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mercoledì, Settembre 22, 2021
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E-Liquids tra mito e realtà

Il mercato globale delle sigarette elettroniche è aumentato da circa $ 50 milioni (USD) nel 2005 ad oltre $ 20 miliardi nel 2019 ed è prevista una crescita fino a 34 miliardi di dollari entro il 2024.

Le sigarette elettroniche sono prodotti che riscaldano una soluzione, comunemente chiamata “e-liquid” per creare un vapore che viene inalato (svapato) in modo simile al fumo prodotto da una sigaretta convenzionale. Tali prodotti, che non producono combustione, comprendono un’ampia categoria di dispositivi e componenti che, una volta assemblati, vengono utilizzati in modo simile ai prodotti del tabacco.

 Il mercato globale delle sigarette elettroniche è aumentato da circa $ 50 milioni (USD) nel 2005 ad oltre $ 20 miliardi nel 2019 ed è prevista una crescita fino a 34 miliardi di dollari entro il 2024. L’aumento della popolarità di tali dispositivi è stata parallela ad una crescita nel numero di consumatori, obbligando le varie autorità nazionali e transnazionali a creare un quadro normativo che comprendesse tutti i prodotti da svapo.

Come i prodotti relativi al fumo, anche le sigarette elettroniche sono sottoposte a regolamentazione da parte dei governi che, in ogni parte del mondo, hanno delle legislazioni più o meno restrittive.  

Tra questi, una menzione particolare meritano i liquidi delle E-cigs, comunemente chiamati e-liquids. Gli e-liquids sono i prodotti più regolamentati tra tutti quelli che riguardano le alternative al fumo di sigaretta tradizionale ed hanno dei rigorosi requisiti di sicurezza a cui devono attenersi in relazione alla concentrazione di nicotina, etichette di avvertenza, additivi coloranti e persino sugli ugelli delle bottiglie.

Una regolamentazione ferrea che nasce dalla errata convinzione che la nicotina sia -di per sé- tossica e che quindi deve essere limitata nella distribuzione e vendita.

Nel Regno Unito, lo svapo è essenzialmente incoraggiato dalle agenzie governative di salute pubblica. La maggior parte degli altri paesi europei consente invece un mercato dello svapo regolamentato ma senza lo stesso entusiasmo degli inglesi. Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration (FDA) ha autorità sui prodotti heat-not-burn e sigarette elettroniche ed ha cercato di stabilire delle regole quanto più stringenti. Nel resto del mondo, come nel Sud-Est asiatico e America Latina, si assiste invece ad una serie di approcci che vanno dai divieti assoluti alla totale mancanza di regolamentazione di tali prodotti.

Ecco una lista delle regolamentazioni sui principali mercati internazionali secondo le nostre ricerche;

I liquidi elettronici tra divieti ed assenza di regolamentazione

UNIONE EUROPEA

A livello internazionale l’Unione Europea è sicuramente una delle istituzioni regolamentatrici ad avere la più restrittiva legislazione nei confronti degli e-liquids.

Numerose le caratteristiche che i liquidi elettronici devono rispettare per entrare nel mercato europeo.

Sicuramente la più importante tra le varie specifiche è la concentrazione massima di nicotina, che non deve superare i 10 ml per flacone e che comunque non deve oltrepassare i 20mg/ml. Inoltre, non deve contenere sostanze cancerogene, additivi coloranti, o qualsiasi altro additivo in forma incombusta. La bottiglia di e-liquid deve includere un beccuccio lungo almeno 9 mm con tappi a prova di bambino per limitare il flusso del liquido all’interno.

Ad aggiungersi alle caratteristiche strutturali vi sono poi i requisiti minimi di prova che importatori e produttori devono fornire tra cui i dati tossicologici degli e-liquids, che implica un test condotto da laboratori terzi, dove si evidinziano la purezza degli ingredienti, il contenuto di cannabidiolo, la sicurezza per i bambini e altri test specifici relativi al tipo di prodotto.

I requisiti da avere sono relativi anche ai serbatori ed imballaggi, che devono riportare delle etichettature con avvertenze, un messaggio informativo, uno sulla salute ed uno sul pericolo per i bambini.

