che si prova dopo aver svapato, ma in altre occasioni si possono manifestare altri effetti collaterali insieme ad esso. Tra questi:

  • bocca secca
  • aumento dell’ansia
  • insonnia
  • tosse
  • irritazione della gola
  • stordimento
  • respiro corto

Perché alcune persone hanno mal di testa quando svapano?

Ci sono diverse ragioni per cui il vaping può causare mal di testa in alcune persone. Una delle cause più probabili è il contenuto di nicotina. La nicotina colpisce i vasi sanguigni del cervello, facendoli restringere. Questo riduce il flusso di sangue al cervello e può causare mal di testa in alcune persone. Poiché la nicotina è uno stimolante, può anche rendere i nervi di alcune persone più sensibili al dolore. Anche se i prodotti da vaping possono contenere meno nicotina di altri prodotti del tabacco, è ancora più che sufficiente per dare ad alcune persone un mal di testa. Inoltre, il contenuto di nicotina varia ampiamente tra le diverse marche di vaping e di sigarette elettroniche. La nicotina, però, non è l’unica causa. Due degli ingredienti principali del liquido da vaping, possono portare alla disidratazione e questo può dare una sensazione di bocca secca e, in molti casi, un mal di testa. Gli aromi e gli altri ingredienti, proprio come alcuni profumi o spezie, variano a seconda della marca e potrebbero essere la causa del mal di testa.

Si può prevenire il mal di testa da vaping?

Certo che si e comunque quando la causa è il vaping, e quindi il mal di testa è moderato, non c’è da allarmarsi. Nei casi in cui questo diventa acuto, ovviamente, è meglio rivolgersi al proprio medico e fare le valutazioni per cercarne la causa scatenante.

Quali rimedi?

  • Svapare con moderazione. Più nicotina si immette nel corpo, più è probabile che si abbiano effetti collaterali, compreso il mal di testa.
  • Bere molta acqua. Dato che disidratarsi è una preoccupazione, avere acqua a portata di mano è una buona idea.
  • Leggere le indicazioni dell’e-liquido. Usare un e-liquid con meno nicotina o meno glicole propilenico potrebbe ridurre le possibilità di avere un mal di testa.
  • Controllare i gusti degli aromi. Gli aromi fanno parte del fascino del vaping, ma possono anche causare mal di testa. Se un gusto ha provocato il mal di testa, si può provare a cambiare e sceglierne un altro.

USA: uno studio del National Institutes of Health accetta le e-cig come strumento per smettere di fumare

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Un nuovo studio americano promosso dal NIH, il National Institutes of Health, ha valutato l’impatto delle sigarette elettroniche sui fumatori che non hanno intenzione di smettere e ammette finalmente che le probabilità di successo sono più alte tra coloro che usano le elettroniche.

Si tratta di una ricerca innovativa che apre uno spiraglio verso l’accettazione in suolo americano (da sempre restio alle nuove forme di consumo di tabacco elettronico) alla possibilità che le elettroniche possano coadiuvare i percorsi di smoking cessation” – così il prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR ha commentato lo studio.

Forse che si stia riconoscendo sempre di più che le politiche tradizionali non siano efficaci per raggiungere efficacemente il gruppo di fumatori che non hanno intenzione di smettere?

In America, la pubblicazione e la vendita di sigarette elettroniche è legata a doppio filo al cosiddetto Premarket Tobacco Product Application: tra le centinaia di richieste arrivate, solo tre produttori di ecig hanno ottenuto il consenso alla commercializzazione dei propri prodotti ad ottobre 2021.

La decisione basata essenzialmente sugli studi di settore, molto spesso incentrati quasi esclusivamente su campioni di fumatori già disposti a dire addio al tabagismo.

Un team di ricercatori del Roswell Park Comprehensive Cancer Center ha analizzato i dati raccolti tra il 2014 e il 2019 dallo studio PATH, una ricerca di lungo decorso che ha valutato l’impatto degli schemi di consumo del tabacco e dei possibili risvolti in termini di salute, dichiarando che i fumatori abituali di sigarette avevano più probabilità di smettere con le sigarette elettorniche.

Nel loro nuovo studio, condotto su oltre 1600 fumatori adulti che non avevano pianificato di smettere e che non avevano utilizzato sigarette elettroniche, hanno voluto indagare le possibilità che le ecig rivestono per i tabagismi più incalliti.

Circa il 6% di soggetti ha abbandonato le sigarette del tutto durante lo studio. Il 4.5% ha ridotto il numero di sigarette fumate a meno di una al giorno.

Chi aveva usato le sigarette elettroniche quotidianamente alla fine dello studio aveva una probabilità 8 volte maggiore di smettere completamente. Avevano anche aumentato di 10 volte le probabilità di smettere di fumare ogni giorno.

La comunicazione in pandemia: come riconquistare la fiducia?

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Fake news, incertezze, statistiche, provvedimenti: la comunicazione in epoca pandemica non è qualcosa da prendere sotto gamba. Una delle sfide che la comunicazione scientifica in epoca covid ha dovuto affrontare sin dal primo lockdown è stata quella di bilanciare la necessità di fornire indicazioni chiare e precise con la volontà di rassicurare le persone.

In articolo pubblicato dal Centro per la ricerca e la politica sulle malattie infettive (CIDRAP) del Minnesota, il ricercatore Peter Sandman spiega quali sono stati gli errori in campo nella comunicazione scientifica della pandemia e quali le strategie da utilizzare in questo particolare periodo storico per ripristinare la fiducia nella scienza.

Tralasciando il dibattito su quanto il metodo scientifico abbia bisogno di una temporalità che non coincide né con gli interessi umani né tantomeno con quelli politici, quello a cui assistiamo oggi è una sorta di cultura fai da te, dove l’utente medio preferisce raggranellare informazioni e formarsi una propria opinione basandosi su contenuti provenienti da fonti diverse e uniformandosi al comportamento di massa.

Stiamo assistendo dunque alla nascita di fenomeni di scetticismo e disinformazione tra la popolazione, alimentati da una informazione scientifica confusionaria.

Molti degli errori comunicativi in epoca pandemica a cui si può porre rimedio, per riconquistare la fiducia di chi legge e si informa, sono questi.

1. Estrema fiducia

L’errore più scontato: ci siamo trovati ad affrontare una situazione senza precedenti, di cui era chiaro non si sarebbero potute avere informazioni precise. Un errore manifestatosi soprattutto quando si iniziava a parlare di vaccini.

Si è preferito indicare il vaccino come soluzione, identificarla come il traguardo finale, invece di scoprire il fianco e ammettere che avremmo dovuto aspettare e monitorare quali sarebbero stati i primi risultati su larga scala. Ad oggi, la crescente sfiducia nelle soluzioni vaccinali dipende anche dai limiti degli stessi, non comunicati efficacemente.

Nel comunicare bisogna saper dosare la relativa sicurezza nel possedere e maneggiare le informazioni con la possibilità di ammettere una relativa ignoranza o non-conoscenza.

2. Mancata prevenzione

Nella comunicazione in periodi di crisi, anticipare quello che potrebbe venire significa preparare psicologicamente ed emotivamente le persone ai momenti più difficili.

Anche fornire algoritmi comportamentali può aiutare le persone a comprendere, ad esempio fornendo indicazioni chiare: “se il tasso di positività risale a una data soglia, sarà necessario rimettere le mascherine”. Spiegare alle persone il perché di una norma e quando attuarla è meglio che introdurre un obbligo di punto in bianco.

3. Falso consenso

Come spesso accade, l’opinione che ci viene comunicata è quella che mette d’accordo almeno l’80% degli esponenti di una data categoria. E  generalmente l’opinione di minoranza non è indagata o non le si presta particolare attenzione.

Certo è importante riuscire a trovare una linea comune, ma questo non significa calpestare prove o fornire dati rassicuranti quando la situazione non è chiara.

Il falso consenso è alimentato almeno inizialmente da una posizione scientifica condivisa. 

Dopodiché quando si vira sul “cosa fare”, si iniziano a manifestare delle crepe. Come ad esempio nel caso del richiamo del vaccino: le posizioni scientifiche si sono intersecate con opinioni transcientifiche, come ad esempio che atteggiamento adottare nei confronti dei non vaccinati o se attendere prove più solide prima di richiedere l’obbligo vaccinale.

4. Dare priorità alla salute rispetto ad altri valori

Questo è un punto molto importante: la crisi pandemica ha posto le basi per rendere l’interesse sanitario quello principale. Ma ciò non significa che esistano valori alternativi.

Per guadagnarsi di nuovo la fiducia delle persone, si devono prendere in considerazione altri criteri, oppure accettare che la comunità scientifica debba semplicemente essere portatrice di consigli e rimandare le decisioni agli organi politici o di governo, trattenendosi dal rendere l’opinione scientifica un qualcosa da sensazionalizzare.

5. Dare priorità ala salute rispetto alla verità 

Ci sono casi in cui la salute pubblica decide chiaramente di omettere informazioni per tutelare la salute sopra ogni altra cosa. Come nel caso della poliomielite e delle possibili controindicazioni associate al vaccino per via orale.

Molte volte si ha la convinzione sbagliata che la menzogna o l’omissione possano di fatto produrre un effetto positivo, come quello di salvare vite. Ma in realtà ciò che si ottiene è una costante e progressiva erosione della fiducia.

6. Incapacità nel gestire gli errori

Esiste una sistema per riconquistare la fiducia: ammettere i propri errori. Ma il più delle volte la linea di comportamento prevede altre soluzioni, ad esempio quella di non correggere l’errore. Altre volte invece si corregge l’errore in maniera tale che non sia dia risonanza alla notizia, come avviene su molti siti web di salute pubblica, dove vengono pubblicate nuove raccomandazioni in orari serali o notturni.

Altre volte si ammette di aver cambiato posizione, ma non si danno notizie sul perchè la decisione venga cambiata.

Spesso viene negata la posizione precedente adducendo motivazioni esterne, come una citazione sbaglia o un fraintendimento,

7. Sbagliare nel trattare la disinformazione

Bisogna saper trattare la disinformazione, con credibilità ed empatia. Esiste un solo tipo di vera disinformazione, ovvero quella delle falsità dimostrabili. 

Il resto può essere frutto degli stessi strumenti e delle stesse modalità che si sono usate per comunicare un dato messaggio. E allora bisogna porsi l’obiettivo di confutare le informazioni sbagliate mettendosi nell’ottica che si potrebbe anche non raggiungere l’obiettivo, ovvero quello di convincere le persone della validità di una linea di azione.

È fondamentale sopra ogni cosa dimostrare empatia nei confronti delle opinioni diametralmente opposte, senza eccedere nell’identificare gli altri come soggetti che sbagliano per ignoranza o per mancata informazione.

Nel frattempo, si deve avviare un processo di raccolta e disseminazione di dati veritieri e credibili per ricostruire la fiducia e la base di consenso. 

8. Politicizzazione

Uno dei rischi intrinsechi della comunicazione in un periodo così particolare, risiede nel fatto che la politica possa trasformare le informazioni in maniera tale da ottenere consensi da parte dell’elettorato. 

Ma se la comunità scientifica fosse davvero allineata su una comunicazione veritiera più che rassicurante, si diminuirebbe la possibilità da parte della componente politica di riutilizzare le informazioni con secondi scopi.

In conclusione, comunicare in epoca pandemica significa accettare di sottoporsi a un processo di continuo adattamento, imparando e ammettendo i propri errori. Alla base, rimane la necessità di voler comunicare la verità nel modo più trasparente possibile, portando alla luce dati decontestualizzati e significativi.

Vaccini Covid-19: fumo accelera la caduta degli anticorpi

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covid19 vaccini anticorpi

Secondo uno studio condotto da un team di epidemiologi italiani, coordinati dal CESP di Milano Bicocca e con la supervisione del CoEHAR, il numero di anticorpi indotti dal vaccino per il COVID-19 diminuisce in maniera più rapida nei non fumatori

L’avvento dei vaccini ha permesso di arginare, almeno parzialmente, la crisi scatenatasi al seguito della diffusione pandemica del Covid-19. Ma la risposta immunitaria a questi preparati varia a seconda di diversi fattori, abitudini comprese.

Un team di ricercatori italiani ha dunque voluto studiare la possibile correlazione tra fumo di sigaretta e la velocità di decremento del numero di anticorpi: considerato un campione di 162 operatori sanitari volontari, si è scoperto che il loro livello inizia a diminuire già dal secondo mese dopo la vaccinazione in maniera molto più rapida dei fumatori.

«I vaccini si sono dimostrati un’arma efficace contro il Covid-19. Sappiamo che la risposta immunologica è influenzata dai diversi fattori, come una precedente infezione da SARS-CoV-2, ma anche i nostri comportamenti e stili di vita. Abbiamo bisogno di ulteriori conferme dalla ricerca, ma questo studio suggerisce che il fumo contribuisce a indebolire la risposta delle immunoglobuline e con possibili implicazioni sull’efficacia stessa della vaccinazione. E questo può riguardare anche gli altri vaccini oltre a quelli anti-Covid-19» spiega Pietro Ferrara, medico epidemiologo del CESP di Bicocca.

Lo Studio

Lo studio è parte di un più ampio progetto di ricerca, denominato VASCO (Monitoraggio della risposta al Vaccino Anti-SARS-CoV-2/COVID-19 in operatori sanitari) e coordinato dal CESP dell’Università Bicocca diretto dal Prof. Lorenzo Mantovani.

L’obiettivo è stato quello di valutare la risposta al vaccino Pfizer in un campione generale di oltre 400 soggetti, confermando sicurezza ed efficacia della vaccinazione anti-COVID-19.

L’ultima pubblicazione è la terza di una serie di ricerche parte del progetto VASCO, frutto della collaborazione attiva con il CoEHAR.

Nello specifico, questa analisi si è concentrata su 162 soggetti con un’età media di 43 anni e, dei quali, 28 avevano avuto precedente infezione da SARS-CoV-2, in cui sono stati valutati il livello di anticorpi indotti dal vaccino e il suo andamento nel breve-medio termine dopo la vaccinazione.

Tutti i soggetti erano stati precedentemente vaccinati con vaccino a mRNA BNT162b2 di Pfizer-BioNTech.

Per esaminare la risposta anticorpale al vaccino, i volontari sono stati sottoposti a test sierologici seriati per valutare il livello degli anticorpi e come questi cambiano nel tempo.

I risultati sono stati analizzati in funzione di età, sesso e precedente infezione da Covid-19.

Successivamente, i ricercatori si sono chiesti se il fumo avesse potuto giocare un ruolo nel tipo e nella durata della risposta anticorpale, analizzando i dati mensili degli anticorpi.

Le analisi sierologiche hanno dimostrato che il loro livello inizia a diminuire già dal secondo mese dopo la vaccinazione in maniera molto più rapida dei fumatori.

Il Prof. Riccardo Polosa, Fondatore del CoEHAR, guarda alle implicazioni dirette ai fumatori: «La ricerca scientifica in questo particolare periodo storico sta facendo sforzi enormi per trovare le risposte più efficaci per combattere il Covid-19, ma non possiamo dimenticare che ci sono tantissime altre malattie che portano alla morte e che dobbiamo considerare di risolvere i fattori di rischio modificabili, attraverso la corretta prevenzione o il passaggio a soluzioni meno dannose. Tra questi c’è l’abitudine al fumo. I nostri ricercatori stanno valutando quanto il fumo incida sulla progressione del Covid-19 e sull’impatto che Sars-Cov-2 ha sui soggetti fumatori: è evidente che si tratta di una relazione significativa che non possiamo sottovalutare».

Per confermare e rafforzare questa scoperta, gli studiosi sono attualmente impegnati a condurre una revisione della letteratura disponibile sulla risposta ai vaccini contro il Covid-19.

I ricercatori del CoEHAR sono convinti che i risultati saranno indispensabili per aumentare la conoscenza sui meccanismi di risposta alla vaccinazione Covid-19, ma soprattutto per sensibilizzare i fumatori a smettere.

In Inghilterra i fumatori costano 17 miliardi di sterline

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Scary Death Makes Cloud Of Smoke. The Concept "Smoking Kills".

Il fumo costa alla società 17 miliardi di sterline all’anno, quasi 5 miliardi di sterline in più di quanto precedentemente stimato. Ad affermarlo e sostenerlo è oggi è il gruppo inglese Action on Smoking and Health che ha calcolato i costi dell’assistenza sanitaria causati dall’abitudine al fumo.

L’Inghilterra ogni anno spende 17,04 miliardi di sterline rispetto ai 12,5 miliardi di sterline degli anni precedenti.

L’enorme aumento proviene da una rivalutazione dell’impatto del fumo sulla produttività.

Gli esperti di Action on Smoking and Health (ASH) hanno affermato che: “I fumatori hanno più probabilità dei non fumatori di ammalarsi in età lavorativa, aumentando così la probabilità di rimanere senza lavoro e riducendo il salario medio dei fumatori, creando un’ulteriore perdita per l’economia”.

Secondo ASH i costi di produttività per l’economia dovuti al fumo hanno raggiunto i 13,2 miliardi di sterline.

ASH ha anche affermato che i costi sanitari ammontano ad altri 2,4 miliardi di sterline, mentre l’assistenza sociale che include il costo dell’assistenza fornita a casa e, per la prima volta, i costi dell’assistenza residenziale, ammonta a 1,19 miliardi di sterline. A questi si aggiungono i costi legati agli incendi causati dal fumo che ammontano a quasi 283 milioni di sterline.

ASH ha inoltre dichiarato che 6,1 milioni di persone fumano in Inghilterra, spendendo un totale di 11,95 miliardi di sterline all’anno, o poco meno di 2.000 sterline ciascuna.

L’amministratore delegato di Action on Smoking and Health, Deborah Arnott, ha detto: “Il fumo è un drenaggio per la società”.“È un costo per gli individui in termini di salute e ricchezza, ed è un costo per tutti noi perché mina la produttività della nostra economia e pone oneri aggiuntivi sul nostro servizio sanitario nazionale e sui servizi di assistenza”.

MASTER Universitario su SMOKING CESSATION e Harm Reduction: scadenza 14 Febbraio

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L’Università degli Studi di Catania e il CoEHAR hanno aperto le iscrizioni per il Master universitario di primo livello dedicato allo studio e approfondimento delle più efficaci tecniche di trattamento del tabagismo. Il termine per la presentazione delle domande scade il 14 Febbraio 2022. 

Visita il sito: https://www.unict.it/it/didattica/master-universitari/2021-2022/smoking-cessation-e-harm-reduction 

Le nuove frontiere nel trattamento e nella prevenzione del tabagismo, in Italia e nel Mondo, rendono necessario creare e formare professionisti del settore sanitario che sappiano valutare e comprendere il grave problema medico e sociale rappresentato dal fumo. Un settore in grande fermento con ottimi sbocchi professionali e scientifici. 

Approcciarsi a un fumatore che intende smettere richiede conoscenze e competenze a 360°. Entrano infatti in scena principi medici come il decorso patologico delle malattie fumo correlate, l’assistenza psicologica e psicoterapica, gli approcci farmacologici e terapeutici, oltre alle innovazioni del mondo della ricerca e della tecnologia.

Per questi motivi, l’Università di Catania e il CoEHAR, in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dello stesso ateneo, hanno la selezione per il Master universitario di primo livello in “Smoking Cessation e Harm reduction”, il primo al mondo nel suo genere

Il professionista formato in questo settore avrà la possibilità di accedere a svariati contesti lavorativi: centri medici e riabilitativi, cliniche, scuole, ospedali, centri di ricerca, ovvero tutti i settori che sempre più frequentemente necessitano di figure specializzate che impostino un percorso specifico nel trattamento di questa abitudine, con i relativi benefici che smettere comporta in termini di salute.

Il CoEHAR rappresenta un’eccellenza internazionale nel settore, grazie all’implementazione di approcci metodologici innovativi per contrastare la piaga del tabagismo. Grazie a un team di ricercatori multidisciplinare, alla collaborazione con partner internazionali e l’avvio di numerosi progetti di ricerca, agli studenti verrà data la possibilità di essere parte di un network globale e altamente specializzato.

A livello internazionale vi è una sempre maggior richiesta di figure competenti che possano affrontare i problemi correlati al tabagismo – dice il prof. Riccardo Polosa, fondatore del COEHAR e coordinatore del master – Assistere e aiutare i fumatori a smettere significa saper valutare attentamente tutte le componenti che influiscono sulla dipendenza tabagica e le conseguenze che questa abitudine comporta. Abbiamo bisogno di professionisti formati e competenti”

Il master avrà una durata complessiva di 12 mesi per 30 posti disponibili e prevede un percorso di stage di 300 ore presso diverse strutture. Oltre al CoEHAR, infatti, sarà possibile svolgere periodi di formazione pratica presso: il Centro per la Prevenzione e Cura del Tabagismo dell’AOU Policlinico “G. Rodolico-S. Marco”; la struttura di riabilitazione psichiatrica CTA Villa Chiara; l’associazione no-profit Lega Italiana Anti Fumo; ed ECLAT srl, lo spin off dell’Ateneo dedicato alla ricerca e sviluppo nel settore della riduzione del danno da fumo.

 

Non ci sono più dubbi: le sigarette elettroniche sono meno tossiche delle convenzionali 

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5 laboratori diversi in tutto il mondo confermano lo stesso dato: una bassa/nessuna citotossicità in cellule esposte ad aerosol di sigarette elettroniche o prodotti a base di tabacco riscaldato.

“Un successo storico – dice il prof. Riccardo Polosa – ottenuto grazie al lavoro svolto dai ricercatori del CoEHAR e tutti i partner stranieri coinvolti nel progetto REPLICA”.

Link: https://www.nature.com/articles/s41598-021-03310-y

Tra migliaia di studi con risultati diversi come trovare la verità? Come quantificare la tossicità relativa delle sigarette elettroniche? Una domanda che ha influenzato i dibattiti delle politiche di Harm Reduction in tutto il mondo e che ha spinto il team del CoEHAR dell’Università di Catania ad intraprendere una delle valutazioni più innovative e complicate al mondo: la ripetizione controllata e validata degli studi condotti in questo campo basata su standard specifici e di alta qualità

Il progetto Replica, uno dei progetti di ricerca del CoEHAR, fondato dal prof. Riccardo Polosa e diretto oggi dal prof. Giovanni Li Volti, ha confermato in questi due anni i risultati ottenuti dai maggiori studi internazionali, validandoli con tecniche innovative e testandoli in diversi laboratori internazionali, in condizioni indipendenti. 

Lo studio “Electronic nicotine delivery systems exhibit reduced bronchial epithelial cells toxicity compared to cigarette: the Replica Project” – appena pubblicato su una rivista del gruppo Nature – stabilisce un primato internazionale nel percorso di valutazione della relativa tossicità delle cellule epiteliali bronchiali umane, esposte sia al fumo di sigaretta sia all’aerosol dei dispositivi elettronici a rilascio di nicotina.

Dopo aver garantito il maggior grado di standardizzazione ottenibile, il progetto Replica ha confermato la ridotta tossicità dei dispositivi elettronici a rilascio di nicotina rispetto alle sigarette convenzionali.

“I dati in nostro possesso validano molti degli studi internazionali del settore – spiega il Prof. Giovanni Li Volti, direttore del CoEHAR e project leader del progetto Replica – siamo adesso in grado di fornire dati chiari e omogenei per contribuire a diffondere una corretta informazione nel campo della riduzione del danno. Possiamo aprire la nuova strada verso per percorsi efficaci e sicuri di cessazione”. 

Lo studio

I ricercatori del team internazionale del progetto Replica (che, ricordiamo, comprende i laboratori dell’Università di Catania, del CoEHAR, della Grecia, dell’Oman, degli USA e della Serbia), hanno voluto replicare tre dei maggiori studi internazionali, testandoli in maniera indipendente. Tutti i protocolli di esposizione sono conformi agli standard internazionali (ISO, CORESTA e HCI) e le condizioni sperimentali utilizzate in vitro sono compatibili con quelle del fumatore.

Il primo passo è stato quello di studiare la differente tossicità del fumo delle sigarette convenzionali e della sola componente volatile, privata della nicotina. In questo step è stato dimostrato che la tossicità acuta è prevalentemente indotta (circa l’80%) dalle componenti volatili contenute nel fumo di sigaretta piuttosto che dalla nicotina stessa. Dopo, i ricercatori hanno esposto le differenti culture cellulari alle medesime quantità di nicotina proveniente dai diversi prodotti (sigaretta classica e sigaretta elettronica), dimostrando l’assenza di tossicità connessa all’aerosol delle sigarette elettroniche rispetto alla sigaretta classica.

Inoltre, rispetto agli studi originali, i ricercatori hanno condotto un ulteriore paragone tra gli effetti dell’aerosol dalle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato. Risultato: nessun effetto citotossico sulle cellule bronchiali da entrambe le tipologie di prodotti.

“Un passo fondamentale per la ricerca nel settore delle sigarette elettroniche – ha spiegato il prof. Massimo Caruso, ricercatore del CoEHAR impegnato nel progetto Replica – Abbiamo acquisito e condiviso standard di ricerca che potranno essere replicati in futuro per evitare la proliferazione di studi scientifici in questo campo con metodologie sbagliate ed inefficaci”. 

A Dubai, Polosa unico esperto mondiale su Harm Reduction

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Si è tenuta nei giorni scorsi a Dubai la seconda conferenza internazionale sull’otorinolaringoiatria. Tra gli scienziati presenti, il prof. Riccardo Polosa (fondatore del CoEHAR) è intervenuto per la prima volta come l’unico esperto al mondo nel campo dell’Harm Reduction.

Con un intervento dal titolo: “Impact of e-cigarettes and heatedtobaccoproducts on saccharin test: Evidence for harmreversal“, lo scienziato catanese ha ricordato che i danni provocati dal fumo, anche al sistema otorino, non sono dovuti all’assunzione di nicotina ma alla combustione.

Semplici osservazioni cliniche sui fumatori hanno dimostrato che smettere di fumare provoca benefici quasi immediati sulla salute: ad esempio il recupero del gusto ed un miglioramento evidente nella qualità dell’olfatto.

A Dubai, Polosa ha presentato i risultati di uno degli ultimi studi condotto dai ricercatori del CoEHAR e pubblicato ad Agosto di quest’anno. Impact of exclusive e-cigarettes and heated tobacco products use on muco-ciliary clearance ha comparato i risultati del test sul tempo di transito della saccarina di fumatori esclusivi di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato, con quelli di fumatori, ex-fumatori e soggetti che non hanno mai fumato.

Il risultato ha tangibilmente dimostrato che il passaggio a strumenti a rischio ridotto (come sigarette elettroniche e tabacco riscaldato) non comporta comporti effetti dannosi sul sistema mucociliare.

L’esposizione cronica al fumo, infatti, è causa anche di un progressivo deterioramento delle ciglia polmonari, uno dei meccanismi di difesa del sistema respiratorio. Il danneggiamento della clearance mucociliare può contribuire a causare stati infiammatori delle piccole via aeree e può incrementare la suscettibilità dei fumatori alle infezioni respiratorie. Passare a prodotti senza combustione, può però ridurre i danni in maniera vertiginosa.

Accolto da una platea di scienziati ottimisti verso le nuove osservazioni sulla riduzione del danno da fumo, Polosa ha ricordato che la scienza deve seguire il suo percorso ma implementare la ricerca in questo settore specifico potrebbe davvero salvare milioni di vite in tutto il mondo.

Leggi anche: un nuovo studio del CoEHAR attesta l’harm reversal sulle ciglia del sistema polmonare

Unghie gialle? Smetti di fumare

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white spots on toenails after removing nail polish

Le donne ma ultimamente sempre più, anche gli uomini, sono premurosi nella cura delle mani, in modo particolare all’attenzione alla bellezza delle unghie. Una manicure perfetta è indice di dettagli non solo estetici ma anche salutari, infatti delle mani con delle unghie curate, rappresentano  un ideale estetico ma non solo.

