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venerdì, Aprile 10, 2020
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L’understatement: perché non smettere di fumare in maniera ironica?

Un interessante articolo di Ricky Farina pubblicato di recente su Il Fatto Quotidiano spiega in che modo si può smettere di fumare attraverso l’understatement.

Penso che la sigaretta abbia un gusto più intenso quand’è l’ultima. Anche le altre hanno un loro gusto speciale, ma meno intenso. L’ultima acquista il suo sapore dal sentimento della vittoria su sé stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute. Le altre hanno la loro importanza perché accendendole si protesta la propria libertà e il futuro di forza e di salute permane, ma va un po’ più lontano.

Così scriveva Italo Svevo su Zeno Cosini e la sua ultima sigaretta, nel romanzo La coscienza di Zeno. Così si può, forse, smettere di fumare, praticando l’understatement.

Understatement è un termine inglese che tradotto in italiano significa “minimizzare”, avere un atteggiamento ironico, di superficie ma non superficiale. Ma cosa significa nella pratica?

Significa, in generale, avere eleganza d’animo anche in situazioni negative. Nel caso specifico di nostro interesse, possiamo fare il seguente esempio: “non ho smesso di fumare, ho solamente rimandato la prossima sigaretta” (a proposito della Coscienza di Zeno Cosini).

Questo è understatement: non avere un’ottica radicale, ma ironica

Per Ricky Farina l’understatement è un atteggiamento che appartiene allo spirito. Non si tratta, spiega, di disconoscere l’importanza di un fatto bensì di minimizzarlo prendendone le distanze.

Com’è possibile applicare questo atteggiamento al vizio del fumo?

Ricky racconta diversi aneddoti, tra questi la storia dell’amico Gatto (ex dirigente della Philips), che si ammala di un male incurabile: ciò che gli dispiace maggiormente è non poter vedere crescere la propria bambina, invece del pensiero di morire. Questo è quello che lui stesso definisce understatement.

Così il filmaker decide di smettere di fumare. Per una questione di cortesia nei confronti delle proprie cellule. Perché continuare a danneggiarle? È ovvio che smettere di fumare non garantisce l’immortalità, ma perché “aiutare” la morte? Questo atteggiamento ironico e distaccato, lo ha aiutato a non fumare per oltre sei mesi.

Finiremo tutti dentro a un grande portacenere“, afferma Ricky. Ma quello che dovremmo augurarci è finire l’ultima sigaretta e non finire e basta.

Adesso che son qui, ad analizzarmi, sono colto da un dubbio: che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l’uomo ideale e forte che m’aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente.

Ripensando allora al protagonista della Coscienza di Zeno che abbiamo citato prima: non era forse anche quella una forma ironica di understatement?

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