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martedì, Agosto 4, 2020
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Tasse sul tabacco: l’impatto tra sistema economico e sanitario post quarantena come sarà?

Avete pensato alla serie di implicazioni che la pandemia del Covid-19 causerà sul sistema economico? Crediamo di si. Ma come immaginate il post-quarantena in termini economici? In realtà le proposte sono tante ma pochi sanno davvero come andrà.

Il dato concreto è che al momento sono tante le persone che non lavorano e che non recepiscono stipendi, altre ancora lo recepiscono ridotto.
Molti di noi stanno passando le proprie giornate a riflettere, e stanno approfittando del tempo a disposizione per capire cosa merita la nostra attenzione e cosa no.

Avremo ancora voglia di spendere i nostri risparmi su determinati prodotti?

Era il 1918, durante le prime fasi della Rivoluzione Russa, quando Lenin diceva che “Ci sono decenni in cui non accade nulla, e settimane in cui accadono decenni”.

Non pensate che la riflessione di Lenin calzi a pennello con quello che sta avvenendo in questo momento? Non conosciamo ancora la portata del danno economico che avrà questa pandemia, ma siamo quasi sicuri che avrà un impatto enorme per anni, se non decenni a venire.

Essendo una malattia respiratoria, è naturale pensare che anche l’approccio al tabagismo subirà delle modifiche. Tra gli impatti a breve e lungo termine che il Covid-19 potrebbe causare al nostro sistema fiscale, c’è chi parla anche dell’aumento delle tasse sul tabacco.

La dott.ssa Kelley Lee, secondo un articolo pubblicato di recente da Prince George Citizen, afferma che al momento la priorità più urgente del Governo, prima di pensare alle imposte, dovrebbe essere quella di diffondere programmi che aiutino a smettere di fumare.

Sappiamo che dallo scorso gennaio il Governo ha aumentato le tasse sul tabacco, incrementando del 20% anche quelle dei prodotti per gli svapatori. Le stesse pubblicità dei prodotti attinenti allo svapo sono diventate più rigorose per cercare di diminuire il numero dei giovani che hanno iniziato a svapare.

Quello che suggerisce la dott.ssa Kelley Lee è che sarebbe controproducente vietare del tutto la vendita delle sigarette perché molte persone sono dipendenti dalla nicotina, motivo per cui sarebbe molto più proficuo ampliare i programmi che aiutano a smettere di fumare. “Anche con il supporto di strumenti meno dannosi” – aggiungiamo noi.

Ricordiamo quello che è avvenuto nello stato del Minnesota quando aumentò le tasse sui prodotti per lo svapo? Probabilmente, in quel caso, diminuì il numero delle persone che acquistavano prodotti alternativi, ma aumentò il numero dei tabagisti che fumavano sigarette tradizionali.

L’aiuto più valido che momentaneamente potrebbe dare lo Stato è quello di incrementare gli accessi alle terapie che forniscono un aiuto concreto per smettere di fumare, contribuendo allo stesso tempo a sostenere il costo dell’acquisto per i farmaci e per gli strumenti meno dannosi che aiutano a sostituire la nicotina. Ma ciò che serve davvero da anni e oggi più che mai è incrementare e supportare le attività dei numerosi centri antifumo sparsi per tutto il territorio nazionale.

La gravità dell’impatto economico dipenderà dalla durata delle restrizioni delle attività. I Governi di tutto il mondo stanno riflettendo e lavorando su come rilanciare le proprie economie, ma la ripresa economica sarà lenta e tanta sull’evoluzione della stessa pandemia.

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