Dal punto di vista pratico, le unghie, danno alle dita una maggiore sensibilità e protezione. Tra le varie patologie che colpiscono questa parte del corpo, sia mani che piedi, ci soffermiamo sulla Xantonichia, un inestetismo che origina l’alterazione cromatica delle unghie, assumendo il colore giallo.

Le cause sono molteplici, ma primeggia il fumo, che provoca appunto un ingiallimento delle unghie, colpendo attraverso la nicotina la lamina ungueale, con strisce lineari singole e multiple o eritema giallastro.

Fumare indebolisce le unghie delle mani con sfaldamenti e disidratazione e un netto cambio di colore. Le cosiddette unghie gialle, infatti, sono tipici del fumatore con la caratteristica di fragilità e poco belle da vedere.

Ci sono dei rimedi della nonna per togliere quel colore giallastro, come ad esempio:

Il succo di limone che è in grado di sbiancarle in poco tempo, basta passarlo con  un batuffolo di cotone.

L’olio extravergine di oliva rinforza ed elimina le macchie gialle, soprattutto se usato in combinazione con il limone.

Il bicarbonato di sodio usato come scrub o impacco per le unghie, riesce a dare notevoli risultati, il tutto abbinato anche a l’acqua ossigenata. 7

Tanti trucchi e terapie insomma, ma la parola d’ordine principale rimane quella di spegnere la sigaretta una volta per tutte, per ritrovarsi più sani e belli, soprattutto esponendo delle mani e unghie perfette.

Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti

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La Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR) fu istituita nel 2009 ed è un’iniziativa volta a promuovere la realizzazione di azioni di sensibilizzazione sulla sostenibilità e sulla corretta gestione dei rifiuti nel corso di una sola settimana nel mese di novembre.

In che cosa consiste?

La SERR consiste in una campagna di comunicazione ambientale che intende promuovere, tra i cittadini, una maggiore consapevolezza sulle eccessive quantità di rifiuti prodotti e sulla necessità di ridurli drasticamente. L’accento è quindi sulla prevenzione dei rifiuti e ogni azione della  Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti mostra come ogni attore della società – compresi i singoli cittadini – possa, in modo creativo, contribuire a ridurre i rifiuti in prima persona e a comunicare questo messaggio d’azione agli altri.

Le azioni attuate durante la SERR sono impostate secondo la regola “3R” (ovvero: riduzioneriuso e riciclo) in base alla quale la riduzione dei rifiuti dovrebbe essere sempre la prima opzione, attraverso una rigorosa prevenzione e riduzione alla fonte. La seconda opzione, in ordine, è il riutilizzo dei prodotti, che comprende anche la preparazione per il riutilizzo, e la terza è il riciclo dei materiali.

Considerato che il numero medio di sigarette fumate da ciascun fumatore è di 15 sigarette al giorno, possiamo affermare che ogni giorno vengono immesse nell’ambiente circa 165 milioni di cicche di sigarette. Senza contare il numero elevatissimo di cicche che ogni anno si accumula nelle nostre città e che rappresentano da sole, circa la metà dei rifiuti mondiali raccolti nelle aree urbane.

LIAF ritiene che il fumo di sigaretta sia un grave danno per la salute delle persone e per il rispetto dell’ambiente. Partendo dal danno da fumo diretto, passando per il fumo passivo fino al fumo di terza mano, LIAF si batte da diversi anni per sensibilizzare l’opinione pubblica anche sul danno causato dal tabagismo all’ambiente e indirettamente sull’uomo.

Ridurre l’inquinamento dovuto ai mozziconi di sigaretta, sensibilizzando chi fuma a cambiare una cattiva abitudine è l’obiettivo. Nel frattempo, usare posaceneri e gettare i mozziconi nell’indifferenziata è un modo per arrivarci.

Disturbo da uso di sostanze, alcol e fumo in gravidanza. Che fare?

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Da non perdere assolutamente il prossimo 17 novembre, il Webinar dal titolo “Disturbo da uso di sostanze, alcol e fumo in gravidanza. Che fare?”, dal taglio prettamente pratico e con esperti di alto valore ed esperienza, affronterà il tema della gravidanza e degli eventi perinatali nel Disturbo da Uso di Sostanze (DUS).

Il Webinar rientra tra le iniziative di formazione gratuita promosse dall’Unità di Medicina delle Dipendenze di Verona rivolte agli operatori del settore.

Il Servizio di Medicina delle Dipendenze è un servizio pubblico dell’Azienda Ospedaliera di Verona che si occupa di dipendenze da sostanze e dipendenze comportamentali. Il programma terapeutico può essere di tipo ambulatoriale o di ricovero a seconda della specifica situazione. Il Servizio esegue solo ricoveri in regime di elezione: i ricoveri devono pertanto essere adeguatamente programmati.

L’Unità Operativa di Medicina delle Dipendenze è stata fondata nel 2000 dal Prof. Paolo Mezzelani ed attualmente diretta dal Dott. Fabio Lugoboni. Inserita nel Policlinico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona è pienamente operativa dal gennaio 2002 ed è l’unica in Italia ad avere posti letto interamente dedicati alla cura di qualsiasi tipo di dipendenza sia lecita che illecita. 

Informazioni sull’evento:

Moderatori: Fabio Lugoboni Angelo Pietrobelli

  • 14.15: Introduzione
  • 14.30: Disturbo da Uso di Sostanze in gravidanza. Ina Hinnenthal.
  • 14.50: La gestione dell’uso di oppioidi e benzodiazepine in gravidanza e neonatologia. Alessandra Pistelli.
  • 16.10: Uso di alcol in gravidanza e di Disturbo dello Spettro Fetale Alcolico. Patrizia Riscica.
  • 16.30: Il fumo in gravidanza. Biagio Tinghino.
  • 16.50: La gestione di cocaina e cannabinoidi. Brunella Occupati.
  • 17.10: La Depressione Post-Partum. Giuseppe Imperadore.
  • 17.30: Discussione. Discussant: Guido Mannaioni.

Mai pensato di smettere mangiando una mela?

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mela e fumo

Una mela al giorno aiuta a togliere il fumo di torno“: sebbene non sia questa la versione originale del famoso detto popolare, esiste un fondo di verità.

Le proprietà di questo comunissimo frutto, infatti, aiuterebbero i tabagisti a perseverare nella scelta di smettere, riparando allo stesso tempo alcuni danni provocati dal fumo.

Scoperta che emerge da uno studio pubblicato sulla rivista European Respiratory Journal, nell’ambito di un progetto finanziato dalla Commissione Europea, riguardante le proprietà di frutta e verdura nei percorsi di smoking cessation.

Secondo questa ricerca, il consumo ortaggi e frutta, in particolare delle mele, contribuisce alla riparazione dei danni polmonari causati dal fumo e interviene nel ritardare il normale invecchiamento di questi organi.

Le origini del frutto

La maturazione avviene tra fine agosto e metà ottobre, nella sua forma perfetta, dolce, succosa e soprattutto ricca di tante proprietà.

Nonostante siano presenti in natura oltre 7000 tipi, se ne possono consumare solo 250.

Ben più sicura la sua origine, identificabile con le zone dell’Asia Occidentale.

La coltivazione delle mele è diffusa in particolare in Cina, dove viene coltivata da oltre 4000 anni, e in Kazakistan, dove non a caso esiste la città di Almaty, letteralmente “il posto delle mele“.

Le sue proprietà

Oltre a polifenoli antiossidanti come il betacarotene e licopene, la mela è ricca di vitamine tra le quali spiccano la vitamina C, la A ed la E, oltre quelle del gruppo B, dalle proprietà idratanti e protettive.

Nella polpa, nella buccia e nei semi si trovano potenti principi attivi dall’azione antiche.

Un valido aiuto soprattutto per chi decide di smettere: questo prezioso frutto contiene sostanze antiossidanti che riescono a disintossicare il corpo rapidamente, attenuando gli effetti dell’astinenza e della dipendenza dalla nicotina.

È ormai noto che chi inizia una dieta a base di frutta e verdura ha più possibilità di smettere di fumare, rispetto agli altri. E allora perchè non farsi tentare da questo frutto?

Del resto, si sa, chi mangia una mela al giorno …

Faccia da fumatore, così il fumo rovina la pelle

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“Faccia da fumatore” con questo termine, in inglese smoker’s face, si identificano tutti coloro che sigaretta in bocca portano i segni evidenti di chi per anni ha fumato.
Tutta la pelle del nostro corpo ne risente, ma il viso in modo particolare, dimostrando dieci anni in più per colpa di un enzima prodotto dal fumo che ne degrada il collagene.

Secondo numerosi studi le polveri sottili e le impurità presenti nell’aria si depositano nell’epidermide penetrando in profondità, valorizzando i segni caratteristici dell’invecchiamento con discromie, colorito spento, rughe e secchezza, messe ancor di più in risalto in chi fuma.

Il cosiddetto stress ossidativo viene combattuto da uno stile di vita sano, sostanze antiossidanti come frutta e verdura di stagione, un’attività fisica costante, una buona qualità del sonno e soprattutto dire stop alla sigaretta.
Uno step fondamentale è la pulizia profonda del viso, la sera prima di andare a dormire, quella beauty routine serale che non va mai trascurata, per eliminare le micro particelle e impurità che si depositano durante l’arco della giornata.

Alcuni componenti del fumo di sigaretta vengono assorbiti così da causare danni al tessuto connettivo e anche di tipo vascolare.

Diminuendo il flusso delle arterie e dei capillari nella pelle c’è il rischio di ischemia cronica del derma. La pelle del viso va protetta tutto l’anno con filtri solari ad alto SPF.

Molte donne che fumano hanno in viso, un acne particolare con pori dilatati e accumuli di grasso, ma il segno più evidente è la bocca dei fumatori con il codice a barre particolarmente evidenziato.

Le fumatrici sembrano più vecchie eppure basta solo smettere per riprendere colorito, risanare occhiaie e rughe, ritrovare un viso più giovane e bello da vedere. I risultati della cessation antifumo regalano la possibilità di motivarsi, dicendo “grazie” allo specchio.

Il fumo danneggia l’udito?

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La correlazione tra il fumo e l’udito è confermata da diversi studi, infatti anche l’apparato uditivo ne risente con diverse patologie e l’esposizione al fumo di sigaretta è uno dei maggiori fattori di rischio per perdere l’udito.

Abbiamo approfondito l’argomento con il prof. Gaetano Paludetti, primario del Dipartimento di Otorinolaringoiatra dell’Università Cattolica di Roma.

Il fumo apporta dei danni al sistema uditivo? Quali e come.

Soltanto nella metà degli anni ottanta l’Organizzazione mondiale della Sanità stimava una prevalenza delle ipoacusie pari a circa 42 milioni di casi nel mondo. Da allora, questo valore si è più che decuplicato e sembrerebbe destinato a superare la soglia dei 900 milioni nelle prossime due o tre decadi.

Negli ultimi anni, la ricerca sperimentale di base e quella clinica hanno permesso non solo di caratterizzare sempre meglio quei fattori di rischio da tempo noti, quali il trauma acustico, l’ototossicità da farmaci, solventi organici volatili o metalli pesanti,  ma anche individuare numerose altre condizioni di rischio legate allo stile di vita generale e/o ai comportamenti individuali voluttuari, come il consumo di alcool, tipo di alimentazione, sedentarietà, fumo di tabacco.

Per quanto attiene alla abitudine tabagica, molti studi hanno dimostrato che in tutte le fasce di età ma in modo particolare in età medio-adulta (48/79 anni), il rischio di ipoacusia neurosensoriale risulta essere da 1,3 a 2,1 superiore nella popolazione dei fumatori rispetto ai non fumatori ed appare correlato alla quantità e durata negli anni dell’abitudine tabagica. Recentemente inoltre, stanno emergendo dati interessanti anche sulla possibilità che l’abitudine tabagica influisca negativamente sull’entità di un danno acustico legato primitivamente ad “altri” fattori di rischio. Ciò sembra particolarmente vero per le ipoacusie indotte da esposizione a trauma acustico.

I dati infatti suggeriscono che nei pazienti con storia di esposizione professionale a rumore, il fumo di sigaretta si associa ad un rischio di ipoacusia da 1.7 a 2,4 volte maggiore rispetto ai non fumatori. Inoltre, la relazione tra questi due fattori di rischio sembra essere di tipo sinergico. Ciò significa che l’azione di uno dei fattori considerati, non solo apporta direttamente una quota di danno al sistema uditivo, ma determina anche una particolare “vulnerabilità” di questo alla simultanea azione dell’altro. Altri Autori hanno studiato l’impatto peggiorativo del fumo di sigaretta sulla più importante causa di ipoacusia neurosensoriale acquisita nell’adulto, la ”presbiacusia”, termine con il quale si indica quella condizione di danno uditivo progressivo legato al fisiologico invecchiamento del sistema uditivo.

Il fumo di sigaretta sembra svolgere un ruolo peggiorativo anche su questa condizione, aggravandone significativamente l’entità del deficit uditivo correlato, in particolar modo quando siano contemporaneamente presenti altri fattori concausali peggiorativi come le patologie del sistema cardiovascolare, le dislipidemie, diabete, obesità, esposizione a sostanze ototossiche o il già citato trauma acustico. I meccanismi alla base del danno cocleare indotto dal fumo di sigaretta non sono ancora definitivamente caratterizzati. La combustione del tabacco comporta la produzione di molteplici molecole organiche reattive e specie radicaliche libere, rapidamente inalate. È verosimile che molte di queste sostanze, una volta assorbite nel torrente ematico, raggiungano il distretto cocleare ove produrrebbero un ampio spettro di danno citolitico su base infiammatoria, ossidativa ed apoptotica. Infatti lo studio dei modelli animali ci ha indicato che il fumo di tabacco induce una condizione disenergetica endococleare comunemente indicata come condizione di “Stress Ossidativo” o ”Squilibrio Ossidoriduttivo”, espressione con cui si indica l’insieme di tutte quelle alterazioni metaboliche che si verificano nelle cellule dei tessuti esposti ad una produzione  eccessiva di agenti ossidanti, come i radicali liberi dell’ossigeno (ROS) o dell’azoto (RNS). Gli effetti che ne conseguono sono costituiti da numerose alterazioni e fenomeni di morte cellulare a carico di tutte le principali strutture cocleari necessarie per l’udito, tra cui le cellule ciliate, i neuroni del Ganglio Spirale e la Stria Vascularis. È inoltre ipotizzato che l’assorbimento cronico di nicotina possa direttamente turbare la fisiologia cocleare a causa di una alterata sovra-espressione del recettore nicotinico. Infine, altri meccanismi di danno colcare sembrano legati agli effetti ipossiemici e al vasospasmo prodotti dagli elevati livelli di carbossiemoglobina.

A rischio di sordità sono anche i fumatori passivi?

Sembrerebbe proprio di sì. Anche riguardo il rischio di ipoacusia legato all’esposizione passiva al fumo di tabacco abbiamo già numerosi riscontri epidemiologici importanti, in particolar modo per la popolazione in età pediatrica ed adolescenziale, spesso esposta al fumo genitoriale. Nel 2011 nell’Università di New York vennero pubblicati i primi dati relativi ad una possibile associazione tra ipoacusia neurosensoriale e fumo passivo negli adolescenti. Dallo studio di una popolazione in età compresa tra i 12 e i 19 anni, emerse chiaramente che il fumo passivo aumenta l’incidenza di ipoacusia neurosensoriale monolaterale, rispetto a quanto osservato nei soggetti non esposti (11,82% vs 7.53%). Altri studi hanno poi confermato una associazione piuttosto simile anche nella popolazione adulta. In epoca più recente diversi Autori hanno invece focalizzato l’attenzione sul rischio da esposizione a fumo passivo in epoca prenatale e neonatale. Un recente studio condotto nella città di Kobe in Giappone (2018) su 50734 neonati, ha indicato che il rischio di ipoacusia neurosensoriale aumenta di 1,3 volte nei bambini esposti a fumo passivo in epoca post natale (fino ai 4 mesi di vita), di 1,7 volte in quelli esposti in epoca prenatale e di ben 2,4 volte nei bambini esposti in entrambi i periodi.  Riguardo il rischio fetale, non conosciamo ancora in dettaglio il modo in cui l’esposizione passiva interferisce con l’anatomo-fisiologia del sistema acustico. Si presume comunque che il danno uditivo derivi dalla condizione ipossica fetale e da alterazioni della fisiologica architettura placentare indotte dalle molteplici sostanze contenute nel fumo di tabacco.

Alcuni consigli per tutelare l’apparato auricolare.

Questo è un argomento molto complesso. È sempre importante, quando possibile, identificare specifici fattori di rischio individuali, in modo da poter adottare efficaci misure preventive o terapeutiche. Il tema della prevenzione, è da sempre caro all’Otologia sperimentale e clinica e sta trovando pieno supporto nelle recenti stime fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (2018) secondo cui almeno il 50% dei pazienti ipoacusici nel mondo “avrebbe potuto” giovarsi di una adeguata prevenzione. Esiste una prevenzione cosiddetta primaria, il cui scopo è quello di prevenire il deficit uditivo prima che questo si manifesti. Nella prevenzione secondaria l’obiettivo è invece quello di identificare il deficit uditivo quanto prima possibile, in modo da minimizzarne i possibili effetti. La prevenzione terziaria ha lo scopo di riabilitare adeguatamente un paziente affetto da ipoacusia permanente.

In ambito preventivo primario, un adeguato counselling genetico in età fertile, lo screening in gravidanza per le infezioni del complesso TORCH, le vaccinazioni obbligatorie e quella anti meningococcica (per la prevenzione delle meningiti), rappresentano per il bambino uno strumento di prevenzione importante. Ridurre le fonti di rumore ambientale, e proteggersi adeguatamente da queste, sono principi validi “sempre” e per “chiunque”.

È bene infine tener conto anche di altri “consigli” generali che, sulla base di quanto abbiamo appreso negli ultimi decenni riguardo la fisiopatologia del sistema uditivo, è importante ribadire. Molti micronutrienti e composti vitamici fra i quali vitamina A, B2, B9, B12, C, D ed E, acidi grassi omega-3, magnesio, selenio e potassio sembrano svolgere un ruolo importante nella preservazione dell’udito. Al contrario, ridotti livelli di HDL, ipercolesterolemia, elevata trigliceridemia e diete alimentari ipercaloriche o eccessivamente ricche di carboidrati e zuccheri semplici si associano ad aumentato rischio di danno uditivo. In generale quindi, è auspicabile controllare periodicamente lo stato di salute generale con particolare riguardo all’assetto cardio-metabolico e alle dislipiedemie.

Favorire uno stile di vita e una dieta sani, evitando regimi dietetici ipercalorici, prediligere l’assunzione di alimenti ricchi di sostanze antiossidanti (frutta, verdure) e minerali (magnesio, potassio, ferro), moderare il consumo di alcolici ed astenersi dal fumo di sigaretta certamente contribuiscono a garantire un elisir di lunga vita dell’udito.

SHARPER 2021: la Notte dei Ricercatori anche per il CoEHAR

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SHARPER (SHAring Researchers’ Passions for Evidences and Resilience), è uno dei sette progetti sostenuti dalla Commissione Europea e coordinato dalla società Psiquadro, che ha l’obiettivo di coinvolgere i cittadini nella scoperta del mestiere di ricercatore e del ruolo che i ricercatori hanno nel costruire il futuro della società attraverso l’indagine.

L’appuntamento annuale, promosso dalla Commissione Europea, quest’anno si svolgerà venerdì 24 settembre 2021 e ancora una volta il CoEHAR – Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università degli Studi di Catania e la LIAF Lega Italiana Anti Fumo saranno tra i protagonisti dell’evento.

In linea con le tematiche dell’edizione 2020, SHARPER rinnova l’attenzione verso il rapporto tra ricercatori e le sfide dei Sustainable Development Goals. All’indomani della crisi globale innescata dalla pandemia, emerge con sempre maggiore evidenza il ruolo dei ricercatori come mediatori consapevoli tra le comunità di cittadini e le sfide imposte dalla contemporaneità, tradotte dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile in prospettive per il futuro: dal diritto alla salute a un’educazione di qualità per tutti, dall’urgenza delle questioni climatiche alle tematiche legate al gender gap. Approfondire la riflessione sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile rappresenterà anche l’occasione per proiettare il progetto nell’orizzonte temporale a lungo termine dell’Agenda 2050.

L’edizione 2021 segna il tanto atteso ritorno degli eventi dal vivo, per recuperare quel dialogo informale e immediato, ma sempre rigoroso, che caratterizza l’evento, conservando e implementando i formati digitali che nel 2020 hanno aperto nuove prospettive di interazione con il pubblico. In particolare, dopo il successo dello scorso anno, si arricchisce la maratona online, evento corale che ha visto le città coinvolte dare vita a un vero e proprio palinsesto della comunicazione scientifica; quest’anno SHARPER rafforzerà la dimensione europea del format, includendo nella maratona dei collegamenti con le Notti organizzate in altre nazioni.

Tra gli eventi online, l’intervista della giornalista Valeria Nicolosi che discuterà con Giovanni Li Volti, Massimo Caruso e Pasquale Caponnetto delle frontiere della ricerca antifumo in Italia e nel mondo. Lo stesso Caponnetto, inoltre, condurrà alle ore 19:00 un mini talk dal titolo “Harm Reduction: dalla dipendenza verso l’indipendenza” che si terrà presso le aule del Rettorato dell’Università di Catania.

I ricercatori del CoEHAR invece saranno presenti presso il Cortile Platamone (Palazzo della Cultura), in via Via Vittorio Emanuele II, a partire dalle 16:00, per darvi informazioni su come smettere di fumare e partecipare alle nostre ricerche.

Per ulteriori informazioni clicca qui.

Taormina – dal 20 al 25 Settembre al via la seconda edizione di ISPM

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Catania, 16 Settembre 2021 – Al via la seconda edizione di ISPM, la scuola internazionale sul project managament organizzata da ECLAT, spin off dell’Università di Catania, in collaborazione con CoEHAR (Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dello stesso Ateneo). Partner ufficiale di questa nuova edizione anche il prestigioso PMI-SIC, il Project Management Institute, sezione Sud-Italia. 

Da Lunedì 20 Settembre a Sabato 25, presso l’UNA Beach Hotel di Giardini Naxos (Taormina), 30 studenti provenienti da oltre 20 Paesi diversi parteciperanno ad una full immersion di alta formazione sulle tecniche avanzate del project management e con un focus specifico sulla gestione di progetti in ambito di ricerca antifumo.  

“ISPM, ancora una volta totalmente gratuita – ha spiegato il project leader, Daniela Saitta – offre ai partecipanti un’opportunità concreta per apprendere e mettere in pratica conoscenze e competenze specifiche acquisite durante il corso. Esperti internazionali e project manager selezionati tra i miglior profili al mondo condurranno in aula lezioni interattive e dinamiche con specifiche soluzioni di best practices”.  

I 30 giovani, già selezionati nel 2020 tramite procedura di evidenza pubblica, sono stati scelti dalla commissione di valutazione secondo criteri di alto livello scientifico. Al termine del corso, infatti, gli studenti saranno in grado di sviluppare, pianificare e coordinare progetti di ricerca soprattutto nel settore medico scientifico della Riduzione del Danno da Fumo. “Un ambito ancora poco esplorato e che rappresenta una grande opportunità di ricerca ed una occasione unica per entrare nel mondo del lavoro con competenze sempre più specifiche” – così il prof. Giovanni Li Volti, direttore del CoEHAR.

A garanzia di un’offerta formativa specialistica e avanzata, inoltre, da quest’anno ISPM gode della partnership con il prestigioso PMI-SIC, il Project Management Institute sezione Sud-Italia, la più importante associazione al mondo di settore. A presiedere la commissione che sceglierà il miglior progetto realizzato in aula quest’anno, il presidente di PMI sud Italia, Paola Mosca, che sarà affiancata dallo stesso prof. Li Volti e dalla dott.ssa Saitta, esperta in progettazione e gestione in ambito di ricerca clinica presso l’Ateneo. 

Ricordiamo che la lezione inaugurale di ISPM 2020 si è tenuta online già lo scorso Ottobre, alla presenza dei rappresentanti istituzionali dell’Ateneo, per via delle restrizioni dovute all’emergenza COVID-19. Solo adesso, grazie alla diffusione di misure di sicurezza standardizzate, ISPM può di nuovo accogliere in Sicilia gli studenti provenienti da tutto il mondo al fine di condividere esperienze, idee e cultura, in uno scambio reciproco e continuo di conoscenza.  

NO al fumo: la testimonianza del regista Daniele Gangemi

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Daniele Gangemi

Ai microfoni di LIAF, il regista Daniele Gangemi ci racconta della sua lotta contro il fumo.

Lavori stressanti, scadenze impellenti e una stile di vita frenetico sono elementi che influenzano le abitudini dei fumatori.

Un’esperienza di cui si fa portavoce il regista, sceneggiatore e direttore del fotografia Daniele Gangemi, che ha raccontato a LIAF la sua vittoria contro il fumo.

La testimonianza di Daniele, ex fumatore che è arrivato a fumare anche 4 pacchetti di sigarette al giorno, è una fonte di ispirazione per tutti coloro che fanno fatica ad abbandonare le cattive abitudini.

Donare il sangue: chi fuma può farlo?

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Anche se siamo in agosto in vacanza e il Covid ha rallentato le donazioni di sangue, ricordiamo che ogni due secondi nel mondo, qualcuno ha bisogno di sangue, soprattutto nel periodo estivo per il maggior flusso di turisti presenti.

Incidenti stradali, trapianti e interventi chirurgici rappresentano alcune delle circostanze più comuni dove una trasfusione può rendersi necessaria, nei servizi di primo soccorso e di emergenza, nelle cure di malattie oncologiche ed ematologiche, in forme di anemia cronica, immunodeficienze e emofilia.

Ogni ricerca, ogni cura, sarebbe vana senza il contributo fondamentale dei donatori di sangue.

Per offrire il proprio contributo bisogna avere: età minima 18 anni e massima 65 per sangue intero, 60 per donazioni in aferesi, un peso di almeno 50 kg, buone condizioni generali di salute con abitudini e stili di vita corretti, 6 ore minimo senza aver consumato pasti pesanti. La donazione è una pratica clinica sicura: tutto il materiale impiegato (aghi, tubicini e sacche) sono sterili e monouso, per cui non esiste il rischio di contrarre infezioni. La cadenza è calcolata in modo da non creare squilibri all’organismo, tra l’altro alcuni studi suggeriscono che stimolando questo ricambio, si favorisce la riduzione degli zuccheri e dei grassi nel sangue, prevenendo il rischio di diabete e malattie cardiovascolari. Il sangue è uguale per tutti, anche se i gruppi sanguigni sono distribuiti in modo differente nelle varie etnie e popolazioni. Per questo possono donare le persone di ogni comunità.

Ma i fumatori possono donare il sangue?

Sì, il fumo di sigaretta non è una controindicazione. L’unica accortezza sarebbe quella di astenersi, dal fumare, nelle ore precedenti alla donazione. Alla lunga, però, il fumo può incidere su alcune caratteristiche generali del potenziale donatore, per esempio alterando pressione arteriosa e frequenza cardiaca. Infatti, se i valori vanno troppo fuori norma, si rischia di avvertire qualche disturbo nel recupero successivo alla donazione. Insomma, conviene smettere di fumare e avere l’opportunità di salvare una vita.

