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Come in una favola, il CPCT ha cambiato la vita all’80% dei pazienti

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Scimmiottando il titolo della nuova campagna antifumo realizzata dal Ministero della Salute “Chi non fuma sta una favola”, anche l’evento di chiusura del progetto che ha fatto smettere di fumare i pazienti diabetici del CPCT – Centro per la Prevenzione e Cura del Tabagismo del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania si intitola “Come in una favola”.

Giovedì 25 Gennaio alle ore 19 al Plaza Hotel di Catania i medici del centro presenteranno i dati dei progetti Diasmoke e Smart-Dia e festeggeranno i pazienti che, come in una favola, hanno proprio smesso di fumare. La serata sarà occasione speciale per partecipare al cocktail party riservato ai pazienti ed allo spettacolo di intrattenimento a cura del gruppo italo-brasiliano Casa do Samba.

Grazie ai progetti di ricerca promossi dall’Università degli Studi di Catania, nel corso di questi anni sono stati arruolati circa 300 fumatori affetti da diabete. Di questi, più del 30% ha smesso con successo dopo solo poche settimane e fondamentale nella riuscita della missione è stato proprio il supporto psicologico e farmacologico consigliato dagli esperti di counselling antifumo.

“Durante il progetto Diasmoke, ad esempio – ha spiegato il dott. Pasquale Caponnetto coordinatore del Centro Antifumo – abbiamo arruolato 300 pazienti diabetici fumatori che sono stati trattati con vareniclina accompagnata da counselling antifumo. Dopo sei mesi dall’inizio del percorso più del 29% aveva già smesso di fumare”.

Negli ultimi anni, peraltro, il CPCT è cresciuto eccezionalmente, con una media di circa 400 nuovi accessi annui. Dei fumatori che iniziano il percorso, quasi l’80% arriva a dei buoni risultati, il 35% smette definitivamente ed il 50% riduce di parecchio il numero di sigarette fumate al giorno.

“Un risultato eccezionale – ha detto stamane il prof. Riccardo Polosa, direttore del reparto di Medicina Interna e del Centro Antifumo del Policlinico di Catania – che testimonia il lungo lavoro svolto dai nostri ricercatori e l’efficacia di alcuni strumenti utili ad uscire dal tabagismo. Grazie alla nostra attività di ricerca, oggi l’ateneo catanese è considerato il centro più importante al mondo nella ricerca applicata alle strategie per smettere di fumare. Centinaia gli studi condotti nei nostri laboratori e migliaia i pazienti che hanno abbandonato il tabagismo. Continuare su questa strada, con il supporto delle Istituzioni, è il nostro primo obiettivo”.

 

Una serata di intrattenimento per i diabetici che hanno detto “Stop” al fumo

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Il prof. Riccardo Polosa, coordinatore del Centro per la Prevenzione e Cura al Tabagismo del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania, incontrerà Giovedì 25 Gennaio alle ore 19 al Plaza Hotel di Catania il gruppo di pazienti diabetici che ha partecipato al progetto di studio dell’Università degli Studi di Catania volto a far smettere di fumare.

Il programma della serata prevede un cocktail party di benvenuto ed uno spettacolo di intrattenimento a cura del noto gruppo brasiliano: CASA Do SAMBA

Prendendo spunto dalla nuova campagna antifumo realizzata dal Ministero della Salute con la collaborazione dell’attore Nino Frassica, la festa di chiusura del progetto porta il titolo: “Come in una favola“.

Come in una favola, infatti, nella serata catanese del 25 Gennaio si festeggeranno i pazienti diabetici che hanno davvero smesso di fumare grazie ai consigli dei ricercatori del Centro per la Prevenzione al Fumo del Policlinico. Come in un sogno che si realizza, i pazienti hanno migliorato la loro salute e quella delle persone a loro vicine.

L’evento serale – promosso dall’Università degli Studi di Catania, in collaborazione con la Lega Italiana Anti Fumo – vedrà la partecipazione dei medici della struttura ospedaliera, dei ricercatori dell’ateneo catanese e dei numerosi pazienti che hanno partecipato ai progetti di ricerca. L’obiettivo è condividere i risultati ottenuti e presentare le nuove attività nella lotta contro il fumo.

 

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Il “toast bruciato” di Polosa al Parlamento inglese

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Londra 09/01/2017 – Si è tenuto questa mattina al Parlamento inglese di Londra, nella Wilson Room – Portcullis House, l’atteso incontro che ha visto come primo oratore il prof. Riccardo Polosa dell’Università degli Studi di Catania.

