martedì, Maggio 20, 2025
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CoEHAR, UNICT: non è dimostrato collegamento tra svapo e insufficienza cardiaca

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Coehar svapo e insufficienza cardiaca

I numerosi studi condotti nel campo della riduzione del danno da fumo hanno riscontrato interesse da ogni parte del globo. L’eccellenza e l’indipendenza dei nostri ricercatori, l’attenzione a metodologie e conclusioni ed il forte impatto scientifico nella comunità internazionale ci consentono oggi di garantire l’autorevolezza dei nostri studi su ogni ambito di ricerca”  così il prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR, introduce l’ultimo dei numerosi meeting internazionali che si stanno svolgendo a Catania in queste settimane per la formulazione di nuovi ed importanti progetti di ricerca sulla riduzione del danno da fumo

Non a caso, grazie ai risultati di una recente revisione sistematica condotta nell’ambito del progetto “In Silico Science”, coordinato dalla dott.ssa Renée O’Leary, la ricercatrice canadese appartenente al CoEHAR, è stato dimostrato che le sigarette elettroniche non aumentano i rischi cardiovascolari. 

Rispondendo alle notizie che circolano in merito ad uno studio condotto dall’American College of Cardiology, che ha ipotizzato dei collegamenti tra ‘svapo’ ed insufficienza cardiaca, il prof. Riccardo Polosa ha spiegato

In primo luogo, questa notizia di rilevanza mondiale deriva da un riassunto presentato a una conferenza, e non da un articolo sottoposto a revisione peer-review. Nessuno ha potuto visionare i dettagli dello studio, il che rende la sua diffusione alla stampa non solo poco etica, ma anche cinica, sebbene tale pratica sia tipica delle organizzazioni sanitarie americane durante conferenze sponsorizzate dalle aziende farmaceutiche. Il comunicato stampa afferma: “Uno studio associa l’uso delle sigarette elettroniche a un maggior rischio di insufficienza cardiaca“.

Gli autori si sono presi notevoli libertà, affermando o insinuando che l’associazione rilevata sia di natura causale. Tuttavia, il loro stesso comunicato stampa ammette limiti importanti:

<<Sebbene il disegno osservazionale prospettico dello studio permetta di supporre un nesso di causalità’, non consente di determinare con certezza una relazione causale tra l’uso di sigarette elettroniche e l’insufficienza cardiaca>>.
 

Il disegno dello studio permette di speculare sulle possibili cause dell’associazione, ma non di stabilire un chiaro nesso di causalità.

Quando uno studio si basa sull’ “uso nel passato” delle sigarette elettroniche come variabile di esposizione, dovremmo essere particolarmente cauti. Inoltre, il paradosso e’ che quando si prende in considerazione l’ “uso corrente” delle sigarette elettroniche, l’associazione scompare completamente. Mi aspetterei l’esatto contrario.


Altro punto fondamentale: la maggior parte dei partecipanti erano ex-fumatori. Questo rende estremamente difficile distinguere l’effetto dello svapo da quello del fumo.

Pertanto, le spiegazioni più plausibili per questi risultati includono:

  • Un adeguamento incompleto per altri fattori di stile di vita (es. dieta, alcol, esercizio fisico, ecc.) che potrebbero essere correlati allo svapo.
  • Un adeguamento insufficiente per la loro storia di fumo (che non è una variabile semplice sì/no) e che potrebbe interagire con lo svapo in modo molto complesso.
  • Un adeguamento incompleto per altri fattori di rischio (es. grado di ipertensione, obesita’, presenza di diabete) che potrebbero essere correlati al rischio di insufficienza cardiaca.
  • Una causalita’ inversa, in cui la persona inizia a svapare per ridurre rischi per la salute reali o percepiti.
  • Gli autori sostengono di “aggiustare per il fumo ecc. ecc.” ma, in pratica, non dispongono delle informazioni necessarie per farlo adeguatamente.

A meno che non riescano a eliminare queste possibili spiegazioni, e al momento non possono, gli autori non dovrebbero nemmeno cominciare a parlare di nesso di causalità. Questi atteggiamenti poco seri minano la credibilità’ della comunità’ scientifica e spaventano inutilmente la popolazione.

UK, si del Parlamento sul Tobacco and Vapes Bill

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parlamento uk vaping

Il Parlamento inglese vota a favore del divieto generazionale di Rishi Sunak: vietata la vendita dei prodotti del tabacco ai nati dopo il 2009

Fonte: comunicato World Vapers Alliance

Il parlamento inglese ha votato a favore del Tobacco and Vapes Bill, che vieterà la vendita di tabacco a chiunque abbia meno di 15 anni.

Il disegno di legge implica che chiunque nato dopo il 2009, non potrà acquistare sigarette o prodotti a base di tabacco senza combustione. Il Parlamento ha anche espresso parare positivo su eventuali restrizioni sugli aromi delle sigarette elettroniche e sull’imballaggio dei prodotti.