Perchè si guarda il dito e non la luna: il ruolo della nicotina

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Demonizzare la nicotina senza evidenze scientifiche è un ostacolo al miglioramento delle politiche di riduzione del danno da tabacco in tutto il mondo. La nostra missione è salvare milioni di vite dalle sigarette convenzionali e dal catrame, quindi dovremmo fornire le migliori informazioni disponibili su questo argomento. Riccardo Polosa, fondatore CoEHAR

La sigaretta uccide: una evidenza scientifica ed inconfutabile. Così come inconfutabile è lo sforzo che governi e istituzioni internazionali compiono ogni giorno al fine di eradicare questa terribile piaga.

Guardiamo i numeri: a livello globale ci sono circa 1.3 miliardi di persone che fumano e otto milioni che muoiono ogni anno per malattie collegate al fumo di sigaretta. Il costo sociale e pecuniario per gli Stati è altissimo sia per l’assistenza sanitaria che per le conseguenze intrinseche al consumo di tabacco per i cittadini.

Tuttavia, se da una parte il vizio del fumo continua a mietere vittime per l’esposizione diretta e indiretta alla sigaretta dall’altra esistono alternative che potrebbero alleviare ed, in parte, risolvere la questione.

La sigaretta tradizionale contiene nicotina, un componente naturale del tabacco, ma anche e soprattutto numerose sostanze chimiche che una volta entrate nel processo di combustione diventano nocive per il corpo umano. Come evidenziato da studi scientifici internazionali è infatti il processo di combustione – e non la nicotina – ad essere la causa principale delle patologie legate al consumo di sigarette. In particolar modo, per quanto riguarda le conseguenze cliniche a livello cardio-circolatorio e tutte quelle patologie respiratorie acute.

Secondo esperti internazionali la lotta al fumo dovrebbe essere focalizzata verso la combustione piuttosto che la nicotina che – di per sè – non ha particolari controindicazioni sulla salute. La demonizzazione della nicotina da parte dei governi, istituzioni internazionali, e istituti filantropici ha infatti acuito il problema piuttosto che risolverlo.

Il decennale scontro tra le aziende produttrici di tabacco e chi lotta contro il fumo di sigaretta ha pesantemente influenzato la ricerca scientifica producendo conclusioni contrastanti riguardo la tossicità dei loro prodotti. Una situazione che ha aiutato la creazione di una narrativa che ha demonizzato l’uso della nicotina” ha dichiarato Charles Gardner, esperto di comunicazione istituzionale e amministratore delegato dell’International Network of Nicotine Consumer Organizations (INNCO), ONG internazionale che sostiene e rappresenta i diritti di oltre novanta milioni di consumatori in trentacinque paesi.

La scarsa conoscenza scientifica dei sostituti delle sigarette e le false credenze, prive di fondamento scientifico, che la nicotina sia la causa del cancro e delle malattie polmonari ha poi minato qualsiasi possibilità per gli utenti di fare una scelta informata, mentre milioni di fumatori vedono negata la possibilità di smettere a causa di questa falsa credenza” ha poi aggiunto.

La guerra globale contro i prodotti alternativi a base di nicotina, come ad esempio le sigarette elettroniche, continua però senza sosta con ulteriori restrizioni, divieti, e tasse su tutti i prodotti che contengono nicotina.

Le varie agenzie a protezione della salute pubblica continuano a sostenere come tutte queste misure abbiano il solo scopo di eradicare l’epidemia di svapo tra i giovani, mentre gli attivisti a sostegno della Riduzione del Fumo da Tabacco affermano come la demonizzazione della nicotina porti ad un unico risultato: quello di eliminare la possibilità per molti svapatori di smettere di fumare e riportare milioni di persone al fumo di sigaretta tradizionale

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of General Internal Medicine, che ha esaminato più di 1.000 medici tra settembre 2018 e febbraio 2019 riguardo la loro conoscenza sul tabagismo e l’uso del tabacco, l’80% degli intervistati riteneva che fosse la nicotina a causare direttamente il cancro. Di questi, l’83% dei medici credeva fermamente che la nicotina contribuisse direttamente alle malattie cardiache mentre l’81% pensava che contribuisse alla malattia polmonare ostruttiva cronica (BPCO).

Convinzione che ha quindi negli anni portato al rifiuto categorico di qualsiasi prodotto contenente nicotina, tra cui tutti quei prodotti smoke-free alternativi alla sigaretta convenzionale.
Come evidenziato dal Prof. Riccardo Polosa, fondatore del Centro di Eccellenza per la Riduzione del Danno da Fumo (CoEHAR)

Dal nostro punto di vista, l’errata percezione della nicotina è il principale ostacolo alla creazione di un ambiente più sicuro per tutti i fumatori che intendano smettere. Demonizzare la nicotina senza evidenze scientifiche è un ostacolo al miglioramento delle politiche di riduzione del danno da tabacco in tutto il mondo. La nostra missione è salvare milioni di vite dalle sigarette convenzionali e dal catrame, quindi dovremmo fornire le migliori informazioni disponibili su questo argomento“.

Tossicità delle sigarette elettroniche: un nuovo studio del CoEHAR confronta diversi test di laboratorio per valutarne eventuali rischi

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Una ricerca del CoEHAR ha confrontato diversi metodi che permettono di valutare la potenziale tossicità dei dispositivi elettronici a rilascio di nicotina. Secondo i ricercatori italiani, al metodo più comunemente utilizzato, il cosiddetto neutral red uptake, è meglio associare altri strumenti (indicati nello studio) che definiscono meglio il profilo di tossicità dei dispositivi e consentono di evitare una valutazione approssimativa ed a volte errata.

Catania, 28 luglio 2021 – Valutare la potenziale tossicità dell’aerosol delle sigarette elettroniche per poterle effettivamente comparare al fumo di quelle tradizionali rappresenta una delle sfide più importanti nel campo della ricerca sulla Riduzione del danno da fumo. Attualmente, per valutare questo aspetto vengono utilizzati gli standard validi per i prodotti tradizionali a base di tabacco ma la rapida evoluzione tecnologica in questo campo, e la rapida ascesa sul mercato di nuovi prodotti, rende difficile l’adozione di protocolli standard e sempre efficaci per valutarne la tossicità.

Secondo i ricercatori del CoEHAR: “Sono necessari standard specifici per i test di laboratorio in modo che l’eventuale tossicità di tali strumenti possa esser valutata in maniera precisa ed ottenere prodotti sempre più sicuri”. 

Il nuovo studio condotto dai ricercatori CoEHAR e pubblicato su Regulatory Toxicology and Pharmacology, intitolato “Screening of different cytotoxicity methods for the assessment of ENDS toxicity relative tobacco cigarettes”, ha  paragonato il Neutral red uptake, un test comunemente utilizzato per la valutazione della tossicità dei prodotti contenenti nicotina, con altri test di citotossicità. 

Il punto fondamentale è capire quanto l’aerosol delle sigarette elettroniche si differenzi dal fumo tradizionale, per farlo occorre avere a disposizione parametri di ricerca definiti che ovvino alla naturale evoluzione tecnologica nel campo delle ecig” – ha spiegato il direttore del CoEHAR, prof. Giovanni Li Volti.  Nel paper sono stati indagati diversi metodi di valutazione della potenziale tossicità dei dispositivi elettronici a rilascio di nicotina. E paragonando diversi metodi per la valutazione delle tossicità, continua il direttore: “E’ stato confermato che le elettroniche sono più sicure rispetto ad altri dispositivi in commercio”. 

LO STUDIO

Per la ricerca, sono stati messi a confronto, in diversi regimi di esposizione, una sigaretta tradizionale, due tipologie di sigarette elettroniche e due diverse tipologie di prodotti a tabacco riscaldato.

La nicotina, per le sue proprietà chimiche, tende ad aumentare il pH intracellulare potendo così inficiare la valutazione effettiva della tossicità con i metodi di laboratorio routinari.

I ricercatori hanno deciso di abbinare al test neutral red uptake, altri test di citotossicità che non risentirebbero della variazione di pH.

Il primo test permette di valutare oltre alla tossicità cellulare anche la morte per apoptosi, ovvero la morte cellulare programmata, che il neutral red non riesce a misurare. Il secondo test si basa invece sulla capacità delle cellule sane a restare adese sul fondo dei dispositivi utilizzati per la coltura cellulare. 

Quest’ultimo test ha il grosso vantaggio di poter effettuare sullo stesso campione più misurazioni risolte nel tempo e quindi poter identificare eventuali tossicità a tempi brevi o più lunghi rispetto alle 24 ore, tempistica che viene invece utilizzata come standard anche per prodotti di cui non si conosce il comportamento una volta entrata nell’organismo. 

I risultati dello studio – ha aggiunto Li Volti – hanno confermato che il neutral red uptake è un ottimo test per la valutazione della tossicità dando risultati sovrapponibili a quelli citofluorimetrici. La tecnologia xCELLIGENCE ha invece permesso di definire la tempistica con cui si osserva tossicità ed ha mostrato profili diversi per i dispositivi testati”. 

In conclusione, lo studio suggerisce di associare al classico neutral red uptake anche altri profili risolti nel tempo in modo tale da poter definire con maggiore dettaglio il profilo di tossicità ed evitare di sovra o sottostimare la tossicità del prodotto testato.

Un bicchiere di Borgogna, una bagno caldo, i sassi… i nuovi consigli per smettere dal The Guardian

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Qualche anno fa, nel numero della rivista “For Men”, veniva pubblicata la lista completa dei 30 metodi efficaci per smettere subito di fumare. In quattro pagine interamente dedicate al fumo, la giornalista Roberta Maresci, con il supporto dei ricercatori della Lega Italiana Anti Fumo, elencava gli strumenti più e meno noti che consentono di uscire dalla porta del tabagismo.

La lista con i 30 metodi consigliati da “For Men” e commentati dai ricercatori dell’Università di Catania e della Lega Italiana Anti Fumo prevedeva metodi noti come l’action plan, che consente di stabilire una data di cessazione da fumo e di essere più motivati ad abbandonare; l’alimentazione perché esistono alimenti che aiutano a smettere e altri viceversa che fanno fumare di più; le app che grazie al monitoraggio attraverso lo smartphone dell’abitudine possono aiutare a smettere; il counselling antifumo in quanto metodo più sicuro dal punto di vista motivazionale con una percentuale di successo che si attesta tra il 20 e il 35%; i farmaci perché il parere di un medico per questo metodo è indispensabile.

Senza mai sottovalutare l’importanza di uno strumento come la sigaretta elettronica che, a detta del massimo esperto in smoking cessation, il prof. Riccardo Polosa, è 96 volte meno dannosa rispetto alla sigaretta convenzionale. Da considerare, quindi, il primo tra i metodi più efficaci.

Quest’anno vorremo però condividere con voi una lista un po’ insolita che arriva da alcuni ex fumatori. Secondo le loro testimonianze, raccontate al The Guardian, esisterebbero dei metodi più alternativi. Se i cerotti, l’ipnosi e i libri di auto-aiuto non funzionano, forse è il momento di pensare lateralmente.

Di seguito l’elenco delle testimonianze, a partire dal cambiamento delle abitudini più personali:

Quando ti viene voglia di fumare una sigaretta, prendi un bicchiere d’acqua

Fumavo dalle 10 alle 20 sigarette al giorno, ma alla fine ho smesso 11 anni fa. Ho scoperto che prendere un bicchiere d’acqua quando sentivo la voglia di fumare funzionava davvero bene. Quando andavo in cucina e lo bevevo, il picco del desiderio di solito passava. Mi ha anche aiutato a capire che puoi superare un desiderio. Le prime tre settimane sono state le più difficili. Michael, artista ed educatore, Scozia

Fare una doccia

Avevo l’abitudine di fumare 40 sigarette al giorno e ho iniziato a 15 anni. Ecco i miei consigli per smettere. 1) Riconosci i fattori scatenanti che ti fanno venire voglia di fumare e sappi che passeranno entro due minuti. (Uno dei miei più grandi fattori scatenanti è stato aprire il finestrino della macchina, poiché lo aprivo per far uscire la cenere.) 2) Se stai davvero pensando di accendere una sigaretta, fai una doccia – non ci sarà nessun grilletto lì, poiché è impossibile fumare sotto la doccia. 3) I massaggi rilassanti aiutano. Sono riuscito a smettere di fumare al mio primo tentativo, a 46 anni. Andrew, graphic designer, Peak District

Una bottiglia di Romanée-Conti come premio se smetteste per un anno

Era da tempo che desideravo assaggiare il raro e leggendario borgogna Romanée-Conti. Nel 1991 mio marito disse che mi avrebbe comprato una bottiglia se avessi smesso di fumare per un anno. Dopo sei mesi, ho trovato una bottiglia all’aeroporto Charles de Gaulle. All’epoca costava più o meno quanto spenderei in sigarette in un anno. Mio marito ha detto che se avessi fumato adesso, l’avrebbe bevuta davanti a me – e poi sarebbe scappato! Alla fine dell’anno, l’abbiamo bevuto ed è stato favoloso. Negli anni successivi mangiammo una volta all’anno in un ristorante tre stelle Michelin con i soldi che avrei speso in sigarette. Trova qualcosa che desideri più delle sigarette: non ho mai più fumato. Lynne, ingegnere in pensione, Folkestone

Inzuppare le sigarette in acqua e sapone

Butta via le sigarette o il tabacco: io ho messo a bagno le mie in acqua e sapone. Se tu buttassi le sigarette nel cestino, ancora nella loro confezione, le riprenderesti subito. Per le prime due settimane, ho scritto il numero di giorni trascorsi dalla mia ultima sigaretta sulla mano con quale fumavo ed è stato un promemoria visivo davvero utile dei miei progressi. Anonimo, Surrey

Tenere in mano una molletta del bucato può risultare soddisfacente

Sono stato un forte fumatore per più di 20 anni e ho smesso quasi un anno fa. Ho sempre scoperto che era più il rituale che la voglia vera di accendere una sigaretta. Ho trovato che le mollette di legno del bucato hanno aiutato. Ne tenevo una sola quando sentivo di aver bisogno di una sigaretta; è stato sorprendentemente soddisfacente. Puoi anche masticarle e farle schioccare sotto il pollice, il che è stato molto utile. Di solito ne tenevo qualcuna in tasca. Anonimo, Londra

Lavare i denti dopo i pasti aiuta a non sentire la voglia di fumare

Ho sempre sentito la voglia di fumare dopo ogni pasto, fino a quando mi sono reso conto che lavare i denti e usare subito il collutorio poteva aiutare. Di solito non fumo mai dopo aver lavato i denti di notte, quindi questo è stato qualcosa che mi ha davvero aiutato dopo aver mangiato. Un altro consiglio più ovvio è l’esercizio, che mi ha aiutato molto. Javier, ricercatore, Swansea

Iniziare a dipingere sassi

Dopo decenni di tentativi infruttuosi di smettere di fumare fino a 20 al giorno, ho iniziato a dipingere i sassi. L’idea era che, se avessi avuto un pennello in mano, non avrei potuto tenere una sigaretta. Si è rivelato un successo fenomenale e molto terapeutico. Ci sono voluti circa tre giorni prima che il desiderio di nicotina si placasse e non fumo una singola sigaretta da più di tre anni. Mi concedo spesso i soldi che risparmio non comprando sigarette – e il mio hobby di pittura è passato anche alla pittura su tela. Elaine, in pensione, Grecia

Scegliere un amico con il quale smettere di fumare

Controlla che non ci siano pacchi dimenticati nascosti in casa o in macchina e pensa a cosa potrai fare o divertirti quando avrai smesso. Per me è stato salire la Jacob’s Ladder nel Derbyshire senza fermarmi a riprendere fiato ogni 10 gradini. Quindi, fai un patto con un amico per smettere insieme e fissa una data non negoziabile. Inoltre, usa un’app che conta le tue sigarette non fumate e calcola i tuoi risparmi. Anonimo, Germania

Tutto il fumo vien per nuocere ma sicuramente i benefici di alternative così promettenti per smettere di fumare iniziano da subito e acquistano oggi un efficacia maggiore.

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Kate Winslet e Rosamund Pike, due protagoniste che svapano a confronto nel cinema

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Agli appassionati di cinema e serie televisive sarà già capitato di “divorare” intere stagioni di film e serie tv con protagonisti che svapano invece di fumare. Anche il cinema infatti, come racconta la storia dell’abitudine al tabagismo, si adatta alle nuove convenzioni, e agli stili di vita più comuni. È per questo che ormai molte serie tv scelgono di raccontare i protagonisti attraverso stereotipi meno comuni che aiutano però nella nuova narrazione dei vari personaggi.

Oggi vogliamo parlarvi di quello che succede quando questi strumenti alternativi ormai molto diffusi, arrivano sugli schermi e di conseguenza entrano nella bolla mediatica di fumatori, non fumatori ed ex fumatori.

Uno dei primi esempi sullo schermo dell’uso della sigaretta elettronica è tratto dal film del 2010, The Tourist, che presenta il personaggio di Johnny Depp che usa una sigaretta elettronica su un treno.

Quello che ci siamo chiesti è: come si approcciano media come il cinema e le serie tv allo “svapo”? La scelta di fare svapare un personaggio piuttosto che un altro, è una strategia di marketing?

A prima vista sembra che l’industria dello svapo stia semplicemente ripetendo le strategie di marketing del tabacco di grande successo del passato.

Per rispondere a queste domande metteremo a confronto due medium televisivi ben riusciti e che hanno riscontrato molto successo: I Care A Lot (Amazon Prime Video) e Mare Of Easttown (distribuita da HBO negli USA e da Sky Atlantic in Italia).

In I Care A Lot, la protagonista (Rosamund Pike) è una truffatrice che si guadagna da vivere approfittando di anziani rimasti da soli a cui sottrae ogni bene. L’uso della sigaretta elettronica per lei è un tratto caratterizzante. L’attrice, infatti, ha spiegato che il suo personaggio utilizza l’elettronica proprio per assumere un atteggiamento più duro ma allo stesso tempo sofisticato. Svapare dava al mio personaggio l’aria di un drago che sputava fumo”, ha dichiarato. La sigaretta elettronica diventa così uno strumento che ricorda a chi la usa, quantomeno nella fiction, di non arrendersi e che bisogna sempre aspirare al meglio.

In Mare Of Easttown Kate Winslet è Mare Sheehan, una detective bravissima e la miniserie è uno studio sul dolore e sulla difficoltà di elaborarlo realizzato all’interno di una storia che si apre e si chiude in maniera perfetta, come un cerchio ricostruito attraverso tutti quei dettagli e indizi che vengono disseminati nel corso delle 7 puntate della serie. Anche in questo caso vediamo la protagonista che fuma di continuo una sigaretta elettronica. La serie è stata molto apprezzata per la minuziosa cura dei dettagli e ha tra questi proprio quella dell’attenzione verso le azioni minime, come quella di svapare. Mare Sheehan fuma la sua sigaretta elettronica durante i momenti di tensione o come direbbero gli addetti ai lavori, nei momenti di suspense. Più che tratto caratterizzante del personaggio, in questo caso la sigaretta elettronica viene utilizzata come alternativa alle sigarette convenzionali ed è la stessa Mare che racconta ad un’amica di essere stata una fumatrice. L’uso della sigaretta elettronica come metodo per aver smesso di fumare quelle convenzionali è abbastanza esplicito quando Mare chiede alla sua amica di farsi offrire una bionda, ma maledicendosi allo stesso tempo per aver ceduto ancora una volta.

Non sappiamo se quando gli autori decidono di scrivere sul copione di un atto come quello di svapare sia una strategia di marketing o se si tratta semplicemente di prendere questo nuovo elemento come una moda, visto che utilizzare prodotti alternativi alle sigarette convenzionali oggi è sempre più diffuso. Non ci sono prove o suggerimenti che lo svapo in Mare of Easttown o I Care a Lot sia direttamente sponsorizzato dall’industria dello svapo o del tabacco. Queste particolari rappresentazioni però ci fanno riflettere accuratamente sulla realtà e sulla diffusione dello svapo come stereotipo della vita quotidiana. Mettere in scena i benefici dell’Harm Reduction e fare utilizzare questi prodotti ad attrici ed attori rinomati, potrebbe aiutare e dare l’esempio ad un attuale fumatore che si ritrova a guardare proprio quella serie tv e che magari vuole smettere definitivamente di fumare.

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Perché la scelta di Biden a favore dell’Harm Reduction per i tossicodipendenti apre nuovi scenari nella lotta al tabagismo?

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Che un cambio di rotta fosse già nell’aria si era intuito fin dalle prime dichiarazioni del neo-presidente Joe Biden. Adesso, però, è realtà. Per la prima volta nella storia del Paese il Congresso statunitense ha stanziato fondi specifici per programmi di Harm Reduction tesi alla protezione dei tossicodipendenti. Un risultato storico accelerato dalla pandemia, che negli Stati Uniti ha visto un aumento esponenziale dei casi di morte per overdose.

Programmi di assistenza ai tossicodipendenti sono da sempre sotto attacco da differenti fronti interni alla società americana, e hanno limitato negli ultimi decenni qualsiasi tentativo di implementazioni di tali politiche.

Il Presidente statunitense Joe Biden è stato il primo inquilino della Casa Bianca ad aver fatto delle politiche di riduzione del danno una priorità sul fronte delle droghe e tossicodipendenze.

L’American Rescue Act include 30 milioni di dollari specificatamente per la Riduzione del Danno e sebbene sia una somma limitata di denaro, racchiude un significato altamente simbolico per il futuro. Ma soprattutto è un cambio di mentalità che modifica le basi su cui fino ad ora si è affrontato il problema.

Da un approccio repressivo si passa ad uno di supporto: chi fa uso di droghe non viene criminalizzato a priori ma aiutato e supportato per un percorso di riabilitazione.

Una linea di pensiero che si rispecchia in maniera più ampia per tutta una serie di dipendenze tra cui quella dalla nicotina e, in particolare, per i tabagisti affetti da disturbi mentali.

Un contesto nella quale si inserisce il progetto Genesis, coordinato dal prof. Pasquale Caponnetto dell’Università degli Studi di Catania, che cercherà di aiutare i fumatori affetti da schizofrenia a smettere di fumare dando loro supporto con alternative meno dannose rispetto alla sigaretta convenzionale.

Le sigarette elettroniche negli ultimi anni hanno continuato ad aumentare in popolarità e consenso tra tutti quei fumatori che cercano alternative più sicure alla sigaretta tradizionale.

Mentre la sicurezza di questi dispositivi è migliorata notevolmente dalla loro introduzione sul mercato più di 10 anni fa, anche il numero di studi che esaminano l’efficacia di questi prodotti come alternative meno dannose alla sigaretta convenzionale è corposo.

In differenti studi, il prof. Pasquale Caponnetto ha evidenziato come le persone affette da schizofrenia sono maggiormente dipendenti dall’assunzione di nicotina e dall’abitudine al fumo (arrivano a fumare fino a 60 sigarette al giorno) e riscontrano conseguenze molto più gravi.

Nonostante la difficoltà ad inquadrare le motivazioni sottointese alla maggiore incidenza, Caponnetto ha più volte evidenziato come il passaggio a strumenti alternativi, come le sigarette elettroniche, rappresenti per questi pazienti una soluzione meno dannosa per ridurre i danni fumo correlati e per migliorare la loro qualità di vita.

I progressi nella riduzione della prevalenza del fumo nelle persone con diagnosi di salute mentale sono state negli anni molto più lenti rispetto a quelle della popolazione generale.

In primo luogo, perché nelle persone con schizofrenia le conseguenze psicosociali derivanti dalla cessazione del fumo sono molto più accentuate, sfociando in una recidività maggiore. Ma anche e soprattutto perché le strategie di sanità pubblica tese a limitare l’incidenza del fumo tra la popolazione non sono altrettanto efficaci tra le persone con disturbi mentali.

La decisione del Presidente Joe Biden, seppur simbolica, apre nuovi scenari a livello internazionale che possono apportare benefici non solo a chi soffre di dipendenze da droghe, ma anche per i centinaia di milioni di fumatori in tutto il mondo che cercano di smettere di fumare non trovando adeguate politiche di supporto.

Genitori italiani a LIAF: dire “smetto quando voglio” non è realistico

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AGe giovani

Sentirsi parte di un gruppo, avere un assaggio di qualcosa di proibito: il vizio del fumo è subdolo e, nel corso dell’ultimo decennio, ha trovato sempre più adepti tra i giovanissimi.

Soprattutto negli anni ’80 e ’90, la simbologia ricorrente associata alla sigaretta identificava il fumo come tipico del mondo degli adulti, un atteggiamento che immediatamente garantiva il raggiungimento di uno status symbol.

Un trend che, negli ultimi anni, ha portato l’età media dei ragazzi che provano per la prima volta a fumare ad abbassarsi ulteriormente: secondo i dati della rilevazione HBSC-Italia del 2018, promossa dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS, circa uno studente su cinque tra i 13 e i 15 anni di età ha fumato più di una sigaretta nel corso del mese precedente l’indagine.

A 15 anni si rileva una spiccata differenza di genere, con il 31,9% delle ragazze intervistate che fuma rispetto al 24,8% dei ragazzi.

Le motivazioni che spingono i ragazzi a provare sono riconducibili alla necessità, in fasi delicate come la preadolescenza e l’adolescenza, di superare quel senso di non appartenenza, quella difficoltà di relazione e interazione che molto spesso si sperimenta nel periodo transitorio di passaggio all’età adulta.

E per quanto riguarda l’acquisto di un pacchetto, il limite di età minimo consentito dalla legge non sembra essere un problema: circa il 15% degli intervistati è riuscito ad acquistare le sigarette al distributori automatici, mentre il 68% degli stessi ammette di aver comprato le sigarette presso i tabaccai.

Non serve uscire di casa per trovare una sigaretta: molti giovani vengono esposti al fumo passivo anche all’interno delle mura domestiche. L’abitudine al fumo degli adulti di casa, inoltre, garantisce che i ragazzi abbiano accesso alle sigarette facilmente: e pensare che nel nostro apparato normativo l’istigazione viene sanzionata o punita.

Ma come approcciarsi nei confronti di un figlio che fuma?

Sicuramente non attraverso il divieto: meglio un approccio più fondato sul dialogo e sulla percezione dei rischi connessi al fumo, magari sfruttando attività come il gaming e la realtà virtuale per aumentare l’impatto dialogico.

Per meglio comprendere che relazione intercorre tra giovani e fumo anche all’interno del contesto famigliare, abbiamo intervistato Rosaria D’Anna, Presidente Nazionale AGe, Associazione Genitori italiani.

Rosaria D’Anna, Presidente Nazionale AGe

Che dati possediamo in merito alla diffusione del fumo tra i giovani italiani?

Dai dati in nostro possesso, recepiti durante la Giornata Mondiale contro il tabacco, l’approccio alla prima sigaretta è sceso ulteriormente in termini di età , ben al di sotto dei 18 anni. È un dato preoccupante perché l’approccio medio in molti casi avviene a partire dai 12 anni.

Quali sono i fattori di rischio che aumentano le probabilità di approccio?

Innanzitutto, credo che in generale si sia abbassata la guardia: nelle scuole si avviavano progetti di prevenzione che informavano sui pericoli connessi al tabagismo. Adesso percepisco una vera e propria mancanza di campagne educative all’interno delle scuole. Noi privilegiamo l’approccio educativo rispetto al mero divieto: inutile vietare senza instillare nei ragazzi la consapevolezza che stanno approcciando un atteggiamento molto dannoso. Grazie al confronto con pediatri e medici, abbiamo rilevato che il fumo è strettamente connesso a problematiche relative allo sviluppo, se si accende la prima sigaretta troppo presto.

Quali azioni si potrebbero implementare per evitare che i ragazzi inizino a fumare, anche all’interno del contesto famigliare?