STATI UNITI

Un altro importante mercato è quello statunitense che, come quello europeo, richiede ai produttori e importatori una serie di normative e standard minimi da seguire. Per i prodotti come gli e-liquids, il governo degli Stati Uniti impone alle autorità competenti che siano sicuri sotto determinati aspetti di sanità pubblica.

Prima di immettere qualsiasi liquido elettronico sul mercato statunitense bisogna innanzitutto registrare la società ed i prodotti all’interno di uno speciale elenco della Food and Drug Administration (FDA), ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, dipendente dal Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti d’America.

Successivamente, la FDA avvia un processo di revisione in cui i dati scientifici di non tossicità dei liquidi dovranno essere affiancati da ulteriori test specifici in base al prodotto. L’intero iter non dovrà superare i sei mesi per le grosse aziende e che si estende fino ai nove mesi per i produttori più piccoli. Un requisito ulteriore chiesto dalle autorità statunitensi riguarda le avvertenze sui rischi nelle confezioni, che dovranno rispettare i format e gli standard approvati dalla FDA.

Infine, come per le autorità sanitarie europee, anche il Child Nicotine Poisoning Prevention Act (CPSC) applica ulteriori regole per prevenire danni ai bambini dall’ingerimento accidentale di nicotina e regola l’imballaggio di tali liquidi al fine di essere sicuro per i bambini.

SUD-EST ASIATICO

I paesi del sud-est asiatico variano considerevolmente in termini delle loro risposte alle politiche sui e-liquids. Singapore, Brunei e Thailandia hanno imposto misure rigorose che vietano preventivamente qualsiasi dispositivo heat-not-burn all’interno del proprio territorio. Laos e Cambogia hanno addirittura agito con leggi ad-hoc per vietare l’importazione, distribuzione e vendita della sigaretta elettronica e tutte le componenti associate ancora prima che il mercato delle sigarette elettroniche potesse essere stabilito. Indonesia e Myanmar non hanno addirittura nessuna legislazione sulle sigarette elettroniche, mentre le Filippine, Taiwan, Malesia, Hong Kong e Vietnam hanno restrizioni sulla pubblicità, accessibilità e fruizione di tali dispositivi tra i consumatori.

AMERICA LATINA

In America Latina, lo svapo è illegale o non vi sono leggi specifiche che regolino i liquidi elettronici. Lo svapo è per esempio vietato nei principali paesi della regione, come Argentina, Brasile, Messico e Venezuela, mentre in paesi come Perù e Colombia non esistono leggi che ne regolamentino l’importazione e vendita. Nell’intera regione sono solo cinque i paesi- Cile, Ecuador, Honduras, Paraguay e Costa Rica- in cui la vendita di sigarette elettroniche e prodotti correlati è legale ed è consentita.

Ma gli e-liquids sono tossici?

Numerosi studi portati avanti dal Centro di Eccellenza per la Riduzione del Danno da Fumo (CoEHAR) hanno evidenziato come l’utilizzo degli e-liquids sia notevolmente meno dannoso per le cellule.

Diversi studi del centro catanese si sono focalizzati sull’esposizione delle cellule epiteliali bronchiali umane (NCI-H292) al fumo di sigaretta e all’aerosol dell’ENDS al fine di misurare e valutare gli effetti di citotossicità del fumo e dell’aerosol.

Nei nostri studi in vitro abbiamo dimostrato che l’esposizione di cellule bronchiali (dell’apparato respiratorio) ai vapori di sigarette elettroniche riduce sostanzialmente la tossicità cellulare rispetto al fumo di sigaretta classica. In particolare, il nostro gruppo di ricerca ha condotto uno studio multicentrico in cui abbiamo replicato alcuni lavori condotti dalle aziende del tabacco. In questo studio non abbiamo osservato nessuna riduzione della vitalità delle cellule esposte alle e-cig rispetto alle cellule esposte all’aria. Una netta differenza, invece, è stata osservata con le cellule esposte al fumo di sigaretta in cui la mortalità delle cellule si attesta intorno al 70-80% rispetto all’aria” ” ha affermato Rosalia Emma, assegnista di ricerca presso il dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche dell’Università degli Studi di Catania specializzata in in studi tossicologici in vitro ed in metodi di esposizione al fumo e vapore di sigarette elettroniche mediante strumenti automatizzati (“smoking/vaping machine”).