Sebbene l’intenzione di contrastare la crescente epidemia di fumo tra la popolazione sia lodevole, il divieto sui prodotti privi di combustione sta sollevando preoccupazioni. È dimostrato che questi prodotti sono molto meno dannosi delle sigarette: insieme alle sigarette elettroniche, ai vari aromi e ad altri prodotti contenenti nicotina, come le bustine, sono stati cruciali nell’aiutare milioni di fumatori a smettere. Il disegno di legge sta creando un pericoloso precedente di disparità nella legislazione nei diversi gruppi sociali e rischia di essere applicato ad altri prodotti meno dannosi che sono stati cruciali nel combattere il fumo”, ha dichiarato Michael Landl, direttore della World Vapers Alliance.

Chiediamo ai membri del Parlamento che hanno votato a favore del disegno di legge di riconsiderare il loro voto. Approvare un tale disegno di legge comporta molte conseguenze non intenzionali come l’espansione del mercato nero delle sigarette o delle sigarette elettroniche e dei loro aromi e la possibilità di spingere i giovani verso il fumo”, ha aggiunto Landl.

Ci sono alcuni esempi in cui i legislatori hanno cercato di implementare divieti generazionali che non hanno avuto successo, come in Bhutan dove il divieto generazionale ha portato a una enorme crescita del mercato nero e ha dovuto essere alla fine revocato. Non mettiamo a rischio la salute della popolazione britannica e concentriamoci su approcci educativi e basati sul rischio“, ha concluso Landl.

Torino, divieto di fumo all’aperto: il provvedimento può funzionare?

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Torino divieto fumo

Il sindaco di Torino ha introdotto il divieto di fumo all’aperto (pipe, sigarette, sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato compresi) a una distanza inferiore a 5 metri da altre persone

L’ultima città in ordine cronologico a introdurre una norma restrittiva sul fumo è stata in questi giorni Torino: il sindaco ha infatti emanato un provvedimento che vieta di fumare all’aperto entro 5 metri da altre persone.

La norma riguarda indiscriminatamente tutti i prodotti del tabacco, dalle classiche sigarette, alle pipe, ai sigari, ai prodotti a tabacco riscaldato e include anche le sigarette elettroniche, prevedendo una sanzione di 100 euro per chi non la rispetta, salvo che la decisione di fumare non avvenga con il consenso dei vicini.

Per il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, si tratta di “una questione culturale e di rispetto”, che avvicina la città piemontese ad altre realtà italiane e internazionali, che hanno limitato fortemente le possibilità di fumo all’aperto e in luoghi pubblici. 

In Italia, ad esempio, la prima grande città a prendere una posizione netta nei confronti del fumo è stata Milano, dove addirittura lo “spazio antifumo” attorno alle persone è di dieci metri. Ma anche Modena e Bibione hanno introdotto provvedimenti simili, così come molte località balneari che hanno vietato il fumo in spiaggia.

Una maggior tutela sia verso la salute del cittadino sia per l’ambiente: il problema dei mozziconi abbandonati non è solo una questione di decoro pubblico e immondizia, ma impatta notevolmente sull’ambiente naturale, producendo una quantità di fibroplastiche talmente elevata da essere paragonata a quella prodotta dalle lavatrici domestiche di tutto il mondo.

Se ci spostiamo oltreoceano, da anni a New York e in Giappone vige il divieto di fumo per strada. In Messico, il divieto si estende ai parchi, alle spiagge e ai luoghi pubblici.

Ma questi provvedimenti locali, come quello di Torino, possono efficacemente contrastare il problema della dipendenza da fumo?

Negli ultimi anni, abbiamo assistito increduli a un’inversione di tendenza nel numero di fumatori in Italia e nel mondo: per la prima volta infatti, i numeri di fumatori adulti, invece che decrescere, sono sostanzialmente rimasti invariati, o, peggio, a seconda delle aree geografiche, sono aumentati.

I danni per la salute dovuti al fumo, sia diretto che passivo, dovrebbero invitare a riflettere sul danno enorme causato dalle sostanze prodotte dalla combustione delle sigarette: eppure molti continuano a farlo, complici anche le enormi difficoltà legate allo smettere.

Provvedimenti locali di questi genere spingono sicuramente a una maggiore attenzione verso il prossimo e verso la propria salute, ma queste norme a corto raggio poco possono fare contro una situazione il cui approccio andrebbe radicalmente modificato.

I provvedimenti restrittivi o fortemente limitanti, che all’inizio della cosiddetta epidemia da fumo, ai tempi della legge Sirchia per intenderci, sembravano effettivamente aver post un freno al dilagare di un’abitudine mortale, in realtà hanno lentamente perso la presa sulla popolazione. 

Ecco perché l’avvento dei prodotti elettronici ha fornito una valida alternativa per i fumatori, soprattutto quelli non intenzionati a smettere o che non riuscivano a farlo.  Le ricerche dimostrano infatti che, proprio in virtù della mancanza di combustione, le sostanze prodotte dai dispositivi di nuova generazione espongono a un rischio notevolmente inferiore per la salute.