La famiglia dovrebbe essere il primo esempio, cercando di sviluppare un dialogo costruttivo per evitare le problematiche che abbiamo individuato. Dal nostro punto di vista, inoltre, non basta mettere semplici foto sui pacchetti di sigaretta: servono campagne preventive serie, iniziando sin dalle scuole medie. Gli adolescenti provano per sentirsi grandi, ma più vanno avanti più si ritrovano ad essere prigionieri di un vizio. Dovremmo iniziare con campagna preventive e di sensibilizzazione: senza un’opportuna consapevolezza dei pericoli della dipendenza non possiamo creare un cambiamento significativo. Non sarebbe quindi meglio educare prima piuttosto che trovarci con un problema più grande dopo?

Che invito si sente di rivolgere ai ragazzi?

Credo, per quanto mi riguarda, che i ragazzi prima di approcciare le sigarette dovrebbero essere più consapevoli delle conseguenze a lungo termine e della difficoltà di smettere. Molti pensano di poter smettere quando vogliono, in realtà quando si fuma si sviluppa sin da subito una dipendenza con gravi conseguenze a livello di salute.

Come mamma e come Presidente posso dire questo: non approcciate, nemmeno per scherzo, pensando di riuscire a smettere quando volete, perché non è cosi”.

Covid-19 ed ecig: studio USA prova la non correlazione

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La comunità scientifica che, durante quest’anno, ha dibattuto molto sulla correlazione tra fumo e Covid-19, si è esposta con diversi studi anche sulla possibile correlazione tra l’uso di sigarette elettroniche e infezione SARS-CoV-2.

A fare ulteriore chiarezza ci pensa uno studio americano pubblicato su SAGE Journal: “Electronic Cigarette Use Is Not Associated with COVID-19 Diagnosis”. Da questo studio, durato quasi un anno, si evince che i fumatori di sigarette elettroniche non sono più esposti al virus Covid-19.

Lo scopo di questo studio è stato testare l’ipotesi se l’uso di sigarette elettroniche fosse associato a un rischio maggiore di contrarre il COVID-19. A sottoporsi allo studio i pazienti che durante l’anno 2019/2020 hanno cercato cure mediche presso la Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti.

Soggetti di studio

A partire dal 15 settembre 2019, i pazienti che si sono sottoposti allo screening di routine dello studio, appartenevano alla categoria dei fumatori e degli svapatori. Durante ogni visita medica di routine, il paziente è stato interrogato sull’uso presente o passato di sigarette elettroniche durante gli ultimi 30 giorni.

Dal 15 settembre 2019 al 30 novembre 2020, i pazienti che si sono sottoposti allo studio hanno rappresentato un totale di quasi 70 mila di età superiore ai 12 anni, tra di loro fumatori e svapatori. Lo studio si è basato sul periodo di osservazione, mentre i medici registravano il possibile uso attuale o passato delle ecig. L’età media dei soggetti di studio era di 51,5 anni e per più della metà, il 62,1%, era composto da donne. L’11,1% era un fumatore o uno svapatore e il 5,1% è risultato positivo al Sars-cov-2.


Conclusioni dello studio

Considerato lo scarso numero di prove sull’associazione ecig e COVID-19, si evince dallo studio americano che i fumatori che utilizzano solo la sigaretta elettronica non hanno una maggiore possibilità di contrarre il virus e che dunque non rischiano maggiormente. Questo dato viene sicuramente confermato anche dagli studi che sono stati condotti durante l’anno 2020, quando in piena pandemia, i fumatori duali (sigarette convenzionali ed elettroniche) rischiavano a metà tra i due gruppi.

In conclusione, lo studio ha messo in evidenza come l’uso di ecig non sembri aumentare la predisposizione all’infezione da SARS-CoV-2. Questo risultato suggerisce l’ipotesi che qualsiasi effetto di fumo di sigaretta convenzionale sulla suscettibilità e predisposizione al virus non sia mediato dalla nicotina. Il futuro lavoro dei ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, dovrebbe continuare a fare chiarezza sul vaping e, nello specifico, di come l’uso della sigaretta elettronica potrebbe moderare i risultati del COVID-19.

Negli scorsi mesi anche il CoEHAR, Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università degli Studi di Catania, ha valutato se le particelle emesse durante lo svapo possano aumentare il rischio di contagio da coronavirus.

Studiare e comprendere quali sia il ruolo delle diverse attività respiratorie nella trasmissione del virus, è di fondamentale importanza per migliorare le strategie dirette al contrasto della diffusione dell’infezione e per informare correttamente la popolazione”, ha spiegato il prof. Riccardo Polosa, autore dello studio.

Leggi anche: Che ruolo ha la nicotina nella possibilità di contrarre il Covid-19?

Global Burden of Disease 2019: gap regolamentativi da colmare

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global burden of disease 2019

Negli ultimi 30 anni, le morti connesse al fumo di sigaretta sono più di 200 milioni. Un numero esorbitante che, dagli anni 90 ad oggi, ha posto la piaga del tabagismo sotto i riflettori delle politiche sanitarie e regolamentative di molti paesi. 

Oltre all’evidente costo sociale del tabagismo, con effetti diretti sulla salute e sull’ambiente, il fumo di sigarette ha rappresentato dagli anni ’90 una spesa non indifferente per i sistemi sanitari mondiali, che supera il trilione di dollari. 

Nello studio Spatial, temporal, and demographic patterns in prevalence of smoking tobacco use and attributable disease burden in 204 countries and territories, 1990–2019” pubblicato sulla rivista The Lancet, si sono incrociati i dati del Global Burden of Disease del 2019 con quelli del 2015, tracciando l’andamento delle epidemia tabagica negli ultimi trent’anni.

Sebbene molto sia stato fatto, e sebbene l’ampliamento della politiche di controllo le tabacco abbia avuto un impatto significativo riducendo la prevalenza del fumo sia tra gli uomini (27.5%) sia tra le donne (37.7%), l’aumento della popolazione mondiale ha innalzato il numero di fumatori.

Globalmente, nel 2019, l’uso di tabacco è responsabile di circa 7.69 milioni di morti e rappresenta il fattore di rischio di morte principale per gli uomini (20.2%). Sul totale di oltre 7 milioni di morti, circa 6.6 milioni avvengono tra i fumatori attuali.

LO STUDIO

I dati ottenuti da questionari e analisi nazionali sui tassi di fumo e sulle politiche di cessazione di 204 paesi sono stati selezionati e analizzati per comprendere l’evoluzione del fenomeno tabagico dal 1990 al 2019.

Oltre 3625 questionari nazionali sono stati presi in considerazione: l’86% dei paesi (171 su 200) considerati ha avuto almeno cinque questionari relativi al consumo di tabacco dal 1980 al 2019, mentre il 71% ha dati che coprono un arco temporale limitato, dal 2015 ad oggi. I criteri considerati nello studio riguardano, tra glia altri, età,sesso, distribuzione gegografica e completano quelli relativi alle abitudini di fumo tra l popolazione (come quantità di sigarette fumate, status di fumatori).

RISULTATI

Ad oggi, si stima ci siano oltre 1.4 miliardi di fumatori nel mondo. Valutando l’uso di tabacco tra uomini e donne di età maggiore di 15 anni, l’incidenza è del 32.7% tra i maschi e del 6.62% tra le femmine. 

Il tasso di incidenza del fumo tra il sesso maschile ha superato il 20% in oltre 151 paesi e in 42 paesi per le donne.

A sorprendere, e preoccupare, l’aumento del tasso di fumatrici donne, sopratutto in Serbia, Cile, Croazia, Bulgaria e Grecia. Mentre per gli uomini di età superiore ai 15 ani, si osservano tassi di fumo elevati in Indonesia, Armenia, Giordania e Georgia.

Questi dati rappresentano purtroppo un nostro insuccesso” commenta Giovanni Li Volti, Direttore del CoEHAR “A causa dell’aumento demografico mondiale, aumenta il numero di fumatori globali. Anche se, parallelamente, va osservato che il numero di persone che smettono di fumare fortunatamente sta aumentando. Da una parte, i dati sono legati a una mancanza da parte di molti governi di norme severe per la regolamentazione sul tabacco. Dall’altra, esiste una scarsa campagna di informazione e prevenzione tra la popolazione.

Credo che si dovrebbe fare chiarezza e parlare con chi si occupa di comunicare i dati relativi alla dipendenza tabagica per capire come riportare in maniera efficace i dati e i risultati della ricerca, per aumentare il grado di consapevolezza su uno stile di vita che causa di milioni di morti”.

Il primato negativo, però, spetta a 10 paesi che presentano tra i più alti tassi di fumo tra popolazione osservati: Cina, India, Indonesia, USA, Russia, Bangladesh, Giappone, Turchia, Vietnam e Filippine.

Dal 1990, si osserva una diminuzione del fumo tra gli uomini in 135 paesi (66%), mentre tra le donne osserviamo un dato significativo solo in 68 paesi (33%). La diminuzione più importante si è manifestata in Brasile, dove i tassi sono scesi di oltre il 70% sia per gli uomini che per le donne.

Nel 2019, si contano oltre 8 milioni di morti attribuibili al fumo. Il fumo è responsabile di circa il 20.2% di tutte le morti tra gli uomini e del 5.8% tra le donne. 

Le politiche di controllo del tabacco hanno ridotto la prevalenza del fumo del 27.5% per il sesso maschile e del 37.7% per quello femminile.

COME INVERTIRE LA ROTTA?

Innanzitutto, prima di analizzare le possibili soluzioni, bisogna osservare che, negli ultimi 30 anni, è aumentata la popolazione globale, il che influisce anche sulle percentuali di fumatori. 

Dall’altro lato, pero, è necessario che le politiche di prevenzione e di sensibilizzazione, procedano di apri passo con le scelte e le strategie di salute pubblica dli paesi, garantendo non solo l’accesso ai trattamenti sanitari ma anche ad alternative che possano efficacemente contrastare il fumo di sigaretta.

A livello mondiale, il calo del fumo tra i pesi più sviluppati è stato compensato dall’aumento nei paesi in via di sviluppo, come l’India o i paesi africani” ci spiega Costanza Nicolosi, esperta di regolamentazione “Esistono gap regolamentativi in molti paesi, che vanno di pari passo con gap nella percezione dei danni del fumo: le sigarette vengono ancora viste come rito di passaggio per i giovani e la dannosità di questa scelta non viene compresa. Trovo allarmante che i tassi di fumo tra le donne siano aumentati.

La tassazione da sola non può fare miracoli. Contro comportamenti socioculturali di queso tipo, fortemente addictive, ci devono essere misure più efficaci, che agiscano sulle prevenzione, laddove possibile, e sul sostegno ai fumatori che non riescono a smettere. La tassazione, come viene provato anche in teorie puramente economiche,  alla lunga comporta effetti controproducenti”.

Cliff Douglas: “Il mio consiglio all’OMS è quello di dire la verità”

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In un comunicato stampa dal titolo “Smetti di fumare per essere un vincitore”, l’OMS ha ribadito la propria posizione anti-svapo in vista del No Tobacco Day 2021. Ha inoltre denunciato come l’industria del tabacco – che promuove le sigarette elettroniche come valida alternativa per smettere di fumare – utilizzi strategie di marketing per catturare l’attenzione dei più giovani.

“Dobbiamo essere guidati dalla scienza e dagli studi scientifici, non dalle campagne di marketing dell’industria del tabacco, la stessa industria che si è impegnata per vendere prodotti che hanno ucciso centinaia di milioni di persone”, ha affermato il direttore generale dell’OMS, il Dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus“Le sigarette elettroniche generano sostanze chimiche tossiche, che sono state collegate a effetti nocivi sulla salute come malattie cardiovascolari e disturbi polmonari”.

Più di 8 milioni di persone nel mondo muoiono ogni anno per cause legate al fumo. In questo contesto, dovrebbe essere impensabile che la principale organizzazione mondiale per la sanità pubblica abbia un approccio così ostile. 

Soprattutto quando i paesi che hanno assistito ad alcune delle maggiori riduzioni dei tassi di fumo hanno abbracciato strategie di riduzione del danno con successi già ampiamente dimostrati.

Il Giappone, ad esempio, ha registrato un calo di oltre il 40% nelle vendite di sigarette negli ultimi anni, in gran parte a causa dell’adozione su larga scala da parte della popolazione di prodotti che riducono l’esposizione a sostanze chimiche dannose rispetto alle sigarette. Altri esempi degni di nota includono i bassi tassi di cancro ai polmoni della Svezia che ha approvato l’uso dello snus e l’incoraggiamento del Regno Unito a svapare invece di fumare. Il servizio sanitario nazionale del Regno Unito è arrivato al punto di distribuire vaporizzatori gratuiti ai fumatori, una nuova sperimentazione che mira ad aiutare il maggior numero di fumatori possibili, distribuendo negli ospedali uno starter pack per il vaping.

Nel frattempo negli Stati Uniti, dove i tassi di svapo giovanile sono diminuiti, gli studi continuano a contrastare l’idea di un’epidemia di svapo adolescenziale.

“Lo svapo ha già funzionato per molti milioni di fumatori e molti esperti dell’Harm Reduction concordano sul fatto che un approccio sistemico alla riduzione del danno da tabacco potrebbe salvare la vita di centinaia di milioni di fumatori”, Clive Bates, esperto di controllo del tabacco ed ex direttore di Action on Smoking and Health (UK), ha dichiarato a Filter“Invece, i burocrati sanitari dell’OMS ignorano questa enorme opportunità”.

Man mano che la letteratura scientifica sui prodotti a rischio ridotto si rafforza, l’OMS sembra assumere una posizione sempre più insistente contro di loro, invece di accettare le opzioni che sembrano funzionare in diversi paesi in tutto il mondo.

“L’OMS afferma del tutto erroneamente, che il passaggio dal fumo di sigaretta, di gran lunga la principale causa di morte prematura e disabilità, a sigarette elettroniche molto meno dannose – non significa smettere di fumare”. Questo il commento di Cliff Douglas, direttore della University of Michigan Tobacco Research Network e ex vice presidente per il controllo del tabacco dell’American Cancer Society, che ha dichiarato al giornale internazionale Filter.

“La demonizzazione della nicotina da parte dell’OMS in questo modo sembra essere un tentativo di caratterizzare tutti i prodotti del tabacco come più o meno ugualmente dannosi, il che non potrebbe essere più sbagliato”, ha detto Douglas. “Il mio consiglio all’OMS è solo quello di dire la verità.

No Tobacco Day 2021: a Catania l’evento per i medici italiani

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Torna, come ogni anno ma di nuovo in presenza, l’evento promosso dal CoEHAR dell’Università degli Studi di Catania in occasione del World No Tobacco Day. L’appuntamento è per Lunedì 31 Maggio 2021 dalle ore 9.30 alle 13.30 presso il Policlinico Vittorio Emanuele di Catania (comparto 8, aula conferenze) per un convegno formativo che sarà visibile anche dalla piattaforma zoom e dai nostri canali social in diretta streaming.

Per l’edizione 2021 il titolo del convegno è “Covid e Fumo: strategie innovative per ridurre i danni correlati al fumo, un momento di riflessione che sarà occasione anche per informare e formare gli operatori sanitari italiani sulle strategie e gli strumenti utili per smettere di fumare.

Si può partecipare al convegno sia online, sia in presenza iscrivendosi dalla piattaforma ECMpa, con la possibilità di richiedere i crediti necessari per la formazione e l’aggiornamento su alcune tematiche specifiche in ambito sanitario.

Un evento speciale che vedrà la partecipazione anche del giornalista de “Le Iene” Matteo Viviani, impegnato in una lunga intervista con il prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR.

L’edizione 2021 del No Tobacco Day del CoEHAR è realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania, il Centro per la Prevenzione e Cura al Tabagismo del Policlinico Vittorio Emanuele e, naturalmente come sempre, con Lega Italiana Anti Fumo e LIAF Magazine che racconterà in diretta tutti i contenuti del convegno con interviste a approfondimenti.

Tra gli speaker del convegno, gli scienziati più noti del Centro di Ricerca per la Riduzione del danno da Fumo. Tra loro cardiologi, epidemiologi, oncologi, oculisti, dentisti, farmacologi, diabetologi, informatici e avvocati, tutti pronti ad affrontare il tema della riduzione del danno da ogni ambito di ricerca analizzato.

Interventi già confermati:

  • Sindaco della Città Metropolitana di Catania, Salvo Pogliese
  • Direttore Generale AOU Policlinico “G.Rodolico-S.Marco”, Gaetano Sirna
  • Presidente dell’Ordine dei Farmacisti , Giovanni Puglisi
  • Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurgi e Odontoiatri, Ignazio La Mantia
  • Presidente UNICEF Italia, Carmela Pace
  • Responsabile dell’U.O. Formazione e Aggiornamento AOU Policlinico “G. Rodolico – San Marco”, Angelo Gambera

INTRODURRANNO I LAVORI

  • Fondatore CoEHAR, Riccardo Polosa
  • Direttore CoEHAR, Giovanni Li Volti
  • Presidente LIAF Lega Italiana Anti Fumo, Ezio Campagna

Matteo Viviani, giornalista de “Le Iene” intervista il prof. Riccardo Polosa

INTERVENTI

  • Aldo Calogero – Strategie per ridurre i danni sulla salute sessuale legati al fumo 
  • Davide Capodanno – Fumo e malattie cardiovascolari
  • Antonio Longo – Patologie oculistiche e fumo
  • Filippo Caraci – Effetti neurobiologici e farmacologici della nicotina
  • Gaetano Bertino – Policlinico Smoke Free (le nuove frontiere)
  • Giancarlo Ferro – Regolamentazione italiana sul vaping
  • Margherita Ferrante – Tossicologia del fumo e dello svapo 
  • Nando Rapisarda – Policy aziendali per far smettere di fumare nei luoghi di lavoro
  • Nello Cimino – Vie urinarie e patologie correlate al fumo
  • Pasquale Caponnetto – Incentivi e motivazioni psicologiche per far smettere di fumare
  • Eugenio Pedullà – Smile Study: gli strumenti utili a ridurre i danni da fumo sulla salute dentale 
  • Gaetano Isola  Gli effetti del danno da fumo sulla salute orale
  • Sebastiano Battiato – Innovazioni tecnologiche per la smoking cessation 
  • Venera Tomaselli – Troina, il case study sul contenimento della pandemia 

Per iscriverti all’evento clicca qui: http://formazione.csmct.it/EcmPA/

FOOD Rec: l’app sviluppata dai ricercatori del CoEHAR premiata da IMPROVE

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food, culinary, technology and people concept - woman hands with smartphone photographing panini sandwich at restaurant

Un altro meritato riconoscimento internazionale per i ricercatori del CoEHAR: l’APP sviluppata per il progetto di ricerca FOOD Rec è stata premiata nell’area Application di IMPROVE, la conferenza internazionale di image processing e vision engineering

Catania, 5 Maggio 2021 – I progetti di ricerca del CoEHAR, Centro di Eccellenza per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università di Catania, ottengono un altro prestigioso riconoscimento internazionale: l’APP sviluppata per il progetto Food Rec, che analizza le abitudini alimentari dei fumatori, ha vinto il premio nella categoria Applications di IMPROVE, conferenza internazionale dedicata all’elaborazione delle immagini e alle applicazioni pratiche in ambito digitale.

A ricevere il premio il team del CoEHAR guidato dal prof. Sebastiano Battiato, project leader di FOOD Rec e professore ordinario di informatica dell’Università di Catania:

Sono orgoglioso che il progetto Food Rec abbia ottenuto un così importante traguardo internazionale. Il settore dell’applicazione digitale del rilevamento immagini è in continua crescita: sempre più spesso usare le app per analizzare ciò che vediamo e tradurlo in numeri permette di ricavare dati necessari per la comprensione di abitudini e atteggiamenti dannosi come il fumo.

Sviluppare applicazioni che possano aiutare nel quotidiano i tabagisti, ci aiuterà ad implementare le strategie e i percorsi di smoking cessation, contribuendo alla lotta contro il fumo”. 

Lo studio “Food Recognition for Dietary Monitoring during Smoke Quitting” ha fornito il punto di partenza del lavoro ed è stato utilizzato per il premio conquistato dal team etneo già capitanato da Riccardo Polosa e composto da: Alessandro Ortis, Pasquale Caponnetto, Oliver Giudice, Mazhar Hussainn e Roberto Leotta. 

FOOD RECOGNITION      

Il progetto di ricerca nasce con l’intento di sviluppare un sistema digitale di riconoscimento e analisi delle abitudini alimentari di soggetti fumatori, analizzando eventuali correlazioni con i processi di smoking cessation.

Le tecniche di computer vision aiutano nel riconoscimento delle tipologie di cibo e delle quantità assunte, correlando questi dati con l’analisi del numero e della frequenza dei pasti, le quantità di tempo che si trascorre a mangiare e, nel complesso, tutti i comportamenti ritualistici connessi a fumo e cibo.

IMPROVE

IMPROVE è una conferenza incentrata sulle tecniche di elaborazione delle immagini, sulla visione artificiale e le loro applicazioni pratiche. La conferenza riunisce scienziati e professionisti che lavorano allo sviluppo di nuove tecnologie e soluzioni innovative nel campo dell’elaborazione delle immagini e della visione artificiale in diversi contesti applicativi.

GTNF/Polosa: “Un rigoroso approccio scientifico nei confronti dell’Harm Reduction è una risorsa”

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GTNF in focus the 2021

Quali sono i dati scientifici a disposizione riguardo i principali prodotti di erogazione di nicotina a rischio ridotto e, in particolare, per le sigarette elettroniche?

Un gruppo di esperti in Harm Reduction e di scienziati ne ha discusso martedì scorso, durante il meeting virtuale In Focus:Tobacco Harm Reduction organizzato dal World Forum on Tobacco and Nicotine (GTNF).

Il panel è stato anche un’opportunità ed una finestra aperta per il pubblico al fine di evidenziare il ruolo fondamentale della scienza nel fornire dati neutri e scevri da pregiudizi, con l’obiettivo di aiutare i consumatori a scelte consapevoli in grado di migliorare la propria salute.

All’evento hanno partecipato alcuni dei nomi più illustri del panorama internazionale, tra cui l’Ambasciatore James K. Glassman, intervenuto a favore della tutela delle scelte dei consumatori: “I consumatori vogliono prodotti che possano migliorare le loro vite, indipendentemente da tutti gli ostacoli che i governi possono creare. Le scelte dei consumatori semplicemente non possono essere negate“, sottolineando al contempo la necessità di combattere la disinformazione e la circolazione di informazioni errate o distorte sulle strategie di Harm Reduction.

Il Dott. Neil Mckeganey, direttore del Centre for Substance Use Research all’Università di Glasgow, ha annunciato il lancio dello studio “The Big Vape Survey“, che verrà condotto nel Regno Unito su un campione di 30.000 fumatori di età pari o maggiore di 30 anni: “Lo scopo dello studio è valutare l’efficacia comparata di diversi dispositivi a rischio ridotto in merito alla capacità di cambiare le abitudini di fumatori adulti, valutando quanto velocemente avviene lo switch dal fumo a questi dispositivi, quando avviene la riduzione nel numero di sigarette fumate e qualsiasi cambiamento in merito alla voglia di smettere di fumare“.

Ad intervenire a nome del CoEHAR, il fondatore Riccardo Polosa, Professore di Medicina Interna presso l’Università di Catania, a testimonianza dell’attenzione che la ricerca del centro catanese sta ricevendo a livello internazionale.

Il professore ha messo in dubbio tutte quelle ricerche scientifiche che stabiliscono un legame certo tra sigarette elettroniche e l’incidenza delle malattie polmonari ostruttive croniche e dell’asma, specificando che l’uso intermittente non è l’ideale modo per valutare un presunto effetto dannoso delle sigarette elettroniche, soprattutto perché tali studi escludono la storia del fumo della coorte studiata. Questi risultati, secondo lo scienziato, lascerebbero perplessi i consumatori sul continuare ad utilizzare questi prodotti o abbandonarli del tutto.

Penso che un rigoroso approccio scientifico nei confronti dell’Harm Reduction non bisogna essere considerato un ostacolo ma una risorsa. Una risorsa che può generare una scienza credibile, che possa rompere le barriere e diminuire le divisioni tra i ricercatori” ha aggiunto il Prof. Polosa

Tra gli interventi dei panelist, importante sottolineare la necessità, secondo molti, che le scelte dei consumatori siano supportate dai risultati e dai dati di studi standardizzati: “Il punto di fondo è che non siamo creature razionali” ha dichiarato David M. Abrams, Professore presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Comportamentali della New York University “convinzioni forti e di matrice emotiva possono prevalere sulle raccomandazioni ed sulle evidenze scientifiche, ma dobbiamo essere precisi e scientifici perché in palio ci sono ile vite di circa un miliardo di fumatori nel mondo“.

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Kate Wang, imprenditrice nel settore del vaping, per Forbes è tra le donne più ricche al mondo

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Kate Wang è una delle 57 miliardarie self-made cinesi. La sua è una storia di successo che riguarda l’Harm Reduction. Kate, infatti, in pochi mesi ha trasformato una semplice idea nata nel 2017 in un colosso di sigarette elettroniche nel mercato cinese.

La notizia è stata riportata di recente su un articolo di Forbes, dal quale apprendiamo che secondo la China Insights Consultancy, kate Wang ha saputo far diventare RLX il colosso che ha conquistato oltre il 60% del fiorente mercato cinese delle sigarette elettroniche.

Tutto questo accade, tra l’altro, in un momento storico come quello attuale, un periodo di sfiducia dovuto alla pandemia globale che espone a un rischio maggiore fumatori e svapatori, ma nonostante ciò, si è verificato ugualmente un aumento di ricavi, dal 2018 (primo anno di attività) al 2020, grazie ai cinesi che hanno iniziato o continuato a fumare le sigarette elettroniche.

“Nel 2017 le sigarette elettroniche erano ovunque negli Stati Uniti: Juul Labs con sede a San Francisco aveva ottenuto più di 100 milioni di finanziamenti nella fase iniziale e stava guadagnando terreno. Ma era ancora un fenomeno raro in Cina, dove meno dello 0,5% degli oltre 300 milioni di fumatori del Paese usavano i vaper”, spiega la Wang.

Ma qual è la storia di Kate Wang? La storia della Wang, madre e lavoratrice, ha inizio a Pechino, quando per aiutare il padre che fumava due pacchetti di sigarette al giorno, capì che bisognava trovare un alternativa meno dannosa e cosi iniziò ad interessarsi di sigarette elettroniche. Brillante e intuitiva, la Wang rilanciò un mercato di vaporizzatori diverso dagli altri concorrenti, che attirava anche le persone più anziane e difficile da convincere a smettere, esattamente come suo padre.

Tuttavia, le autorità di regolamentazione cinesi hanno classificato le ecig come prodotti appartenenti alla categoria tabacco e questo le porterebbe potenzialmente sotto il controllo del monopolio di stato, China Tobacco. La quota di mercato duramente conquistata da RLX potrebbe sfumare se le autorità decidessero di regolare i vaper allo stesso modo delle sigarette, piuttosto che come dispositivi tecnologici ibridi.

Una storia che si ripete in Cina come in altre parti del mondo e che non si basa su evidenze scientifiche ma su quote di mercato e calcoli sistemici.

Il CoEHAR tra i contributor del Beating Cancer Plan

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Il CoEHAR di Catania raggiunge un altro importante traguardo internazionale, grazie all’apporto fornito nella stesura del report BECA, il Beating Cancer Report della Commissione Speciale sul cancro del Parlamento Europeo.

Il Parlamento Europeo ha deciso di istituire una commissione speciale per sviluppare il nuovo Eurpean Beating Cancer Plan, un piano per combattere efficacemente il cancro, una piaga che solo nel 2020 ha mietuto oltre 1.3 milioni di persone in tutta Europa.

Il report – recentemente pubblicato – è stato redatto tenendo conto delle difficoltà emerse con il dilagare dell’epidemia da Covid-19 che ha determinato un sovraccarico del sistema sanitario europeo causando uno slittamento nei percorsi di prevenzione e di trattamento di molte patologie. 

