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Charles Gardner: “Per cambiare l’approccio della riduzione del danno bisogna sottolineare gli aspetti positivi della nicotina”


Differenti narrazioni, conclusioni diametralmente opposte sugli effetti delle sigarette elettroniche e della nicotina sul corpo umano, scelte controverse da parte dei legislatori. Tutti elementi che hanno spinto molti consumatori a perdere la fiducia nei governi, nelle istituzioni internazionali e negli scienziati riguardo i prodotti da cessazione da fumo.

Cosa è andato storto? Perché esiste una difficoltà di fondo per il pubblico a trovare una informazione corretta e coerente per quanto riguarda le sigarette elettroniche e, in generale, tutti quei dispositivi di rilascio di nicotina alternativi alla sigaretta convenzionale?

Liaf Magazine intervista Charles Gardner, esperto di lunga data in comunicazione istituzionale, Segretario Generale e Amministratore Delegato della Rete internazionale delle organizzazioni dei consumatori di nicotina (INNCO), ONG internazionale che supporta e rappresenta i diritti di oltre novanta milioni di svapatori in trentacinque paesi.

Mr Gardner, perché esiste un “gap informativo” tra una parte di comunità scientifica e i consumatori quando si tratta di Riduzione del Danno da Tabacco?

Ci sono differenti ragioni dietro questo fenomeno. Il primo è la lotta durata oltre quarant’anni contro le multinazionali del tabacco, che negli scorsi decenni hanno influenzato pesantemente la ricerca scientifica al fine di instillare una “teoria scientifica del dubbio” riguardo la tossicità dei loro prodotti. Questo ha giustamente prodotto una narrazione che ha demonizzato fortemente l’utilizzo della nicotina è ha screditato la credibilità di qualsiasi informazione proveniente dall’industria del tabacco.

Oggi, tuttavia, non è più così poiché anche all’interno di questa industria si è capita l’importanza della riduzione del danno.

Un secondo aspetto riguarda la scarsa conoscenza di una parte della comunità scientifica riguardo i dispositivi alternativi alla sigaretta convenzionale e le false credenze, prive di evidenze, che la nicotina sia la causa di cancro e delle malattie polmonari.

Un ultima considerazione da fare sul perché il grande pubblico non sia informato abbastanza riguardo la Riduzione del danno da Tabacco va ricercata sulla informazione parziale che ricevono dalle Istituzioni Pubbliche a proposito dei benefici e rischi dei prodotti alternativi alle sigarette convenzionali, nonostante questi dati siano ormai assodati da molte ricerche.

Tutti questi elementi, messi insieme, impediscono agli utenti finali non solo di poter fare una scelta informata ma anche, in conclusione, di poter smettere di fumare.

Comunicazione e politica (vedi istituzioni internazionali e pregiudizi di alcuni governi) sono troppo spesso indissolubilmente legate: quali sono le possibilità che questa situazione possa essere modificata a beneficio di tutti?

Secondo la mia esperienza quando si creano delle evidenze scientifiche allo stesso tempo si crea anche politica. Così come la ricerca scientifica, anche le politiche legate ad essa dovrebbero cambiare e migliorare, diventando molto più efficienti nel corso del tempo. Tuttavia, quello che ho imparato negli ultimi tre anni è l’esatto contrario poiché per cambiare l’approccio ad una determinata politica devi prima cambiare la percezione dell’opinione pubblica. Tutto questo può essere fatto attraverso la combinazione di prove scientifiche, storie personali, e dimostrazioni pratiche.

Questo è quello che è successo nei tre decenni in cui si sono sviluppate le politiche di riduzione del danno da droghe: l’adozione del metadone come terapia alternativa per le persone dipendenti da eroina o l’introduzione della cannabis legale per specifiche patologie. Allo stesso modo, anche la nicotina ha delle proprietà benefiche di cui non si parla e di cui si dovrebbe discutere con il grande pubblico al fine di trovare, come avvenuto per altre sostanze, un utilizzo positivo. La nicotina infatti si è dimostrata efficace nel prevenire il Parkison e la demenzia con relativamente bassi rischi per la salute. Sono sicuro che le sigarette elettroniche e gli altri dispositivi di rilascio di nicotina senza combustione saranno adottati infine da governi e istituzioni pubbliche. E’ solo una questione di tempo.

Perchè nonostante l’80% dei fumatori globali sia concentrato in paesi a basso e medio reddito le istituzioni internazionali continuano a negare od ostacolare lo sviluppo di politiche di riduzione del danno in queste nazioni?

Le politiche di riduzione in tali paesi sono ancora in una fase iniziale nonostante ogni anno si hanno milioni di morti causate dal fumo. Centinaia di milioni di persone in questi paesi continuano ad assumere nicotina nella forma più tossica, ovvero attraverso sigarette combustibili o altri prodotti a base di tabacco. La nicotina è presente e, nonostante divieti e restrizioni, il problema della dipendenza non andrà via facilmente in questi paesi. L’idea paternalistica alla base dell’approccio da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, per cui questi paesi non sono pronti per la regolazione di questi prodotti, è assolutamente fuori luogo e non risolverà il problema.

C’è qualche buona pratica che i ricercatori dovrebbero seguire al fine di fornire informazioni scientifiche che siano non solo accurate ed efficaci, ma anche capaci di raggiungere i governi ed i consumatori?

La mia esperienza lavorativa mi ha portato a collaborare con numerosi ricercatori in Africa, Asia, America Latina, su studi condotti per malattie come HIV, malaria, febbre dengue, rabbia, malattie nei bambini e denutrizione. Quello che organizzavo come prassi era l’istituzione di un ufficio di comunicazione all’interno del budget per quel progetto da affiancare alla ricerca pura. Sfortunatamente, molti scienziati hanno l’abitudine di pensare che una volta completata e poi pubblicata la ricerca il loro lavoro sia terminato. La creazione di questo ufficio era quello di organizzare conferenze e meeting che mettessero i ricercatori in grado di “portare fuori” il loro lavoro e raggiungere quante più persone possibili e non solo gli addetti ai lavori. Questo è importante da sottolineare: gli scienziati sono estremamente bravi a comunicare tra di loro ma non abbastanza da raggiungere il grande pubblico. Un linguaggio semplice e chiaro è quello che ci vuole quando bisogna spiegare le proprie ricerche e conclusioni al maggior numero di persone.

Antonino D'Orto, giornalista, laurea in Comunicazione e Relazioni internazionali è impegnato da anni nella comunicazione istituzionale ed Ufficio Stampa. Per LIAF Magazine si occupa di Esteri, Riduzione del Danno da Fumo, geopolitica sanitaria.

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