Alle 9.30 esatte, la commissione tecnica Science and Technology Select Committee, chiamata a valutare tutte le evidenze scientifiche sulla sigaretta elettronica per la programmazione di politiche pubbliche sanitarie, ha aperto il dibattito alla presenza dei tre grandi esponenti del panorama scientifico mondiale:  Riccardo PolosaPeter Hajek e Mark Conner. 

Nel suo intervento, che è già virale su twitter, Polosa ha ben evidenziato il suo punto di vista sulle modalità utilizzate per la valutazione scientifica delle sigarette elettroniche.

Riportando l’esempio del toast bruciato, Polosa ha spiegato alla Commissione che molte delle notizie diffuse dai media, soprattutto italiani, si basano su valutazioni di laboratorio che non rispettano standard di riferimento ufficiali. 

“Se riscaldiamo un toast in un tostapane ad una temperatura standard e per un tempo limitato – ha spiegato lo scienziato catanese – il toast per la colazione sarà perfetto (gold toast). Se riscaldiamo invece un toast in un tostapane ad una temperatura troppo alta e per molto più di 5 minuti – seppur buono – il toast verrà bruciato e conterrà dentro anche elementi cancerogeni”.

Così, per analogia, la valutazione scientifica delle sigarette elettroniche negli ultimi anni ha avuto lo stesso procedimento del toast bruciato. Gli strumenti di laboratorio utilizzati per valutare le sigarette elettroniche sono stati alimentati a temperature troppo alte che di frequente riscaldano esageratamente il dispositivo elettronico e producono un vapore talmente lontano dal normale utilizzo umano che arriva quasi a contenere sostanze cancerogeni.

“I risultati fuorvianti di studi condotti con questi metodi sono stati diffusi dai media e hanno prodotto nel tempo un errore enorme di valutazione, allontanando migliaia di fumatori dalla possibilità di smettere di fumare – ha aggiunto Polosa – la necessità di stabilire standard di riferimento efficaci e condivisi per la valutazione dello strumento deve essere una prerogativa mondiale” 

 

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Sigarette elettroniche e sostenibilità delle nuove regole. Subito un odg e un ulteriore emendamento per trovare correttivi utili.

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Roma 29 Novembre 2017 – L’approvazione dell’emendamento Vicari, che riguarda il divieto di vendita delle sigarette elettroniche online e la successiva sentenza della Consulta che impone un’imposta a tutti i liquidi, anche quelli senza nicotina, ha creato la sensazione che si voglia spazzare via un intero settore.

Sono iniziati così i lavori della tavola rotonda che si è tenuta questa mattina a Palazzo Valdina a Roma (Camera dei Deputati) durante il quale si è cercato di fare luce sulle soluzioni in campo e sui margini di collaborazione tra industria, istituzioni e associazioni di categoria.

Il fronte parlamentare ha messo in campo diverse proposte: Barbanti (PD) ha affermato: Il decreto fiscale è stato già approvato ma presenteremo subito un odg sull’argomento per trovare correttivi utili, lo stesso Cariello (M5S), ha ribadito la possibilità di presentare un ulteriore emendamento che si potrà discutere direttamente alla legge di bilancio, così come Abrignani (ALA) ha ribadito la necessità di apporre correttivi alla norma.

E’ inverosimile che in Italia, a differenza di altri Paesi, si aumentino ancora le tasse a un prodotto che, come dimostrato da tantissimi studi, riduce i danni da fumo, e non presenta rischi per la salute nemmeno nell’utilizzo nel lungo periodo. Sull’emendamento Vicari – ha ricordato il prof. Giancarlo Ferro, membro del Comitato Scientifico per la ricerca sulle sigarette elettroniche – c’è un interessante esercizio di de-responsabilizzazione della politica che demanda tutto il da farsi all’amministrazione”.

Al centro del dibattito una proposta legislativa, quella oggi approvata con il decreto fiscale, che è stata presentata – come detto da Eugenio Ceglia rappresentante del Ministero della Salute – “senza mai sentire i rappresentanti del Ministero”.

L’Italia è il primo paese che ha deciso di imporre una tassa sulle sigarette elettroniche. Il fatturato delle aziende italiane, infatti, è passato dai 450 mil del 2013 ai 300 mil del 2014 fino ai 60 mil del primo semestre 2015, con una diminuzione degli addetti al settore, passati dagli 8 mila del 2013 ai 2.500 attuali.