Alla luce di questa situazione, la strategia del piano europeo prevede di sviluppare una linea d’azione che si muova lungo quattro direttrici: prevenzione, diagnosi precoce, diagnosi e trattamento e miglioramento della qualità della vita.

Tra le raccomandazioni del report, contrastare i comportamenti o le abitudini che possono aggravare il decorso patologico significa aumentare le probabilità di sconfiggere la malattia.

Il fumo di sigaretta rappresenta un fattore di rischio per il cancro e la possibilità insorgenza di tumori fumo correlati. 

 “È un privilegio e un grande riconoscimento poter contribuire alla pianificazione di politiche pubbliche volte a contrastare e ridurre e l’abitudine al fumo. Il cancro è una malattia che si può combattere solo grazie a diagnosi precoci e trattamenti innovativi. Una patologia il cui decorso è aggravato da comportamenti dannosi, come il fumo di sigaretta. Auspichiamo – ha spiegato il fondatore del CoEHAR Riccardo Polosa – che questo possa essere un altro passo in avanti per il riconoscimento e l’applicazione definitiva delle strategie di riduzione del danno nella battaglia contro il fumo. E non siamo in pochi a dirlo”. 

BECA

Un progetto ambizioso, che si propone non solo di creare un network che permetta di facilitare la condivisione di conoscenze e di dati in merito alla ricerca sul cancro, ma anche promuovere iniziative mediche e sanitarie transnazionali.

L’epidemia da Covid-19 ha enfatizzato il profondo squilibrio sanitario europeo e le difficoltà di continuare la normale attività di prevenzione e diagnosi legata ad altre patologie in un sistema compromesso.

Lo stress causato dalla situazione, la diffidenza, e l’incapacità di accedere ai plessi ospedalieri hanno impedito a migliaia di persone di compiere i normali controlli di routine e i dati in merito alla mortalità del cancro dei prossimi anni ci diranno se la situazione è peggiorata.

Ma un dato positivo è emerso anche durante questo periodo così drammatico: la necessità di proporre soluzioni alternative, ha facilitato l’implementazione di procedure e sistemi sanitari tecnologici che negli anni a venire contribuiranno alla ricerca e alla cura di una patologia che rappresenta una delle principali cause di morte nel mondo.

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Giornata Mondiale senza Tabacco 2021: impegnati a smettere!

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Il World No Tobacco Day 2021 si avvicina. Il 31 Maggio, come ormai i nostri lettori sanno bene, si celebra la Giornata mondiale contro il fumo organizzata dall’Oms con l’obiettivo di sensibilizzare il mondo sugli effetti che il fumo di sigaretta convenzionale ha sulla salute.

Se il focus dell’edizione dell’anno scorso erano i più giovani, in quanto fascia di popolazione sensibile e suscettibile alla manipolazione da parte dell’industria del settore, quest’anno il tema della giornata è l’aumento del numero di fumatori costretti a condizioni psicologiche destabilizzanti a causa della pandemia e la determinazione di alcuni di loro che intendono proprio adesso intraprendere un percorso di uscita dal tabagismo.

L’OMS infatti si pone l’obiettivo di supportare tutti i fumatori che durante la pandemia hanno promesso a se stessi di smettere di fumare di fornire supporto e sostegno per accompagnarli nel percorso di uscita.

Smettere di fumare o passare a prodotti meno dannosi è difficile, ma con il supporto e gli strumenti giusti puoi farlo! Stai perdendo molto più di quanto pensi continuando a fumare: la tua salute, la salute della tua famiglia e dei tuoi cari, i soldi che spendi, il tuo aspetto e molto altro ancora. Coloro che riescono a smettere sono veramente i vincenti“, questo il messaggio promozionale scelto per la campagna di sensibilizzazione 2021.

Più di 100 motivi per smettere di fumare

Smettere di fumare può essere difficile, soprattutto con l’ulteriore stress sociale ed economico derivante dalla pandemia, ma ci sono molte ragioni per smettere. I vantaggi di smettere di fumare sono quasi immediati:

  • Dopo soli 20 minuti di smettere di fumare, la frequenza cardiaca diminuisce.
  • Entro 12 ore, il livello di monossido di carbonio nel sangue scende alla normalità.
  • Entro 2-12 settimane, la circolazione migliora e la funzione polmonare aumenta.
  • Entro 1-9 mesi, la tosse e la mancanza di respiro diminuiscono.
  • Entro 5-15 anni, il rischio di ictus si riduce a quello di un non fumatore.
  • Entro 10 anni, il tasso di mortalità per cancro ai polmoni è circa la metà di quello di un fumatore.
  • Entro 15 anni, il rischio di malattie cardiache è quello di un non fumatore.

La pandemia ha alimentato un’ingiustizia sanitaria?

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La pandemia non solo ha impedito a molte persone di smettere di fumare ma ha forzato chi aveva smesso a ricominciare. Ad affermarlo diversi studi che sottolineano come i fumatori siano più a rischio di sviluppare condizioni cliniche gravi e addirittura la morte.

La pandemia ha alimentato un’ingiustizia sanitaria?

Diverse le provocazioni lanciate dalla rivista scientifica The Lancet – Respiratory Medicine.

Le vendite di sigarette negli Stati Uniti sono aumentate per la prima volta dopo decenni durante il 2020, e i dati hanno dimostrato che sono invece diminuiti gli svapatori.

Nel Regno Unito, 86 (25%) dei 329 fumatori attuali ha riferito in un sondaggio nazionale di aver fumato più del solito. Un sondaggio del CDC ha rilevato che il 40,9% degli intervistati ha riportato almeno una condizione di salute mentale o comportamentale avversa, inclusi sintomi di ansia o depressione, e il 13,3% ha iniziato ad assumere psicofarmaci per far fronte allo stress e alle emozioni causate dalla pandemia.

Senza il supporto appropriato per smettere, è probabile che le persone siano state meno motivate a smettere di fumare. La mancanza di un sostegno concreto come un supporto telefonico di assistenza psicologica, l’incremento dell’ansia dovuto all’isolamento sociale, sono tutti fattori che hanno alimentato il tentativo di smettere. Il tempo trascorso a casa, ha spinto molti ex fumatori a ricominciare.

Spesso gli individui che fumano provengono da contesti difficili, come i contesti a basso reddito o sono persone con problemi di salute mentale, tutti fattori che aumentano i rischi per la salute posti dal Covid-19. È necessario fare di più per superare questo tipo di ostacoli e per facilitare l’accesso alle risorse per smettere di fumare. Specialmente in queste comunità a rischio è fondamentale fornire un supporto adatto e accessibile a tutti, per incoraggiare coloro che vorrebbero smettere di fumare.

Tuttavia, questi problemi hanno riguardato solo alcuni paesi. Ad esempio l’India, ha vietato la vendita di tabacco durante il lockdown di aprile 2020, mentre altri miravano a ridurre l’uso del tabacco attraverso misure come il divieto dell’uso delle pipe ad acqua nei luoghi pubblici.

Sebbene queste azioni siano state applicate su base temporanea, hanno evidenziato il potenziale per rafforzare le politiche per ridurre il consumo di tabacco in tutto il mondo. Le persone che fumano tabacco hanno avuto la priorità nell’elenco dei vaccini rispetto alle persone che potrebbero essere a più alto rischio di infezione da SARS-CoV-2 (ad esempio gli insegnanti) in uno stato degli Stati Uniti (NJ, USA).

Analogamente a molti altri problemi di salute, la prevenzione e la cessazione da fumo e il trattamento per le malattie legate al fumo sono passati in secondo piano nell’elenco delle priorità dell’ultimo anno.

Negli ultimi 5 anni sono state implementate molte misure innovative per smettere di fumare, ad esempio app per smartphone. La pandemia ha offerto l’opportunità di elaborare dei metodi di smoking cessation basati sulla tecnologia come parte del passaggio alla telemedicina e con un supporto fornito a distanza. Molti di questi interventi possono essere adattati alle esigenze dell’individuo, consentendo una portata più ampia possibile.

La pandemia Covid-19 ha causato maggiori danni ai gruppi più vulnerabili della nostra società. Dare la priorità alla smoking cessation e all’harm reduction, supportando i gruppi di pazienti ad alto rischio, è essenziale per aumentare la probabilità di smettere di fumare con successo e per arrivare ad avere un mondo libero dal fumo.

Gastrite e fumo: quanto ne sappiamo?

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gastrite

La maggior parte delle cause che provocano la gastrite sono da ricercare nel nostro stile di vita quotidiano. Se dovessimo stilare una lista delle cause principali, al primo posto ci sarebbero sicuramente le cattive abitudini. Tra queste, troviamo quella del fumo, tra le più dure a morire.

Il presidente SIGE, Federazione Italiana delle Società delle Malattie dell’Apparato Digerente, prof. Antonio Benedetti ci spiega quali sono i fattori di rischio che aumentano la correlazione tra la comparsa o l’aggravarsi della gastrite e l’abitudine al fumo.

Il fumo può causare la comparsa della gastrite? Esiste una correlazione?

Sì, sicuramente il fumo rientra tra le cattive abitudini che possono facilitare la comparsa di gastrite. La correlazione si basa sull’azione della nicotina, il principale componente farmacologicamente attivo del fumo di sigaretta. La nicotina va da una parte a potenziare i fattori che aggrediscono la mucosa gastrica, come la secrezione acida o il reflusso biliare duodeno-gastrico, e dall’altra a ridurre l’azione dei fattori protettivi nei confronti di stimoli pro-infiammatori. Ciò non fa che facilitare la comparsa ed il perpetuarsi di infiammazione della mucosa gastrica ed un possibile danno che può anche arrivare al danno ulcerativo della mucosa. Inoltre, il fumo e la nicotina possono aumentare il rischio di infezione da H. pylori, un patogeno che può colonizzare la mucosa gastrica, predisponendo esso stesso all’insorgenza di gastrite, di ulcera peptica e nel lungo termine anche del cancro gastrico.

Spesso si pensa che fumare faccia male solo a cuore e polmoni. Quali sono gli effetti del fumo sull’apparato digerente?

Abbiamo già parlato dell’aumentata secrezione acida gastrica nei pazienti fumatori. A questa si aggiunge il ridotto tono dello sfintere esofageo inferiore, sempre causato dal fumo di sigaretta, che facilita il passaggio del contenuto acido gastrico a livello esofageo, causando sintomi come bruciore retrosternale e rigurgito acido, tipici della malattia da reflusso.

Anche a livello intestinale il fumo sembrerebbe determinare uno stato pro -infiammatorio attraverso la riduzione delle difese della parete intestinale.

Ciò può portare, in alcuni soggetti predisposti geneticamente, allo sviluppo di malattie infiammatorie corniche intestinali, come il Morbo di Crohn, nella cui storia naturale l’esposizione al fumo di sigaretta aumenta sia il rischio di riacutizzazione di malattia, sia il ricorso alla chirurgia.

Non dobbiamo infine dimenticare come il fumo di sigaretta sia uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo del cancro del colon-retto, del cancro gastrico e del cancro esofageo, delle neoplasie del tratto digerente la cui incidenza, prevalenza e mortalità nella popolazione è al giorno d’oggi ancora elevata.

Dispositivi a rischio ridotto: possono aiutare chi soffre di gastrite o ulcera e non riesce a smettere di fumare?

Nella categoria “dispositivi a rischio ridotto” rientrano una grande varietà di prodotti, diversi per composizione e caratteristiche, per cui risulta difficile fare una generalizzazione. Solitamente contengono nicotina, il cui rilascio e concentrazione dipendono sia dalle caratteristiche del prodotto, sia dalla composizione del liquido utilizzato. Sebbene sembri che con tali dispositivi nel lungo periodo il rilascio di nicotina risulti comparabile a quello delle sigarette standard, la produzione ed il rilascio di numerose sostanze tossiche o potenzialmente tali rispetto a quelle prodotte con le tradizionali sigarette, risulta ridotto. Tutto questo può significare che il fumatore che abbandona completamente il fumo tradizionale per l’e-cig può trarre un beneficio per la riduzione dello stato pro-infiammatorio causato dalla fumo convenzionale, ma gli effetti dati dalla nicotina a livello gastrico potrebbero rimanere i medesimi.

Quindi, i dispositivi a rischio ridotto, contenendo nicotina, possono giocare un ruolo importante nell’aiutare il fumatore tradizionale ad abbandonare il fumo di sigaretta, tuttavia gli effetti globali sul sistema gastro-intestinale devono ancora essere approfonditi.

I danni legati al fumo di sigaretta sono molti e ben noti, ma nonostante ciò sono molti gli italiani che continuano a fumare o che hanno tentato di smettere e non ci sono riusciti. Quali sono i consigli da seguire per mantenere un apparato digerente sano?

Uno stile di vita sano, una adeguata idratazione ed una dieta bilanciata sono sicuramente fondamentali per mantenere in salute il nostro apparato digerente.

Il nostro intestino, infatti, è il nostro “secondo cervello” e risente di tutti gli stimoli, sia positivi che negativi, che provengono dall’ambiente esterno. Una dieta ricca di grassi, un regime di vita stressante o agenti come il fumo, possono alterare l’equilibrio del nostro microbiota e la sensibilità del nostro intestino, portando ad uno stato pro-infiammatorio che può determinare la comparsa di sintomi come gonfiore, dolore addominale, alterazione della peristalsi e del tono dell’umore. Tutto questo deriva dalla stretta connessione e costante comunicazione presente tra il nostro intestino ed il nostro sistema nervoso centrale.

Smettere di fumare riduce il rischio di tumore alla vescica fino al 70%

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Frequente stimolo a urinare quando non ce n’è bisogno, dolore o bruciore durante la minzione ma anche fastidi intimi e prurito: i disturbi urinari non sono per nulla rari, specie nelle donne possono manifestarsi con maggiore intensità proprio con i primi caldi primaverili, con un impatto notevole sulla qualità della vita.

Ai microfoni di LIAF, è intervenuto sul tema il prof. Sebastiano Cimino, Professore Associato e Direttore della Clinica Urologica dell’Università degli Studi di Catania.

Le infezioni delle vie urinarie nelle donne fumatrici possono essere causate dall’abitudine al tabagismo?

Secondo il mio parere e secondo gli attuali studi presenti in letteratura scientifica non è possibile parlare di un nesso di causalità tra fumo ed infezione delle vie urinarie nella donna. Tuttavia il fumo di sigaretta può interferire con svariati meccanismi fisiologici del nostro organismo e quindi in maniera indiretta far aumentare la suscettibilità a contrarre infezioni.

Prof. Sebastiano Cimino

Il fumo, e nello specifico alcune sostanze in esso contenute, possono anche alterale la normale flora batterica vaginale predisponendo così allo sviluppo di vaginosi batterica, patologia spesso asintomatica, ma che può causare importanti discomfort (è dimostrato che le vaginosi sono due volte più comuni nelle donne fumatrici rispetto che nelle non fumatrici, e soprattutto nelle giovani donne).

Tornando invece all’argomento infezioni delle vie urinarie possiamo menzionare alcuni studi che hanno analizzato lo sviluppo di resistenza batterica agli antibiotici: questa si è dimostrata essere più frequente nelle donne fumatrici e con infezioni delle vie urinarie ricorrenti. Quest’ultimo aspetto può sicuramente influire negativamente sull’efficacia della terapia farmacologica in pazienti affette appunto da infezioni delle vie urinarie.

Quali sono i rischi maggiormente correlati al fumo?

In ambito urologico il fumo rappresenta il principale fattore di rischio nel tumore della vescica e delle alte vie urinarie. Lo si riscontra infatti approssimativamente nel 50% dei casi di tumori vescicali e nel 20-30% dei tumori a cellule renali.

I soggetti fumatori presentano un rischio di sviluppare tali neoplasie triplicato rispetto ai soggetti non fumatori.  Questo elevato rischio si viene a determinare in quanto attraverso i reni, e quindi attraverso la produzione di urine, si effettua l’escrezione (eliminazione) di numerose sostanze cancerogene contenute nel fumo di sigaretta, come ad esempio idrocarburi ed amine aromatiche. Il contatto cronico di queste sostanze con le cellule che rivestono le vie escretrici determina alterazioni e danni al DNA delle cellule e il modificarsi delle stesse in senso neoplastico.

Se si smette di fumare, in quanto tempo si possono osservare i primi risultati?

Ricollegandoci alle patologie tumorali, che per ordine di importanza sono quelle più studiate, possiamo affermare che il rischio di tumore alla vescica e di recidiva di malattia dopo trattamento chirurgico aumentano di pari passo al numero di sigarette fumate al giorno e agli anni di fumo.

Ovviamente anche l’età alla prima esposizione al fumo si associa negativamente al rischio di tumore alla vescica. Per i fumatori che non hanno sviluppato un tumore vescicale, lo smettere di fumare determina una riduzione del rischio di avere un tumore primario alla vescica del 30% dopo 1-4 anni e del 60 -70% dopo 25 o più anni.

Molti fumatori credono che smettendo di fumare possano “ritornare” alle stesse percentuali di rischio di un non fumatore in tempi brevi, ma in realtà questo processo richiede molto tempo e comunque, anche dopo molti anni, non si potrà tornare al pari di un soggetto non fumatore.

Già dopo 10 anni dalla sospensione si osserva una riduzione degli effetti nocivi sugli out come clinici dei pazienti con tumore della vescica non muscolo invasivo primario o recidivante. Si è tuttavia osservato che i principali  effetti benefici correlati alla cessazione dell’abitudine tabagica si osservano quando questa si realizza 20 anni prima della diagnosi. Possiamo quindi concludere dicendo che, anche se il processo richiede molto tempo, lo smettere di fumare riduce il rischio di tumore alla vescica e può anche ridurre il tasso di recidive dei tumori vescicali superficiali. In tale prospettiva anche l’urologo ha dunque il dovere di scoraggiare l’abitudine tabagica e promuovere programmi di prevenzione soprattutto a partire dalla giovane età.

Si possono riscontrare danni alle vie urinarie anche tra i giovani fumatori?

Oltre alle patologie tumorali, che interessano in maggiore percentuale una fascia di età più alta, è stato dimostrato come il fumo possa influenzare altre patologie urologiche riscontrate anche in pazienti più giovani. Lo stress ossidativo ed il danno vascolare indotti dal fumo possono contribuire, assieme ad altri fattori, alla patogenesi della disfunzione erettile.

Il fumo può interferire con i normali processi di ovogenesi e spermio genesi conducendo quindi a quadri di infertilità sia nell’uomo che nella donna; determina condizioni di tosse cronica che peggiorano le perdite urinarie in pazienti affetti da incontinenza da sforzo; influisce negativamente sulla sintomatologia nelle cistiti interstiziali e aumenta il rischio di formazione di calcoli urinari.

È stata inoltre osservata una correlazione tra fumo e sintomi delle basse vie urinarie: il rischio relativo di vescica iperattiva, nicturia, aumentata frequenza urinaria giornaliera risulta essere maggiore tra la popolazione di fumatori ed ex fumatori rispetto ai non fumatori e nello specifico, tra i fumatori si presentano maggiormente nei gruppi più giovani. Tutti questi sintomi inoltre aumentano contestualmente all’incremento del numero medio di sigarette fumate giornalmente.

GUARDA L’INTERVISTA AL PROF. CIMINO IN OCCASIONE DEL NO TOBACCO DAY 2021

Hai smesso ma sogni ancora di fumare? Ecco perché

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C’è chi afferma che i sogni siano desideri nascosti, per riprendere la visione psicoanalitica Freudiana e chi invece afferma siano l’elaborazione di qualcosa che ci è accaduto, un trauma o un evento significativo, per riprendere la visione Jungana.

Da uno studio americano si apprende che esiste una correlazione tra il fumo e il sonno e che mette in evidenza la difficoltà degli ex fumatori ad addormentarsi. Dunque, tra i danni del fumo, anche quello di peggiorare la qualità del sonno.

Ma esiste anche una correlazione tra il fumare e il sognare?

Ne abbiamo parlato con il prof. Pasquale Caponnetto, ricercatore del CoEHAR e docente di Psicologia Clinica e delle Dipendenze Disfor dell’Università degli Studi di Catania: “Quando una persona prova a smettere di fumare accusa come primo sintomo, dovuto all’astinenza, l’insonnia ed ecco perché la qualità del sonno peggiora”.

Molti fumatori – ha aggiunto Caponnetto – tendono a concludere la propria giornata di lavoro fumando un’ultima sigaretta, altri fumano per conciliare il sonno, o perché la sigaretta rappresenta spesso nella routine di quella persona ciò che favorisce il passaggio tra lo stato di veglia e lo stato del sonno, un po’ come l’orsacchiotto per i bambini“.

Kamil Pulino è uno studente della facoltà di psicologia dell’ateneo di Catania e ci racconta: “Ho smesso di fumare tre anni fa ma sin da subito ho cominciato a sognare di fumare una sigaretta. Durante la notte mi svegliavo perché sentivo il peso dei sensi di colpa, avevo paura di ricadere nel vizio. Non riuscivo a credere di potercela fare. Evitare di fumare proprio in quei momenti mi ha aiutato molto“.

Ma perché il sonno coincide con la voglia di fumare? E perché molti fumatori quando smettono di fumare continuano a sognare di farlo?

Una delle cose che abbiamo osservato – aggiunge il prof. Caponnetto – è che gli ex fumatori che hanno iniziato un percorso di cessazione dal fumo, sognano spesso di ritornare a fumare e arrivano a provare anche dei sentimenti di timore. Il timore di ricadere in quella cattiva abitudine. In realtà, è come se l’inconscio continuasse a lavorare per farli smettere di fumare. Molti di loro immaginano quella sensazione di ricaduta ma non sanno che è una sorta di incoraggiamento per non riprendere. Si dice inoltre che smettere di fumare non sia un’attività superficiale ma che sia un’attività così importante e profonda che rappresenta una forma di cambiamento che coinvolge anche i processi psicologici più profondi.

Il sognare di fumare – conclude Caponnetto – non è in se un elemento di preoccupazione, anzi, se ben gestito, può rappresentare un elemento di prevenzione per la ricaduta.

Giornata della Ricerca italiana nel mondo: i numeri di CoEHAR

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Oggi 15 aprile – data di nascita di Leonardo Da Vinci – si celebra la quarta edizione della Giornata della ricerca italiana nel mondo. Una iniziativa che nasce dalla collaborazione tra la Farnesina e il MUR per sostenere e ringraziare tutti i ricercatori e gli accademici italiani impegnati all’estero e non solo.

I ricercatori italiani nel mondo rappresentano una grande eccellenza internazionale ma anche una risorsa fondamentale per il futuro del pianeta. L’Italia è oggi al 7° posto nelle classifiche mondiali per numero di pubblicazioni scientifiche e di ricerca, nonché all’8° posto per la qualità di queste pubblicazioni. 

Ma quanto ha influito la scienza della Riduzione del danno da fumo in questo sviluppo della scienza italiana nel mondo?

Per comprendere fino in fondo il clamoroso sviluppo di questo settore, basta pensare che le prime sigarette elettroniche sono entrate in commercio solo nel 2003 ed è solo nel 2013 che si sono iniziati a studiare gli effetti dello strumento. ECLAT, firmato dal prof. Riccardo Polosa, è stato il primo studio al mondo che ha valutato l’efficacia e la sicurezza della sigaretta elettronica come strumento per smettere di fumare.

Sono passati meno di 10 anni e PubMed (il motore di ricerca di letteratura scientifica più usato al mondo) alla voce “ecigarettes” conta più di 5000 pubblicazioni.

Un ambito di studio completamente nuovo che continua ad espandersi coinvolgendo centinaia di ricercatori italiani di differenti atenei impegnati a trovare risposte efficaci, non solo sulla riduzione del danno da fumo, ma anche sull’utilizzo degli strumenti a rischio ridotto in settori diversi per la cura e la prevenzione della salute.

Ed è in questo scenario che si inserisce l’attività dei ricercatori italiani del CoEHAR e della LIAF che ormai da anni lavorano alla creazione e standardizzazione di un network di elevato spessore scientifico internazionale che collabora insieme per lo scambio di scienza e conoscenza.

Una rete globale di enti e ricercatori che vanta oggi più di 100 ricercatori impegnati in tutto il mondo, più di 300 pubblicazioni scientifiche sulla riduzione del danno, migliaia di fumatori che hanno smesso definitivamente di fumare e centinaia di pazienti coinvolti in numerosi progetti di ricerca.

Un network internazionale, quello del consorzio CoEHAR che, partendo da Catania (ormai capitale della ricerca sulle sigarette elettroniche), ha segnato e guidato il percorso storico e rivoluzionario della scienza della Riduzione del danno da fumo nel mondo.

Una posizione di prestigio ottenuta grazie all’attività di migliaia di ricercatori che non si sono mai fermati nemmeno durante questo difficile e ormai lungo lockdown generalizzato.

L’Università degli Studi di Catania, ricordiamo, è considerata ancora oggi, nonostante la proliferazione di studi in materia, l’ente più autorevole al mondo nel campo della ricerca applicata alla riduzione del danno da fumo ed il prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR, è lo scienziato più produttivo al mondo in questo settore. Nato nel 2018, il CoEHAR ingloba al suo interno più di 80 ricercatori dell’ateneo di Catania tra medici, professori e operatori tecnici afferenti a diversi dipartimenti che collaborano insieme per avviare progetti di internazionalizzazione che consentono di creare scienza e innovazione.

Questa però è la giornata di tutti i ricercatori impegnati nel mondo su temi e ambiti diversi ed è a tutti loro che va il nostro più sincero GRAZIE.

Al via al CoEHAR il progetto “Smile Study”

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Il CoEHAR (Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università degli Studi di Catania) presenta “Smile Study”, il nuovo progetto di ricerca dedicato alla riduzione dei danni provocati dal fumo alla salute dentale.

Giovedì 22 Aprile dalle ore 9,30 alle 16,00 sulla piattaforma zoom, il CoEHAR (Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università degli Studi di Catania) organizza il kick off meeting del progetto di ricerca internazionale Smile Study.

Smile Study” è uno studio randomizzato controllato internazionale progettato per determinare se i fumatori di sigarette convenzionali che passano a sistemi a rischio ridotto (i.e. sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato) hanno un miglioramento misurabile dei parametri di salute orale e aspetto dentale, come conseguenza della mancata esposizione alle sostanze tossiche del fumo di sigaretta.  

L’evento è dedicato alla presentazione ufficiale di tutte le attività previste dal primo studio al mondo sugli effetti dei prodotti a rischio ridotto su denti e cavo orale, coinvolgendo sei partner internazionali.

Tra i partecipanti al meeting internazionale saranno presenti i delegati di: Università di Bologna, Università di Modena Reggio Emilia, Addendo Dental Clinic (Italia), Universitas Padjajaran (Indonesia),University Hospital of Warsaw (Polonia), Fala Dental Clinic (Moldavia).

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Fare jogging all’aperto: mascherina si oppure no?

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jogging mascherine photo Unsplash by @gemilang

Secondo le linee guida del Ministero, per fare jogging all’aperto da soli, non è necessario indossare la mascherina. Ma la comunità scientifica e l’opinione pubblica si dividono sul tema. La mascherina influisce sulla prestazione? Correre da soli causa un aumento del rischio di contagio?

È passato circa un anno da quando le restrizioni imposte a causa della diffusione coronavirus hanno modificato radicalmente le nostre abitudini. Tra le prime norme di prevenzione, la mascherina si è rivelata essere uno tra gli strumenti più efficaci per limitare il contagio.  

Un misura preventiva fondamentale sia per il personale impiegato in prima linea nel combattere l’epidemia sia per la popolazione.

Da quando però è stato possibile riprendere l’attività motoria, la necessità di impedire il contagio e le fattibilità di praticare sport con o senza mascherina hanno alimentato un dibattito che non solo ha diviso l’opinione pubblica, ma anche la stessa comunità scientifica.

