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mercoledì, Maggio 27, 2020
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E-cig: uno studio ne analizza l’effetto sui fumatori dei centri antifumo

Che effetto hanno le e-cig sui pazienti fumatori che si rivolgono ai centri antifumo per smettere di fumare?

Uno studio molto interessante, pubblicato di recente sulla celebre rivista Tumori Journal, ne ha spiegato l’impatto.

L’iniziativa è partita dal protocollo d’intesa che è stato siglato tra l’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri – Italian Thoracic Society (AIPO-ITS) e l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri (IRFMN), e che ha come scopo sia l’ampliare le conoscenze legate alle abitudini dei tabagisti sia il contrastare le malattie fumo correlate.

Compito specifico dell’AIPO-IS è stato coinvolgere i centri antifumo italiani e aiutare l’IRFMN a creare una documentazione necessaria per avviare la ricerca.

In cosa consiste esattamente la ricerca?

Paola Martucci, Dirigente Medico dell’ospedale Cardarelli di Napoli e che risulta tra i firmatari dello studio, ha spiegato che sono stati coinvolti tra il 2016 e il 2018 esattamente 12 centri antifumo e che sono stati selezionati 395 fumatori di età superiore ai 18 e consumatori abituali, occasionali ed ex svapatori.

Aggiungendo inoltre che:

Dei 395 soggetti, il 12,4% erano regolari utilizzatori di sigarette elettroniche intendendo per regolare il consumo in 5 o più giorni negli ultimi 30 giorni, il 9,4% utilizzatori occasionali (meno di 5 giorni di utilizzo nell’ultimo mese) e il 78,2% utilizzatori pregressi di e-cig (non nell’ultimo mese).

Il 22% era invece formato da fumatori di sigarette tradizionali e utilizzatori di e-ecig, dunque dual users.

Il campione di fumatori che è stato preso in esame non ha riportato differenze di genere tra uomini e donne. Per quanto riguarda il periodo medio di consumo, invece, siamo attorno ai 3-4 mesi e il tipo di liquido utilizzato per la ricarica risulta essere quello a base di nicotina.

Il dato evidente che è emerso da questo studio riguarda gli ambienti destinati allo svapo: 3 su 4 fumatori (un numero abbastanza consistente) ha dichiarato di avere fumato la sigaretta elettronica in un ambiente in cui non era consentito fumare.

Le percentuali fanno principalmente riferimento all’ambiente di lavoro, secondariamente a bar e ristoranti, e infine agli aeroporti e alle stazioni di servizio. Tutti luoghi in cui la legge non consente di fumare sigarette tradizionali dove la normativa riguardante le e-cig è ancora poco chiara.

Percentuali più alte si registrano invece tra chi fuma in auto e nell’abitazione propria o di amici.

La dott.ssa Martucci puntualizza che in Italia il numero di fumatori che utilizza la sigaretta elettronica in almeno uno degli ambienti in cui è vietato fumare è più alto rispetto ad altri paesi come il Giappone, Stati Uniti e Australia. Tenendo in considerazione, però, che il campione utilizzato è quello dei fumatori che si sono rivolti a un centro antifumo, dunque non la popolazione generale che ne fa uso regolarmente.

Secondo il prof. Pasquale Caponnetto, coordinatore del Centro Antifumo del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania, il riferimento ai 395 fumatori dello studio non si può intendere come un numero realmente consistente.

E aggiunge che il dato realmente rilevante dovrebbe essere quello che fa capire quanto questi prodotti alternativi stiano aiutando i fumatori di sigarette tradizionali a smettere di fumare o a modificare le proprie abitudini legate al tabagismo.

Che dovrebbero esserci delle norme abbastanza chiare sui divieti delle e-cig, è vero. Ma è anche vero che chi fuma la sigaretta elettronica, alla fine, non ha un comportamento tanto diverso dal fumatore tradizionale. Gli ambienti risultano essere gli stessi, come le abitudini.

I dati dello studio, dovrebbero essere rapportati ai comportamenti dei fumatori di sigarette tradizionali e il ruolo dei centri antifumo dovrebbe assumere un’importanza diversa: il messaggio da fra passare è del tutto positivo, perché tali strumenti risultano essere di grande aiuto per chi vuole provare a smettere di fumare.

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