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Il video shock su fumo e vaping

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Il Ministero della Salute inglese ha avviato una campagna di sensibilizzazione per dire stop al fumo. In un video shock sugli effetti del fumo di tabacco si dimostra come il vaping è per il 95% meno dannoso del fumo.

https://youtu.be/ZR_4PsYksfs

Sono questi i punti fondamentali della Health Harms campaign del Public Health England, un’agenzia governativa del Ministero della Salute inglese,  sui possibili metodi per smettere di fumare, tra cui quello di passare all’utilizzo delle sigarette elettroniche.

L’obiettivo dell’analisi è anche quello di sfatare i dubbi e lo scetticismo che si è diffuso sulla sicurezza delle sigarette elettroniche. Nel video emerge la quantità di catrame che si accumula nei polmoni di un fumatore di sigarette normali rispetto a quelli di un fumatore di e-cig e di un non fumatore. In tre barattoli di vetro sono stati inseriti dei batuffoli di cotone che simulano la reazione degli organi respiratori sottoposti ai differenti tipi di fumo. Nel caso del fumatore, il cotone risulta quasi totalmente annerito, mentre l’effetto della sigaretta elettronica provoca solo una velatura della parete di vetro.

La ricerca del PHE indica una diminuzione del 95% dei danni in caso di utilizzo di e-cig. Il professore Newton ha chiarito che l’obiettivo della campagna lanciata dal Public Health Center è “incoraggiare i fumatori a provare a smettere completamente con l’aiuto di una sigaretta elettronica, o usando altri sostituti della nicotina come cerotti o gomme, perché questi mezzi potrebbero aumentare significativamente le loro possibilità di successo”.

Mentre il dottor Lion Shahab, dell’università di Londra, che appare nel video, ha spiegato che l’esperimento “condotto da noi e altri ha dimostrato che le sigarette elettroniche sono molto meno dannose del fumo e il loro uso a lungo termine è relativamente sicuro”. 

Una delle critiche che è circolata sull’uso delle sigarette elettroniche è che provocherebbero tosse e difficoltà respiratorie nelle persone, a causa del diacetile. Questa sostanza chimica si troverebbe in quantità 100 volte maggiori nelle sigarette ordinarie. Sarebbe tragico se migliaia di fumatori che potrebbero smettere con l’e-cig, rinunciassero a causa di paure sulla sicurezza”. 

L’università di Catania guida la lotta internazionale al fumo

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Inaugurato questa mattina il nuovo Centro di Eccellenza per la Riduzione del Danno da sigaretta

Catania 20 Dicembre 2018 – L’Università di Catania da oggi è al centro della ricerca scientifica internazionale per la lotta contro il fumo. Nella sede della Torre Biologica “Ferdinando Latteri” dell’Ateneo è stato infatti inaugurato il primo Centro di Eccellenza per la Riduzione del Danno da Fumo diretto dal professore Riccardo Polosa. Lo scienziato catanese, considerato l’autore più produttivo al mondo del settore, guiderà un team di ricerca formato da più di quaranta docenti afferenti a numerosi dipartimenti dell’ateneo che a loro volta collaboreranno con gruppi di ricerca provenienti da decine di università estere.

Il CoEHAR è, infatti, un consorzio scientifico internazionale con sede principale a Catania che promuoverà e avvierà progetti di ricerca innovativi per la riduzione del tabagismo. Il Centro ingloba al suo interno il CPCT – Centro per la Prevenzione e Cura del Tabagismo del Policlinico Vittorio – Emanuele di Catania, la CRO locale (Clinical Research Organization), i laboratori di microbiologia e una rete selezionata di biologia cellulare e molecolare. Inoltre, il Centro si avvale del sostegno della Lega Italiana Anti Fumo – LIAF e di ECLAT, lo spin off fondato all’interno dell’ateneo.

“Vogliamo contribuire alla rivoluzione globale che sta gettando le basi per un mondo senza fumo attraverso un approccio scientifico innovativo e creativo che intende diffondere strategie e strumenti per ridurre i danni, grazie al supporto di un network internazionale in grado di sviluppare scienza e conoscenza. La nostra missione è quella di accelerare gli sforzi della ricerca per arrivare a ridurre l’impatto dell’abitudine tabagica sulla salute pubblica mondiale”, ha spiegato il direttore Riccardo Polosa davanti a una platea gremita di docenti, giovani ricercatori e un gruppo numeroso di studenti delle scuole superiori.

Polosa ha poi definito “una strage inutile” i milioni di decessi in tutto il mondo dovuti a malattie fumo-correlate. “Con questa iniziativa, per la quale ringraziamo l’impegno e l’assiduità del prof. Polosa e del suo staff di collaboratori – ha aggiunto il rettore Francesco Basile -, l’Università di Catania fa un passo avanti non soltanto nella direzione della ricerca, ma soprattutto dell’assistenza e degli aspetti sociali legati alla prevenzione dei rischi. Il valore aggiunto del Cohear consiste soprattutto nella sua interdisciplinarietà, e grazie all’attività dei nostri ricercatori e alle risorse che abbiamo messo in campo, sono certo che potrà divenire un punto di riferimento per il territorio regionale e fonte di soluzioni scientifiche per tutto il mondo. E mi auguro, soprattutto, che riusciremo a ridurre in maniera tangibile il numero di fumatori”.