Indossare la mascherina durante una corsa influenzerebbe la prestazione? Non indossarla comporterebbe un aumento del rischio di contrarre l’infezione? 

Uno studio pubblicato sull’European Respiratory Journal ha monitorato lo sforzo fisico di 6 uomini e 6 donne attraverso una batteria di test respiratori in diverse condizioni: senza mascherina, con mascherina chirurgica e con mascherina FFP2.

I risultati confermano un lieve effetto della mascherina sull’attività respiratoria, non tale però da creare un affaticamento considerevole o una limitazione importante alla ventilazione cardiopolmonare.

Uno studio che mostra però alcune limitazioni importanti: al di là del campione abbastanza ristretto, i normali test da sforzo eseguiti al chiuso non tengono conto delle condizioni di esecuzione che aumentano l’affaticamento durante lo sforzo.

La mascherina è uno strumento che ancora oggi permette di limitare la diffusione dell’infezione e va sempre indossata, insieme al mantenimento della distanza di sicurezza.

Considerando, dunque, una normale attività di jogging all’aperto, in solitaria, con una andatura di circa 10km/h per un tempo di 20-30 minuti, quanto si amplifica il rischio diffusione del virus?

Non esistono ad oggi studi specifici che possono fornirci valori numerici significativi. D’altronde troppe sono le condizioni che possono intervenire a modificare i parametri.

Il nostro ragionamento dunque deve orientarsi su altre valutazioni: in primis, indossare la mascherina durante l’esercizio all’aperto è fastidioso. La mascherina dopo poco si impregna dell’umidità del respiro, si bagna, aumentando effetti come il naso che cola e compromettendo gravemente l’efficacia della mascherina già dopo pochissimo tempo.

Esiste anche una forte componente psicologica: l’imposizione forzata durante lo sport, in condizioni di relativa sicurezza, potrebbe causare un effetto opposto. Le difficoltà del periodo, sommate all’ansia e allo stress, generano un senso di rifiuto che porta a non voler indossare la mascherina anche in situazioni dove è necessario.

È chiaro che il discorso cambia se consideriamo luoghi chiusi come le palestre, dove però già alcune misure avevano dimostrato di funzionare, tra le quali una maggior ventilazione, l’obbligo di ridurre la capienza e di presentarsi con appuntamento

La mascherina è senza dubbio uno degli strumenti più efficaci per contenere la diffusione del virus – dichiara il Prof. Riccardo PolosaEd e’ sacrosanto utilizzarle a tappeto in luoghi affollati o a rischio. E’ ridicolo pensare che una corsetta all’aperto possa rientrare in una di queste due categorie. Inoltre, sfido chiunque a fare del jogging indossando la mascherina. Nel giro di 10-15 diventa così satura di condensato respiratorio che diventa difficile anche respirare! Bene quindi pensare ad altre precauzioni, correre all’ aria aperta, respirando dal naso, e rispettare le distanze di sicurezza quando incrociamo altre persone. Il buon senso e il rispetto devono essere alla base delle nostre azioni“.

Praticità e buon senso devono dunque essere le direttive che guidano le nostre azioni, per non rischiare di compromettere il lavoro compiuto fino ad oggi.

Vista l’attuale situazione è bene prendere tutte le precauzioni necessarie, nel rispetto degli altri: si all’attività fisica all’aperto, meglio se da soli. Teniamo sempre una mascherina a portata di mano da indossare all’evenienza o se attraversiamo zone densamente frequentate, e scegliamo orari o zone in cui l’affluenza non è al massimo.

E consideriamo sempre di mantenere la distanza tra chi corre e le persone sul marciapiede o nelle aree pedonali.

In ultimo, potrebbe essere utile scegliere fasce della giornata non densamente frequentate.

Non sottovalutiamo il potere dell’aiuto reciproco e del rispetto: grazie alla collaborazione siamo riusciti a superare fasi delicate, e tutt’ora il rispetto rappresenta la nostra arma più efficace per combattere l’epidemia.

In Malesia, l’88% dei fumatori ha smesso grazie al vaping

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Un recente sondaggio commissionato dalla Malaysian Vape Industry Advocacy (MVIA) riporta che tra gli intervistati, l’88% ha smesso di fumare grazie al vaping.

Risultati ottimi in un paese, la Malesia, vicina geograficamente a stati dove la percentuale di fumatori è altissima e l’utilizzo del vaping nella politiche di cessazione è osteggiato o ignorato.

Evidenze in linea con i risultati dei centri di ricerca sul tabagismo e sulla cessazione che promuovono il vaping come strumento utile per abbandonare il fumo tradizionale, ottenendo benefici in termini di salute nel giro di poco tempo.

Ottimi anche i dati relativi agli utilizzatori duali: il 79% degli intervistati dichiara che ha diminuito il numero di sigarette fumate.

Questi risultati hanno spinto molti governi in tutto il mondo a lanciare campagne di sensibilizzazione a livello nazionale per incoraggiare i fumatori a smettere passando allo svapo” – ha dichiarato Rizani Zakaria, presidente MVIAC’è una reale necessità per il governo malese di riconoscere i benefici dello svapo, in particolare il potenziale che ha per aiutare i fumatori a smettere di fumare passando a un prodotto meno dannoso“.

Il questionario Malaysian Insights & Perspectives on Vape survey, e condotto dalla società di ricerche di mercato Green Zebras, indica anche che il 56% dei malesi in generale, afferma che lo svapo è aumentato negli ultimi anni e il motivo principale che contribuisce a questo è perché lo svapo è percepito come meno dannoso del fumo di sigaretta.

Il governo dovrebbe espandere la struttura fiscale per includere e-liquid da svapo contenenti nicotina e introdurre regole chiare per questo prodotto. In questo modo, il governo può massimizzare la riscossione delle entrate e, allo stesso tempo, garantire che i consumatori utilizzino prodotti regolamentati in Malesia“, dichiara Rizani.

UNICEF e LIAF: milioni di bambini a rischio nelle piantagioni di tabacco

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Fumare una sigaretta regala una piacevole, ma effimera, sensazione di piacere. Quando fumi di certo non pensi a come quel prodotto è stato creato. Ma dietro ad un pacchetto di sigarette convenzionali esiste un’industria che mette a rischio le categorie più vulnerabili, anche i minori.

L’articolo 32 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza recita: “Gli stati parte riconoscono il diritto di ciascun bambino, bambina, ragazzo e ragazza ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e non essere costretto ad alcun lavoro che rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo…

Indonesia, Malawi, Zimbabwe, Filippine sono Paesi in cui crescere significa iniziare a lavorare sin da piccoli per collaborare al mantenimento economico della famiglia. Nel mondo, sono 152 i milioni di bambini vittime di sfruttamento, di cui circa 73 milioni sono costretti a lavori pericolosi e dannosi per lo sviluppo e la salute. Una piaga, quella del lavoro minorile, che affonda le sue radici nella necessità, nella fame e nel bisogno: domanda e offerta, in una logica dura da spezzare.

Spesso si tratta di lavori massacranti, in alcuni settori più di altri. E tra questi, ad esempio, i lavori svolti nelle piantagioni di tabacco da migliaia di ragazzini, e il cui ricavato alimenta un’industria da miliardi di dollari l’anno.

Qualche anno fa, Human Rights Watch denunciava l’impiego di lavoratori adolescenti nelle piantagioni di tabacco in USA (North Carolina, Tennesse, Virginia e Kentucky). Ragazzi di 16 e 17 anni che venivano assunti senza sapere quale fosse il prezzo che pagavano in termini di salute. 

Ma spostiamoci verso aree più lontane da noi, come l’Indonesia. In una intervista pubblicata sempre da Human Rights Watch a parlare è Ayu, una ragazzina di 13 anni. Ora, l’Indonesia è uno stato con una regolamentazione tra le più importanti per quanto riguarda il lavoro minorile nel sud-est asiatico. Sappiamo che la logica stringete della domanda e dell’offerta purtroppo sfugge alle maglie legali nelle aree più lontane e rurali, dove la fame e il bisogno sono una realtà quotidiana. Ma le condizioni di lavoro che Ayu racconta testimoniamo una vita dove la necessità rende prigionieri ragazzi che molto spesso abbandonano lo studio per aiutare le proprie famiglie. 

Paesi lontani tra loro, alcuni più sviluppati altri meno. Ma ciò che colpisce è un fattore comune: tutte le storie, da quella americane a quelle indonesiane o brasiliane, parlano di sofferenza e dolore. 

I ragazzi costretti a lavorare nelle piantagioni, senza dispositvi di sicurezza adeguati, sperimentano nausea, vomito, vertigini. Senza parlare dello stato di intossicazione prodotto da pesticidi e agenti chimici utilizzati per massimizzare la produzione.

L’esposizione a sostanze tossiche ha sia effetti immediati sul corpo, che risvolti più subdoli sullo sviluppo fisico e cognitivo di questi ragazzi. A ciò, si somma la stanchezza e il pericolo di lavorare ore ed ore in condizioni di umidità e caldo insopportabili.

E se questo era lo scenario qualche anno fa, la situazione attuale potrebbe essere peggiorata: secondo un report di UNICEF e ILO, la pandemia e la conseguente estrema povertà potrebbero aver aumentato i numeri riguardanti lo sfruttamento minorile.

Ma come possiamo tutelare i bambini e i ragazzi che crescono in contesti simili? E come possiamo proteggerli se cresciuti in contesti a rischio dipendenza?

Abbiamo intervistato la Presidente Nazionale UNICEF Italia, Carmela Pace, prima donna a ricoprire questa carica nella storia dell’organizzazione in Italia.

1) Quali dati esistono in merito allo sfruttamento del lavoro minorile in Italia e negli altri paesi del Mondo?

A livello globale, 152 milioni di bambini – 64 milioni di bambine e 88 milioni di bambini – sono coinvolti nel lavoro minorile, vale a dire 1 su 10; questa proporzione aumenta nei paesi più poveri del mondo, dove poco più di 1 bambino su 4 è coinvolto nel lavoro minorile. Secondo un recente studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e dell’UNICEF, a causa della pandemia da COVID-19 milioni di bambini in più rischiano di essere spinti verso il lavoro minorile.

Per quanto riguarda l’Italia non ci sono dati aggiornati su questo fenomeno e sarebbe necessario avviare un’indagine a livello nazionale per inquadrare il fenomeno nel nostro paese. 

Come UNICEF Italia riteniamo opportuno ricordare che quando un bambino viene sfruttato perde l’istruzione, le famiglie, talvolta anche la vita. Il lavoro minorile interferisce con l’istruzione ed è pericoloso per lo sviluppo fisico, mentale, sociale e/o morale di un bambino. Sono ancora troppi i bambini privati della loro infanzia, vittime, loro malgrado, di una realtà spietata che li costringe a diventare improvvisamente adulti e li espone a pericoli inimmaginabili. 

2) Qual è la politica di UNICEF nel tutelare i bambini che provengo da situazioni famigliari a rischio (come per esempio contesti di dipendenza)?

I bambini sono bambini sempre a prescindere da dove provengano o si trovano e i loro diritti devono essere rispettati. I bambini dovrebbero vivere e crescere in contesti sicuri dove poter essere ascoltati, compresi e guidati al fine di sviluppare il proprio potenziale e diventare degli adulti consapevoli. 

Ciò che non dovrebbe mai succedere è che un bambino che vive in un contesto a rischio venga dimenticato, lasciato indietro. L’UNICEF lavora con le Istituzioni, le comunità, i governi in tutto il mondo affinchè nessun bambino venga lasciato solo, sia protetto e siano rispettati i suoi diritti. 

3) UNICEF ha mai attivato delle collaborazioni con organizzazioni internazionali che si occupano di controllo del tabacco?

Nelle sue partnership e collaborazioni l’UNICEF ha degli standard di selezione molto elevati, orientati al rispetto dei diritti dei bambini e dell’ambiente. Sulle aziende operanti nel settore del tabacco, l’UNICEF ha delle linee guida molto rigorose che escludono la possibilità di collaborazioni. 

La Convenzione dei diritti dell’infanzia sottolinea il diritto del bambino a godere del “più alto standard di salute raggiungibile” e include obblighi dettagliati per gli Stati, molti dei quali sono rilevanti per proteggere i bambini dagli effetti nocivi del tabacco.

4) Quale messaggio positivo la vostra Presidente vuole lanciare per promuovere la tutela e la salvaguardia dei bambini che crescono negli ambienti a rischio? 

Ci sono milioni di bambini che vivono in condizioni di forte insicurezza e a rischio in Siria, in Yemen, in Repubblica Democratica del Cogno, solo per fare alcuni esempi. I bambini sono quelli che spesso pagano il prezzo più alto di scelte che non hanno fatto, di violenze a cui non dovrebbero essere esposti o guerre che non hanno mai voluto. È nostro dovere essere presenti e vigili e assicurare ad ogni bambino la giusta opportunità di vita. Noi dell’UNICEF operiamo in oltre 190 paesi e territori in tutto il mondo. L’obiettivo della nostra organizzazione è di raggiungere fino all’ultimo bambino e non lasciare indietro nessuno. 

Mister Ranieri invita chi vuole smettere di fumare a rivolgersi ad un esperto

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“Per smettere di fumare chiedi aiuto ad un esperto”: è questo il messaggio della nuova campagna sulla disassuefazione dal fumo promossa in 11 Paesi da Pfizer attraverso il sito web Cigaretteless, che raccoglie informazioni e strumenti utili per smettere di fumare.

“Dire addio alla sigaretta è possibile: chi si rivolge ad un medico triplica la probabilità di riuscire a smettere di fumare rispetto a chi prova da solo” – si legge sul sito.

Il video con protagonista il coach Claudio Ranieri, invita chi vuole smettere di fumare a rivolgersi a un Centro antifumo, triplicando così le probabilità di riuscire a raggiungere l’obiettivo. Quello che tante persone decise a dire stop alle sigarette non sanno, infatti, è che possono contare sul supporto degli oltre 290 Centri antifumo attivi in Italia, dove un’équipe formata da medici, psicologi, personale infermieristico e altre figure specializzate può seguire passo dopo passo il fumatore nel percorso di abbandono del fumo.

USA: durante il lockdown più fumatori ma anche più svapatori

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lockdown usa ecig

Comprendere le abitudini di fumatori e svapatori durante i periodi acuti di stress, attraverso ricerche e questionari, permette di capire quali fattori esasperano il ricorso alle sigarette e quali soluzioni possono essere d’aiuto.

I ricercatori del CoEHAR sono stati tra i primi al mondo a realizzare una questionario online che ha tracciato le abitudini di fumatori e svapatori durante il lockdown italiano di Marzo 2020.

Un periodo di forte stress, coinciso con alcune decisioni, per fortuna temporanee, di chiusura di alcuni esercizi commerciali essenziali, come i vapeshops.

Ad oggi, anche in altre nazioni sono stati pubblicati i risultati di questionari simili.

Ad Agosto 2020, infatti, è stata condotta una ricerca simile dai ricercatori del Massachusetts General Hospital, in USA, per monitorare i cambiamenti nelle abitudini di fumatori e svapatori durante il lockdown.

È chiaro che questo studio va inserito nel contesto legato al tabagismo negli Stati Uniti: sappiamo che in questo paese vi è una forte opposizione a qualsiasi forma di assunzione del tabacco, sigarette elettroniche incluse, rifiutando le prove scientifiche che indicano invece la relativa pericolosità dei dispositivi elettronici rispetto alle sigarette tradizionali.

Lo studio “Smoking and Vaping Among a National Sample of U.S. Adults During the COVID-19 Pandemia” è stato condotto su un campione di 1024 adulti con una storia di più di sei mesi di fumo o di uso di ecig.

In USA molti correlavano fumo e svapo all’aumento del rischio di contrarre forme gravi di coronavirus: per questo motivo, il 26% di fumatori e ben il 41% di svapori ha dichiarato il tentativo di voler smettere di fumare.

Tra i fumatori, il 45% non ha riportato alcun cambiamento nelle proprie abitudini, mentre il 33% ammette di aver incrementato il consumo di sigarette a causa dello stress e dell’ansia dovuto alla situazione generale.

Tra gli svapatori, il 41% non ha avvertito alcun tipo di cambiamento nelle proprie abitudini, mentre il 23% ha riportato un aumento di consumo di ecig.

Mentre da un alto i ricercatori si auspicano un aumento dei servizi di assistenza per aiutare questi fumatori a smettere di fumare definitivamente, poco viene detto riguardo alla possibilità di consigliare ad un numero purtroppo alto di fumatori che non riesce a smettere di provare a switchare verso prodotti meno dannosi.

Purtroppo, la differente comunicazione e conseguente regolamentazione in materia di vaping tra stati crea un’alone di pregiudizi abbastanza difficile da scalfire, il che impedisce che gran parte dei fumatori possa passare alle ecig e, dunque, ridurre significativamente i rischi correlati alla lora abitudine.

Questionari di questo tipo, in ogni caso, rimangono un ottimo punto di osservazione per capire le abitudini di fumatori e svapatori nel mondo e creare programmi e percorsi ad hoc che possano aiutare tutti coloro che vogliono smettere di fumare .

Pensi ad una gravidanza? Ecco perché meglio smettere subito di fumare

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Nei confronti di una vita che sta per arrivare, come quella di un bambino, smettere di fumare è un obbligo. Smettere all’inizio di una gravidanza, è ancora meglio. Riuscirci seguendo il metodo migliore, come quelli naturali, sarebbe l’ideale.

Sapendo, ormai, quanto incida il fumo passivo, a smettere di fumare dovrebbero essere entrambi i genitori, ma la gravidanza, per una donna, significa andare incontro all’inizio di un periodo molto particolare. Anche per questo sarebbe un bene avere il parere dei medici e degli esperti della smoking cessation.

Fumare in gravidanza? No, grazie.

Ma perché non bisogna fumare durante la gravidanza? Il fumo, che è nemico per eccellenza della salute di tutti, lo è anche del feto e della fertilità. Secondo degli studi, le donne che fumano anche molto più degli uomini, non sempre riescono nell’ardua impresa di smettere del tutto. Ci sono delle donne che riescono a smettere solo durante il periodo dell’allattamento, ma sarebbe indicato smettere molto prima.

Quali sono i rischi che si corrono? Tra i rischi più comuni c’è quello dell’aborto, della gravidanza extrauterina e la morte prematura ma anche una lenta e scorretta crescita del feto.

Il percorso della smoking cessation è un percorso molto lungo e difficile, ma dal momento che i rischi sono diversi e molto gravi, è il primo passo da compiere per affrontare serenamente la gravidanza anche quando non è ancora arrivata.

Rinunciare al fumo immediatamente si può. Farlo naturalmente, pure. Come? Approfittando dell’arrivo della primavera per uscire a fare delle passeggiate all’aperto, praticando sport e cambiando in meglio la propria routine, traendo così dei benefici sia per la mamma che per il nascituro.

Leggi anche: Donne e fumo, prevenire si può

IEVA: che sfide attendono il mondo del vaping prima del COP9?

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ieva cop9

Ogni due anni, la Conferenza delle Parti (COP) si riunisce per modificare le linee guida della Framework Convention on Tobacco Control, un vero e proprio insieme di norme e suggerimenti per mitigare la diffusione del fumo e tentare di porre un freno al numero di morti per patologie fumo correlate.

Il COP9 previsto in Olanda è stato rimandato a Novembre e, sebbene non sia chiaro in che modo sarà organizzato per via delle restrizioni previste dalla pandemia, si sa che l’apertura o meno della Convenzione alle strategie di riduzione del danno influenzerà le decisioni in materia di regolamentazione a livello globale.

Per questo motivo la IEVA, la Independent European Vape Alliance, ha promosso lo scorso 30 Marzo un webinar che ha avuto come speakers tre esperti di politiche pubbliche internazionale sull’Harm Reduction. “Quali sfide attendono il mondo del vaping nei prossimi mesi?” – si sono chiesti.

A partecipare all’incontro, Harry Shapiro, autore del Global State of Tobacco Control, Atakan Befrits, membro di INNCO e Peter Beckett, esperto europeo di politiche di harm reduction.

“Il vaping viene accomunato al fumo tradizionale, con la conseguenza che i fumatori che decidono di smettere sono dubbiosi se approcciarsi o meno ai dispositivi a rischio ridotto, preoccupati dei possibili risvolti per la loro salute” – questo l’assunto di lancio del meeting.

Ad aggravare la situazione, in questi mesi, è stata la circolazione di notizie e studi relative alla diffusione della pandemia che citano tra i fattori di rischio di contrarre il Covid-19 anche il fumo ed il vaping. Notizie, però, basate – come spesso spiegato dai ricercatori del CoEHAR – su studi fatti senza seguire standard basilari di riferimento e che hanno avuto come esito negativo quello di dissuadere molti tabagismi dal passare a soluzioni meno dannose rispetto al fumo di sigarette convenzionali.

Il COP9 invita tutte le parti a considerare l’applicazione di misure normative come quelle a cui si fa riferimento nella Framework Convention on Tabacco Control per proibire o limitare l’uso dei dispositivi elettronici a rilascio di nicotina” – ha dichiarato Peter Beckett durante l’incontro promosso da IEVA.

Come sottolineato da Harry Shapiro durante il suo intervento, si assiste al fallimento della strategia di controllo della convenzione dell’OMS: “Nel mondo, 8 milioni di persone muoiono per patologie fumo correlate: più che per l’HIV, la tubercolosi e la malaria combinate“.

L’OMS ammette che il 70% dei fumatori nel mondo non ha accesso ai servizi, e i tassi di fallimento delle terapie sostitutive a base di nicotina e dei farmaci rimane alto. Questo perché approvare le leggi è economico, aiutare concretamente le persone lo è meno“, ha aggiunto Shapiro.

Un altro argomento trattato è stata la “guerra ai consumatori di nicotina da parte delle autorità“, negata ripetutamente in nome dei diritti dei consumatori. È un dato di fatto: “Durante i processi decisionali e legislativi i diritti dei consumatori e dunque i consumatori stessi sono poco rappresentati. Come INNCO, abbiamo il diritto di discutere il futuro dei consumatori e di partecipare ai processi decisionali”, ha dichiarato Atakan Befrits.

Il messaggio di cui si fa portavoce la IEVA è chiaro: il futuro della cessazione passa attraverso l’adozione di strategie alternative che possano fornire un aiuto concreto a tutti quei fumatori che non riescono o non vogliono smettere di fumare da soli.

I Centri Antifumo in Italia: cosa sono e perchè sono stati istituiti?

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La storia dei Centri Antifumo in Italia rappresenta indirettamente la storia delle politiche di Riduzione del Danno da fumo da Tabacco nel Belpaese.

Dalla loro istituzione alla fine degli anni ’80, questi centri si sono contraddistinti per il supporto dato a tutti quei fumatori che cercano di smettere.

Da allora e soprattutto dal 2005 – con l’introduzione della Legge Sirchia – l’Italia ha fatto importanti passi in avanti sia nella produzione di normative tese a regolamentare il fumo sia per la protezione di soggetti non fumatori. Ma non di certo nella valutazione dei risultati. Le carenze in questo settore non mancano. E se da un lato ci si è impegnati per tutelare la salute dei fumatori nei luoghi pubblici, dall’altro si è dimenticato di aiutare chi vuole smettere davvero di fumare definitivamente.

Perchè sono stati istituiti i Centri Antifumo?

I CA nascono nell’ambito degli interventi globali tesi a supportare la lotta contro il fumo di tabacco con una particolare attenzione nell’ambito del supporto ai fumatori che intendono smettere di fumare.

A livello internazionale, il quadro normativo di riferimento è dato dalla Convenzione per la lotta al tabagismo approvata nel Maggio 2003 a Ginevra sotto gli auspici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

In particolare, l’art. 14 della Convenzione afferma il bisogno di “offrire misure che promuovano la cessazione dal fumo di tabacco e adeguati trattamenti per la dipendenza dal tabacco. Misure che dovranno includere diagnosi e trattamento della dipendenza dal tabacco e servizi di counselling per la cessazione.

Cosa fanno i CA?

In Italia, i CA sono attivi all’interno del Sistema Sanitario Nazionale coadiuvato da organizzazioni non governative. Essi forniscono servizi che offrono supporto specialistico per aiutare i tabagisti a smettere di fumare.

In linea generale, si accede previo pagamento di un Ticket sanitario o in modo gratuito. Tra i servizi offerti, interventi di tipo farmacologico, counselling individuale o di gruppo, terapie alternative con una prima valutazione del fumatore da un punto di vista medico e/o psicologico.

Ma quanti sono i centri antifumo attivi in questo momento in Italia?

Sul sito del Ministero è disponibile un elenco completo dei centri antifumo aggiornato a Maggio 2019.

Tra questi figura anche il Centro per la Prevenzione e Cura al Tabagismo del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania, coordinato dal prof. Pasquale Caponnetto e considerato uno dei centri più attivi nell’ambito della ricerca internazionale in questo campo.

Che ruolo ha la nicotina nella possibilità di contrarre il Covid-19?

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Lo scorso maggio, veniva dimostrato da una pubblicazione dei ricercatori del CoEHAR che: l’assunzione di nicotina derivata dalla modalità di svapo, potrebbe – ma sono necessari ulteriori studi per confermarlo – avere un’azione protettiva in termini di possibilità di contrarre l’infezione da coronavirus.

Secondo l’articolo “Smoking and SARS-COV-2 Disease: Dangerous Liaisons or Confusing Relationships?” firmato dai massimi esperti del CoEHAR, ad oggi, non esistono dati o prove sperimentali che suggeriscano un impatto significativo del fumo nel complesso meccanismo di correlazione tra l’enzima ACE-2 e il virus SARS-COVID-2.

Il direttore del CoEHAR, Giovanni Li Volti, in una nuova intervista rilasciata ai microfoni di LIAF, spiega le novità introdotte da questo nuovo studio e ne sottolinea l’importanza scientifica per tutto il mondo della ricerca.

Resta confermato – spiega Li Volti – che per chi ha delle patologie già a rischio (come ad esempio la BPCO o altre malattie fumo correlate) e fa uso di sigarette il decorso della malattia contratta resta comunque più difficoltoso che per gli altri“.

Studio CoEHAR: una revisione sistematica di tutti le ricerche sugli effetti delle e-cig sulla salute

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La sigaretta elettronica influisce in maniera diversa sulla salute cardiovascolare e respiratoria rispetto alla sigaretta convenzionale?

I medici e i sostenitori della riduzione del danno da tabacco hanno opinioni contrastanti quando si tratta di quantificare gli effetti delle elettroniche sulla salute.

Questo è in parte dovuto ai dati riportati da studi effettuati con metodi di ricerca inadeguati e che deficitano nelle prove dirette degli effetti sulla salute. In parte perchè gli studi di settore diventano obsoleti non appena vengono pubblicati a causa della produzione, ogni anno, di oltre mille nuovi articoli sulle ecig.

E per questo che la Dott.ssa Renee O’Leary, in collaborazione con quattro ricercatori dell’Università di Catania, cerca di rispondere a questa domanda, come spiegato nel loro documento Respiratory and Cardiovascular Health Effects of E-Cigarette Substitution: Protocol for Two Living Systematic Reviews“.

L’obiettivo principale del protocollo è di esaminare le prove scientifiche sugli effetti delle sigarette elettroniche sugli esseri umani. Il progetto include la stesura di un documento per medici e operatori sanitari, una scheda informativa per le persone che usano le sigarette elettroniche e un documento per i legislatori.

A causa della mancanza di dati coerenti negli studi attuali sugli esiti respiratori e cardiovascolari della sostituzione delle sigarette elettroniche da parte dei fumatori, il documento valuterà e sintetizzerà criticamente anche tutti gli studi di settore.