Un atteggiamento, quindi, che non sembra avere basi scientifiche anche considerando la crescente popolarità delle sigarette elettroniche ed e-liquids tra i consumatori ed i benefici che potrebbero derivare dalla minore tossicità delle ecigs per tutti quei fumatori che intendano smettere.

Da un punto di vista scientifico- sottolinea la dott.ssa Emma– è relativamente sicuro affermare come le sigarette elettroniche presenti in commercio siano meno tossiche delle sigarette convenzionali. Infatti, a differenza delle sigarette convenzionali dove la temperatura di combustione del tabacco raggiunge 800-950 °C, le sigarette elettroniche, non contenendo tabacco ma liquidi a base di PG/VG ed aromi, raggiungono temperature tra i 200-320 °C. Di conseguenza le e-cig non rilasciano prodotti della combustione (come il catrame) e contengono meno sostanze tossiche rispetto alle sigarette classiche

 USA vs UE: due mercati, la stessa confusione

Anche il differente approccio tra Stati Uniti ed Unione Europea sulle restrizioni agli e-liquids hanno incrementato la confusione. I limiti nelle percentuali di nicotina e aromi sono differenti tra i due mercati, con un quadro normativo da parte di Bruxelles molto più restrittivo e mirato alla sicurezza dei componenti dei liquidi. 

“I comuni prodotti da svapo utilizzati dai fumatori europei per smettere di fumare non hanno nulla a che vedere con i prodotti presenti sul mercato nero statunitense e che stanno causando un serio problema di salute pubblica“  ha affermato il professore  Riccardo Polosa, fondatore del Centro di Eccellenza per la riduzione del danno da fumo (CoEHAR) nonché Coordinatore europeo sul gruppo di lavoro sui “Requisiti e metodi di prova per le emissioni di sigarette elettroniche”.

Negli Stati Uniti non vi sono limiti alla concentrazione di nicotina, al contenuto massimo per flacone, o restrizione o componenti nei liquidi a meno che non siano palesemente tossici. Ma il problema principale risiede nell’informazione: nel 2019 delle morti e ospedalizzazioni per problemi respiratori inizialmente attribuiti all’utilizzo delle ecig ha provocato un processo di isteria collettiva verso le sigarette elettroniche e una conseguente ulteriore restrizione nel processo normativo in tutto il mondo.

In realtà, le autorità sanitarie statunitensi hanno successivamente appurato come le persone ricoverate e quelle decedute avessero inalato liquidi contenenti olio di THC acquistati in maniera illegale. Una indagine ad-hoc ha poi evidenziato come le morti e le intossicazioni fossero state causate dall’acetato di vitamina E utilizzato come solvente per il THC e dal myclobutanil, un funghicida che ad alte temperature si trasforma in acido cianidrico.  

“È necessario ora più che mai – continua Polosa – un controllo attento sui prodotti da vaporizzazione a base di cannabis, non di certo su quello delle sigarette elettroniche che, per legge, in Europa è già monitorato. La Commissione Cen/Tc 437 (Electronic cigarettes and e-liquids), di cui sono coordinatore è nata in seno alla Comitato europeo di normazione (Cen) ed ha il compito di sviluppare standard tecnici di qualità e sicurezza per la produzione e la vendita di sigarette elettroniche in Europa. Al centro del dibattito dei cinquanta esperti europei, tra cui i delegati di Uni Ente Italiano di Normazione, vi è stata anche la questione statunitense e i passi da fare per evitare un nuovo caso simile.“

Antonino D'Orto, giornalista, laurea in Comunicazione e Relazioni internazionali è impegnato da anni nella comunicazione istituzionale ed Ufficio Stampa. Per LIAF Magazine si occupa di Esteri, Riduzione del Danno da Fumo, geopolitica sanitaria.

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