L’attuale tassazione sulle sigarette elettroniche ha decisamente mancato il bersaglio del gettito. Erano attesi 115 min di euro, ne sono entrati meno di 5 min. Inoltre, l’aumento delle accise ha comportato la proliferazione di fenomeni evasivi ed elusivi, principalmente dovuti alle carenze della normativa e alla mancanza di adeguati controlli amministrativi.

“Dobbiamo avere la possibilità di andare avanti” ha aggiunto Massimiliano Federici di COIV. Produttori, distributori e associazioni di categoria restano in attesa da parte del mondo politico di un reale contributo e sostegno. Erano presenti i rappresentanti delle associazioni di categoria (ANAFE, COIV, UNIECIG, ANIDE e EIM), oltre a rappresentanti delle principali multinazionali del tabacco che hanno investito nel settore (BAT, Imperial Tobacco, JTI).

 

Ecig – il silenzio non è tollerabile: la questione è la salute

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Sono passati ancora pochi giorni dalla decisione della Corte Costituzionale che ha legittimato l’imposta di circa 5 euro per ogni singola ricarica di liquido per sigaretta elettronica ed “il silenzio comincia già a far troppo rumore“. Un rumore assordante che sembra presagire il peggio: l’inesorabile abbandono della questione principale di tutta la vicenda, la salute.
Si perché al di là del dibattito politico, di quello mediatico e di quello economico, bisognerebbe considerare principalmente quello legato alla salute: il ruolo di uno Stato attento e responsabile dovrebbe essere quello di tutelare il cittadino (fumatore e non) dai rischi derivanti dal tabagismo. E noi lo abbiamo affermato tantissime volte: “Il problema del tabagismo va affrontato con un approccio che contempli politiche mirate alla riduzione del rischio”. 
“Quando più di 10 anni abbiamo iniziato a valutare l’efficacia delle sigarette elettroniche abbiamo subito capito di trovarci davanti ad una straordinaria opportunità per la salute pubblica” – ha ricordato oggi il prof. Riccardo Polosa.
Era ed è un tema centrale per la riduzione del danno. “Negare queste potenzialità positive dello strumento, aumentando la tassazione, è come negare il diritto alla salute a migliaia di fumatori“.
Prof. Giancarlo Ferro

E il silenzio non è tollerabile nemmeno dal punto di vista giuridico che, secondo  il prof. Giancarlo Ferro (docente di Diritto Costituzionale presso l’Università di Catania, esperto di legislazione anti-tabacco e di regolamentazione di sigarette elettroniche nonché  membro del Comitato Scientifico Internazionale per la ricerca sulla sigaretta elettronica): “non trova comunque un principio dedicato alla tutela della salute“.

La sentenza della Corte Costituzionale se per un verso sembra stravolgere il ragionamento già effettuato nel 2015 – spiega Ferro – per altro verso, contiene un apodittico riferimento al principio di precauzione: in Italia, come altrove, feticcio che tutto salva quando non si sa cosa dire. O poco più. In astratto – continua – si tratta di scelte politiche, per definizione libere, discrezionali. Mi sembra certamente eccessivo ricondurre tutto sotto il controllo dei Monopoli. Evidenti sono le ragioni economico/finanziare. Non ravviso, infatti, un’azione teleologicamente orientata alla tutela della salute. Si assiste, anche stavolta – conclude il giurista catanese – al paradosso di sempre: o un prodotto è dannoso (e lo riconosci come tale) o non si può asseritamente veicolare il messaggio che, con il controllo del Monopolio, tutto diventerà migliore. Più salubre“.

E-cig: Mentre in Italia è il caos, a Londra tutti parlano di “Zero Rischi”

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Catania 17/11/2017 – Presentato questa mattina alla Royal Society di Londra il nuovo studio sulle sigarette elettroniche denominato “Zero Rischi” e appena pubblicato sulla rivista “Scientific Report” del gruppo Nature. Si tratta del primo studio al mondo che dimostra l’assenza di danni a carico delle vie aeree e dei polmoni in utilizzatori che hanno fatto uso regolare e protratto di sigarette elettroniche.

A presentare i dettagli alla stampa estera, quest’oggi è stato il prof. Riccardo Polosa, docente di Medicina Interna dell’Università degli Studi di Catania, già noto per essere lo scienziato più autorevole al mondo nel campo della ricerca applicata in questo campo e coordinatore del Comitato Scientifico Internazionale per la ricerca sulle sigarette elettroniche.