Secondo i ricercatori CoEHAR “è necessario stabilire gli effetti delle sigarette elettroniche sulla salute respiratoria e cardiovascolare per fornire una revisione sistematica dei dati scientifici disponibili“.

Finora, le revisioni sistematiche si sono basate su test cellulari di citotossicità, misurazioni delle emissioni chimiche del vapore e studi sui bio-marcatori delle esposizioni chimiche, nessuno dei quali fornisce prove dirette degli effetti sulla salute dell’uso di Ecig.

Lo studio del CoEHAR, invece, riunirà tutti gli studi pubblicati sugli effetti respiratori e cardiovascolari delle sigarette elettroniche sull’uomo applicando la metodologia della living systematic review.

Come metodologia, la ricerca aggiornerà ogni tre mesi la revisione degli studi con eventuali nuove pubblicazioni. Ciò garantirà un approccio rigoroso che aiuterà a mantenere uno standard di altissima qualità e sempre aggiornato.

Il protocollo rappresenta un piano di ricerca unico nel suo genere per lo studio degli effetti dell’ecig sui fumatori. I risultati saranno di particolare interesse per i medici che cercano dati affidabili sugli effetti cardiovascolari e respiratori delle sigarette elettroniche. Questo, fornirà anche un database che per la prima volta catalogherà tutti gli studi precedenti in base alla qualità della ricerca” – ha dichiarato il capo del progetto, la Dott.ssa Renèe O’Leary.

Dreamods dona a LIAF parte del ricavato della vendita di liquidi certificati dall’Università di Catania

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Al cioccolato, al caffè, all’arancia, senza aromi o con aromi, con nicotina o senza nicotina. I liquidi utilizzati per le sigarette elettroniche sono così diffusi in commercio che ormai è possibile trovarne migliaia di varietà e tipologie diverse. Sebbene la regolamentazione per la vendita di questi prodotti, soprattutto in Europa, sia ormai molto rigida, l’attenzione alla qualità resta comunque una scelta del svapatore.

Uno studio, condotto all’interno dei laboratori dell’ateneo catanese, ha testato la presenza di metalli pesanti e di microplastiche nei liquidi Dreamods (grazie peraltro ad un brevetto dell’ateneo unico nel suo genere) e ne ha effettuato una valutazione tossicologica.

I risultati hanno dimostrato l’assenza di materiali pesanti ed un rischio tossicologico sotto la soglia: “I valori soglia contenuti all’interno dei liquidi di Dreamods sono quelli assolutamente tollerabili dalla salute umana secondo quando indicato dalle istituzioni sanitarie” – ha spiegato il prof. Giovanni Li Volti, Ordinario di biochimica presso l’Università degli Studi di Catania con una grandissima esperienza in analisi tossicologiche proprio sui liquidi utilizzati per lo svapo.

L’analisi condotta a microscopio elettronico, inoltre – ha aggiunto il prof. Li Volti – dice che il numero di materiali plastici presenti nei liquidi Dreamods è in alcuni casi inferiore a quello dell’acqua potabile acquistata al supermercato“.

“L’aspetto di certo più innovativo della ricerca è che i liquidi sono stati testati in condizioni di real life – ha spiegato il prof. Giovanni Li Volti – replicando esattamente gli effetti della cosiddetta svapata tramite l’utilizzo della smoking machine”.

Un traguardo importante per una delle aziende più importanti del settore dello svapo che ha sede proprio in Sicilia e che ha scelto di donare alla Lega Italiana Anti Fumo una parte del ricavato della vendita dei liquidi Dreamods certificati dall’Università degli Studi di Catania al fine di sostenere l’attività di sensibilizzazione e promozione della cultura antifumo in Italia e nel mondo.

La mission di Dreamods – hanno dichiarato i rappresentanti dell’azienda – è quella di garantire al fumatore che vuole smettere di fumare un prodotto di qualità, sicuro e certificato. Crediamo fortemente che i cambiamenti sociali del futuro spettino alle imprese ed a coloro i quali, per trovare benefici autentici e duraturi per la propria salute, hanno abbandonato le sigarette tradizionali per abbracciare un era senza fumo. Autentici pionieri in mezzo a voci contrastanti sui benefici delle sigarette elettroniche abbiamo creduto in un miglioramento di qualità della vita, oggi più che mai tangibile. Abbiamo lavorato e continueremo a farlo insieme all’Università di Catania ed alla LIAF, investendo risorse economiche dell’azienda, proprio perché siamo intenzionati a scrivere la nuova strada della cambiamento in favore di chi vuole smettere davvero di fumare”,

Combattere l’endometriosi grazie a uno stile di vita sano e senza fumo

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endometriosi

L’endometriosi è una malattia debilitante che, in Italia, colpisce circa 3 milioni di donne.

La molteplicità dei possibili sintomi, la diagnosi tardiva e la mancanza di una cura definitiva rendono difficile convivere con questa patologia che, per il 40% delle donne che ne è affetto, è sinonimo di infertilità o problemi nella procreazione.

È per questo che il mese di marzo è stato scelto come mese dell’endometriosi, per informare e sensibilizzare le donne sui metodi che ad oggi possono farci convivere con questa malattia.

L’endometriosi può infatti colpire già in età adolescenziale ed ha la massima incidenza sulla popolazione femminile tra i 30 e i 40 anni di età. È una patologia che determina la crescita delle cellule della parete uterina interna all’esterno dell’utero, spesso nell’area pelvica.

Ad oggi non esiste una cura definitiva e chi ne è affetto deve ricorrere ad un mix di integratori, terapie a base di ormoni e diete particolari, che rallentano la crescita della malattia. È dunque importantissimo che le donne sappiano della possibilità di sviluppare questa patologia, dove la diagnosi precoce gioca un ruolo fondamentale.

Il disagio psicologico spesso legato all’endometriosi, che tra gli altri sintomi provoca dolori durante il ciclo, perdite ematiche e dolori durante i rapporti sessuali, può spingere le donne a ricorre ad abitudini sbagliate che possono peggiorare la situazione.

È per questo che delle terapie utili a combattere questa malattie si basano sulla diminuzione del consumo di certe categorie di alimenti che introducono nell’organismo alte quantità di estrogeni, oltre che comportare un aumento dello stato infiammatorio generale.

Da un lato, è importante che le donne conoscano la malattia: i controlli regolari dal medico sono l’arma più efficace per impedire una diagnosi tardiva.

In secondo luogo, adottare uno stile di vita sano, dall’alimentazione all’abbandono delle cattive abitudini, riduce l’esacerbazione dell’endometriosi: smettere di fumare contribuisce significativamente al benessere psicofisico generale aumentando al qualità della vita.

Maggiori informazioni posso essere reperite sul sito della Fondazione Italiana Endometriosi.

Giornata mondiale salute orale: passare alle elettroniche potrebbe cambiare il sorriso dei fumatori?

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Image of pretty young woman sitting in dental chair at medical center while professional doctor fixing her teeth

Il fumo è uno dei più acerrimi nemici della salute dentale. Fumare sigarette convenzionali aumenta l’incidenza delle patologie paradontali severe non solo negli adulti ma anche sui fumatori più giovani. I fumatori sono più soggetti ad accumulare placca, a sviluppare gengiviti, ad avere denti gialli e macchiati e non solo. Tra le patologie dentali legate al fumo ci sono anche quelle più gravi, ad esempio legate a tumori del cavo orale, e che possono anche condurre alla morte. 

In occasione della giornata mondiale della salute orale voluta da FDI – World Dental Federation il 20 Marzo, la redazione di LIAF ha intervistato il prof. Giovanni Zucchelli, ordinario dell’Università di Bologna e referente di Smile Study, uno dei nuovi progetti di ricerca avviati dal CoEHAR. 

Il tema della giornata mondiale della salute orale è: “Sii fiero della tua bocca. In altre parole, valorizzala e prenditene cura”. Prendersi cura della bocca significa adottare tutta una serie di comportamenti che ci portano a condurre uno stile di vita sano: assumere meno zuccheri e meno bevande gassate, avere una igiene dentale corretta e dire no al fumo di sigarette convenzionali.

Prof. Giovanni Zucchelli, Università di Bologna

Le macchie da fumo si formano molto rapidamente. Il fumo sporca lo smalto, rendendolo di color bruno-giallastro – ha spiegato il prof. Zucchelli – anche nell’arco di pochi giorni. Queste pigmentazioni possono essere rimosse attraverso una seduta di igiene professionale, ma se l’abitudine al fumo  persiste per lunghi periodi le macchie diventano intrinseche, cioè penetrano all’interno dello smalto. In questo caso, la soluzione resta solo quella dello sbiancamento dentale”.  

Il fumo influisce negativamente sulla salute gengivale dei fumatori sia giovani che adulti rendendoli più deboli e demineralizzati: “Fumare inoltre aumenta l’incidenza delle patologie parodontali severe anche in soggetti giovani e incrementa il rischio di peri-implantite (una condizione patologica che si manifesta attorno agli impianti dentali) che purtroppo è molto diffusa nei fumatori, senza alcuna differenza di età”

Il fumatore affetto da patologie gengivali parodontali e che deve essere sottoposto a chirurgia ha alterati processi di guarigione della ferita: I pazienti fumatori perdono più frequentemente i denti e la loro sostituzione con protesi su impianti ha un rischio di fallimento maggiore rispetto ai pazienti non fumatori. Ecco perché è indispensabile smettere di fumare durante alcuni trattamenti dal dentista”. 

Tuttavia, smettere di fumare potrebbe non essere semplice. Non tutti i fumatori riescono a smettere di fumare definitivamente da soli e molti scelgono di passare a soluzioni alternative meno dannose come le sigarette elettroniche. Secondo recenti studi, passare a prodotti senza combustione potrebbe risultare essere meno dannoso, soprattutto per preservare lo smalto dei denti ed evitare il “sorriso a denti gialli” ma anche per evitare che alcuni interventi fatti dal dentista diminuiscano la loro efficacia. 

A tal proposito, l’innovativo progetto di ricerca avviato dal CoEHAR dell’Università di Catania, in collaborazione con numerosi partner internazionali, intende valutare se i fumatori di sigarette che passano a sistemi privi di combustione subiscono miglioramenti misurabili nei parametri di salute orale e nell’aspetto estetico dei denti. 

Come si svolgerà lo studio Smile Study?

Il progetto prevede una sperimentazione clinica multicentrica della durata di 2 anni. I soggetti che parteciperanno allo studio saranno suddivisi in tre gruppi: fumatori di sigarette convenzionali, fumatori che passano a prodotti senza combustione e soggetti che non hanno mai fumato. 

I ricercatori coinvolti valuteranno le differenze sulla salute dentale tra i fumatori che passano alle elettroniche, quelli che continuano a fumare sigarette convenzionali e soggetti che non hanno mai fumato, in particolare monitorando l’impatto del passaggio alle sigarette elettroniche dei fumatori abituali. 

Se i risultati saranno quelli sperati, i fumatori che passeranno alle elettroniche riscontreranno evidenti miglioramenti nel sorriso e nella salute dentale e avranno una motivazione in più per smettere definitivamente di fumare. E questo è quello che i ricercatori auspicano. 

Al CoEHAR il primo training internazionale del progetto “Diasmoke”, lo studio che fa smettere di fumare i pazienti diabetici

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Lunedì 22 Marzo dalle ore 9,30 alle 17,00 sulla piattaforma zoom, il CoEHAR (Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università degli Studi di Catania) ospita i partner internazionali del progetto dedicato ai pazienti fumatori affetti da diabete. A coordinare il fondatore del CoEHAR, prof. Riccardo Polosa e con lui anche il prof. Agostino Consoli e il prof. Paolo Di Bartolo, rispettivamente presidente della Società italiana di diabetologia e presidente dell’Associazione Italiana Diabetologi. 

“Diasmoke” (Assessing the impact of combustion free-nicotine delivery technologies in Diabetic Smokers) è uno studio randomizzato controllato internazionale progettato per determinare se i fumatori di sigarette convenzionali che passano a sistemi a rischio ridotto hanno un miglioramento misurabile dei parametri di rischio cardiovascolare, come conseguenza della mancata esposizione alle sostanze tossiche del fumo di sigaretta. Lo studio coinvolgerà circa 600 pazienti in diversi paesi del mondo che saranno invitati a smettere di fumare grazie al supporto di specialisti del settore e ad un innovativo sistema di monitoraggio tramite app personalizzata utilizzata da medici e pazienti. Diasmoke app sarà in grado di monitorare e valutare tempestivamente i risultati dello studio per un risultato preciso e tempestivo. 

Il kick off meeting è dedicato alla presentazione ufficiale di tutte le attività previste dall’innovativo progetto e che coinvolge numerosi partner internazionali. Oltre infatti ai team di ricerca dell’Università di Catania, saranno presenti i delegati di: Ashford and St Peter’s Hospital NHS di Londra (UK), Polish Academy of Sciences di Varsavia (Polonia), IMSP Republican Clinical Hospital di Chisinau (Moldavia), Metanoic Health di Londra (UK).

Il CoEHAR in questi mesi ha avviato accordi di collaborazione con le più prestigiose università del mondo con la mission, voluta dallo stesso fondatore, di promuovere un nuovo percorso della scienza aperta, i cui risultati siano condivisibili con il maggior numero di persone possibili.   

Alla prima sessione del meeting parteciperanno, la prof.ssa Vania Patanè – Vice Rettore dell’Università degli Studi di Catania; il prof. Salvatore Baglio, Delegato del Rettore per la Ricerca; il prof. Giovanni Li Volti – Direttore del CoEHAR; il prof. Francesco Purrello, Direttore del Dipartimento Medclin; il prof. Agostino Consoli, Presidente della Fondazione Italiana Diabete e Ricerca ed il Presidente della Società Italiana di Diabetologia ed il prof. Paolo Di Bartolo, presidente dell’Associazione Italiana Diabetologi. 

Parteciperanno inoltre tutti i referenti del progetto e i responsabili delle organizzazioni internazionali coinvolte. 

Scarica il programma del meeting

La paura di rimanere sconnessi: affette più le donne che gli uomini

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Link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33655815/

Gli italiani sono a rischio di sviluppare dipendenze patologiche da cellulare. La dipendenza da smarthphone è più diffusa tra le donne e i soggetti più giovani

Catania, 9 marzo 2021 – Il periodo di lockdown ha modificato intrinsecamente il nostro modo di relazionarci e di vivere. La tecnologia ha rivestito un ruolo fondamentale per il mantenimento delle attività lavorative e dei rapporti sociali, arginando al contempo la diffusione del virus. Ma se da un lato l’uso dei dispositivi elettronici è diventato imprescindibile, dall’altro la necessità di rimanere connessi il più possibile per vivere ha creato i presupposti per generare una vera e propria dipendenza da cellulare.

È per questo che un uovo studio, condotto dai ricercatori del CoEHAR dell’Università degli Studi di Catania, in collaborazione con i ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma, dal titolo: Smartphone addiction across the lifetime during Italian lockdown for COVID-19 ha voluto studiare il legame tra età e sesso e utilizzo dello smartphone, per valutare possibili correlazioni tra dipendenza e disturbi mentali.

Il risultato, sebbene tarato su un campione ristretto, ha evidenziato come una vera e propria dipendenza sia diffusa soprattutto tra i più giovani e tra i partecipanti di sesso femminile. 

LA NOMOFOBIA

La nomofobia è un termine relativamente nuovo, che deriva dal greco -ϕοβία e dall’inglese no-mobile e indica la paura di rimanere disconnessi, di non poter comunicare e di non avere accesso costante alle informazioni. Una pura che genera una vera e propria dipendenza che sfocia nel desiderio compulsivo di avere sempre con sé il cellulare.

Le vere e proprie manifestazioni sintomatiche di questa dipendenza sono: sudore, tremore, battiti cardiaci accelerati e difficoltà di respirazione.

Dipendenza allarmante per i più giovani, tra cui l’abuso del cellulare e dei dispositivi elettronici genera ansia, depressione, senso di fallimento e disordini del sonno. 

LO STUDIO

Il questionario del CoEHAR è stato sottoposto a 1264 partecipanti di età compresa tra i 15 e i 67 anni durante il mese di marzo 2020. Il 59,5% di questi era composto da donne. Il questionario è stato fatto circolare in tre città italiane, rappresentative del sud, del centro e del nord Italia: Catania, Siena e Ferrara.

Dallo studio è emerso che l’utilizzo erroneo dello smartphone e il relativo abuso sono più frequenti tra i giovani, specialmente se donne. Circa dopo i 40 anni, la curva di dipendenza si sposta maggiormente vero i partecipanti di sesso maschile.

Ad oggi non esistono molti studi con cui comparare i risultati del questionario. Sappiamo però, grazie ad alcune ricerche internazionali, che esistono differenze nell’uso dei cellulare tra uomini e donne: infatti, i soggetti maschili, sopratutto in giovane età, utilizzano lo smartphone per rilassarsi e svagare (ascoltare musica, giocare, ecc), mentre le femmine lo sfruttano per comunicare e rimanere connessi ai proprio account social.

Durante il lockdown, il bombardamento di stimoli a cui gli italiani sono stati sottoposti ha generato comportamenti identificabili come vere e proprie dipendenze. 

Secondo quanto emerso dal questionario, infatti, circostanze che impediscono le interazioni sociali convenzionali aumentano il rischio di incorrere in comportamenti patologici e dipendenze da dispositivi elettronici. Dati allarmanti che possono servire per studiare schemi e connessioni tra dipendenze e disturbi mentali. 

Secondo quanto sostenuto da Pasquale Caponnetto, docente di psicologia clinica presso il Dipartimento di Scienze delle Formazione dell’Università di Catania e coordinatore del Centro Antifumo del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania:

Lo smarthphone ci ha uniti in un momento delicato e ci ha ingaggiato (per usare un termine d’uso frequente) generando in sua assenza delle sintomatologie simil abbandoniche a cui la psicologia dovrà rispondere con soluzione terapeutiche più che innovative“. 

Autori dello studio: Pasquale Caponnetto, Lucio Inguscio, Sara Valeri, Marilena Maglia, Riccardo Polosa, Carlo Lai, Giuliana Mazzoni. 

Link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33655815/  

Donne che fumano più degli uomini. Perché smettere?

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Il fumo, in passato, era meno diffuso tra le donne ed era in voga soprattutto negli ambienti maschili.

Oggi, in Italia, il fumo è un’abitudine di sesso più femminile che maschile. Diversi, infatti, gli studi che lo confermano.

Le donne iniziano a fumare per svariati motivi, ma spesso lo fanno solo per sembrare più sicure di sé e più adulte. A volte iniziano per seguire una moda, magari per sentirsi appartenenti a un certo gruppo (si pensi alle adolescenti che iniziano a fumare a scuola). Spesso il fumo è utilizzato anche come strumento di controllo del peso e molte ragazze temono di aumentare di peso se smettono di fumare. Un notevole influsso è esercitato anche da fattori come l’abitudine al fumo dei genitori o il bisogno di opporsi a un loro divieto, dagli ideali di bellezza e dai trend comunicati dai media. Il fumo finisce così per diventare una parte costitutiva dell’identità.

Secondo delle ricerche, gli uomini sembrano allontanarsi dalle sigarette, mentre il dato femminile torna a salire. Diminuiscono i fumatori totali, diminuiscono costantemente gli uomini con la sigaretta, invece le donne no. Ricordiamo dai racconti delle nostre nonne o dai film, i tempi in cui era disdicevole che una donna fumasse. Negli ultimi anni, invece, il tabagismo femminile si sta diffondendo sempre di più.

Il fumo fa più male nell’uomo o nella donna?

Fumare fa male a tutti, ma le donne che fumano hanno diversi motivi in più per smettere e per fare particolare attenzione.

Quali sono i rischi per la salute femminile?

Il carcinoma polmonare, una delle principali patologie fumo-correlate, è in calo tra gli uomini ma in aumento tra le donne, per le quali questa patologia ha superato il tumore allo stomaco, divenendo la terza causa di morte per neoplasia, dopo il tumore al seno e al colon-retto.

Le fumatrici soffrono anche di disturbi del ciclo mestruale e rischiano una menopausa anticipata. Nelle fumatrici non vaccinate contro l’HPV (papillomavirus umano), il fumo è un co-fattore dell’evoluzione di un infezione verso una lesione pre-cancerosa, contribuendo ad aumentare il rischio di sviluppare un tumore della cervice uterina.

Chi fuma ha più difficoltà di avere una gravidanza, il fumo incide fortemente nella fertilità e, in gravidanza, può danneggiare la salute del feto.

Il fumo è un fattore di rischio anche per lo sviluppo dell’osteoporosi, una malattia caratterizzata dalla riduzione della massa ossea e dalla distruzione del tessuto che compone le ossa.

Fumare può creare danni enormi alla pelle e cambiare per sempre il tuo sorriso.

Oggi, con l’aiuto degli specialisti della smoking cessation, è possibile intraprendere percorsi efficaci per smettere definitivamente. Cercare soluzioni alternative è possibile grazie ai prodotti meno dannosi e senza combustione. Smettere di fumare conviene sempre: sia perché allunga la vita, sia perché ne migliora la qualità.

Leggi anche:

Perché le donne non devono fumare?

Danni del fumo sulla pelle

Il Covid19 ha ridotto l’attenzione sul cancro e sui tumori fumo correlati

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C’è una tragedia nella tragedia causata dal Covid-19 il cui conto sarà salatissimo nei prossimi anni.

La paura di contrarre il virus ha spostato l’attenzione per la prevenzione e la cura di malattie spesso più letali come il cancro ed i tumori fumo correlati.

Una ricerca condotta tra i pazienti di paesi membri dell’Unione Europea (tra cui circa 900 affetti da varie forme di tumore) ha evidenziato come la situazione attuale stia influenzando negativamente l’assistenza medica, con circa il 70% di pazienti che rinvia o annulla i trattamenti sanitari.

Circa 1/5 tra i pazienti oncologici ha optato per una terapia alternativa a causa del COVID-19, mentre quasi la metà ha considerato la possibilità di modificare le terapie per evitare di contrarre il virus durante le visite ospedaliere.

L’annullamento e il rallentamento nei trattamenti salvavita contro il cancro – al fine di ridurre al minimo il rischio di contagio – hanno generato un enorme arretrato nella cura e nella ricerca provocando un ritardo nelle diagnosi e un burnout tra i professionisti.

A causa di questi ritardi nella diagnosi e cura, è atteso un aumento sostanziale del numero di decessi per cancro nei prossimi anni. Un dramma nel dramma” – cosi il Prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR, ha commentato rifacendosi al suo intervento in seno alla consultazione pubblica europea sul cancro.

Secondo modelli statistici, si stima un aumento significativo della mortalità per i tumori più comuni e spesso legati a stili di vita poco sani – come ad esempio quelli polmonari – con un incremento di 3500 decessi nei prossimi 5-6 anni rispetto ai dati pre-pandemici.

Sebbene la situazione odierna causata dalla diffusione incontrollata a livello mondiale del SARS-CoV-2 abbia creato una crisi sanitaria senza precedenti, molti esperti avvertono come questa possa non essere l’ultima. La vulnerabilità dei sistemi sanitari nazionali è stata evidenziata impietosamente e, senza miglioramenti e potenziamenti sistemici, qualsiasi futura pandemia potrebbe nuovamente causare crisi generalizzate come quella attuale.

In futuro dovremmo rafforzare la prevenzione primaria per ridurre il carico sui sistemi sanitari e gestire i fattori di rischio. Gli sforzi finanziari e programmatici dovrebbero essere dedicati alla prevenzione: aumentando l’immunizzazione, promuovendo diete e attività fisica più sane, riducendo la prevalenza del fumo” – ha spiegato Polosa.

In particolar modo, per quel che riguarda uno dei tumori più aggressivi e in rapida crescita come quello al polmone la prevenzione è fondamentale.

Nell’aprile 2020 è stato ideato un questionario online anonimo con il fine di comprendere gli effetti del lockdown sulle abitudini di fumo degli italiani. Ed è stata osservata una diminuzione della prevalenza di fumatori durante la prima fase del lockdown con una leggera contrazione dell’1,4%, che corrisponde a una stima di 630.000 fumatori in meno (circa 334.000 uomini e 295.000 donne).

Durante il lockdown però il numero di sigarette fumate ogni giorno è cresciuto dell’8,55%. L’assunzione media giornaliera di sigarette è passata dal 10,9% al 12,7%, corrispondente a un aumento percentuale del 9,1.

In parole povere, lo stress e l’ansia causate dall’attuale pandemia hanno causato un incremento nel consumo di sigarette tradizionali. Una situazione che ha nuovamente evidenziato l’assoluto bisogno di una chiara e coerente politica finalizzata alla riduzione del fumo e alla creazione di alternative meno dannose.

Il fumo rappresenta ancora la principale causa di cancro, oltre ad essere un importante contributo alle malattie cardiovascolari e respiratorie.

Dobbiamo accelerare la fine delle sigarette tradizionali prevenendo l’inizio della dipendenza, rafforzando gli strumenti e i servizi di cessazione statali, promuovere una regolamentazione sul controllo del tabacco basata sulla scienza, aiutando i fumatori che non riescono a smettere di fumare da soli ad utilizzare alternative meno dannose” – cosi ha concluso il Prof. Polosa.

Al via la campagna di tesseramento Liaf 2021

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L’epidemia globale non ha reso meno gravi le conseguenze legate all’abitudine al tabagismo. Sebbene il Covid abbia cambiato le nostre vite, non ha reso meno dannose le cattivi abitudini. Il lockdown e i cambiamenti sociali hanno creato tantissime difficoltà anche per l’emergere e l’intensificarsi di molte delle più diffuse dipendenze.

Rafforzare la battaglia contro il fumo significa anche lavorare per ridurre gli accessi al sistema sanitario nazionale e prevenire tutta una serie di malattie fumo correlate che spesso possono condurre alla morte.

La LIAF (Lega Italiana Anti Fumo) è una organizzazione complessa che si batte da anni per far smettere di fumare milioni di persone in Italia e nel mondo. Presieduta dal dott. Ezio Campagna, è composta al suo interno da un gruppo di ricercatori esperti di Harm Reduction che promuovono, in collaborazione con l’Università di Catania ed il CoEHAR Centro di Ricerca per la Riduzione del danno da fumo, studi e progetti di ricerca con rilevanza internazionale.

Dal 2020, LIAF è anche informazione. LIAF Magazine infatti nasce con l’obiettivo di diffondere in Italia e nel mondo tutte le notizie e gli aggiornamenti che riguardano la ricerca antifumo, gli strumenti per combatterlo e quelli per ridurre i danni correlati.

Come passare ad uno stile di vita più sano? La risposta è nella scienza.

Mai come oggi la battaglia contro il fumo ha bisogno del sostegno di tutti. Diffondere la cultura antifumo in tutti i contesti sociali, nelle nostre famiglie, a scuola, a pranzo fuori, al bar, in ufficio o semplicemente nel nostro balcone di casa è importante oggi più che mai.

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Dal 24 al 27 Febbraio online il meeting annuale SRNT

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Dal prossimo 24 al 27 Febbraio si terrà, come ogni anno, il meeting annuale della prestigiosa Society for Research On Nicotine and Tobacco, durante il quale scienziati di caratura mondiale nel campo si alterneranno in una tre-giorni all’insegna della scienza.

SRNT è una società scientifica la cui missione è quella di creare e diffondere conoscenza riguardo la nicotina ed il tabacco, con l’obiettivo finale di ridurre i danni provocati da quest’ultimi.

Tema di quest’anno sarà la “giustizia sociale”. Si discuterà sui problemi di disuguaglianza sanitaria e delle azioni da conseguire al fine di correggere le disparità di trattamento riguardanti gli strumenti per combattere il fumo di sigaretta convenzionale.

Durante il dibattito sarà presente il Direttore del CoEHAR – Giovanni Li Volti – che presenterà alla prestigiosa platea lo studio “The Role of cigarette smoke on ACE-2 protein-membrane expression in bronchial epithelial cells using an air-liquid interface model“.