Il CoEHAR afferisce al dipartimento Medclin diretto dal prof. Francesco Purrello che nel corso dell’incontro, moderato dal giornalista Luca Ciliberti, ha spiegato: “Abbiamo accolto l’idea con grande entusiasmo perché risponde alla nostra esigenza di razionalizzare, coordinare e puntare sull’interdisciplinarietà delle competenze, sulla collaborazione nella ricerca e sulla cooperazione internazionale”.

Un convinto sostegno al progetto, insieme con la massima disponibilità a cooperare su iniziative specifiche riguardanti l’educazione alla salute e la prevenzione dei rischi, è giunto dalla dott.ssa Francesca Catalano, primario di Senologia al Cannizzaro e consulente dell’assessore alla Salute della Regione siciliana Ruggero Razza, dal neo-presidente dell’Ordine dei Medici di Catania Diego Piazza, e dagli assessori alla salute Giuseppe Arcidiacono e all’istruzione Barbara Mirabella, in rappresentanza del sindaco di Catania Salvo Pogliese. Dopo gli interventi del presidente della Lega Italiana Anti Fumo Ezio Campagna e del coordinatore del Centro per la Prevenzione e Cura del Tabagismo del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania, Pasquale Caponnetto, sono stati premiati il vincitore del bando di concorso per la realizzazione del logo CoEHAR, la dott.ssa Lucia Motta, e le tre scuole del territorio etneo che hanno partecipato al progetto “Education for a Smoke Free World” presentando dei video amatoriali sul tema.

GUARDA LE FOTO DELLA CERIMONIA

Primo evento inaugurale per i membri del CoEHAR ospiti ieri sera al Teatro Massimo Bellini di Catania

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Uno spettacolo speciale per l’evento inaugurale del CoEHAR, il Centro per la Riduzione del Danno da Fumo che aprirà le porte domani mattina alla Torre Biologica dell’Università degli Studi di Catania. Il direttore Riccardo Polosa, insieme ai quaranta docenti del Centro e ad una speciale delegazione di fumatori, che hanno già iniziato il percorso per smettere di fumare, sono stati ospiti ieri sera al Teatro Massimo Bellini di Catania per la visione dell’ultima replica de “La Capinera”.
L’evento, che è stato promosso dalla Lega Italiana Anti Fumo, ha riscosso apprezzamento e ammirazione da parte di tutti i partecipanti.
L’appuntamento è per domani mattina alle ore 10 nell’Aula Magna della Torre Biologica dove si terrà la cerimonia inaugurale coordinata dal direttore e alla quale parteciperanno l’assessore alla Salute della Regione Siciliana Ruggero Razza, il sindaco di Catania Salvo Pogliese, il Magnifico Rettore Francesco Basile e il direttore del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale Francesco Purrello. La conferenza sarà moderata dal giornalista Guglielmo Troina.
Nella foto da sinistra:
Antonio Pacino – socio fondatore LIAF,
Leonardo Catalanotto – direttore d’orchestra,
Riccardo Polosa – direttore CoEHAR,
Gianni Bella – compositore,
Roberto Grossi – Sovrintendente
Cristina Baggio – soprano.

Il primo centro di ricerca multidisciplinare per la riduzione del danno da fumo

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Catania, 14 Dicembre 2018Giovedì 20 Dicembrealle ore 10 nell’Aula Magna della Torre Biologicadell’Università degli Studi di Catania si terrà la cerimonia inaugurale del primo Centro di Ricerca italiano per la Riduzione del Danno da Fumo (CoEHAR) diretto dal prof. Riccardo Polosa, lo scienziato catanese ormai noto in tutto il mondo per il suo contributo in questo campo.

L’Ateneo catanese guiderà una rivoluzione epocale nella lotta al fumo. L’inaugurazione del centro, infatti, si terrà a margine di una settimana storica per la lotta al tabagismo in Italia. Mercoledì 12 Dicembre il governatore Nello Musumeci ha diffuso la notizia dell’approvazione del disegno di legge che fortifica le barriere contro il fumo anche in Sicilia ed il giorno dopo la Camera dei Deputati ha approvato il decreto fiscale che riduce l’imposizione fiscale sui liquidi per sigarette elettroniche adeguandosi al principio della Riduzione del rischio. 

Alla cerimonia inaugurale sarà presente anche l’Assessore alla Salute della Regione Siciliana, Ruggero Razzache per l’occasione presenterà le nuove linee guida del progetto antifumo siciliano. Con lui ci saranno anche: ilRettore dell’Università degli Studi di Catania Francesco Basile, il Sindaco di Catania Salvo Pogliese ed il direttore generale del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Francesco Purrello. La cerimonia è realizzata in collaborazione con LIAF – Lega Italiana Anti Fumoed il CPCT – Centro Antifumo del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania.

lI CoEHAR è dedicato allo studio degli effetti e dei danni prodotti sulla salute dal fumo di tabacco con particolare attenzione alle strategie per contenere e ridurre il rischio fumo correlato attraverso l’impiego di nuove tecnologie.  Il consiglio è composto da 40 accademici (medici, professori e amministrativi) afferenti a tutti i dipartimenti dell’ateneo catanese che collaborano insieme per avviare progetti di ricerca e internazionalizzazione volti alla creazione e condivisione di scienza e conoscenza. Grazie a protocolli di partnership già avviati con atenei di 20 paesi diversi nel mondo, i ricercatori potranno lavorare in sinergia con gruppi scientifici internazionali. La missione del CoEHAR è quella di accelerare gli sforzi della ricerca scientifica per arrivare a ridurre l’impatto del fumo sulla salute pubblica.

