18 C
Catania
venerdì, Ottobre 30, 2020
Home News Sigarette elettroniche e malattie respiratorie: nessun collegamento

Sigarette elettroniche e malattie respiratorie: nessun collegamento

Lo scorso febbraio i medici Dharma Bhatta e Stanton Glantz hanno pubblicato uno studio sull’American Journal of Preventive Medicine sostenendo che l’uso delle e-cig è un fattore di rischio per le malattie respiratorie. In un comunicato stampa dell’Università della California (San Francisco), inoltre, il professor Glantz ha ribadito che le sigarette elettroniche hanno effetti negativi a lungo termine sulla salute.

Le polemiche però non si sono fatte attendere e nelle scorse ore i ricercatori della Cornell University, guidati dal professore di economia Don Kenkel, hanno pubblicato una analisi completa di quello studio affermando che:

“Non esiste alcuna prova che l’uso attuale o precedente di sigarette elettroniche sia associato a malattie respiratorie”.

Il prof. Kenkel e i suoi collaboratori spiegano perché le affermazioni di Bhatta e Glantz sarebbero false:

“Le associazioni statistiche che Bhatta e Glantz trovano tra l’uso di sigarette elettroniche e le malattie respiratorie sono guidate da utilizzatori di sigarette elettroniche che sono anche attuali o ex fumatori di tabacco combustibile. Quasi tutti gli utilizzatori di sigarette elettroniche erano fumatori attuali o ex di tabacco combustibile. Nel campione di analisi longitudinale con 17.601 osservazioni, c’erano solo 12 attuali utilizzatori di sigarette elettroniche che non avevano mai fumato tabacco combustibile. Nessuno dei 12 intervistati ha avuto malattie di tipo respiratorio”.

L’anno scorso, Bhatta e Glantz hanno affermato sul Journal of the American Heart Association che le sigarette elettroniche causano infarti. Ma molti degli infarti verificati sui vapers potevano essere riconducibili ad anni di fumo di sigaretta convenzionale. Motivo per cui i redattori sono stati costretti a ritirare clamorosamente lo studio.

È importante notare che Bhatta e Glantz hanno utilizzato le stesse sovvenzioni federali, per un totale di 13,6 milioni di dollari, per finanziare sia lo studio retratto dell’attacco cardiaco JAHA che lo studio falso delle malattie respiratorie AJPM. Tuttavia, è intollerabile che i fondi pubblici siano utilizzati nella produzione di ricerche scientificamente infondate.

Uno degli studi più importanti che si stanno conducendo all’interno del CoEHAR, il Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università di Catania riguarda proprio la risposta all’efficacia e ai rischi dello svapo nel lungo periodo. Veritas Cohort, infatti, è il progetto che valuterà lo stato di salute di centinaia di svapatori nel mondo in un lasso di tempo molto lungo e significativo per elaborare dati certi e attendibili.

3,278FansLike
211FollowersFollow

Ultimi articoli

Medici ed ecig: in quanti consigliano i dispositivi a rischio ridotto?

Il mondo della smoking cessation comprende soluzioni diverse, nate con il comune scopo di aiutare i fumatori ad uscire per sempre dalla...

DATI INCORAGGIANTI SULLA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS A TROINA

Nell’indagine su base volontaria, sono stati coinvolti 1312 cittadini, distribuiti per sesso ed età e pari a circa il 14% del totale degli abitanti, mentre per l’Istituto Oasi 474 dipendenti pari a circa il 70% degli operatori attivi. Dai risultati è emerso che dei 1312 volontari, solo 26 (il 2%) sono venuti a contatto con il virus, mentre tra i dipendenti dell’Istituto Oasi sono state rilevate 71 positività su un totale di 474 operatori sanitari sottoposti al test (il 15%).

Australia: l’Università del Queensland presenta un piano radicale per eliminare il fumo

Gli studi condotti dall’Università del Queensland hanno affermato che la prevalenza di fumo in Australia è di poco inferiore al 15 per cento, ma è necessaria una tabella di marcia dettagliata per ridurre tale cifra a zero. Tra le proposte dello stato australiano, la più audace sembrerebbe quella proveniente dal Centre for Research Excellence on Achieving the Tobacco Endgame (CREATE) che suggerisce di ridurre il numero di rivenditori di tabacco e di limitare le vendite a particolari punti vendita come le farmacie.

University of East Anglia: ecig meglio di cerotti e gomme per smettere di fumare

Una ricerca recente aggiorna i dati della Cochrane Review del 2016, aumentando i numeri degli studi considerati che confermano l’efficacia delle ecig nei percorsi di smoking cessation