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sabato, Dicembre 10, 2022
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Ottimismo e pessimismo: l’altalena emotiva dei paesi colpiti dal Covid-19

Secondo alcune indagini è possibile calcolare i livelli di ottimismo e pessimismo dei vari stati sui tempi di ripresa post-epidemia.

A parlarci di questo è Livio Gigliuto, vice presidente dell’Istituto Piepoli, che proprio qualche giorno fa è stato ospite della diretta di Rai News 24 per raccontare il modo in cui il pianeta sta vivendo la fase di emergenza da pandemia Covid-19.

L’Istituto Piepoli fa parte di un network che si chiama The Researce Alliance e che comprende, a sua volta, un insieme di istituti di ricerca indipendenti di vari paesi del mondo. Gigliuto ha spiegato il tipo di ricerca condotta da tutti i vari istituiti del network, tra cui il Piepoli, per meglio chiarire l’indagine in oggetto.

Ma in cosa consiste esattamente?

Ciascuno di questi istituti ha avviato un sondaggio pubblico su un campione rappresentativo della popolazione del singolo paese, focalizzando però l’attenzione su sei paesi nello specifico, definiti “emblematici”.

I paesi presi in considerazione sono Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi.

Ma qual è la ratio di base che lega questi paesi?

Questo virus, secondo le osservazioni del vice presidente Gigliuto, è paragonabile a una livella emotiva e i sentimenti che legano i vari paesi sono simili tra di loro. Ovviamente, parliamo di reazioni tra la popolazione legate al sentimento della paura. Non c’è un paese dove la paura non sia il trend che va per la maggiore.

Dunque, per prima cosa sono stati misurati i livelli di paura che si hanno del contagio. Nel caso specifico dell’Italia, la gente ha timore di uscire e, se lo fa, indossa la mascherina. Ma in realtà, il livello di paura che c’è in Italia è più basso rispetto al livello che si registra in altri paesi.

L’Italia risulta essere il paese meno “spaventato”. Il livello di paura del contagio è risultato molto elevato negli Emirati Arabi, Stati Uniti e nel Regno Unito, i paesi che hanno inizialmente dimostrato una tendenza più all’apertura che alla chiusura.

L’Italia e l’Australia stanno già affrontando quella fase di convivenza con il virus. Nel caso specifico del nostro paese, questo sta avvenendo perché i dati ci confermano che il numero dei contagi sta diminuendo, nel caso dell’Australia, il livello della paura risulta molto più basso perché sin dall’inizio la gestione si è svolta diversamente e le attività hanno ricominciato quasi a pieni ritmi.

Esistono dei paesi che sono più ottimisti e dei paesi che sono invece più pessimisti rispetto ai tempi di ripresa? “Assolutamente sì” ci spiega Gigliuto.

Ma questa percezione emotiva come si trasferisce quando guardiamo alle conseguenze economiche?

Dietro questa pandemia, un’emergenza sanitaria straordinaria, si nascondono i timori di una vera e propria pandemia economica. Anche in questo caso, ci sono i paesi che sono più ottimisti e dei paesi che sono invece più pessimisti. Secondo gli italiani, ma anche secondo molti altri paesi, la sensazione è che l’economia subirà una flessione simile a quella conseguente la crisi del 2008. Opinione condivisa dall’80% degli italiani e che risulta essere un approccio pessimistico rispetto al futuro dell’economia.

Aggiungendo, inoltre, che fondamentalmente il livello di paura riguardante la seconda pandemia (che è quella economica) è più elevato nei paesi che hanno avuto un lockdown più forte, rispetto ai paesi che hanno attuato un lockdown meno forte.

È come se i governi avessero dovuto scegliere a cosa dare priorità: al lato sanitario e non a quello economico, oppure viceversa.

Filo conduttore dell’intera indagine è sicuramente l’altalenanza di ottimismo e pessimismo di tutti i paesi colpiti dal Covid-19, ma indubbiamente ciò che prevale è il principio della salute nelle città intesa come bene comune.

Il governo italiano, per esempio, ha avuto una grande crescita di popolarità proprio perché è stato uno dei governi con grande propensione alla chiusura e quindi alla sicurezza dei cittadini.

Ma quando sarà possibile ritornare completamente alla normalità?

Se consideriamo altri dati molto importanti, sappiamo che il 62% degli italiani vorrebbe un supporto psicologico per ritornare alla normalità. 7 italiani su 10 vedono il Covid-19 come causa di stress.

La preoccupazione che abbiamo provato durante l’intero periodo ha contribuito a cambiare i nostri stili di vita, ma quello che emerge oggi è che in periodi di emergenza a seguito di catastrofi o di guerre succede esattamente ciò che sta capitando al nostro paese e in altri: aumenta la fiducia nei confronti di chi decide.

Cresce la fiducia nei confronti del Presidente del Consiglio, cresce nei confronti delle forze dell’ordine, nei confronti della sanità pubblica, cresce nei confronti di tutto quello che è pubblico. Anche nel giornalismo, per esempio, si registra una maggiore fiducia rispetto a quanta ce n’era prima.

In conclusione, quello che è emerso dall’indagine, secondo la maggioranza delle risposte, questa situazione ci accompagnerà almeno per un altro anno. Inoltre, è emerso gli italiani vorrebbero che i sindaci (le figure più vicine al cittadino) di ogni paese avessero più autorità di natura sanitaria e non solo di natura amministrativa locale.

Martina Rapisarda ha conseguito la laurea triennale in Lettere Moderne e la Laurea Magistrale in Comunicazione della Cultura e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Catania. Ama il cinema, le serie tv e il teatro. Ha fatto parte dell’associazione culturale “Leggo”. Ha lavorato presso il Centro CInAP dell’Università degli Studi di Catania, curandone la comunicazione, i social media e l’organizzazione degli eventi in ambito universitario. L’interesse per la scrittura, e per i temi che riguardano la salute prima di tutto, l’ha portata a collaborare con Liaf dopo un percorso di successo che si è concluso con l’abbandono definitivo della sigaretta convenzionale. Il suo ruolo all’interno del team è quello di copywriter.

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