Certo, bisogna ancor investire nella ricerca scientifica per investigare gli effetti a lungo termine dello svapo esclusivo in soggetti senza una pregressa storia di fumo. Ma le basi per un cambiamento ci sono.

Norme locali restrittive, come quella di Torino, dovrebbero però comprendere approcci più strutturati. 

In primis, riconoscere una differenza tra prodotti che sfruttano il principio della combustione e gli altri che invece sfruttano il riscaldamento del tabacco a temperature inferiori o il consumo sotto forma di vapore. Non per quanto i divieti di utilizzo in pubblico, ma nell’ottica di un cambiamento nei percorsi assistenziali dedicati alla cessazione.

In secondo luogo, investire in programmi di educazione e prevenzione che impediscano l’accesso a tali prodotti ai più giovani, la categoria più a rischio, e che permettano agli adulti fumatori resistenti una via di uscita, riducendo le conseguenze dannose del fumo di sigaretta.

La lotta di contrasto al fumo deve essere portata avanti in maniera unitaria, auspicandosi che quello di Torino non sia un esempio isolato, ma possa diventare parte di un progetto nazionale, che possa addirittura comprendere i principi della riduzione del danno, per raggiungere davvero l’obiettivo di una cessazione totale dal fumo.

Australia, Vaping Reform: Polosa scrive al governo

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australia vaping reform

Il prof. Riccardo Polosa, ad oggi riconosciuto essere tra i massimi esperti nel campo della ricerca applicata ai dispositivi elettronici, indirizza una lettera al governo dell’Australia nell’ambito della consultazione pubblica sulla proposta di legge che andrebbe a inasprire la regolamentazione sul vaping

In Australia, la stretta sui prodotti per il vaping non lascia dubbi sulla direzione che il governo ha deciso di perseguire: dopo le strette di gennaio e marzo 2024, arriva un ulteriore emendamento alla Therapeutic Goods and Other Legislation Amendment Bill 2024, la cosiddetta Riforma sul vaping che andrebbe a inasprire la commercializzazione, la produzione e l’importazione dei prodotti per lo svapo non terapeutici e monouso.

Tutti i prodotti per il vaping diventerebbero, secondo il testo pubblicato, prodotti medicinali, ottenibili solo attraverso una prescrizione da parte di un medico, di un farmacista o del personale sanitario autorizzato.

Oltre a ciò, si andrebbe a regolamentare ulteriormente sia l’importazione sia la pubblicità su questa specifica categoria di prodotti, rendendo di fatto molto difficile per un fumatore approcciarsi a questi prodotti.

Una mossa, quella del governo dell’Australia, che ha spinto il prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR e una delle voci più autorevoli nel campo della ricerca applicata al danno da fumo, a scrivere una lettera al senato australiano includendo al suo interno i risultati della ricerca portata avanti negli ultimi 10 anni.

Il prof. Polosa ha pubblicato il primo trial clinico randomizzato sull’efficacia delle sigarette elettroniche nel 2013: da allora, sono stati pubblicati oltre 150 studi sul vaping, rendendo il CoEHAR uno dei centri più autorevoli nel campo della ricerca applicata al danno da fumo e strategie di riduzione del danno.

La lettera mira a chiarire i dati in merito a quattro diversi aspetti in materia di regolamentazione dei prodotti elettronici a rilascio di nicotina: efficacia, sicurezza, dipendenza giovanile e regolamentazione.

Secondo gli studi, “la ricerca del CoEHAR su pazienti affetti da BPCO, asma, ipertensione e schizofrenia mostra chiari benefici con prove oggettive di inversione del danno dopo il passaggio dal fumo… e ha anche dimostrato che la funzione polmonare e i sintomi respiratori e la clearance mucociliare migliorano dopo il passaggio dal fumo al vaping“.

Uno dei problemi più urgenti da affrontare riguarda la possibile dipendenza giovanile: secondo molte organizzazioni sanitarie, il vaping potrebbe fungere da sostituto del fumo combustibile, scatenando un potenziale effetto gateway che spingerebbe i giovani verso il fumo.

Nel 2022, una revisione del CoEHAR sui dati sul vaping giovanile negli Stati Uniti ha concluso che: “non si è rilevata alcuna evidenza che il vaping potesse spingere al fumo di sigaretta e vi è inoltre una carenza di dati sulle implicazioni per la salute a lungo termine dell’uso di EC negli adolescenti e nei giovani adulti“.

Inoltre: “dovrebbero esserci rigorosi controlli sull’età alla vendita e provvedimenti più severi, come la revoca della licenza, per la vendita ai minori. Tuttavia, il danno causato dal vaping sui giovani è probabile che sia limitato poiché la maggior parte dell’uso è sperimentale e a breve termine. Il vaping regolare è raro. Non ci sono prove valide che sostengano che il vaping induca i giovani a fumare“.