 

https://www.youtube.com/watch?v=wqhfkZOyuKE

I giorni della rivoluzione

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Un mese di rivoluzione epocale. A pochi giorni ormai dall’imminente inaugurazione del primo Centro di Ricerca italiano per la Riduzione del Danno da Fumo, la Camera dei Deputati alle 13,00 di oggi ha approvato il decreto fiscale che riduce del 90 per cento l’attuale imposizione fiscale sui liquidi per sigarette elettroniche senza nicotina e dell’80 per cento su quelli con nicotina.
Si passa dunque da una imposta di quasi 4 euro per qualsiasi flacone da 10 millilitri a 40 centesimi (senza nicotina) e 80 centesimi (con nicotina). L’imposta rimarrà parametrica alle accise del tabacco con conseguente aumento incrementale annuale. Ma si tratterà di millesimi di euro, quindi del tutto ininfluenti in termini assoluti.
La nuova imposta entrerà in vigore a partire dal nuovo anno. In ogni caso, sino al 31 dicembre le aziende di produzione e i depositi fiscali sono coperti dalle agevolazioni fiscali previste dallo stesso Decreto. Quindi, nel concreto, la nuova imposta di consumo potrebbe essere applicata sin da subito, senza attendere la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
Il nuovo governo ha saputo con autorevolezza interpretare e legiferare sulla sigaretta elettronica in funzione del suo ruolo prioritario di strumento di riduzione dei danni da tabacco.
“L’Italia sta finalmente guidando un cambiamento rivoluzionario – ha detto il prof. Riccardo Polosa – oggi ancora una volta è stato affermato anche legislativamente il principio della riduzione del danno come soluzione alternativa e più efficace per far smettere di fumare. Finalmente possiamo portare la ricerca e lo sviluppo al centro del dibattito pubblico”.

Eurispes lancia la ricerca sul vaping: si va verso la riduzione del danno

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Si è tenuta questa mattina a Roma la presentazione della nuova ricerca Eurispes: “Verso la riduzione del danno. Il mondo del vaping alla luce della nuova regolamentazione fiscale”.

Nella Sala Cristallo dell’Hotel Nazionale in Piazza Montecitorio c’era anche il prof. Riccardo Polosa  insieme al Presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara, al coordinatore della Ricerca Alberto Baldazzi, Mauro Ruggeri della Società Italiana di Medicina Generale, Antonella Panuzzo di UNIEcig, Dario Colaianni di Coiv e Mosè Giacomello di Vapitaly. A coordinare i lavori il direttore di SigMagazine, Stefano Caliciuri.

Se si vuole veramente sradicare il tabagismo in questo paese – ha spiegato il direttore del CoEHAR, Riccardo Polosa – le attuali politiche di controllo del tabacco dovranno essere integrate con approcci innovativi che incoraggino la riduzione del rischio attraverso la promozione delle nuove tecnologie combustion-free tra i fumatori”.

Lo studio presentato da Eurispes propone un focus sul mondo della sigaretta elettronica che si avvale della prima rilevazione tra gli operatori del settore, realizzata attraverso un questionario compilato da più di 500 soggetti.

La ricerca comprende l’aggiornamento delle evidenze scientifiche, i confronti internazionali sul piano regolatorio e 20 interviste in profondità a personalità del mondo scientifico e clinico, delle istituzioni sanitarie nazionali e della comunicazione.

 

ECCO UNA SINTESI DELLA RICERCA REALIZZATA DA EURISPES

 

SINTESI RICERCA
Verso la riduzione del danno.
Il mondo del vaping alla luce della nuova regolamentazione fiscale

Vaping: diecimila addetti, un giro d’affari di 800 mln di euro. Secondo gli operatori, oltre 4 consumatori di e-cig su 10, grazie alla sigaretta elettronica, smettono di fumare.

Un settore con più di 10.000 addetti ai lavori, 2.500 rivendite specializzate e un giro d’affari di circa 800 milioni di euro, il 4% di ciò che gli italiani spendono per il fumo tradizionale.
Il mondo del vaping e i suoi operatori, i consumatori e la politica fiscale, spesso poco chiara, che ha caratterizzato l’ultimo decennio: la ricerca dell’Eurispes “Verso la riduzione del danno. Il mondo del vaping alla luce della nuova regolamentazione fiscale” ricostruisce lo stato dell’arte, in una fase politica delicata per l’intero comparto.
Il lavoro comprende una indagine campionaria che traccia l’identikit degli operatori, rivela le loro opinioni circa lo stato di salute e le prospettive future e le loro esperienze nel contatto con gli acquirenti di sigarette elettroniche. Vengono inoltre proposte venti interviste in profondità a medici, esperti e professionisti di grande spessore.

