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mercoledì, Luglio 28, 2021
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India e Riduzione del danno da Tabacco: una difficile sfida

La professoressa Sree Sucharitha del Tagore Medical College Hospital di Chennai discute con Liaf Magazine l’attuale situazione della Riduzione del danno in India.

Con 120 milioni di fumatori e 1,35 milioni di persone che muoiono ogni anno a causa del tabacco, l’India rappresenta la sfida più difficile nella lotta alla dipendenza da nicotina a livello mondiale. Ma anche un’opportunità per sperimentare politiche e strumenti efficaci per l’adozione della Riduzione del danno nei Paesi a basso e medio reddito.

In India il fumo è la prima causa di morte prematura ed è profondamente intrecciato con la religione, la cultura e la società. Come secondo maggior consumatore di prodotti a base di tabacco a livello globale, il consumo nel Paese include prodotti senza fumo come il khaini, gutkha, betel quid con tabacco e zarda.

Nel 2010, il Ministero della salute e del benessere della famiglia (MHFW) ha lanciato il programma nazionale di controllo del tabacco per facilitare l’attuazione delle leggi anti-fumo e per adempiere agli obblighi previsti dai quadri dell’OMS-FCTC.

Nel paese è infatti vietato fumare nei luoghi pubblici e in posti di lavoro come scuole, strutture governative e di trasporti. La pubblicità attraverso i mass media è vietata così come la sponsorizzazione delle sigarette. La legge vieta anche la vendita di sigarette tramite distributori automatici in prossimità di scuole.

Tuttavia, nonostante le rigide normative e divieti, l’elevata tassazione, l’accesso restrittivo a determinati prodotti correlati al tabacco, il consumo di sigarette non ha registrato un calo significativo negli ultimi anni.

Gli esperti e i sostenitori della riduzione del danno da tabacco hanno chiesto al governo una strategia diversa basata su alternative meno dannose alle sigarette convenzionali. Questo per alleviare il carico sul sistema sanitario nazionale e proteggere le fasce più deboli della popolazione, che sono anche i maggiori consumatori.

“Le popolazioni vulnerabili come i migranti e le minoranze non si riflettono adeguatamente nelle politiche sul tabacco e la riduzione del danno diventa ancora una volta una scelta salvavita per questi gruppi sociali”, ha spiegato Sree Sucharitha, professore presso il Dipartimento di Medicina di Comunità presso il Tagore Medical College Hospital di Chennai, ed esperta in riduzione del danno.

Il dibattito sulle Ecig ed, in particolare, sul diritto dei fumatori ad avere alternative più sicure alla sigaretta tradizionale non si limita solo a una questione di salute pubblica ma si inserisce in un più ampio dibattito di giustizia sociale per i paesi più poveri. La maggior parte dei fumatori è infatti concentrata nei paesi a basso e medio reddito.

L’80% dei fumatori vive nel sud-est asiatico, in Africa, nel Medio Oriente e nell’area del Mediterraneo. In paesi come Cina, India e Indonesia, i fumatori rappresentano il 46% del numero globale. In queste regioni, la mortalità per fumo è anche la più alta al mondo.

Priorità sulle politiche sanitarie nazionali che, secondo molti osservatori, potrebbero essere influenzate da quello che viene comunemente definito “colonialismo filantropico occidentale”.

“Ci sono molti report che hanno portato all’attenzione del grande pubblico il ruolo del coinvolgimento filantropico occidentale nell’influenzare le politiche sanitarie nazionali per il tabacco, in particolare nei Paesi a basso e medio reddito. Riconosciamo il bisogno di ulteriori indagini e discussioni sul ruolo dannoso svolto da questi attori non statali nel aumentare le disparità di accesso alla sanità” ha affermato Sucharita.

Gli sforzi di prevenzione, controllo e cessazione sono stati finora i pilastri delle strategie per ridurre l’incidenza dei fumatori nel paese, lasciando fuori dalla porta tutte quelle politiche di riduzione del danno. Negare tali politiche nelle scelte sanitarie nazionali rappresenta però un irragionevole pregiudizio verso strumenti che potrebbero potenzialmente avere un forte impatto sulla strategia di salute pubblica.

“La mancanza di visibilità e di articolazione della riduzione del danno tra le politiche sanitarie riflette una forte inclinazione verso i pilastri della prevenzione, del controllo e della cessazione piuttosto che l’accettazione della riduzione del danno come una strategia di prevenzione pubblica. Dobbiamo cambiare l’approccio del governo ed espandere le politiche di Riduzione del Danno da Fumo al più presto,” ha sottolineato la Professoressa Sucharitha.

Antonino D'Orto, giornalista, laurea in Comunicazione e Relazioni internazionali è impegnato da anni nella comunicazione istituzionale ed Ufficio Stampa. Per LIAF Magazine si occupa di Esteri, Riduzione del Danno da Fumo, geopolitica sanitaria.

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