Questa è solo l’ultima di diverse iniziative che coinvolgono i ricercatori del CoEHAR, che spesso hanno cercato di promuovere la cultura e i principi della riduzione del danno con i governi di tutto il mondo, esprimendo solidarietà con le scelte della sanità pubblica e proponendo punti di vista alternativi basati sull’esperienza e sui risultati della ricerca scientifica condotta a Catania, come nel caso dei documenti inviati al governo del Sudafrica o della Malesia.

Una sfida che il Professor Polosa affronta anche nel territorio italiano, che ha deciso di adottare un approccio precauzionale verso la riduzione del danno da fumo: durante un’audizione nella Commissione Affari Sociali della Camera, nell’ambito dell’esame del “Piano europeo di lotta contro il cancro“, il prof. Polosa ha sottolineato la necessità di integrare il principio della riduzione del danno con le misure esistenti, prendendo ad esempio paesi virtuosi come Gran Bretagna, Svezia, Norvegia e Giappone.

Questi sono chiari esempi di come la scienza possa impegnarsi efficacemente con i governi per sostenere decisioni sulla salute pubblica: tuttavia, tali casi dovrebbero basarsi su dati reali e scientifici. Solo prendendo decisioni fondate su prove, si possono raggiungere cambiamenti rilevanti nella sanità pubblica.

In conclusione, il principio del minore rischio associato ai prodotti per il vaping dovrebbe condurre a una riconsiderazione di bandi e divieti su questi prodotti: un approccio troppo restrittivo potrebbe avere conseguenze negative sulla salute di tutti quei fumatori che non riescono a smettere.

VERITAS: lo studio sugli effetti dell’uso esclusivo del vaping

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veritas

È stato appena pubblicato il protocollo di ricerca del progetto VERITAS: uno studio unico nel suo genere che mira a valutare gli effetti dell’uso dei dispositivi per il vaping da parte di utilizzatori esclusivi

PROTOCOLO: https://www.researchprotocols.org/2024/1/e54236

Quali sono gli effetti del vaping? Una domanda a cui sembra facile poter rispondere attraverso studi mirati che comparano i dati sulla salute degli utilizzatori rispetto a quelli di fumatori di sigarette. Purtroppo esistono diversi fattori che impediscono o che rendono difficile un’esatta quantificazione del danno esclusivo derivante dai dispositivi elettronici. In primis, un passato da fumatori.

Un gruppo di ricerca internazionale ha avviato un progetto innovativo nel campo della riduzione del danno, lo studio VERITAS. 

I ricercatori del CoEHAR di Catania, insieme ai colleghi di sei diverse aree del mondo (Africa e Medio Oriente, Nord America, America Latina e Sud America, area Asia-Pacifico, Europa Occidentale ed Europa Orientale), hanno reclutato una coorte di 500 persone che svapano e che non presentano una pregressa storia di fumo di sigaretta, i cui dati verranno comparati con quelli di altri 260 partecipanti circa, il gruppo di controllo, per monitorare e valutare gli effetti respiratori del vaping.

Il Prof. Riccardo Polosa, Fondatore del CoEHAR, spiega: “In uno studio condotto su un piccolo gruppo di utilizzatori giornalieri di sigarette elettroniche che non avevano mai fumato, non sono stati riportati cambiamenti significativi in nessun parametro di salute considerato (pressione sanguigna, funzione polmonare o effetti respiratori negativi). Tuttavia, sono necessari studi strutturati condotti su un campione più ampio di svapori esclusivi per confermare o confutare questi risultati. Ecco perché il progetto VERITAS è un progetto ambizioso e unico, sia per quanto riguarda il suo design sia per il campione di studio incluso al suo interno. In questo modo, potremmo davvero aprire un dialogo costruttivo con le autorità sanitarie pubbliche basato sui dati provenienti da un uso reale“.

Jeffrey Zamora, Presidente di Asovape Costa Rica, Presidente di ARDT Iberoamerica e Project Leader di Veritas, spiega la fase di reclutamento: “Stiamo utilizzando una piattaforma innovativa con un processo di verifica a 2 fasi attraverso cui le persone si iscriveranno allo studio. Dopo essersi registrati sul sito web, ai partecipanti verrà chiesto di fornire informazioni in merito a dispositivi utilizzati, frequenza di utilizzo, età di inizio, preferenze in merito agli aromi, motivazioni e qualsiasi consumo o sperimentazione pregressa di sigarette. I partecipanti andranno poi a completare la Respiratory Symptom Experience Scale, una scala convalidata che chiede ai soggetti di valutare la frequenza con cui sperimentano o meno qualsiasi sintomo respiratorio“.

La forza innovativa del progetto VERITAS risiede nella creazione di una figura specifica, l’AMBASSADOR, che si occuperà del reclutamento dei partecipanti attraverso i social media, i gruppi WhatsApp, i gruppi di posta elettronica, poster nei negozi di sigarette elettroniche e nelle università, raccomandazioni da parte di altri partecipanti e collaborazione con i proprietari di negozi di sigarette elettroniche locali in ciascuna delle sei aree. Gli Ambassador raccoglieranno i dati e le informazioni e saranno il punto di contatto principale con il Project Leader, facilitando il coordinamento su larga scala.