I numeri del mercato

Il mercato del vaping in Italia comprende circa 2.500 rivendite specializzate. Questo numero è ricavato sommando i 1.800 “esercizi di vicinato”, che hanno richiesto, nel 2018, l’autorizzazione ai Monopoli, a quelli che ancora non lo hanno fatto e/o che nei mesi passati non intendevano farlo, superando l’obbligo attraverso la vendita di componenti singole, e non di liquidi preparati. Partendo da qui, si può fare il primo passo per tentare di produrre una fotografia del settore, in attesa che il processo regolatorio insito nel decreto fiscale, attualmente all’esame del Parlamento, produca i suoi effetti anche attraverso l’identificazione di uno specifico codice di attività (Ateco), ad oggi inesistente. La media di addetti agli esercizi di vendita è calcolabile intorno ai 3,2-3,3 per singolo negozio. Da ciò si ricava un numero complessivo di addetti di poco superiore a 8.000. Sommando a questi la media degli occupati delle piccole e grandi aziende della produzione e della distribuzione dei liquidi (valutate in un range tra le 150 e le 200), che potrebbe assestarsi intorno alle 20 unità, appare corretto affermare che gli attuali addetti al settore vaping superano abbondantemente le 10.000 unità.
Per quello che riguarda i consumatori, le rilevazioni Eurispes riportate nella IIª Sezione della Ricerca, si avvicinano alle ultime proiezioni fornite dall’Istituto Superiore di Sanità: un mercato di circa 1,5 milioni di consumatori, in parte esclusivi, in parte “duali”, ovvero anche tradizionali consumatori di tabacco.

Per quanto riguarda il volume d’affari che si genera intorno al vaping, prendendo come base il costo sostenuto per i circa 10.000 addetti, che si ipotizza intorno ai 300 milioni di euro, e aggiungendovi una quota di costi generali pari al 150% del costo del lavoro, ovvero 450 milioni di euro, si raggiunge un totale tra i 700 e gli 800 milioni di euro: un valore tutt’altro che disprezzabile, che si assesta intorno al 4% di ciò che gli italiani spendono per il fumo tradizionale. Da segnalare, poi, che anche le tabaccherie e le farmacie e parafarmacie possono vendere i prodotti del vaping, ampliando così il ventaglio dell’offerta.

Il sondaggio presso gli operatori del settore

Il sondaggio che la Ricerca presenta è stato realizzato nello scorso mese di novembre, nelle settimane che hanno preceduto l’approvazione dell’emendamento sulla sostanziale defiscalizzazione dell’area vaping. Conseguentemente, prevale una programmatica sfiducia verso l’operato del legislatore; la burocrazia (16,7%) e la tassazione (46,3%) sono considerati gli elementi che frenano lo sviluppo del settore, insieme all’impossibilità di comunicare in merito alla riduzione del danno (31,5%). Gli interventi del Governo negli ultimi anni risultano contraddittori (52,8%), e non opportuni (37,7%).
Per il 59% degli operatori il futuro risulta incerto, e per l’11,7% molto o abbastanza negativo. Malgrado ciò, il 62,5% degli operatori si definisce abbastanza soddisfatto. Anche se il settore è molto giovane, non mancano i “veterani”: il 40,6% dei soggetti vi opera da 4/6 anni, e il 21,3% da più di 6 anni. Ciò spiega l’importante tasso di adesione alle associazioni del vaping, al 68,3%: un mondo che ha imparato a organizzarsi e a darsi una rappresentanza.
Il sondaggio rende anche un profilo dei consumatori che, secondo gli operatori, al 60,6% entrano in una relazione confidenziale/amicale con gli addetti alla vendita, nel 33% li usano per informarsi a fondo, e quindi in una dimensione consulenziale, e solo per il 2,5% sono avventori occasionali.
È poi interessante riportare la percezione che gli addetti agli esercizi di vendita hanno dei loro clienti, rispetto a due aree fondamentali: gli elementi che spingono al passaggio dal fumo al vaping, e l’efficacia dello stesso in relazione alla cessazione del consumo di tabacco combusto.
Il 41,8% delle risposte fornite dagli operatori indicano che il vaping rappresenterebbe, per i clienti, un’alternativa assai meno dannosa per la salute; nel 22,5% dei casi, un utile strumento “di passaggio” per abbandonare il fumo; nel 23,9% una soluzione economicamente più sostenibile. Quanto ai risultati, nel 42,6% dei casi gli operatori affermano che, grazie alla sigaretta elettronica, i consumatori di e-cig smettono di fumare, nel 47,6% che diminuiscono fortemente il consumo di tabacco, nel 4,7% che diventano consumatori “duali”, e solo nel 5% che tornano al tabacco tradizionale.

Come si entra in contatto con l’area del vaping? Secondo l’esperienza degli operatori, sono soprattutto amici e parenti ad indirizzare verso l’e-cig (53,7%); il consiglio del medico è determinante secondo l’11% delle risposte; Internet per l’8,3%, mentre stampa specializzata e giornali solo per lo 0,4%, e radio e tv risultano totalmente ininfluenti. Di fronte a questa assenza di adeguati volumi di comunicazione, gli operatori ritengono che l’informazione sulla riduzione del danno nell’area del vaping dovrebbe essere affidata alle strutture sanitarie pubbliche (40,5%), alla pubblicità (33,8%), al giornalismo professionale (9,3%), alla Rete 3,1% e ad indagini indipendenti (13,3%).
In Italia, molto poco si sta producendo in questo senso, a differenza di ciò che avviene in alcuni tra i maggiori paesi europei, e soprattutto in Gran Bretagna. Da questo punto di vista il Paese appare sostanzialmente fermo, e i recenti provvedimenti fiscali vanno nel senso di un’apertura “di fatto”, ma non “dichiarata” e, anzi, osteggiata proprio dalle autorità dell’area sanitaria. Il mondo clinico e quello dei medici di medicina generale spingono, invece, perché alla lotta “senza se e senza ma” al tabacco si affianchino politiche realistiche di riduzione del danno.
«Principio di precauzione e riduzione del danno: un più avanzato e produttivo dialogo tra queste due aree – di cui la Ricerca ha fornito ampia documentazione attraverso le interviste in profondità – è indispensabile perché si producano politiche efficaci, tenendo conto anche delle esperienze di altri paesi a noi vicini. Politiche che, inoltre, rispettino quel diritto dei cittadini ad essere informati, che rappresenta uno degli elementi non secondari che permettono di definire “moderna” e adeguata una compagine statale», spiega Alberto Baldazzi, coordinatore della ricerca.  «L’Eurispes intende, da parte, sua contribuire a sollecitare queste necessarie evoluzioni, proseguendo nelle prossime stagioni il lavoro di ricerca e di comunicazione sulle alternative al tradizionale consumo di tabacco».