La ricerca condotta dal team del docente catanese risponde alla principale preoccupazione rispetto all’utilizzo delle e-cig e cioè ad eventuali pericoli per la salute derivanti dall’esposizione agli aerosol prodotti dalle sigarette elettroniche, in quanto dimostra attraverso diverse metodiche (spirometria, test dell’ossido nitrico esalato, TAC del torace) che le emissioni da e-cig non provocano modifiche di parametri respiratori in soggetti non fumatori che hanno fatto uso regolare e prolungato nel tempo di sigarette elettroniche.

“Studiare i cambiamenti nella salute degli svapatori che non hanno mai fumato nella loro vita è chiaramente il maggior punto di forza del nostro studio – ha detto – È rassicurante sapere che l’uso a lungo termine dell’e-cig in questi soggetti non ha causato alcuna significativa preoccupazione. E sebbene non si possa escludere che alcuni danni possano verificarsi negli stadi successivi o in individui con alti valori di consumo di e-liquid – ha aggiunto – i nostri risultati sono rassicuranti in quanto non sono stati associati problemi di salute con l’uso a lungo termine di e-cig in utenti relativamente giovani che non avevano mai fumato tabacco”.

D’altro canto, in Italia proprio in queste ore la questione “svapo” è al centro di un dibattito mediatico e istituzionale senza precedenti. La notizia è la tripla mazzata che ha visto confermata una tassa da 5 euro su tutti i liquidi destinati alla sigarette elettroniche, lo stop alla vendita via web e l’emendamento al decreto fiscale con il quale si stabilisce il passaggio ai Monopoli di tutto il comparto.

“Mi sembrano inverosimili le scelte intraprese dal Governo italiano – ha commentato lo scienziato catanese – come è possibile aumentare le tasse su un prodotto che potrebbe ridurre i danni da fumo? Come si può fermare un cambiamento che potrebbe salvare migliaia di vite umane con poco? In tutti gli altri Paesi del mondo le leggi si basano sulle evidenze scientifiche, anche l’Italia dovrebbe iniziare ad adeguarsi. proprio nell’interesse dei fumatori italiani”.

E-cig, nuovo studio su danni ai polmoni. Polosa: “Ennesima ricerca fatta a casaccio”

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Secondo una ricerca pubblicata sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine, e poi diffusa anche dai media nazionali e internazionali, il “fumo elettronico” attiverebbe una risposta immunitaria che potrebbe portare a infiammazione delle vie respiratorie.

Le preoccupazioni diffuse sulla base di questi risultati non raccolgono, però, l’approvazione del Comitato Scientifico Internazionale per la Ricerca sulla sigaretta elettronica guidato dal prof. Riccardo Polosa dell’Università degli Studi di Catania.

Secondo Polosa, infatti, si tratterebbe: “dell’ennesima ricerca di scarsa qualitá metodologica che tende a enfatizzare rischi con impatto minimo o nullo sulla salute umana e con scarsa considerazione dei potenziali benefici del vapagismo“.

“Questo studio americano – spiega lo scienziato catanese – non tiene conto di diversi importanti fattori di confondimento. Le prove a sostegno della ipotesi di lavoro degli autori statunitensi si sono appalesate a casaccio. Nello specifico – afferma – si tratta di una ricerca mirata alla valutazione di centinaia di marcatori senza alcuna controprova della loro stabilità e riproducibilità, e di valore clinico e prognostico marginale. L’uso di sigarette elettroniche – conclude Polosa – non solo non danneggia l’attività polmonare ma non crea rischi nemmeno nell’utilizzo del lungo periodo”.

 

Stop fumo in Vaticano: la rivoluzione va seguita anche in Italia

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Dal 2018 la Santa Sede smetterà di vendere (con lo sconto) sigarette ai propri dipendenti, religiosi e diplomatici. Questa è la clamorosa notizia delle ultime ore. “Una decisione di portata epocale che potrebbe essere riportata come esempio virtuoso anche in uno Stato laico come l’Italia – ha oggi affermato il prof. Riccardo Polosa della Lega Italiana Anti Fumo – l’Italia deve adeguarsi alla rivoluzione che ormai si sta diffondendo in tutto il mondo“.

Come ha affermato il direttore della sala stampa vaticana Greg Burke, infatti: “la Santa Sede non può contribuire ad un esercizio che danneggia chiaramente la salute delle persone”.  E la decisione del Papa è coerente con tutto il suo pensiero di pontificato e di cambiamento rivoluzionario che parte proprio dall’assicurare uno stile di vita più sano al maggior numero di persone possibile.