VERITAS è un progetto in corso e i risultati saranno pubblicati questa estate. Lo studio può rappresentare un valido esempio per studi futuri e i risultati forniranno alcune delle risposte necessarie per implementare le politiche sanitarie pubbliche che ancora pongono domande sul potenziale danno dei prodotti per il vaping. Inoltre, il coinvolgimento di partecipanti da tutto il mondo fornirà dati preziosi per valutare i modelli di consumo in diverse aree geografiche. Questo studio aprirà una nuova frontiera nella ricerca applicata alla riduzione del danno grazie alle sue metodologie di reclutamento, raccolta e monitoraggio dei dati.

Come ridurre i danni del fumo di sigaretta su bocca e denti?  

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denti cavo orale fumo

Il 20 Marzo ricorre la Giornata mondiale della salute orale. Ma quali sono le nuove frontiere sul tema? Sono molteplici i fattori che minano la salute di bocca e denti ed il fumo di sigaretta convenzionale rappresenta una delle cause principali di un’estetica scadente e di un peggioramento degli indici di salute orale.

Catania, 20 Marzo 2024 – La salute del cavo orale, e più nello specifico l’aspetto del nostro sorriso, rappresenta il biglietto da visita principale nella quotidianità, ed ha un notevole impatto sia nelle relazioni lavorative che in quelle interpersonali.

In occasione della giornata mondiale della salute orale, è necessario porre l’accento su quell’insieme di abitudini che danneggiano gravemente la salute generale della bocca, l’aspetto die denti e sulle strategie migliori per contrastarle.

Il fumo di sigaretta è una delle cause principali di parodontiti, alito cattivo e denti gialli. Sebbene gli effetti nocivi del fumo di sigaretta sul cavo orale siano ben noti, molti fumatori non riescono a smettere di fumare. In tale contesto, la scelta di dispositivi privi di combustione potrebbe aiutare i fumatori a ridurre il danno da fumo.

Secondo i ricercatori del CoEHAR, il Centro di Ricerca per la Riduzione del danno da fumo dell’Università di Catania, l’utilizzo di tali strumenti ha un impatto positivo anche sulla salute orale. 

I ricercatori del CoEHAR nei mesi scorsi hanno presentato i primi risultati dello studio SMILE, il progetto di ricerca che misura i cambiamenti nei parametri della salute orale e dell’estetica dentale di oltre 400 fumatori che passano dalle sigarette convenzionali ai prodotti privi di combustione. Il progetto internazionale, condotto grazie alla collaborazione di importanti centri in Italia, Polonia, Moldavia ed Indonesia, ha l’obiettivo di valutare se la diminuzione e l’assenza di esposizione ai componenti dannosi prodotti dalla combustione si traduce in un miglioramento della salute gengivale, dell’accumulo di placca dentale e dell’estetica dei denti. Le prime evidenze dimostrano già cambiamenti importanti.

I risultati pubblicati hanno evidenziato un significativo miglioramento nella colorazione dentale degli ex fumatori che hanno fatto il passaggio a sigarette elettroniche e prodotti a base di tabacco riscaldato, mostrando denti più bianchi rispetto agli attuali fumatori.

Ma la sigaretta non incide negativamente solo sull’aspetto dei denti, ma anche sull’insorgenza di patologie dentali tra cui carie e parodontiti, il cui sviluppo è favorito dall’accumulo della placca batterica.

Comunemente, la valutazione dell’accumulo della placca dentale si basa sull’utilizzo di indici clinici che possono essere soggetti ad un certo grado di soggettività durante la loro rilevazione e a variazioni nei protocolli utilizzati. Ostacoli che oggi possono essere facilmente superati utilizzando i nuovi sistemi digitali di rilevazione e monitoraggio della placca dentale.

Secondo una recente revisione della letteratura condotta dal CoEHAR, su un totale di 13 studi pubblicati tra il 2015 e il 2023, i sistemi digitali basati sull’acquisizione di immagini 2D e 3D, compresi quelli che utilizzano la tecnologia a fluorescenza, hanno rappresentato un valido metodo per valutare la placca dentale, risultando paragonabili agli indici clinici tradizionali.

I dati di questi lavori nel loro insieme potranno essere usati per valutare l’impatto in termini di rapporto rischi/benefici dell’uso regolare dei prodotti privi di combustione, coadiuvando gli sforzi della autorità di salute pubblica nell’invogliare i fumatori a smettere, soprattutto coloro che percepiscono il proprio sorriso danneggiato dal fumo come un ostacolo alla salute personale o all’esperienza lavorativa e alle relazioni sociali

Dire addio al vaping? La combo vareniclina e counseling efficace

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vareniclina vaping

Smettere con il vaping, e dunque con la nicotina, è possibile: un traguardo raggiungibile, secondo uno studio recentemente pubblicato, grazie all’uso combinato della vareniclina e di un percorso di counseling studiato appositamente per il vaping. Ma cosa comporta?