Nota metodologica
L’indagine campionaria è stata realizzata su un campione probabilistico composto da operatori del comparto della sigaretta elettronica. La rilevazione è stata realizzata tramite la somministrazione diretta ed on line di un questionario semistrutturato ad alternative fisse predeterminate.
Gli operatori che hanno partecipato all’indagine sono stati circa 750; i questionari considerati validi ed analizzati sono stati complessivamente 536. I questionari sono stati somministrati nel mese di novembre 2018.

Vaping, le novità del decreto fiscale

Il mondo del vaping, proprio in questi giorni, ha superato indenne un duro scoglio contro il quale avrebbero potuto infrangersi le sue prospettive di tenuta e di sviluppo. L’emendamento al decreto fiscale votato a Palazzo Madama che ha portato ad una riduzione delle accise nella misura del 95% per i liquidi senza nicotina e del 90% per quelli contenenti nicotina (mentre per il tabacco riscaldato la riduzione è salita al 75%), permette ai suoi operatori di guardare al futuro con maggiore ottimismo. Nel caso in cui il contenzioso sulla tassazione mutuata dal tabacco (precedentemente stabilita nella misura del 50%) si fosse risolto negativamente, sul settore si sarebbe abbattuto lo tsunami della piena ripresa fiscale (in capo ai produttori di liquidi relativamente alle imposte non applicate negli ultimi anni, che è stata, invece, ridotta del 95% e rateizzata), e dell’applicazione di imposte che avrebbero  fortemente aumentato  il prezzo dei liquidi per le e-cigarette, con prevedibile drammatica contrazione nelle vendite. Il prezzo medio del liquido in confezione da 10 millilitri è, infatti, intorno ai 5/6 euro, e con l’applicazione della tassa sarebbe balzato a circa 10 euro per i liquidi senza nicotina, e oltre i 13 per quelli con nicotina.  In tal caso, se si considera che mediamente il consumo di liquidi per le e-cigarette è di circa 3 millilitri al giorno, il costo per i vapers si sarebbe avvicinato a quello sostenuto dai fumatori tradizionali.

Il settore, negli anni, si è dotato di organismi di rappresentanza con un buon tasso di partecipazione. Tra i maggiori vi sono: l’UNIEcig, l’Unione Italiana esercenti e-cig, che raccoglie più di un migliaio di esercizi commerciali; la Coiv, la Coalizione operatori italiani vaping, che rappresenta 22 aziende della produzione e della distribuzione dei liquidi; l’Anafe, l’Associazione Nazionale Produttori Fumo Elettronico, aderente a Federvarie di Confindustria, cui fanno riferimento altre 7 aziende produttrici e distributrici. Per la galassia vaping, in Italia, molto rilevante è poi il settore fieristico, che con Vapitaly organizza l’annuale fiera internazionale di Verona (la più importante in Europa), e quella B2B di Roma, riservata agli operatori. Tutti questi soggetti hanno espresso un sostanziale apprezzamento per l’evoluzione delle politiche fiscali nel settore e per la riapertura all’on line, anche se con l’obbligo, per gli operatori in rete, di costituire il deposito fiscale. Assolutamente minoritarie le critiche espresse da altre piccole sigle del settore, Anide e Eim. Non mancano, ovviamente, alcune riserve, la principale delle quali è relativa alla permanenza del mondo del vaping all’interno dell’area monopoli. Perché, chiedono gli operatori dell’e-cigarette, questo strumento, e i consumi che genera, devono rientrare nell’area del tabacco, quando nulla hanno a che vedere con i suoi prodotti, tanto più che, in parte, i liquidi venduti non contengono neanche nicotina? Altra eccezione avanzata è relativa al fatto che la tassa, seppure ridotta a 40 centesimi sulle confezioni dei liquidi da 10 millilitri senza nicotina, e a 80 centesimi per quelli che la contengono, rischia di creare problemi di concorrenza sleale da parte degli operatori dei paesi Ue con i quali esiste un mercato aperto, e che non applicano nessuna tassa specifica al vaping: risulta difficile, infatti, il controllo sulle importazioni irregolari. Infine, la stessa “equivalenza” tra tabacco tradizionale e liquidi, calcolata per generare la tassazione, viene contestata perché ritenuta fortemente “approssimata per eccesso”.

