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Nuova Zelanda: come i divieti indiscriminati hanno fatto esplodere il mercato nero delle sigarette

I costi proibitivi delle sigarette convenzionali uniti ai bassi prezzi delle bionde nei paesi confinanti hanno reso la Nuova Zelanda un obiettivo primario per la criminalità organizzata, che adesso guarda al crescente mercato nero come un lucroso affare.

Da anni gli esperti di Riduzione del Danno da Tabacco avvertono sui potenziali rischi derivanti dell’adozione di divieti indiscriminati e di alte tassazioni senza una reale alternativa per i fumatori. Il caso della Nuova Zelanda, che ha la tassazione da tabacco più alta al mondo, potrebbe finalmente essere un esempio per tutti quei governi che continuano su questa strada.

La Nuova Zelanda ha fissato un obiettivo che prevede entro il 2025 di abbassare l’incidenza dei fumatori tra la popolazione al di sotto del 5% attraverso la protezione dei bambini dall’esposizione al marketing e alla promozione del tabacco, riducendo l’offerta e la domanda di sigarette, ricercando le migliori alternative possibili al fumo tradizionale.

Nell’Ottobre del 2017 il Ministero della Salute ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava come i prodotti da svapo abbiano il potenziale per dare un contributo effettivo all’obiettivo di Smoke-free 2025 e che potessero migliorare le significative disuguaglianze presenti all’interno del paese.

Per questo, il Ministero della Salute neozelandese ha condotto una consultazione pubblica di sei settimane (chiusa il 31 maggio 2021) per chiedere proposte e feedback da parte dei cittadini sul programma antifumo nazionale. Molte persone e organizzazioni hanno condiviso i loro pensieri sui prossimi passi per supportare al meglio gli obiettivi della campagna; smettere di fumare sigarette convenzionali o aiutarli a passare ad alternative meno dannose. 

Il governo neozelandese si trova ora davanti ad un grosso dilemma. Wellington deve infatti scegliere fin da subito se offrire delle alternative maggiormente sicure alla sigaretta convenzionale per i tabagisti nazionali o ritrovarsi il mercato interno inondato da sigarette di contrabbando con scarsi o nulli controlli di qualità alla fonte. Una situazione, quest’ultima, che di fatto azzererebbe qualsiasi sforzo per eradicare il fumo nel paese e gli obiettivi di Smokefree 2025. 

Con il governo pronto ad una ulteriore stretta nei confronti delle sigarette convenzionali c’è un serio rischio che il contrabbando possa solo aumentare. Potrebbe però non accadere se i fumatori fossero incoraggiati a passare a prodotti più sicuri a base di nicotina” ha affermato Nancy Loucas, condirettore di Aotearoa Vapers Community Advocacy (AVCA) citata dalla Coalition of Asia Pacific Tobacco Harm Reduction Advocates (CAPHRA).

Secondo fonti interne alla dogana nel Paese dei Kiwi ogni mese vengono sequestrate in media 125.000 bionde di contrabbando e 155 chili di tabacco sfuso. Un mercato redditizio, con ampi margini di guadagno e che ha già attirato l’attenzione di molti gruppi di criminalità organizzata locali ed internazionali.

Lo scorso Luglio, un cittadino malese è stato arrestato mentre cercava di contrabbandare più di due milioni di sigarette nel più grande sequestro di tabacco mai effettuato nel paese, con il carico che sarebbe fruttato almeno 3 milioni di dollari.

In primo luogo, dobbiamo allontanare quanti più cittadini dalla sigaretta convenzionale e dalla dipendenza dal fumo, altrimenti molti continueranno ad alimentare il mercato nero. Se poi riusciremo a far passare dalle sigarette convenzionali allo svapo quante più persone possibili non solo salveremo innumerevoli vite, ma infliggeremo un danno al crimine organizzato” ha aggiunto la Loucas.

Antonino D'Orto, giornalista, laurea in Comunicazione e Relazioni internazionali è impegnato da anni nella comunicazione istituzionale ed Ufficio Stampa. Per LIAF Magazine si occupa di Esteri, Riduzione del Danno da Fumo, geopolitica sanitaria.

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