Utilizzare i prodotti elettronici per smettere di fumare sta ormai diventato una scelta di salute consapevole tra molti fumatori che non riescono a dire addio alle sigarette.

La decisione di scegliere il vaping, sebbene non si tratti di uno switch da un prodotto all’altro, bensì di attuare una strategia che da un lato mitiga gli effetti collaterali del fumo combusto e dall’altro porta a una diminuzione del numero di sigarette, comporta comunque l’assunzione di nicotina e l’indulgere in un’abitudine i cui effetti a lungo termine devono ancora essere stabiliti con certezza.

Ma è possibile smettere anche con il vaping? Se si, può un farmaco, in questo caso la vareniclina, aiutare?

Secondo un gruppo di ricercatori di Catania, la risposta è positiva: in uno studio pioneristico, si è valutato l’utilizzo combinato della vareniclina, un farmaco presente anche nei percorsi di smoking cessation, abbinato a un percorso di consulenza per la cessazione da sigaretta elettronica. 

Lo studio ha rivelato che l’inclusione della vareniclina in un piano di consulenza personalizzato può aumentare le chance di successo in tutti quegli utilizzatori esclusivi di sigarette elettroniche che intendono dire addio anche la vaping. Una teoria confermata anche dai risultati dello studio: il tasso di astinenza dalla sigaretta elettronica nel gruppo che ha utilizzato questa combinazione si è attestato al 34,3%, significativamente superiore a quello del 17,2% rilevato nel gruppo di controllo.

Ma come funziona la vareniclina? Il farmaco aumenta i livelli tonici di dopamina, portando a diminuire la soddisfazione derivante dal vaping e al contempo attenuare o eliminare i sintomi dell’astinenza da sigaretta elettronica.

Una strategia che deve essere attentamente valutata da esperti della cessazione: i ricercatori del COEHAR si sono avvalsi dell’esperienza maturata in anni di studio sugli utilizzatori duali, esclusivi ed ex-fumatori, impostando un percorso studiato apposta per il vaping. 

Questa strategia integrata comporta un raddoppio delle possibilità di smettere anche con le sigarette elettroniche, rispetto a un campione della popolazione che non utilizza alcuna forma di intervento. 

Ma l’effetto secondario più rilevante di questo approccio riguarda la possibilità di rispondere ad alcune dei dubbi che impediscono alle linee di salute pubblica di abbandonare un atteggiamento precauzionale nei confronti del vaping: la vareniclina si è rivelata efficace e sicura grazie a decenni di ricerche sulla cessazione del fumo, risultati che si riflettono in questo studio focalizzato sulle persone che usano sigarette elettroniche e intendono smettere di svapare.

Nonostante siano necessari studi più lunghi per valutare gli effetti a lungo termine dell’uso esclusivo delle sigarette elettroniche, soprattutto su una popolazione che non hai mai fumato per poter valutare attentamente quale danno derivi dal vaping, questo studio rappresenta un punto di partenza ottimale per tutti gli svapori che hanno deciso di smettere con la nicotina.

Dalle sigarette alle ecig: cosa cambia per i denti?

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Il CoEHAR di Catania ha appena lanciato la fase esecutiva di un progetto innovativo: valutare i cambiamenti in termini di aspetto e salute dei denti in 400 fumatori che decidono di passare dalle sigarette tradizionali ai prodotti privi di combustione.

Sebbene gli effetti negativi del fumo di sigaretta sulla salute orale e sull’ingiallimento dei denti siano ben noti, vi sono solo dati limitati sull’impatto dei prodotti alternativi contenenti nicotina senza combustione, come le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato.

I ricercatori del CoEHAR di Catania hanno deciso quindi di dare il via a un progetto innovativo, lo studio SMILE, per testare l’ipotesi per cui evitare l’esposizione ai componenti tossici della sigaretta possa tradursi in un miglioramento misurabile della salute gengivale, dell’accumulo di placca dei dentale, della decolorazione dello smalto e delle macchie sui denti in soggetti con gengivite lieve o moderata, confrontando i dati di soggetti che fumano sigarette convenzionali con quelli dei partecipanti che decidono di passare ai prodotti senza combustione o che non hanno mai fumato.

Lo studio, condotto nelle cliniche dentali di quattro diversi paesi (Italia, Polonia, Moldavia e Indonesia), valuterà i cambiamenti tra i fumatori nell’arco di 18 mesi, soprattutto per quanto riguarda le variazioni nelle macchie sui denti, nelle discromie dentali, nell’accumulo della placca e si considereranno i dati sulla qualità della vita rispetto ai miglioramenti o peggioramenti in termini di salute orale.