La “storia” del vaping in Italia: l’effetto “fisarmonica” della politica

Facendo qualche passo indietro, può essere utile indicare alcune fasi, tra cronaca e storia, in cui è possibile suddividere la pur giovane vicenda della sigaretta elettronica in Italia, e alle quali corrispondono andamenti e problematiche inevitabilmente differenti e tendenze talvolta di segno opposto, fino a giungere all’oggi e alle nuove prospettive che si aprono dopo i recenti interventi di parziale defiscalizzazione.
All’inizio del decennio, la sigaretta elettronica passa da curiosità esotica a presenza comunque rilevante nel nostro Paese. Nessuna regolamentazione, e una vera e propria proliferazione di “negozi dello svapo”: una moda, dunque, che fa di questi variegati oggetti dalle forme e dalle dimensioni più diverse, una presenza diffusa nelle tasche e nelle mani di parecchi concittadini. Per altro verso, scarsa presenza nella pubblicistica, scarsa consapevolezza critica, qualche allarme sulla sicurezza dei liquidi, ma numeri crescenti che sono assistiti, oltre che da numerosi esercizi di vendita, dall’attivazione di preesistenti aziende del settore alimentare, che si lanciano sul mercato dei liquidi, e da nuovi soggetti creati ad hoc. Il settore degli “aromi” è, infatti, terreno tradizionale dell’industria alimentare, mentre la miscelazione con la nicotina rimanda al settore chimico e, dal punto di vista fiscale, a quello dei monopoli.
Con la crescita dei volumi di mercato sono proprio il settore chimico-farmaceutico e quello tradizionale del tabacco e dei tabaccai a rivendicare una sorta di paternità sull’area vaping e, certo, non per dinamiche affettive, ma di interesse. Anche i governi hanno colto la necessità di normare questo nuovo settore di consumo, all’unisono con l’opportunità di ricavarne risorse per la finanza pubblica.
Il 2013 è stato l’anno in cui sono stati ideati i provvedimenti fiscali che sarebbero dovuti entrare in vigore a gennaio 2014, e il solo “parlarne” aveva generato una forte inversione nel trend che aveva visto nascere come funghi i negozi del vaping. Da maggio a giugno chiudono ben 123 punti vendita, e ne aprono solo 2, mentre, nei primi 4 mesi dell’anno, le aperture sono state 370. Nel giugno, il Decreto legge n° 76 stabilisce una tassazione del 58,5% su tutto ciò che è attinente al vaping: device, componenti, cavi di collegamento, batterie, liquidi. Sommando queste percentuali all’Iva, lo Stato si assicura così un prelievo dell’80% sui consumi dell’area vaping.
Le proteste di piazza da parte di singoli operatori, non ancora organizzati in un coordinamento o in un sindacato, “vanno in onda” nell’estate 2013 davanti ai palazzi della politica, a Piazza Montecitorio, ma non modificano gli orientamenti del Governo. Più efficaci sono i ricorsi alla Magistratura amministrativa, con il Tar del Lazio che, nel 2014, avanza la questione di legittimità del provvedimento, e che, l’anno successivo – maggio 2015 – porta la Suprema Corte a dichiararlo incostituzionale sulla base di valutazioni del principio di discrezionalità anche in àmbito tributario. Obiettivo raggiunto, dunque, in chiave tecnica, anche se – come si vedrà dalle pronunce successive – la Corte non ha negato la legittimità del collegamento tra vaping, nicotina, tabacco e tassazione.
Consapevole che la tassazione introdotta nel 2014 difficilmente avrebbe retto al vaglio della giustizia amministrativa, già per l’anno successivo, il 2015, il Governo trasforma la tassazione sull’e-cig in una imposta di consumo fissa da applicarsi solo ai liquidi delle ricariche, nella misura di 4,7 euro ogni 10 millilitri.

Lasciando da parte il complicato (e confuso) meccanismo di equivalenza con le sigarette tradizionali da cui si generava questo importo, è evidente che anche questa imposizione porta ad un raddoppio del prezzo medio di vendita, senza valutare la differente concentrazione di nicotina, oltre che l’assenza della stessa in molti liquidi in commercio: contraddizioni che hanno legittimato ulteriori ricorsi, sfociati nell’ordinanza del Tar del Lazio del luglio 2015 , la quale ne sospende l’applicazione per i liquidi senza nicotina, chiamando in campo ancora un volta (novembre 2015) la Corte Costituzionale.
Nel caos più totale passano i mesi, con il risultato che i 112 milioni di euro messi a bilancio dal Governo per il 2015, sono ridotti a 8, con esiti analoghi per il biennio successivo. La sentenza 240 del 15 novembre 2017 dà ragione al Governo, bocciando le questioni di legittimità sollevate dal Tar del Lazio. Secondo i giudici, finalità primaria del provvedimento «è data dal recupero di un’entrata erariale (l’accisa sui tabacchi lavorati) erosa dal mercato delle sigarette elettroniche», e «non contrasta con il principio di capacità contributiva di cui all’articolo 53 della Costituzione, anche nella parte in cui assoggetta i liquidi privi di nicotina alla medesima aliquota impositiva dei liquidi nicotinici». Ma la Consulta si spinge oltre, specificando che la tassazione «colpisce beni del tutto voluttuari, immessi in consumo dai fabbricanti e dai produttori, che per ciò stesso dimostrano una capacità contributiva adeguata, così come i consumatori finali sui quali viene traslata l’imposta. D’altronde, al legislatore spetta un’ampia discrezionalità in relazione alle varie finalità alle quali s’ispira l’attività di imposizione fiscale», mentre «la finalità secondaria di tutela della salute propria dell’imposta di consumo, che già di per sé giustifica l’imposizione sui prodotti nicotinici, legittima anche l’eventuale effetto di disincentivo, in nome del principio di precauzione, nei confronti di prodotti che potrebbero costituire un tramite verso il tabacco».
Forte di questa vittoria che, però, non produrrà in pratica alcun risultato, il Governo, a fine 2017, attua un ulteriore giro di vite, vietando le vendite on line e istituendo l’obbligo per gli esercenti di essere autorizzati, previa comunicazione all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Ma le scelte e i provvedimenti assunti alla fine della scorsa legislatura sono stati “ribaltati” dalle decisioni di queste settimane, e ciò ha configurato, per le politiche pubbliche nell’area del vaping, una sorta di “effetto fisarmonica”, che ora dilata, ora comprime i flussi, agendo sulla chiave della politica fiscale in termini assolutamente contraddittori.
Se si analizza in sequenza ciò che è avvenuto tra 2013 e 2018, e il ruolo interpretato dai diversi attori (Governo, giustizia amministrativa, Consulta, forze politiche), non si può che parlare di una “recita a soggetto”, per la quale l’improvvisazione la fa da padrona.
Paradossalmente, il reale mondo degli operatori e dei consumatori dell’area vaping, pur nelle contraddizioni che caratterizzano ogni stato nascente, ha mostrato una tendenziale maggiore coerenza. Certo, come ha rilevato Confindustria, migliaia sono i negozi che hanno chiuso i battenti tra 2013 e 2015, e questo solo in parte è imputabile all’incertezza e/o alle “minacce” di natura fiscale; va, infatti, riconosciuto che, a partire dal 2010, la “moda” delle boutique dello svapo aveva preso piede anche sulla base degli scarsi investimenti che le nuove aperture richiedevano (circa 10.000 euro), di fronte a incassi certi e accettabili. Così, molti imprenditori improvvisati non hanno retto alla concorrenza e/o si sono spaventati di fronte alla prospettiva di una regolamentazione del sistema, sul piano fiscale e non solo. Ma, anche nei momenti più duri, tra il 2014 e il 2015, la domanda e l’offerta del settore hanno tenuto, e ciò ha portato al consolidamento degli operatori più seri e professionali.