La pioneristica ricerca – condotta nei laboratori del CoEHAR – ha per prima evidenziato il potenziale ruolo della nicotina come protezione nei confronti del CoVID-19, e potrebbe aprire nuovi scenari nel suo uso farmaceutico come trattamento anti-Covid.

Essere selezionati da SRNT per questo studio significa avere riconosciuto il ruolo del CoEHAR nella ricerca scientifica internazionale” ha spiegato il Prof. Li Volti raggiunto da Liaf Magazine.

Il CoEHAR è stato infatti il primo istituto di ricerca a concentrarsi sul processo che coinvolge il ruolo del recettore ACE-2 nell’infezione da SARS-CoV-2 come passaggio critico per l’ingresso del virus nel corpo umano” ha poi aggiunto.

All’interno delle giornate, accettati due abstract inviati da team di ricerca del CoEHAR. Oltre quello del direttore Li Volti, ci sarà spazio anche per parlare del ruolo della nicotina in ambito scientifico con il Dr. Pietro Zuccarello, ricercatore del CoEHAR.


Vaping e Covid-19: un misto di fake news e giornalismo ingannevole

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Può un aumento dell’1% riportato da uno studio ottenere un titolo drammatico su famosi quotidiani internazionali?

La risposta è si quando si tratta di demonizzare qualsiasi cosa relativa alle sigarette elettroniche.

La percentuale incriminata appare in uno studio di cui vi abbiamo dato ampiamente notizia nei giorni scorsi: “Aerial Transmission of the SARS-COV-2 Virus through Environmental E-Cigarette Aerosol: Implications for Public Policies” del Dr. Roberto Sussman, Prof. Riccardo Polosa, Eliana Golberstein.

Lo scopo dello studio era di quantificare quanto i vapers esalino rispetto ai chi non utilizza la sigaretta elettronica e se ciò avesse conseguenze sulla diffusione del Covid-19. La ricerca inoltre “contribuisce alla definizione di linee guida per le politiche pubbliche sullo svapo e sul fumo nel contesto delle strategie di contenimento, prevenzione e mitigazione della pandemia COVID-19“.

Il risultato ha dimostrato come per la maggior parte degli utenti nell’atto di svapare il rischio sia aumentato solo dell’1% in ambienti interni. In alcuni casi, il rischio è salito al 17% per i dispositivi ad alta potenza. Ma tali dispositivi vengono utilizzati solo dal 10% dei vapers.

Come comparazione, lo studio ha spiegato come il rischio aumenti del 176% quando si parla e del 260% quando si tossisce ogni due minuti in un’ora.

Come sottolineato dallo studio, le esalazioni tramite svapo producono una nuvola visibile facilmente evitata da altri. Ciò implica che al di fuori di questa particolare area il rischio di infezione è trascurabile.

La conclusione dei ricercatori è che lo svapo non necessita di interventi particolari se non la distanza sociale e l’utilizzo di maschere protettive.

Questo avviene mentre i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno fatto un passo indietro rispetto alla precedente dichiarazione, in cui indicavano le sigarette elettroniche come un fattore di incremento del rischio. Nella nuova valutazione, non vi è infatti nessuna raccomandazione generale riguardo la cessazione dello svapo.

La ricerca ha come scopo quello di implementare le politiche per contrastare la pandemia ed evitare qualsiasi panico irragionevole tra la popolazione“, ha detto il Prof. Riccardo Polosa, uno degli autori dello studio.

Tuttavia, il The Telegraph ha deciso di pubblicare un articolo con il titolo “Vapers with Covid-19 up to 20 per cent more likely to transmit it than infected non-smoker, study finds” citando erroneamente lo studio e diffondendo paure irragionevoli.

L’articolo del The Telegrapgh:” Secondo uno studio i vapers con Covid-19 hanno fino al 20% in più di probabilità di trasmetter il virus rispetto ai non fumatori infetti”

Interpretare male il lavoro scientifico in modo dannoso è controproducente. Distrugge e mette a repentaglio il duro lavoro che molti scienziati devono fare ogni giorno per scoprire verità universali. Diffondere una mezza verità nella tua narrativa è brutto come mentire o diffondere teorie del complotto” ha affermato Eliana Golberstein, una delle ricercatrici dello studio.

Il tabloid britannico “The Daily Mail” ha scelto il titolo: “Vapers up to 17% more likely to spread coronavirus because it gets blown around when they breathe out, study says” affermando anche – in maniera ingannevole- come lo studio sostenesse il divieto in ristoranti e stazioni ferroviarie.

Il titolo del Daily Mail: “I vapers hanno fino al 17% in più di probabilità di diffondere il coronavirus perché viene espulso quando si espira, afferma lo studio”

In risposta il Dott. Roberto Sussman, ricercatore principale dello studio, su Twitter:

“Citazione sbagliata del nostro articolo. Il 17% in piu’ di rischio solo nello svapo estremo, mentre l’1% di rischio in più nello svapo fatto dal 90% dei vapers. Emettere 80 goccioline per sbuffo, NON “migliaia di virus”. Non abbiamo mai consigliato divieti nei ristoranti e nelle stazioni ferroviarie”

Anche Chris Snowdon, dell’Institute of Economic Affairs in Gran Bretagna, nel suo blog Velvet Glove ha duramente criticato gli articoli del The Telegraph e del Daily Mail.

“Nei miei quindici anni leggendo e scrivendo di scienza spazzatura, mi sono chiesto occasionalmente se sarebbe arrivato il giorno in cui un rischio relativo dell’1% sarebbe stato considerato degno di nota. Quel giorno è finalmente arrivato grazie al Telegraph”

Il Regno Unito è da sempre in prima linea per quanto riguarda la riduzione del danno da tabacco e alternative più sicure alle sigarette tradizionali. Con sette milioni di persone che utilizzano sigarette elettroniche, il Regno Unito è anche il paese leader in Europa per numero di svapatori, sebbene ogni anno ci siano ancora 73.000 morti e 480.000 ricoveri ospedalieri.

Informazioni accurate basate su prove scientifiche sono un diritto innegabile per tutti i fumatori disposti a smettere o a passare ad alternative più sicure.

Diffondere paura con il giornalismo sensazionalistico causa molti danni, limitando l’efficacia delle politiche di Sanità Pubblica in grado di ridurre il carico dovuto dal fumo sui vari Sistemi Sanitari Nazionali.

L’articolo di The Telegraph mira solo a diffondere disinformazione e non è basato sulla scienza. Ancora una volta, stiamo assistendo a pregiudizi da parte dei media nei confronti del mondo dello svapo” – si esprime così commentando il titolo il Prof. Riccardo Polosa, principale scienziato in ambito mondiale sulla riduzione del danno al tabacco e fondatore del CoEHAR.

Liaf: raccontaci la tua storia

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storia

Liaf da anni combatte per aiutare i fumatori a smettere e per trovare soluzioni alternative e meno dannose per chi non riesce a smettere di fumare da solo. Ma a volte, si può smettere anche da soli. L’importante è conoscere le conseguenze alle quali si può andare incontro.

Liaf – raccontaci la tua storia nasce con lo scopo di condividere con voi lettori la storia di chi è riuscito a vincere la battaglia contro il fumo.

Oggi vi presentiamo la storia di Florinda. Una donna di 48 anni a cui è stato riscontrato un tumore al polmone dopo anni di fumo di sigaretta convenzionale.

Sarei molto lieta di poter raccontare la mia esperienza” – ci scrive in una lunga email arrivata alla redazione di LIAF Magazine.

Oggi posso dire di aver vinto la battaglia contro il tumore al polmone, faccio chemioterapia adiuvante per le recidive e tutta questa esperienza mi ha portata ad avere e poi affrontare la mia più grande paura, ma questa paura mi ha permesso di sconfiggere anche la battaglia contro il fumo. Anche se sono passati solo 5 mesi, la mia decisione è quella di vivere“.

Testimonianze come quella di Florinda possono essere d’aiuto, soprattutto quando la forza di volontà non basta e sarebbe opportuno un confronto con medici specialisti e ricercatori dei centri antifumo.

“Le mie priorità oggi sono altre, come affrontare una chemioterapia e tornare a riprendere la vita in mano, il mio lavoro e i miei affetti”.

Chi smette di fumare non è mai un “non fumatore” ma un “ex fumatore” e questo perché uscire definitivamente dalla porta del tabagismo e non rientrarci mai più è una battaglia costante che solo con grande determinazione e forza di volontà può essere vinta.

Sono convinta e consapevole che la battaglia contro il fumo non è ancora del tutto vinta perché sono passati solo 5 mesi ed il pensiero di sconfiggere il mio mostro più grande è ben più importante

Forse nel caso di Florinda, la sua esperienza sfortunata è stata determinante.

Ma la domanda che vi poniamo è: siete davvero consapevoli delle conseguenze, spesso gravi, alle quali si può andare incontro fumando?

Cosa cambia per il mondo del vaping con la nuova amministrazione Biden?

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Lo scontro politico tra i favorevoli alla sigaretta elettronica e quelli contrari entra in una nuova fase.

Negli Stati Uniti è una lotta che si rinnova ad ogni cambio d’inquilino alla Casa Bianca quella tra svapatori e chi vorrebbe un divieto totale di vendita dei prodotti da svapo. Un braccio di ferro che va avanti da anni, e che vede nell’equilibrio tra diritto dei fumatori ad una alternativa meno dannosa ed il contrasto al boom di vapers tra i teenagers la sua ragione d’essere.

Vaping si, vaping no: un problema politico.

Negli Stati Uniti il vaping è oggetto di dibattito feroce da anni. A partire dall’Agosto del 2016, la US Food and Drug Admistration, l’ente federale che regola le politiche di salute pubblica nel paese, ha dichiarato le sigarette elettroniche come prodotti da tabacco e quindi soggette allo stesso tipo di regolamentazione delle sigarette tradizionali. Un giro di vite che ha prodotto non solo una ulteriore tassazione sui prodotti ma anche una demonizzazione della sigaretta elettronica in-toto. Questo approccio, tuttavia, ha provocato delle conseguenze non previste come l’aumento della compravendita di prodotti non regolamentati e la creazione di un mercato al di fuori del controllo statale. Tutto a discapito dell’implementazione di alternative più sicure per la salute rispetto alla sigaretta tradizionale.

Nonostante il governo statunitense abbia a disposizione tutti gli strumenti necessari al fine di mettere in campo una regolamentazione e una tassazione dei prodotti da svapo accuratamente calibrata ed equilibrata, le conseguenze politiche di uno sdoganamento della sigaretta elettronica pesano come un macigno sull’intero settore. Soprattutto per la scottante questione del crescente uso di svapo tra giovani e giovanissimi, che rallenta ogni passo in avanti verso questa direzione.

La tassazione negli Stati Uniti cambia da stato a stato. (Taxfoundation.org)


Secondo una recente ricerca dell’Università di San Diego in California, il numero di adolescenti che iniziano a fumare sigarette è costantemente diminuito negli anni parallelamente al crescente utilizzo delle e-cig. Dal 2016 al 2019, il numero di fumatori di sigarette tra i ragazzi delle scuole superiori statunitensi è sceso dal 28% al 22%, mentre l’uso di sigarette elettroniche è aumentato dal 39% al 46%.

La distribuzione di svapatori negli Stati Uniti per fascia d’età (Statista.com)


Un fenomeno da non sottovalutare, ma che non può oscurare i molti studi scientifici che da anni ormai sottolineano i benefici apportati dalle sigarette elettroniche rispetto alle tradizionali, e che considerano questi strumenti come efficaci mezzi alternativi per una progressiva riduzione del danno causato dal fumo combustibile ed una successiva eliminazione della dipendenza da nicotina.

La retromarcia di Trump

Lo scorso Gennaio, con una mossa a sorpresa il Presidente Donald J. Trump dopo una iniziale chiusura a qualsiasi tipo di prodotto da svapo riformulava la sua proposta di legge, proibendo solo quegli aromi preferiti dai giovani e mantenendo quelli più utilizzati tra gli adulti. Una mossa che ha causato molto scalpore e che non è piaciuta affatto ad entrambi gli schieramenti.

Non avrei mai dovuto fare quella cosa dello svapo” avrebbe detto Trump durante una telefonata con Alex Azar, segretario del Health and Human Services. Trump probabilmente si riferiva al fatto di aver pubblicamente dichiarato il proprio sostegno al divieto delle sigarette elettroniche aromatizzate piuttosto che lasciare la questione alla Food and Drug Administration.

Trump/Azar (Tom Brenner/Reuters, FILE)


Una frase che evidenzia inequivocabilmente il fatto che nessun legislatore statunitense voglia essere considerato dall’opinione pubblica come “tollerante” nei confronti del mondo dello svapo, e che ha riproposto ancora una volta l’estrema necessità di un bilanciamento tra la protezione dei minori sull’uso della sigaretta elettronica e l’offerta di una valida alternativa alla sigaretta tradizionale per i fumatori.

Il nuovo approccio del neo-presidente Joe Biden

Nonostante siano passate poco piu’ di due settimane dall’insediamento del nuovo Presidente degli Stati Uniti siamo già in una nuova fase per il mondo dello svapo.
La scelta della US Food and Drug Administration di alzare i requisiti minimi per l’accesso al mercato dei prodotti di tabacco il giorno prima dell’insediamento di Biden, non è infatti passata inosservata. Come inosservata non è stata la scelta di undici senatori democratici, appena una settimana dopo il giuramento di Biden, di scrivere una lettera aperta alla FDA “sollecitando la rimozione dal mercato di tutti i nuovi prodotti da tabacco non autorizzati”.

(Somodevilla/Getty)

Il pugno duro del Partito Democratico statunitense rispecchia senza dubbio un atteggiamento di sospetto nei confronti della Big industry in generale e del Big Tobacco in particolare. Questo approccio potrebbe però rivelarsi un boomerang. Innalzare i requisiti e stringere le maglie aumenterebbe infatti i costi di entrata nel mercato e quindi tagliare fuori le piccole compagnie indipendenti che sono alla base del business delle e-cigarettes. In ultima istanza, i vincitori di questo nuova politica sarebbero proprio le grandi compagnie del tabacco.

Polosa ancora in testa tra gli scienziati più citati al mondo

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riccardo polosa

Il prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR, anche nel 2020 risulta tra gli scienziati più citati al mondo secondo la classifica di Plos Biology del 2020.

Updated science-wide author databases of standardized citation indicators è l’articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista Plos Biology che ogni anno rende pubblici i dati relativi all’impatto delle pubblicazioni scientifiche di 1.000.000 di ricercatori nel mondo, in termini di rapporto tra citazioni, ricerche e impatto sulla carriera.

Secondo questo studio, Il prof. Polosa anche per il 2020 è tra gli scienziati più citati e si attesta il primato tra gli atenei più produttivi di Palermo, Messina e Catania

Gli scienziati vengono rigorosamente classificati in 22 campi scientifici e 126 sottocampi.  

Un autorevole riconoscimento che voglio condividere con tutti i membri del CoEHAR e con i numerosi ricercatori dell’ateneo. Nonostante le limitazioni dovute alla pandemia, i nostri ricercatori anche nel 2020 hanno continuato a condurre gli studi senza mai perdersi d’animo, con coraggio e fiducia e adottando le più idonee misure di protezione hanno continuato a lavoro con entusiasmo e determinazione” – così Riccardo Polosa ha commentato la notizia.

Da una epidemia ad una pandemia, adesso pensiamo al futuro

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Carissimi amici, 

Per il mondo della Riduzione del danno da Fumo questo 2020 è stato il passaggio da una epidemia ad una pandemia. 

Abbiamo lasciato il 2019 con la gestione dell’epidemia di “EVALI” che negli Stati Uniti ha diffuso paura e confusione a causa anche degli sforzi intenzionali e fuorvianti delle organizzazioni internazionali come FDA e CDC che hanno volutamente disinformato i vapers sui danni dello svapo di nicotina quando invece sin dall’inizio era chiaro che la causa dell’EVALI era legata all’uso di cartucce di THC contaminate con vitamina e acetato. 

In realtà, proprio con l’arrivo della pandemia di COVID-19 il mondo ha capito che l’ideologia non deve mai essere usata per guidare la scienza. 

I principi fondamentali dell’etica della salute pubblica derivano da una comunicazione chiara e dall’analisi certa delle cause che sono alla radice del problema e che potrebbero prevenire migliaia di morti. 

Le notizie delle ultime ore che arrivano dal Governo italiano, con l’approvazione dell’emendamento che introduce un aumento sproporzionato della tassazione sui liquidi per sigaretta elettronica mi riportano ancora a questa domanda: quando impareranno i politici ad ascoltare la scienza e non le ideologie o gli interessi di mercato? 

Ci sono centinaia di studi che dimostrano che lo svapo è meno dannoso del fumo di sigaretta convenzionale. Portare i commercianti ad aumentare inevitabilmente il prezzo di questi prodotti sul mercato significa proibire a milioni di italiani di passare ad una soluzione meno dannosa per la propria salute. E per il sistema sanitario italiano, già sotto pressione per l’epidemia di COVID-19, questo significa aumentare gli accessi alle strutture sanitarie e allentare la diffusione di uno strumento di prevenzione utile ed efficace contro le malattie fumo correlate. Lo svapo, in maniera storica e rivoluzionaria, ha dimostrato di essere lo strumento più efficace per l’abbandono definitivo delle bionde. 

Anche in ambito internazionale, le agenzie di sanità pubblica devono fermare l’intensificazione delle politiche proibizioniste e riguadagnare rapidamente la fiducia del pubblico che stanno inevitabilmente perdendo. Per farlo, devono dimostrare un approccio imparziale alle prove, comunicando chiaramente con i fatti i modi migliori per prevenire le malattie

Il Global State of Tobacco Harm Reduction (GSTHR) 2020 è stato l’ultimo di una serie di rapporti storici dell’agenzia di sanità pubblica Knowledge Action Change (KAC). Gli autori di Burning Issues hanno rivelato una stima per il numero globale di svapatori e fumatori dimostrando che c’è una urgente necessità di aumentare la riduzione del danno da fumo se si vuole realizzare il pieno potenziale di salute pubblica. 

La sfida del 2021 è accelerare al massimo la transizione globale verso i prodotti meno dannosi. Tuttavia, la portata della diffusione del vaping dimostra la loro grande accettazione da parte dei consumatori di tabacco come alternativa per smettere di fumare. 

Proprio di recente insieme ai ricercatori del CoEHAR abbiamo pubblicato un documento che indaga sul futuro della riduzione del danno: uno studio che punta al futuro. Vuole essere un ponte tra l’attivismo anti-tabacco che vuole eliminare definitivamente il fumo e il contributo che possono dare i prodotti dello svapo. L’obiettivo comune deve essere quello di un approccio volto a ridurre i danni che derivano dai prodotti della combustione, con l’obiettivo finale di eliminare ogni dipendenza dal fumo. 

Il COVID-19 non ha mai fermato l’attività scientifica del CoEHAR che anche in questi mesi ha condotto importanti studi sul tema delle riduzione del danno.

I nostri ricercatori in tutto il mondo stanno compiendo grandi sforzi per garantire al mondo le risposte che si aspetta dalla scienza. Non ci siamo fermati e non ci fermeremo.

A tutti i ricercatori, e a chi combatte la pandemia dentro e fuori gli ospedali, il nostro Grazie più grande. Il 2020 ha cambiato il mondo, ha rivoluzionato il nostro stile di vita e ci lascerà di certo grandi cambiamenti storici. 

Adesso pensiamo a scrivere una nuova storia insieme.

A tutti voi, i miei più sinceri Auguri di Buon Natale 

Prof. Riccardo Polosa

Gerry Stimson: a che punto è la riduzione del danno da fumo?

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Un’interessante intervista pubblicata sulla rivista FILTER ci riporta all’anno 1986, quando Margaret Thatcher era il primo ministro nel Regno Unito, e i ministri venivano informati su una significativa minaccia che gravava sulla salute pubblica: l’HIV.

Diversi gli scienziati e i medici che da allora, dedicano la propria carriera alle persone che fanno uso di eroina e altre sostanze stupefacenti. “Grazie alla mia esperienza, mi sono ritrovato a sviluppare e valutare l’approccio alla riduzione del danno, prima ancora che fosse conosciuto come tale nel Regno Unito. Il mio lavoro si è sempre concentrato sulle persone che si iniettavano droghe e rischiavano di contrarre l’infezione da HIV”, racconta Gerry Stimson, professore all’Imperial College di Londra e direttore della Fondazione britannica sanitaria Knowledge Action Chance.

Sin dal 1987, il Dipartimento di Salute Pubblica inglese sviluppa programmi sperimentali e lancia campagne di ricerca sull’HIV.

La premessa che guidava le campagne era che il rischio di infezione da HIV fosse maggiore dei rischi derivanti dall’uso di droghe. Oggi non si intende questo quando si parla di harm reduction? La risposta del Regno Unito all’HIV è stato un successo per la salute pubblica.

“Dopo più di 20 anni, fino alla fine degli anni 2000, mentre ancora si lavorava per la prevenzione dell’HIV e nella riduzione dei danni causati dalla droga, ho conosciuto persone che fumavano per la nicotina, ma morivano per il catrame”, aggiunge.

Fino a quando poi qualcuno non ha parlato dello svapo ed è stato subito chiaro che quest’innovazione potesse offrire una soluzione per la riduzione del danno da fumo, essendo le sigarette elettroniche prodotti più sicuri, che consentono un comportamento più sicuro.

A poco a poco, lo svapo ha iniziato a crescere in popolarità, nel Regno Unito e altrove. In seguito, anche insieme ai prodotti a tabacco riscaldato, si stava aprendo un fronte completamente nuovo nella riduzione del danno. Anche se ancora, molte delle grandi aziende produttrici di tabacco, si oppongono al vaping.

Un rapporto condotto nel Regno Unito per conto di Public Health England ha dimostrato che lo svapo sia per il 95% meno dannoso rispetto al fumo di sigarette convenzionali. E questo è sicuramente uno dei motivi fondamentali per cui stiamo assistendo al calo delle vendite di sigarette a cui non si era mai assistito prima.

“Da quando ho iniziato a lavorare in questo campo, concependo e sviluppando il progetto Global State of Tobacco Reduction, ci sono state drastiche diminuzioni nel Regno Unito grazie dell’uso delle sigarette elettroniche”, dichiara Stimson.

Nel frattempo, la Svezia ha il più basso livello di fumatori a causa della popolarità dello snus e il più basso livello di decessi correlati al tabacco. In Norvegia, il fumo è praticamente scomparso; tra le giovani donne, l’1% fuma mentre il 14% usa lo snus. Dal 2016, quando i prodotti del tabacco riscaldato (HTP) sono stati introdotti nel mercato giapponese, le vendite di sigarette sono crollate di un incredibile 33%.

Il lavoro svolto durante l’ultima presentazione, Burning Issues: The Global State of Tobacco Harm Reduction 2020, mostra che a livello globale 98 milioni di persone assumono nicotina da prodotti più sicuri invece che da tabacco combustibile. Di questi, 68 milioni sono vapers, 20 milioni sono utenti di HTP e 10 milioni sono consumatori di tabacco o snus.

I luoghi in cui questa rivoluzione è già in atto sono tutte nazioni ricche. Questo significa che quando hanno la possibilità di farlo, le persone smettono di fumare e passano a prodotti più sicuri. Le persone scelgono di migliorare la propria salute.

Questo potrebbe ritenersi un successo ma siamo ancora lontani dal definirlo veramente così. L’80% dei fumatori nel mondo vive in paesi a basso e medio reddito (LMIC), dove le misure di controllo del tabacco sono spesso attuate solo in modo insufficiente o parziale, i tassi di fumo sono alti o in fase di stallo, la crescita della popolazione aumenta il numero di fumatori e i sistemi sanitari non sono in grado di trattare efficacemente le malattie legate al fumo o di offrire sostegno ai fumatori per smettere. Anche i produttori di prodotti più sicuri non servono bene questi paesi, mantenendo fasce di prezzo che sono fuori dalla portata della maggioranza.

1,1 miliardi di persone fumano in tutto il mondo. Quel totale è rimasto invariato per due decenni. L’OMS prevede un miliardo di decessi correlati al fumo e le stime suggeriscono che attualmente ci sono solo nove consumatori di prodotti sicuri per ogni 100 fumatori.

L’OMS, come per la prevenzione dell’HIV, deciderà di integrare la riduzione del danno come una questione di salute pubblica e individuale? La riduzione del danno è una delle tre strategie chiave per il controllo del tabacco, ma nel 2005, quando è stato redatta, nessuno immaginava le scelte che sarebbero state offerte ai consumatori di nicotina, solo 15 anni dopo.

Molte persone, in passato, hanno fatto delle scelte per migliorare la propria salute e il proprio benessere. Oggi, dovrebbero continuare a scegliere bene perché è in questo che risiede tutta l’importanza della riduzione del danno. Sarebbe una svolta contro ogni malattia.

Ricordiamo che anche il CoEHAR ha di recente pubblicato un interessante paper che analizza alcune “verità” sull’Harm Reduction. Firmato da Renèe O’Leary con la collaborazione del prof. Riccardo Polosa, il documento in queste settimane è stato ripreso da autorità governative ed organi di stampa.

L’importanza degli aromi per i vapers

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Da un recente sondaggio europeo, condotto a Bruxelles dall’associazione Independent European Vape Alliance (IEVA), si apprende che l’80% dei fumatori che sono passati alle ecig ha smesso completamente di fumare e che il 65% degli svapatori utilizza aromi fruttati o liquidi dolci. A partecipare al sondaggio, 3.300 vapers europei.

L’indagine mette in evidenza l’importanza di questo valido strumento alternativo rappresentato dalle sigarette elettroniche. L’81% degli svapatori ha completamente smesso di fumare tabacco e il 12% ha ridotto il fumo delle sigarette tradizionali grazie all’aiuto delle ecig. L’86% dei partecipanti al sondaggio pensa che le sigarette elettroniche siano meno dannose delle sigarette tradizionali e il 2% ritiene che le sigarette elettroniche siano uguali o più dannose rispetto alle sigarette combustibili.

Qual è l’importanza degli aromi?

La varietà degli aromi è sicuramente uno dei motivi più importanti per cui gli svapatori utilizzano le sigarette elettroniche. Il 40% usa liquidi aromatizzati alla frutta e il 25% preferisce, invece, sapori più dolci. Un terzo dei vapers sceglie liquidi aromatizzati al tabacco (35%).

L’associazione IEVA (European Independent Vape Alliance) ha chiesto ai partecipanti al sondaggio come reagirebbero se tutti gli aromi liquidi, eccetto quelli al tabacco, fossero vietati. Dai risultati appresi, solo il 20% degli svapatori passerebbe ai gusti del tabacco. Un divieto simile comporterebbe un effetto negativo, difatti il 31% ha affermato che avrebbe acquistato aromi liquidi sul mercato nero. Il 9% ricomincerebbe a fumare.

“Il nostro sondaggio conferma la ricerca precedente che sosteneva che i sapori delle sigarette elettroniche sono cruciali per i fumatori adulti. Un divieto di aromi deve essere evitato a tutti i costi, perché porterebbe molti vapers ad acquistare prodotti non regolamentati sul mercato nero o addirittura a ricominciare a fumare. Questo risultato metterebbe in pericolo la grande opportunità che hanno molti fumatori, ovvero quella di smettere di fumare con l’aiuto della sigaretta elettronica”, ha dichiarato Dustin Dahlmann, Presidente di IEVA.

Un rapporto condotto nel Regno Unito per conto di Public Health England ha dimostrato che le e-cig sono per il 95% meno dannose rispetto alle sigarette convenzionali e possono contribuire a salvare migliaia di vite ogni anno.