La nostra ricerca viene condotta in diverse località in tutto il mondo: la sfida riguarda il trovare un endpoint primario che possa essere misurato da diversi operatori in vari siti utilizzando un sistema di misurazione standardizzato già utilizzato in studi precedenti. L’Indice Gengivale Modificato (MGI) è stato scelto come indice primario perché è ampiamente utilizzato, semplice, non invasivo e riproducibile, consentendo il confronto dei risultati tra diversi siti e operatori – spiega il professore Eugenio Pedullà, Università di Catania, Co-leader del progetto Smile Study.

Lo studio SMILE è caratterizzato da soluzioni innovative, introducendo un approccio nuovo nel campo della cessazione da fumo, offrendo una gamma diversificata di alternative contenenti nicotina e prive di combustione e permettendo ai partecipanti di scegliere in base alle proprie preferenze personali, con l’obiettivo di ridurre il fumo di sigaretta. Un ulteriore progetto di ricerca portato avanti dal COEHAR, lo studio VERITAS, esaminerà l’impatto del passaggio alle alternative prive di combustione sulla salute orale, incluso la salute gengivale, il cattivo alito e l’aspetto dei denti, utilizzando tecnologie moderne all’avanguardia come la spettrofotometria digitale e la Fluorescenza Indotta dalla Luce Quantitativa (QLF) per la misurazione obiettiva. 

Per il prof. Iain Chapple, Responsabile del Dipartimento di Parodontologia della Scuola di Odontoiatria dell’Università di Birmingham: “Integrando una tecnologia innovativa e all’avanguardia per la quantificazione obiettiva e coerente dei parametri di salute orale, stiamo stabilendo un livello di alta qualità senza precedenti nella ricerca odontoiatrica. Questo progresso rafforzerà la fiducia nell’applicabilità e nel valore del nostro approccio in una vasta gamma di applicazioni. Questi includono la ricerca clinica incentrata sui prodotti a base di nicotina senza combustione e sui farmaci per smettere di fumare per aiutare le persone a smettere, nonché sui prodotti per la cura del consumatore mirati all’igiene orale e all’estetica dentale.”

I dati provenienti da questo studio serviranno per valutare l’impatto di questa nuova classe di prodotti in termini di potenziali benefici e/o rischi associati al loro uso regolare a lungo termine. Dati che potranno anche gettare una nuova prospettiva sulla riduzione della piaga del fumo a livello globale, specialmente per quei fumatori per i quali il cattivo alito e l’estetica dentale sono una preoccupazione significativa. Per queste persone, una narrativa incentrata sulla salute e sull’aspetto della bocca può costituire un motivo più convincente per smettere di fumare rispetto alla paura di di tumori polmonari o malattie cardiopolmonari.

Per la prof.ssa Gianna Maria Nardi, professore Associato Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo Facciali: “I risultati possono avere importanti implicazioni per ridurre il peso negativo del fumo a livello globale, soprattutto per quei fumatori irriducibili per i quali l’alitosi e/o le pigmentazioni dentali da uso di prodotti combusti rappresentano una preoccupazione significativa. Per queste persone assistite un approccio motivazionale incentrato sulla salute del cavo orale e sugli stili di vita che salvaguardino la luminosità e la salute del sorriso rappresenta una significativa motivazione che li può portare al cambiamento. Insomma, una narrazione dedicata incentrata sulla qualità del sorriso può aiutarli meglio a smettere o, se decidessero di non farlo, a passare a prodotti senza combustione con minor rischio di esposizione a sostanze tossiche.”

riccardo polosa

Secondo il prof. Riccardo Polosa, Fondatore del CoEHAR: “Importanti organizzazioni sanitarie nel Regno Unito supportano l’uso delle sigarette elettroniche, sottolineando che mancano prove a sostegno dell’ipotesi che questi prodotti causino carie o malattie gengivali. Recentemente, i ricercatori del CoEHAR hanno pubblicato dati in merito alla possibilità che i dispositivi di somministrazione di nicotina privi di catrame, come le sigarette elettroniche o i prodotti del tabacco riscaldato, possano migliorare l’aspetto estetico dei denti e ridurre la formazione di placca dentale. Lo studio SMILE mira a chiarire definitivamente false affermazioni riguardo al vaping e alla salute orale, apportando un contributo significativo nella lotta contro il fumo e coinvolgendo attivamente cliniche e studi dentistici in tutto il mondo.

Lancet: la riduzione del danno è la strategia giusta

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Proprio mentre a Panama si da avvio ai lavori della COP10, la Framework Convention on Tobacco Control, la Convenzione quadro sul controllo del tabacco dell’Oms, Lancet pubblica un commento di due esperti neozelandesi dell’Università di Auckland che conferma l’efficacia della riduzione del danno come strategia pubblica per ridurre le morti per patologie fumo correlate.

Secondo Robert Beaglehole e Ruth Bonita l’approccio che emerge dai documenti preparatori della COP10, che punta a mettere sullo stesso piano tutti i prodotti con nicotina, è ‘retrogrado’ e di fatto favorisce il mercato delle sigarette ai danni dei prodotti alternativi. Gli autori dell’articolo invitano a mantenere alta l’attenzione sugli effetti dannosi del fumo sulla salute, impiegando la riduzione del danno da fumo per ridurre la prevalenza dei fumatori, nell’interesse degli 1,3 miliardi di persone che continuano a fumare nel mondo.