FONTE: ufficio stampa Eurispes

 

 

I medici di base: i prodotti a rischio ridotto rappresentano una opzione valida

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“La scelta della classe medica deve essere quella di incentivare la cessazione del fumo. Di fronte all’impossibilità o alla mancanza di volontà di smettere del tutto,si possono prendere in considerazione valide alternative, come sigaretta elettronica e prodotti a tabacco riscaldato”. Lo ha spiegato Damiano Parretti, responsabile area cardiovascolare della Simg, la Società Italiana di Medicina Generale, riunita nei giorni scorsi in un congresso a Firenze. “Tali alternative – ha aggiunto Parretti – riducono il rischio di contrarre malattie da fumo correlate”.

“Nonostante si pensi che il fumo faccia male prevalentemente ai polmoni, in realtà un po’ meno note sono le conseguenze in termini di malattie cardiovascolari. Eppure il fumo ne è il maggiore responsabile in gran parte dei casi. Come medici di medicina generale, è fondamentale il dialogo col paziente fumatore per aiutarlo in un percorso che può avvenire per gradi” – ha concluso.

“Se un medico incontra un fumatore deve partire dal consiglio di smettere. Non bisogna avere alibi su questo. Il fumatore si deve proporre di smettere di fumare, che fa malissimo. C’è poi una larga fetta di fumatori che non sono in grado di ricevere questo consiglio. Questi fumatori non vanno lasciati a se stessi – come ha spiegato Fabio Beatrice, del comitato scientifico per la ricerca sulle sigarette elettroniche – Bisogna  conoscere i device elettronici, i loro limiti, i loro vantaggi e bisogna poter creare nell’ambito del processo di cura una vera alleanza col paziente fumatore nella speranza di poterlo portare all’obiettivo finale che è la cessazione”. Per questo, Beatrice parla di una “alleanza tra medico fumatore”, che “non solo è necessaria ma è obbligatoria perché il paziente necessita di aiuto e il medico non ha un obbligo di guarigione, ma di cura, ha un obbligo morale soprattutto. Curare la persona vuol dire assecondarla e aiutarla nella ricevibilità delle terapie”.

In questo contesto abbiamo fatto delle domande anche al dott. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale.

  • Presidente, durante l’ultimo congresso della Società, avete affermato ancora una volta la vostra battaglia contro il tabagismo. Quali sono i dati del fumo in Italia?

Il fumo mostra un dato di consumo stazionario o in apparente crescita tra gli uomini anche se con diversa distribuzione tra fasce d’età diverse. I dati per il fumo nelle fasce giovanili confermano che si inizia a fumare verso i 14 anni anche se in maniera a volte discontinua e occasionale. 
  • Qual’è il pensiero della Medicina Generale nei confronti dei sistemi a rischio ridotto? 

Da trenta anni noi partecipiamo attivamente e organizziamo campagne per la disassuefazione e contro il fumo. Negli ultimi anni tali iniziative sono diminuite a causa di una riduzione o scomparsa dei finanziamenti europei. Riteniamo peraltro che il Medico di Base debba farsi carico anche di minimizzare i fattori di rischio per quella popolazione – quasi il 25% – che non vuole o non riesce a smettere di fumare. I prodotti a rischio ridotto rappresentano una opzione valida se correttamente indicati e sempre associati alle tecniche di disassuefazione.

  • Lei crede che le sigarette elettroniche potranno un giorno essere prescritte anche dai medici di base?  

