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La possibilità che lo svapo provochi danni al DNA è nulla. Su PNAS la lettera di Polosa, Li Volti e Caruso

Danni al DNA per chi utilizza la sigaretta elettronica? La rivista scientifica PNAS pubblica la lettera firmata da Polosa, Li Volti e Caruso che dimostra come i risultati dello studio siano pressoché nulli nell’applicazione reale.

Oggetto di diversi articoli internazionali, lo studio effettuato sui topi dimostrava che l’utilizzo della sigaretta elettronica nel lungo periodo potrebbe apportare danni al DNA umano. In realtà, la stessa rivista in questi giorni ha diffuso la lettera firmata dal Prof. Riccardo Polosa, assieme ai suoi colleghi Giovanni Li Volti e Massimo Caruso, che evidenzia le criticità del lavoro, esternando forti dubbi sulle conclusioni.

Polosa e colleghi hanno evidenziato che la possibilità di tradurre questi risultati nella realtà dell’utilizzo quotidiano della sigaretta elettronica è pressoché nulla, poiché lo studio non replica affatto le normali condizioni d’uso ed i ricercatori non hanno utilizzato protocolli standardizzati per l’esposizione e la dosimetria dell’aerosol di sigarette elettroniche (che, fra l’altro, chiamano erroneamente “fumo” di sigaretta elettronica).

A questo proposito, lo studio di Lee e colleghi prevede esposizioni a dosi altissime di aerosol che nemmeno si avvicinano al tipo di esposizione che si ottiene nello “svapo” umano, determinando così una incredibile sovrastima degli effetti tossicologici.

Infatti, se consideriamo che il peso corporeo complessivo dei topi è di circa 25 g, la dose giornaliera di esposizione agli aerosol nello studio sarebbe almeno 3000 volte quella di un vaper medio di 75 kg (cioè 75.000 g). Ciò non implicherebbe nient’altro che intossicazione dalla massa di aerosol e dal suo contenuto.

A questo proposito, gli autori mostrano che non c’era traccia di tumori al polmone e nessun aumento delle cellule neuroendocrine polmonari dopo inalazione a lungo termine di nicotina.

Lee H. e colleghi, invece, usano una dose di nicotina estremamente elevata, spingendosi ben oltre le normali condizioni di utilizzo delle sigarette elettroniche. Questo è un problema molto importante quando si utilizza un modello animale nel tentativo di riproporre le condizioni di vita reale dell’uomo.

In uno studio condotto da Waldum nel 1996 sull’esposizione di cavie alla nicotina, il ricercatore espose gli animali ad una concentrazione di nicotina di 100 ng/ml, somministrando il “doppio” della concentrazione plasmatica riscontrata nei forti fumatori (dunque già di per se elevata). Tornando al recente studio di Lee e colleghi, gli autori hanno esposto i topi ad una concentrazione di nicotina di 10 mg/ml (ossia 100.000 ng/ml, e dunque 1000 volte superiore), senza fra l’altro controllare la concentrazione plasmatica raggiunta con questa dose di nicotina negli animali.

Riguardo alle condizioni sperimentali della parte di studio condotta su cellule da Lee e colleghi, le condizioni sperimentali cui sono sottoposte le cellule arrivano anche qui a condizioni estreme di esposizione a nicotina ed a nitrosamina, da 200 a 10.000 volte più elevate rispetto alle normali condizioni sperimentali usate nei forti fumatori.

Infine, l’evidenza positiva delle indagini sulla vita reale e degli studi clinici su pazienti con patologie respiratorie a supporto dei benefici per la salute con l’uso di sigarette elettroniche è in contrasto con le preoccupazioni sollevate nei modelli animali. Ponendo una maggiore enfasi sui potenziali rischi dell’uso di sigarette elettroniche, gli autori non riconoscono che potrebbero rappresentare una grande opportunità per la salute individuale e pubblica.

Valeria Nicolosihttp://www.ilblogchevale.it
Valeria Nicolosi è giornalista, esperta in progettazione e comunicazione pubblica (sociale e istituzionale). Laureata in Programmazione delle Politiche Pubbliche nell’Università degli Studi di Catania, è anche masterizzata in Comunicazione Pubblica nell’Università IULM di Milano. L'amore e l'interesse nei confronti della formazione dell'opinione pubblica l’hanno portata a collaborare come consulente per LIAF con l’obiettivo di aiutarli a definire azioni utili per la diffusione e la sensibilizzazione della cultura antifumo. Valeria è oggi press office di LIAF e collabora anche con istituzioni ed enti pubblici diversi.
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