Proprio in queste ore, peraltro, a Panama è arrivato anche il prof. Riccardo Polosa per partecipare ai lavori dell’evento “Good COP/Bad COP” promosso dalla Taxpayers Protection Alliance, un evento pubblico letteralmente parallelo alla COP10 a cui stanno partecipando centinaia di esperti e scienziati provenienti da ogni parte del globo per commentare scelte e posizionamenti di strategia pubblica non in linea con le evidenze scientifiche sull’efficacia della riduzione del danno per ridurre il numero di morti da fumo nel mondo.

Denti più bianchi tra gli ex fumatori che passano alle ecig

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Un nuovo studio targato CoEHAR, primo del suo genere, ha valutato le differenze di colore e di aspetto nei denti degli ex fumatori che utilizzano ecig o prodotti a tabacco riscaldato: “Un trattamento orale incentrato sul raggiungimento di un sorriso più sano e luminoso potrebbe rivelarsi un incentivo convincente a smettere di fumare”.

Uno dei principali biglietti da visita estetici che abbiamo è il sorriso: negli ultimi anni, sempre più attenzione è stata posta sul mantenimento di uno stato estetico dei denti soddisfacente.  

Il fumo è uno dei fattori che non solo peggiora la salute complessiva del cavo orale, alla base anche di patologie quali le paradontiti, ma compromette anche l’aspetto dei denti, portando a un ingiallimento precoce e una scarsa igiene complessiva.

Considerando il potenziale di riduzione del danno dei dispositivi elettronici a rilascio di nicotina, i ricercatori del CoEHAR hanno voluto indagarne gli effetti anche sull’aspetto dei denti.

In uno studio pionieristico, il team di ricerca ha esplorato la colorazione dentale tra gli ex fumatori che utilizzavano sigarette elettroniche (ecigs) e prodotti a base di tabacco riscaldato (HTP), rivelando una scoperta notevole: coloro che utilizzano prodotti a base di nicotina senza combustione mostrano denti significativamente più bianchi rispetto ai fumatori di sigaretta convenzionale.

Il netto miglioramento del colore dei denti osservato tra coloro che hanno utilizzato prodotti privi di combustione ha importanti implicazioni per i fumatori, soprattutto per i giovani fumatori che attribuiscono grande importanza all’aspetto dei propri denti e del proprio sorriso. Infatti per queste persone, una narrazione centrata sulla salute orale e sull’obiettivo di ottenere un sorriso più sano e radioso e’ sicuramente più persuasiva per smettere di fumare rispetto alle preoccupazioni legate alla possibilità di contrarre malattie cardio polmonari o cancro ai polmoni in un lontano futuro – ha spiegato il prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR .

Le tecnologie di somministrazione di nicotina, che non richiedono combustione per funzionare, evitano la produzione di pigmenti del fumo associati al catrame, responsabili dello scolorimento e delle macchie dentali: “La chiara disparità nel colore dei denti tra chi utilizza sigarette elettroniche e prodotti a base di tabacco riscaldato rispetto ai fumatori è attribuibile alla modalità di funzionamento di questi dispositivi. ecigs e HTPs, a differenza delle sigarette convenzionali, operano senza combustione, evitando così la generazione di pigmenti tossici associati al fumo. Questa caratteristica non solo comporta benefici per la salute, ma rivela anche un impatto positivo sull’estetica dentale” – ha spiegato la prof.ssa Shipra Gupta, dell’Oral Health Sciences Centre, Institute of Medical Education and Research (PGIMER) in India.

I ricercatori del CoEHAR hanno misurato il bianco dei denti in 18 fumatori, 18 ex fumatori, 20 non fumatori, 15 utilizzatori di tabacco riscaldato e 18 utilizzatori di sigarette elettroniche. Ai partecipanti è stato misurato il grado di scolorimento dei denti attraverso una tecnologia digitale all’avanguardia chiamata spettrofotometria digitale. I ricercatori hanno confermato che i fumatori di sigarette presentavano uno scolorimento dentale peggiore di circa il 35% rispetto ai non fumatori e agli ex fumatori. Ciò che distingue questo studio è la notevole osservazione che gli utilizzatori esclusivi di EC e HTP avevano anche denti molto più bianchi rispetto ai fumatori di tabacco.  

Il volto è il distretto corporeo più rappresentativo della persona e condiziona i rapporti sociali. Coniugare salute e bellezza è la grande sfida dei professionisti – spiega la prof.ssa Gianna Maria Nardi, professore Associato Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo Facciali – Le tecnologie che permettono di contenere il grande disagio delle discromie acquisite create dal fumo di sigaretta convenzionale devono essere considerate quale valido aiuto per rispondere al problema e migliorare la qualità di vita”.