“Tantissimi Stati in realtà hanno già avviato iniziative così importanti per la lotta al fumo – ha specificato poi Polosa – a New York ad esempio il prezzo delle bionde è salito quasi a 13 dollari e l’America non è l’unico posto al mondo dove la lotta al fumo si combatte al tabacchino. Aumentare il costo delle bionde anche in Italia darebbe un incentivo importante a smettere a tutti quei fumatori che sono già intenzionati a farlo. E se a queste iniziative economiche – ha continuato il professore – si aggiungessero anche proposte e soluzioni per agevolare l’utilizzo di strumenti alternativi e meno dannosi, come ad esempio le sigarette elettroniche, lo Stato italiano riuscirebbe definitivamente a sconfiggere il fumo salvando la vita a milioni di persone e risparmiando enormemente sui costi per la cura delle malattie fumo correlate”.

Il Comitato scientifico LIAF ricorda Umberto Veronesi

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Ad un anno dalla scomparsa del prof. Umberto Veronesi, il Comitato scientifico internazionale per la ricerca applicata sulla sigaretta elettronica, di cui il professore è stato tra i primi membri, lo ricorda con ammirazione:

I suoi principi saranno sempre la nostra missione. Ci impegneremo costantemente per garantire che ogni giorno la ricerca faccia passi in avanti in questo campo. Distruggere il fumo è il nostro obiettivo. Continueremo a proporre soluzioni alternative per ridurre i danni e lavoreremo per trovare le cure più innovative alle malattie fumo correlate. Noi andiamo avanti con impegno e con la consapevolezza che il suo lavoro ed il suo esempio sono i più grandi doni che Veronesi che ci ha lasciato.

Comitato scientifico LIAF 

Coordinatore – Prof. Riccardo Polosa 

Umberto Tirelli da Vespa per parlare di tumori e soluzioni per prevenirli

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Vuoi arrivare a 90 anni? Controlla la salute tra i 40 e i 60” è questo il titolo della puntata di “Porta a Porta” andata in onda lo scorso 4 Ottobre su Rai1, con ospite eccezionale il prof. Umberto Tirelli, oncologo dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano e membro del Comitato scientifico internazionale per la ricerca sulle sigarette elettroniche.

Un appuntamento speciale per parlare di tumori e stile di vita in grado di prevenire gravi malattie. “In una sola giornata si possono riscontrare 1000 nuovi casi di tumori al giorno in Italia – ha detto Tirelli intervenendo dal noto salotto di Bruno Vespa – che si vanno ad aggiungere ai 3 milioni e mezzo di persone cui è già stato diagnosticato un tumore”.

Numeri altissimi, tra i più alti d’Europa e troppo spesso casi di malattie evitabili, come quelli derivanti dall’abitudine al fumo di sigaretta convenzionale. “Tutti siamo a rischio di malattie cardiovascolari – ha detto Tirelli – ma i rischi aumentano se si fuma, si fa abuso di alcol e se si fa una vita sedentaria. I dati addirittura – ha continuato il professore torinese – dicono che in America negli ultimi 20 anni, il 40% di malati di tumore era o è obeso“.

Uno stile di vita sano incide moltissimo sulla possibilità di prevenire i tumori e smettere di fumare potrebbe salvare la vita a milioni di persone. Ricordiamo, infatti, che è stato proprio a margine del convegno tenutosi a Catania lo scorso Maggio che il prof. Tirelli ha ribadito la sua posizione sull’efficacia di alcuni strumenti alternativi al fumo e utili a ridurre il rischio di malattie fumo-correlate: “La diffusione delle elettroniche – dichiarò Tirelli in quella occasione – come già avvenuto in Inghilterra, potrebbe aiutare a far smettere di fumare milioni di tabagisti in tutto il mondo. E’ ovvio che sarebbe meglio smettere completamente ma la dipendenza dalla nicotina è tale che molti fumatori non riescono a farlo, mentre l’utilizzo delle sigarette elettroniche (che mantengono la gestualità ed il possibile utilizzo di nicotina) rappresenta una risposta efficace nell’ottica della riduzione del danno che un Paese evoluto come l’Inghilterra ha già adottato da tempo”.

RIVEDI LA PUNTATA DI “PORTA A PORTA” – WWW.UMBERTOTIRELLI.IT