Tentativi di questo tipo sono già attivi in Europa. Trovo naturale che il Medico di Medicina Generale si possa far carico di procedure del genere. Gli ostacoli sono legati a fattori culturali e ad una visione integralista dell’approccio alla riduzione del rischio del tipo tutto o nulla. Noi ci facciamo carico di tutti i problemi dell’intera popolazione del Paese e sappiamo che la riduzione anche parziale del rischio ha comunque sempre un impatto misurabile sulla riduzione degli eventi.

Il 20 dicembre apre a Catania il primo centro di ricerca per la riduzione del danno da fumo

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Giovedì 20 Dicembre alle ore 10 nell’Aula Magna della Torre Biologica dell’Università degli Studi di Catania si terrà la cerimonia inaugurale delle attività del CoEHAR, il Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo (CoEHAR) diretto dal prof. Riccardo Polosa.

Sono stati invitati il Ministro della Salute Giulia Grillo e il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci. Parteciperanno: l’Assessore regionale alla Salute Ruggero Razza, il Rettore dell’Università degli Studi di Catania Francesco Basile ed il Sindaco di Catania Salvo Pogliese.

Inoltre, sono state coinvolte alcune scuole del territorio che presenteranno progetti per la sensibilizzazione e la lotta al fumo anche tra i minori.

La cerimonia è realizzata in collaborazione con LIAF – Lega Italiana Anti Fumo ed il CPCT – Centro Antifumo del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania.

Martedì 18 Dicembre alle ore 17.30 il consiglio CoEHAR e i rappresentanti istituzionali dell’ateneo – nell’ambito degli eventi di apertura del Centro – parteciperanno alla rappresentazione dell’opera “La Capinera”, in scena in quei giorni in anteprima internazionale al Teatro Massimo Bellini di Catania con la collaborazione di Mogol. 

Riccardo Polosa

lI CoEHAR voluto e diretto dallo scienziato catanese Riccardo Polosa è stato istituito a Marzo 2018 ed è dedicato allo studio degli effetti e dei danni prodotti sulla salute dal fumo di tabacco con particolare attenzione alle strategie per contenere e ridurre il rischio fumo correlato attraverso l’impiego di nuove tecnologie.

Il consiglio del Centro di Ricerca è composto da 40 accademici (medici, professori e operatori amministrativi) afferenti a tutti i dipartimenti dell’ateneo catanese che collaborano insieme per avviare progetti di ricerca e internazionalizzazione volti alla creazione e condivisione di scienza e conoscenza. Grazie a protocolli di partnership già avviati con atenei di 20 paesi diversi nel mondo, i ricercatori siciliani potranno lavorare in sinergia con gruppi di ricerca internazionali.

La missione del CoEHAR è quella di accelerare gli sforzi della ricerca scientifica per arrivare a ridurre l’impatto dell’abitudine tabagica sulla salute pubblica contribuendo a far diminuire il numero di morti da fumo in tutto il mondo.

 

https://www.youtube.com/watch?v=wqhfkZOyuKE

Scarica il programma 

Giovedì 20 Dicembre – Torre Biologica (Cerimonia di inaugurazione)

Martedì 18 Dicembre – Teatro Massimo Bellini  (invito riservato ai docenti del Consiglio)

 

 

Basta fisco: dal 2019 ci si concentri solo sulla riduzione del danno

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“Anche in Italia, siamo pronti per spostare l’attenzione sul tema centrale della questione vaping: la riduzione del danno da fumo!” – è questo il commento che ieri il prof. Riccardo Polosa ha fatto leggendo le notizie della nuova e positiva situazione fiscale italiana. 

“Con questo nuovo emendamento, infatti, dal 2019, l’attenzione del settore e-cig, che sino ad oggi si è concentrata nella difesa costante e determinata della propria stessa esistenza, potrà spostarsi sul miglioramento dei servizi e sull’innovazione tecnologica – ha spiegato Polosa – le vie più importanti per promuovere anche in Italia l’utilizzo delle e-cig come strumento alternativo e meno dannoso rispetto al fumo”. 

Per riprendere la vicenda, ricordiamo che con l’emendamento presentato dal leghista Massimiliano Romeo (e riformulato più volte dal relatore), la commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato – nei giorni scorsi – lo stop alle imposte sulle e-cig per quello che si configura di fatto un salvagente per i commercianti del settore. Il governo nazionale con questa norma avrà tempo in attesa di una riforma fiscale sul mondo del vaping che sino ad oggi è stato soggetto alla stessa tassazione delle sigarette convenzionali. Il provvedimento ha stoppato di fatto il versamento dell’imposta sui liquidi con e senza nicotina da parte delle aziende. L’idea del governo è quella di creare in futuro un provvedimento ad hoc sul tema, senza dover così inserire una norma nella legge di Bilancio.

Nel frattempo, anche per Umberto Roccatti di Anafe ha affermato: “Adesso, dopo l’intervento fiscale, auspichiamo che le istituzioni sanitarie si impegnino in modo effettivo per l’incentivazione di prodotti a rischio ridotto come politica di salute pubblica, seguendo la strada già tracciata da alcuni grandi Paesi europei, a cominciare dal Regno Unito”.

Infine, in una nota stampa di INNCO, la coalizione globale di associazioni e svapatori, rappresentata in Italia da Carmine Canino, si legge: “Anche se la decisione finale non è perfetta, questo è un enorme passo avanti nella ricostruzione dell’industria italiana dello svapo. I vapers potranno finalmente accedere di nuovo a prodotti convenienti come nel 2013″.